Autovelox in Miglia per Ora (MPH)

Per andare al lavoro passo in una strada in cui è installato un autovelox fisso. Una “robetta” da 3 milioni di euro l’anno in multe a chi supera i 50 chilometri all’ora (e sono tanti, stante l’incasso che quella macchinetta garantisce al comune). Sapendolo, ovviamente, gli automobilisti compreso il sottoscritto rallentano e fanno quel tratto a 49 chilometri l’ora e ri-accelerano appena superata la macchinetta.

Ecco, stamattina sono passato ai 50. Come quasi ogni mattina, d’altronde. Poi sono entrato in autostrada e dopo un po’ che guidavo mi  ha assalito una strana sensazione… sembrava che la velocità della mia auto e quella segnata dal cruscotto digitale fossero incongruenti. Mi spiego: ho fatto un sorpasso e segnava 90, mi sono rimesso in corsia di destra con altri veicoli e facevo gli 80. Ma in autostrada non si fanno gli 80… nè si supera in corsia di sorpasso ai 90.

Morale: per qualche strano motivo avevo schiacciato sui comandi al volante i tasti per passare da chilometri all’ora (Km/h) a miglia per ora (MPH). Quindi stamattina sono passato davanti al velox a 50 MPH, non a 50 Km/h. Quindi facevo gli ottanta all’ora. Quindi mi arriverà la multa. Quindi.

 

 

 

La privacy secondo Intesa San Paolo, puntata 2

(Se siete tra quelli che “Oh va beh una mail di pubblicità che vuoi che sia” passate oltre. Continuate a leggere solo se pensate che il vostro tempo sia prezioso e non debba essere sprecato a scremare la posta personale, quella pubblicitaria che scegliete volontariamente di ricevere e lo spam, ovvero la posta indesiderata e illegale).

Nei giorni scorsi ho ricevuto una comunicazione commerciale da Intesa San Paolo:
sanpaolo

 

 

 

Si tratta chiaramente, come definito dalla banca stessa, di un “Messaggio Pubblicitario”. Analizzando gli header, si tratta di un messaggio promozionale inviato dalla banca (ovvero non è phishing).

Ho chiesto quindi all’incaricato del trattamento dati quali fossero i miei dati personali che la banca possiede, come li ha avuti e quali siano i consensi raccolti dalla banca. La risposta è stata molto veloce (qualche ora, contro i 15 giorni massimi concessi dal Codice Protezione Dati Personali) ed esaustiva (tutti i dati, da mail a numeri di cellulare a carta di identità a indirizzo di residenza a tutti i rapporti contrattuali instaurati, compresi quelli cointestati con altre persone).

sanpaolo3

 

 

Come potete vedere, a parte il trattamento dati personali e sensibili necessari all’erogazione del servizio, ho scelto di non ricevere promozioni e offerte commerciali dalla banca e da terze parti. Qualcosa mi dice che il Garante dovrà metterci il naso…

Intesa SanPaolo, privacy con il trucco

Ve la faccio breve: qualche giorno fa ho perso il mio bancomat Intesa SanPaolo (mia moglie dice che è il terzo o quarto da quando mi conosce!). Me ne sono accorto il 29 aprile, mentre cercavo di pagare e rovistando nel portafoglio non lo trovavo. Dalla mia app su iPad sono andato a controllare e gli ultimi addebiti risalivano al 22 aprile, una settimana prima, per acquisto di biglietti del treno (questo lo scoprirò dopo, perchè dall’app non indicava il POS al quale si riferivano gli importi).

Impossibile quindi ritrovare la carta, chiamo il numero verde per il blocco e scopro che il bancomat era già bloccato dal 22 aprile ore 19. Qualcuno deve averlo trovato e chiamato la centrale operativa. La prima bella notizia è che esistono ancora persone gentili che aiutano anonimi che seminano bancomat nelle stazioni ferroviarie, la prima brutta notizia è che la mia banca ha bloccato il mio bancomat alle ore 19 del 22 aprile e al 29 aprile non s’era ancora degnata di avvisarmi. Un misero SMS, una mail, un colpo di telefono, una notifica su app. Nulla. Bancomat bloccato, ma niente avviso.

Chiedo alla centrale operativa di emettere una nuova carta, ma mi dicono che loro bloccano non emettono. L’emissione va richiesta al servizio clienti della banca. Ri-apro l’app su iPad, dove c’è una voce “sblocca carta”. Clicco. Nulla, mi dice che la mia carta bancomat non è associata al mio contratto Internet Banking. A me sa tanto si supercazzola come se fosse antani (il conto è aperto da quasi 30 anni, il contratto bancomat è più che maggiorenne, l’Internet banking lo uso da un paio di lustri almeno), chiudo l’app e chiamo il servizio clienti al telefono. Tutti molto gentili mi dicono che in effetti è come se fosse antani tarapia tapioca, e quindi anche al telefono non possono richiedere un duplicato del bancomat ma devo andare fisicamente in filiale. La seconda brutta notizia: un cliente che da anni usa praticamente solo i canali on line deve andare fisicamente in filiale per il duplicato di un bancomat esistente (ma bloccato). On line che?

Io vado in filiale, ovvio. L’impiegata – gentile e preparata – mi fa accomodare e insieme impostiamo la richiesta di duplicato. Clicca e riclicca sul software Intesa SanPaolo per la gestione della pratica e al momento del “richiedi duplicato” esce un bellissimo pop-up che ricorda all’impiegata che, non avendo dato io i consensi commerciali ma solo quelli minimi per la gestione del servizio bancario (e infatti alla casellina “privacy” ho un quadratino rosso), è un’ottima occasione per ricordarmi gli enormi vantaggi che otterrei fornendo i consensi.

Declino… voglio dare il consenso al trattamento dei dati solo per la gestione del servizio. Non mi interessano offerte commerciali, proposte mirate, gestione dei dati a terzi etc etc etc. Clicca e riclicca sul software Intesa SanPaolo per la gestione della pratica e al momento del “richiedi duplicato” esce nuovamente il bellissimo pop-up in cui l’impiegata è sollecitata a chiedermi il consenso al trattamento commerciale. Con un po’ di imbarazzo, l’impiegata (che, ripeto, è stata molto gentile, empatica e tutto sommato mi è sembrata preparata) mi dice che probabilmente non posso avere il duplicato del bancomat se non fornisco il consenso al trattamento per fini commerciali.

Dico che mi pare strano, oltre che illegale.Chiama una collega e si mettono a cliccare e ricliccare sul software Intesa SanPaolo per la gestione della pratica. Ma nulla, pare che il famoso bellissimo pop-up in cui l’impiegata è sollecitata a chiedermi il consenso al trattamento commerciale stia diventando il loro peggiore incubo. Pare che non riescano a richiede il duplicato se non do il consenso almeno al trattamento dei miei dati per fini commerciali. Io insisto sulla stranezza della richiesta, perchè sarebbe illegale. Eppure il bellissimo pop-up sembra inflessibile, le due impiegate sicuro di quello che mi stanno dicendo. 

Non avendo tutto il pomeriggio di tempo per assistere alle prove, do l’ok al consenso al trattamento per fini commerciali (che procederò a revocare un istante dopo aver ricevuto il bancomat) e magicamente il software Intesa SanPaolo procede con la richiedta del duplicato del bancomat. Terza cattiva notizia: stando a quanto mi dicono gli impiegati della banca, il consenso al trattamento dei dati per fini commerciali va fornito obbligatoriamente.

Possibile? Le impiegate sono imbarazzate ma tutto sommato sicure: senza il consenso il software non procedeva, dato il consenso la pratica viene create e il duplicato richiesto. Io rimango allibito, perchè l’ “estorsione” del consenso è vietata dalla legge. Mi rimane un dubbio: davvero il software di Intesa San Paolo obbliga a dare il consenso contra legem? Digitale, innovazione, start-up e poi cadiamo sui basics?

Sarebbe interessante capire cosa ne pensano i maxi mega direttori dell’istituto bancario… al garante per la protezione dei dati glielo chiedo io, cosa ne pensa.

Does Proactive Work