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Ieri navigando su Amazon.it vedo un’offerta assai allettante:
“Asus ET2012AUKB, All-in-One PC, Monitor LED 20 Pollici, Processore AMD E-Series 1.65 GHz, RAM 4 GB, HDD 500 GB, Digital TV Tuner, WebCam, Windows 8”, un computer a 26,17 euro anzichè 499 euro.

Lo ordino, do l’autorizzazione al pagamento, ricevo la conferma da Amazon: “Grazie per il tuo ordine massimo cavazzini.” seguito da tutte le informazioni di rito. Contratto concluso.

Segnalo l’offerta via Twitter e Facebook e, ovviamente, molti amici si lasciano tentare dal prezzo davvero basso. Errore nell’inserire il prezzo? Offerta imperdibile? Qualunque sia la verità, la voce si sparge e gli ordini fioccano.

Oggi la sorpresa, via mail:
“Gentile Cliente,

Ti scriviamo in merito al seguente articolo incluso nel tuo recente ordine numero [numero dell’ordine] per informarti che è stato annullato:

Asus ET2012AUKB, All-in-One PC, Monitor LED 20 Pollici, Processore AMD E-Series 1.65 GHz,  RAM 4 GB, HDD 500 GB, Digital TV Tuner,  WebCam, Windows 8, Colore Nero (Asin: B00APKE1I2)

 Il prezzo dell’articolo indicato sul sito era erroneo, pertanto, non abbiamo potuto dare corso alla tua richiesta.  Se volessi riacquistare l’articolo al prezzo corrente, ti invitiamo a effettuare nuovamente l’ordine sul nostro sito.

Siamo spiacenti per l’inconveniente e i disagi arrecati.”

Mail ricevuta da tutti i conoscenti che ieri avevano acquistato il prodotto. Cosa è successo? Amazon parla di errore nell’esporre il prezzo e, senza tanti fronzoli, cancella l’ordine e lo fa anche sparire dalla cronologia dell’area clienti. Un po’ poco per un’azienda con la cultura della “Delivering happyness” (a proposito, se non avete letto il libro fatelo!).
Intanto il prodotto va a 646 euro (ma il listino ieri era 499…).

Chiarisco subito un tema che smarca parecchi punti sollevati in rete (dove, ovviamente, s’è acceso un dibattito tra chi sostiene che Amazon possa fare quello che vuole e chi sostiene che l’ordine è andato a buon fine e Amazon deve consegnare la merce): Amazon ed io sono siamo amici, io sono un cliente e loro sono un’azienda che ha deciso di aprire un e-commerce in Italia. Questo per dire che se vogliamo possiamo parlare di temi etici, del fatto che una serie di persone abbiano cercato di approfittare di un’offerta a prezzo stracciato (stracciato per un errore Amazon? Non importa, come vedremo dopo), del fatto che sia giusto o meno acquistare un prodotto se il prezzo è ‘troppo’ scontato (e qual è il limite del troppo? Saldi al 70% del prezzo di listino sono errori? O no? Chi decide quale sia il limite tra offerta ed errore tecnico?), ma possiamo parlarne al bar.

Qui invece dobbiamo rimanere alle regole. Le stesse regole che hanno permesso ad Amazon di crescere come azienda, di approfittare degli spazi lasciati liberi dalla concorrenza, di sfruttare le regole a proprio vantaggio per ‘ammazzare’ qualche concorrente che faceva peggio. Le stesse regole che normano i rapporti tra me e l’azienda.

I nostri rapporti non sono regolati dall’amicizia e da una birra davanti al bancone del pub, ma dalle leggi italiane. Lo dico perchè qualcuno ha scritto su Facebook che non ci si può lamentare di non ricevere la merce dopo aver tentato di “fregare Amazon comprando il computer a prezzo scontato”. Non ci siamo. Chi ha comprato ha semplicemente aderito ad un’offerta – una proposta contrattuale – e che ci sia un errore nel prezzo poco importa al consumatore finale.

Riportano le condizioni di vendita di Amazon: “Facciamo del nostro meglio affinché i prezzi visibili sul nostro sito siano sempre precisi e corretti. È possibile, tuttavia, che il prezzo indicato di un articolo non sia esatto. Nel caso in cui il prezzo effettivo dell’articolo fosse inferiore rispetto a quello indicato, ti verrà addebitato solo l’importo più basso. Se invece il prezzo effettivo dell’articolo fosse superiore rispetto a quanto indicato sul sito, l’ordine verrà declinato e ti verrà inviata un’e-mail da Amazon.it in cui verrai informato dell’accaduto. A quel punto, se vorrai acquistare l’articolo anche ad un prezzo superiore, potrai ordinarlo nuovamente.”

Una clausola vessatoria e non valida nell’ordinamento italiano, dove il D.lgs. 114/98 e l’art 1336 C.C. sono chiari: il compratore ha diritto all’acquisto della merce al prezzo esposto, anche se il negoziante dichiara che tale prezzo era errato.

Per questo sto cercando un avvocato che abbia voglia di seguire la vicenda e capire se Amazon può essere al di sopra delle regole o, come penso, debba rispettare quello che prevede la legge italiana.

Se qualcuno vuole unirsi nella curiosità di capire se esistono diritti e doveri o solo doveri, mi mandi una mail o lasci un commento qui sotto.