Clienti che lavorano gratis

Una nota compagnia aerea mi ha “offerto” di diventare Quality Observer per uno dei prossimi voli intercontinentali.

Si tratta di scaricare un’app e dare giudizi su una serie di elementi, dal booking al check-in, dall’imbarco allo sbarco. L’attività dovrebbe “impegnarmi” 5 minuti a osservazione (immagino siano 5/6 momenti quindi diciamo sui 30 minuti). Potenzialmente serve anche scattare foto, “ma non all’equipaggio” come viene specificato.

In cambio mi darebbero 500 miglia (diciamo che un volo da 300 euro è 30mila miglia quindi mi darebbero l’equivalente di 5 euro).

La domanda è semplice: quanto costerebbe alla compagnia mettere su un aereo un osservatore pagato per farlo? Perchè la remunerazione è così bassa?

Se la compagnia valuta il tempo e l’impegno di un passeggero qualche euro, vuol dire che i giudizi del passeggero non hanno valore o semplicemente hanno un valore che però la compagnia non vuole riconoscere?

Curioso di sapere cosa ne pensate…

Bici ad anarchia controllata

Osservando un po’ le varie città europee che frequento si è fatta strada dentro di me una teoria: per incentivare l’uso di mezzi più ecologici e diminuire il traffico da auto, l’approccio punitivo verso gli automobilisti non funziona. A nessuno piace stare nel traffico ore, per cui per la maggior parte dei pendolari la macchina è evidentemente meglio rispetto alle alternative.

Bici contromano a Milano

La seconda osservazione è che stiamo cercando di applicare regole “storiche” della mobilità anche a mezzi che sono totalmente diversi. Faccio un esempio: perché la bici della foto è contromano? Perché abbiamo applicato il concetto della carreggiata delle auto ad un mezzo che potrebbe con i dovuti accorgimenti girare ovunque.

Ieri in Germania vedevo bici fare la qualunque (ad esempio la possibilità di andare contromano sulle strade 30 km/h).

Allora qual è la proposta? Eccola: anarchia controllata.

Lasciamo che pedoni, ciclisti, monopattinatori si prendano la responsabilità sulle spalle e facciano quello che credono. La regola è: chi sbaglia paga. Senza troppe discussioni.

Vuoi andare contromano in una via dove le auto hanno limite dei 30? Vai. Se ti schianti non è colpa dell’auto. Vuoi andare in monopattino sul marciapiede? Vai, se fai male a qualcuno paghi. Vuoi passare col rosso a piedi? Fallo, se ti prendono sotto ci dispiace tanto ma non puoi rivalerti sull’automezzo. Secondo me sarebbe quel pizzico di follia che cambierebbe le regole del gioco.

Che ne pensate?

Palermo scompare da Facebook

C’era una volta la pagina Facebook “Palermo Capitale della Cultura 2018“, con circa 30mila followers e decine di contenuti sviluppati nel corso del 2018. La gestione della pagina era stata affidata ad un’agenzia, Thenewplace.

Pare che in queste ore, scaduto il contratto, la pagina abbia cambiato nome (si chiama adesso Thenewplace2018), il precedente logo sia stato rimosso e potenzialmente quello che il Comune di Palermo ha investito per creare contenuti sarà perso per sempre. L’evento non esiste più, ma la memoria storica di quello che è stato è a rischio.

Ora, al di là del caso specifico, credo che sia un buon esempio di come la mancanza di cultura digitale possa portare a risultati disastrosi. Possiamo discutere settimane sul perchè un’azienda o un’istituzione pubblica decida di dare in gestione di una pagina social ad agenzia esterna, ma il punto non è quello. E’ successo, succederà ancora, e non è necessariamente un male ci sono agenzie che possono portare a costi ragionevoli risultati che una Pubblica Amministrazione da sola non potrebbe raggiungere.

Il punto è non avere una best practice da seguire quando decidi che la tua pagina sarà gestita da un’agenzia che, inevitabilmente, avrà un contratto limitato nel tempo. E che alla scadenza del contratto farà cose che potrebbero o meno essere in linea con i desiderata.

Una linea guida semplice e applicabile che spieghi alla Pubblica Amministrazione come affrontare una situazione frequente (pagina social data all’agenzia) e come stilare un contratto che protegga la Pubblica Amministrazione a contratto scaduto.

In altre parole, il Comune di Palermo avrebbe dovuto (e se lo ha fatto, bene perchè a questo punto la pagina tornerà sotto il suo controllo) mettere nel contratto che l’agenzia ha la gestione della pagina, ma tutto quello che è generato da agenzia e utenti durante il periodo contrattuale tornerà nel controllo (non nella proprietà, perchè quella è di Facebook) del Comune.

L’agenzia viene pagata per gestire una pagina non sua, questo è il succo di un buon contratto di gestione di una pagina social esternalizzata. L’agenzia non viene pagata per prendere possesso di una pagina. Se la pagina non è dell’agenzia, a fine contratto (e anche durante) il committente ha accesso alla pagina, perchè sua. E quando l’agenzia finisce di fornire servizi di gestione, la Pubblica Amministrazione prende il controllo della pagina.

A me non sembra difficile, a voi?

Nel frattempo, l’agenzia spiega su Facebook che “La pagina era stata rimossa per errore e ripristinata con un nome provvisorio legata alla nostra agenzia. L’8 luglio -appena riabilitata- verrà regolarmente ripristinata. Ci scusiamo per il disguido. Il contenuto è ovviamente integro.”

Ma, come detto, il caso specifico è poco interessante: se il contratto è scaduto, in genere la pagina dovrebbe tornare sotto la gestione/controllo del Comune di Palermo. A meno che la pagina non sia di proprietà o in controllo dell’agenzia senza mandato del Comune – ovvero non esiste contratto e la pagina è creata da agenzia priovata senza mandato – e a quel punto la discussione è totalmente diversa. Che ne dite?

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