Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni

lunedì 8 febbraio 2010

Vodafone si prende gioco di Agcom: 30 cent al minuto per telefonare

L'Unione Europea impone ai gestori di avere a listino un piano tariffario con SMS che costano massimo 13,2 cent e meccanismi di tariffazione imposti (tariffa al secondo)? Poco male, deve aver pensato Vodafone, si puo' stare nei limiti imposti da Agcom offrendo tariffe formalmente rispettose della delibera ma che a conti fatti sono solo una presa in giro.

Vodafone si appresta infatti a lanciare quattro nuovi piani che solo una martellante campagna pubblicitaria potra' far apparire convenienti.

Free You&Me (16 cent/min piu' 16 cent di scatto alla risposta, tariffazione a scatti anticipati di 60 secondi e SMS a 12 cent), You&Friends (16 cent/min piu' 16 cent di scatto alla risposta, tariffazione a scatti anticipati di 60 secondi, SMS a 12 cent), Senza Scatto (25 cent/min senza scatto alla risposta, tariffazione a scatti anticipati di 60 secondi, SMS a 12 cent) e Al Secondo (30 cent/min senza scatto alla risposta, tariffazione sugli effettivi secondi di conversazione, SMS a 12 cent).

In pratica 90 secondi di conversazione costano dai 45 cent (Al secondo) ai 50 cent (Senza Scatto) passando per i 48 cent dei due piani You&Me e You&Friends. Con 3Power10 di 3 costerebbero 15 cent...

Agganciata ai piani una tariffa scontata (si fa per dire...) per chi ricarica: Free You&Me con ricarica mensile di qualsiasi importo fa chiamare un solo numero Vodafone a scelta senza addebiti, You&Friends con ricarica mensile di almeno 15 euro fa chiamare senza addebiti 10 numeri Vodafone a scelta, Senza Scatto con ricarica mensile di qualsiasi importo fa chiamare a 15 cent/min con scatti anticipati (ovvero 90 secondi 30 cent) e AlSecondo con ricarica mensile di qualsiasi importo passa a 20 cent/min (90 secondi 30 cent).

Al di la' della scarsissima convenienza tariffaria dei nuovi piani (a meno di non dover obbligatoriamente chiamare solo numeri Vodafone), e' evidente che AlSecondo e' un piano tariffario realizzato solo per rispettare la delibera Agcom sul costo degli SMS e tariffa al secondo: basa mettere una tariffa al minuto abnorme (30 cent/min!) e nessuno sottoscrivera' il piano, ma intanto si e' in regola con la delibera.

E' una presa in giro sia nei confronti di Agcom sia nei confronti dei clienti, sul mercato esistono tariffe al secondo senza scatto che vanno dai 10 cent/min di 3Power10 di 3 Italia (un terzo rispetto a Vodafone: e' come se ricaricando 100 euro si parlasse un mese con Vodafone e 3 mesi con 3), ai 17 cent/min di Wind ai 19 cent/min di Tim.

I clienti piu' attenti potranno quindi risparmiare parecchio (3 costa un terzo rispetto a Vodafone e circa la meta' rispetto a Tim e Wind, le stesse Tim e Wind costano un buon 50% di Vodafone) ma il dubbio rimane: Agcom si fa prendere in giro cosi' facilmente?


scritto da Massimo Cavazzini alle 8:58 AM | 2 commenti | link a questo post

domenica 7 febbraio 2010

Virus sui server Aruba, ma il provider tace

Nei giorni scorsi mi è arrivata una mail automatica di Google: su maxkava.com era stato rilevato malware. In sintesi nei file index di alcune sottodirectory qualcuno ha inserito un virus. Nessun attacco sulla parte di blog, mentre sono state corrotte alcune sottodirectory (in particolare www.maxkava.com/spam ancora attiva, e altre due sottodirectory non più visibili).

Il codice malizioso tentatava di infettare tradime redirect a esploit il noto MBR rootkit chiunque visitasse le pagine infette: mentre Explorer non segnalava nulla, sia Firefox sia Chrome avvisavano con un alert (la finetsra con sfondo rosso).

Ho pulito a mano i file, è stato facile: il malware era uno scritp inserito il 4 novembre 2009 al fondo dei file html e php, con un banale editor di testo l'ho tolto e ho ripristinato i file on line. Ho già segnalato a Google l'avvenuta rimozione del malware e dunque maxkava.com è tornato ad essere navigabile.

Cosa è successo? E' abbastanza banale: i server Aruba, su cui è ospitato maxkava.com, sono stati 'bucati'. Centinaia di domini contengono lo script dannoso. Lo dico con sufficiente certezza perchè basta dare uno sguardo in rete per leggere parecchie lamentele (questi i risultati di ricerca Google con le parole chiave Aruba malware). Un paio di link (ad esempio l'attacco a Wordpress o l'attacco ad Antiphishing).

Un attacco ai server non è materia nuova (anche se ci si aspetterebbe che uno dei più famosi provider italiani sia all'avanguaradia per la sicurezza), quello che ritengo scandaloso è che:
- Aruba non si sia degnata di rispondere
- Aruba non abbia immediatamente bonificato tutti i server infetti (ogni singolo utente deve accorgersi del problema, correggere i file, uploadarli... maxkava.com è stato colpito il 4 novembre certamente Aruba avrebbe potuto ripristinare in automatico i file)
- Aruba non abbia fatto sapere cosa è successo e cosa ha fatto per porre rimedio (io posso anche cambiare la password FTP, ma è inutile se il buco nel sistema di sicurezza non è stato chiuso... chi è entrato una volta continuerà a entrare).

Sto meditando di cambiare provider...

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scritto da Massimo Cavazzini alle 10:42 PM | 2 commenti | link a questo post

venerdì 5 febbraio 2010

Informazione a pagamento: in attesa di iPad tocca ai cellulari?

Il lungo post di Vittorio Zambardino sul futuro dei giornali a pagamento e' tutto da leggere: il tema, affrontato anche dal convegno cui sono stato nei giorni scorsi, occupera' per tutto il 2010 molte pagine e catalizzera' molta attenzione.

Mi pare che i giornalisti italiani siano concordi: e' con il giornalismo di qualita' e la sperimentazione che gli editori devono convincere i lettori a pagare per l'informazione digitale. La stessa Google - che ovviamente ha tutte le ragioni per mantenere free il sistema considerando che guadagna dal traffico generato - sostiene che i 'paywall' non funzionano.

"Pay walls, such as the New York Times' plan for a metered approach to charging users, wont' work. It's too easy to bypass".

Lo stesso Zambardino si dice d'accordo: "I dispositivi possono funzionare perché non si paga per unità di contenuto ma per l’esperienza e l’utilità generale che se ne trae: portabilità dell’informazione, sua accumulabilità in un solo dispositivo (la mazzetta o la propria selezione personale dei giornali dentro un solo “coso” e per giunta navigabile). Potrebbe funzionare, se “esperienza” e non “unità di contenuto” è la parola chiave (per il semplice motivo che si paga per qualcosa che non si puo’ ottenere altrimenti). "

Eppure i due maggiori quotidiani italiani sembrano aver scelto proprio il paywall, almeno su iPhone: le application dedicate sono a pagamento, per cui chi vuole leggere il quotidiano tramite iPhone deve pagare (l'app de LaStampa, almeno per il momento, e' gratuita).

A breve, gli stessi quotidiani renderanno a pagamento anche l'accesso da altri device mobili, siano essi cellulari o e-reader con accesso 3G: chi visita il sito del Corriere o de La Repubblica da una connessione mobile arrivera' al paywall. Chi sceglie di sfogliare il giornale on line, insomma, paghera'. E' una scelta degli editori, con ricadute sui gestori di connettività che si troveranno a dover fronteggiare le lamentele dei propri utenti: per il cliente il paywall lo mette l'operatore, mentre nella realtà lo mette l'editore.

E' evidente che si tratta di un primo passo, si inizia da iPhone e cellulari solo perche' la tariffazione dei contenuti e' molto piu' facile rispetto alla open Internet. Si arrivera' anche alla tariffazione di Corriere.it e Repubblica.it versioni classiche? Probabilmente si', appena gli editori avranno capito come addebitare il tutto in maniera facile. Senza dimenticare che i lettori dovranno ovviamente anche pagare il traffico Internet per raggiungere i giornali on line, a meno di accordi tra gli editori e i provider.

E', o almeno sembra nelle idee degli editori, il declino del modello "notizie gratis remunerazione da pubblicita'"? Il traffico ariva da meteo, sport e notizie, ma le transazioni economiche on line riguardano principalmente viaggi ed e-commerce. Il tell&sell, insomma, su Internet funziona meno che altrove.

Tre allora i temi da tenere sott'occhio:

- la qualita' dell'informazione (pago solo se ho valore)
- la possibilita' di far pagare (pago solo se e' facile farlo)
- il prezzo (la meta' dei costi del giornale e' data dalla carta e solo il 35% dei costi e' dato dalle attivita' editoriali e amministrative, se oggi in edicola pago 1 euro il giornale completo forse dovrei avere la stessa versione on line ad un terzo del prezzo).

Ma davvero questo e' l'unico modelo di business esistente?

Granieri giustamente fa notare che la battuta di De Bortoli potrebbe non essere una battuta perche' certe rivoluzioni favoriscono il nuovo arrivato: «Pensate alla TV commerciale che, a suo tempo, nessun editore è riuscito veramente a fare. Ci è riuscito Berlusconi, che non era un editore».


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scritto da Massimo Cavazzini alle 10:07 AM | 0 commenti | link a questo post