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Scivolone per l’attuale sindaco di Milano Letizia Moratti, impegnata per la battaglia elettorale che culminerà con il ballottaggio di domenica prossima. Una gaffe che in poche ore ha fatto il giro della Rete (#sucate è diventato uno dei trending topics in pochissimo tempo).

Un utente, Lucah – ha usato Twitter per scrivere al candidato sindaco il seguente messaggio: “Il quartiere Sucate dice no alla moschea abusiva in via Giandomenico Puppa! Sindaco rispondi!!”.

Immediata la risposta del sindaco, sempre via Twitter: “Nessuna tolleranza per le moschee abusive. I luoghi di culto si potranno realizzare secondo le regole previste dal nuovo Pgt”. Con un piccolo particolare: Via Puppa e il quartiere Sucate non esistono.

Un errore clamoroso per lo staff del sindaco uscente, che dimostra come la gestione dei social media non possa essere improvvisata e improntata alla spersonalizzazione. Dopo la sconfitta al primo turno, Letizia Moratti ha messo in piedi una imponente campagna social, il cui hub è il sito Mirispondi seguito dall’agenzia The Fool di Matteo Flora.

Lo stesso Flora spiega su Friendfeed che i post di Twitter sono “gestiti da persone che sanno cosa rispondere sui temi della città, non su le fisime di Twitter”. Risposta che non convince, perchè lo staff di un candidato sindaco dovrebbe conoscere la città a memoria e accorgersi in tempo reale che nè Via Puppa nè il quartiere Sucate esistono.

E’ evidente che ‘appaltare’ in tutta fretta la gestione dei social – nel tentativo di recuperare credibilità proprio dove si è distanti anni luce dall’avversario politico – è un esperimento che non funziona, indipendentemente dalla qualità delle agenzie selezionate per seguire l’attività.

Nel migliore dei casi, si danno risposte preconfezionate (lo stesso Flora, sempre su Friendfeed, afferma che lo staff conosce “le policies del programma e risponde a quella come altre centinaia di risposte.”) frutto di script generici senza valore aggiunto e senza il tocco ‘social’ tipico del 2.0, nel peggiore dei casi si commettono errori grossolani come quello di Via Puppa a Sucate.

Non è l’unico neo della presenza Web della Moratti… c’è infatti anche la gestione della pagina Facebook, passata da poche centinaia di contatti agli attuali 33mila (in crescita) grazie a “una seria campagna targettizzata sul cluster territoriale” (parole sempre di Matteo Flora).

Chissà cosa ne pensa Marco Camisani Calzolari – azienda che fornisce a Letizia Moratti il sito ufficiale – di Speakage, che all’ultimo IAB Forum di Milano si scagliava contro Facebook e contro le aziende ‘colpevoli’ di regalare soldi e contatti a Facebook. Il Socialsalvin a chi lo diamo, alla Moratti?

Come racconta Roberta sul suo blog, “Internet e la sua socialità ci hanno insegnato che la fiducia si guadagna lentamente, che solo trasparenza e costanza vengono premiati, che le regole qui sono diverse, che le persone si pesano e magari dopo si possono pure contare, che gli strumenti son quelli dell’agricoltura (coltivare, seminare, curare e solo poi raccogliere), che il virale non si pianifica a tavolino, che si comincia sempre dall’ascolto, che la gente chiede rilevanza, che le bugie in Rete hanno sicuramente le gambe più corte e una vita brevissima.”

Già, perchè la “seria campagna targettizzata” di cui parla Matteo Flora consiste in Facebook Ads (i ‘rettangolini’ pubblicitari che appaiono sulla destra navigando in Facebook) con foto di gattini. Sì, avete letto bene, gli ads della Moratti sono (anche) gattini.

Il visitatore Facebook clicca sull’ads attirato dal gattino e viene indotto a diventare fan (ovvero a ‘fare like’) di Letizia Moratti su Facebook. Cosa c’entri il gattino con la campagna politica di un candidato sindaco è ignoto, ovviamente…si tratta di un trucco per costruire una base di fan a CPA (un fan, circa un euro in Facebook Ads) senza curarsi della qualità del fan: l’importante è fare numero.

Una campagna in stile televisivo – imponente pubblicità, comunicazione monodirezionale, target di massa con qualsiasi mezzuccio disponibile – per un medium che di televisivo ha ben poco. Twitter e facebook non sono popolati (solo) da utonti, la parola all’urna elettorale.