Share the joy
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Multinazionale delle mazzette: questo il titolo de LaStampa che racconta di un nuovo filone di indagini per presunte tangenti pagate da Siemens. Un sistema costato circa 2 miliardi di euro alla multinazionale tedesca, una cifra destinata a crescere con l’indagine della statunitense SEC tuttora in corso.

Dopo lo scandalo Italtel-Siemens e quello Enelpower, infatti, un rapporto commissionato alla Kpmg nel 2006, finora inedito, parla di “pagamenti fatti in Italia nel periodo compreso tra il 2001 e il 2006. Solo una goccia nel mare delle mazzette pagate dalla multinazionale tedesca per vincere appalti, commesse e forniture ai quattro angoli del globo.”.

Alla Siemens pagavano tutti, con tutto, in tutti i modi. Solo per il filone americano, la società ha accettato due settimane fa di pagare 800 milioni di dollari, 20 volte la multa più elevata mai comminata ad una società straniera per aver violato le leggi Usa. Il sistema Siemens inizia a mostrare crepe nel 2003. Quell’anno emergono da un rapporto interno la corruzione di funzionari governativi in Nigeria per la fornitura di sistemi di comunicazione al paese africano e scoppia, in Italia, lo scandalo Enelpower. In Nigeria, i solerti funzionari di Siemens avevano corrotto un po’ tutti, fino al presidente e al vicepresidente, ai quali verranno anche regalati orologi per oltre 170 mila euro. Briciole, rispetto alle consulenze pagate ad una società americana della moglie del vicepresidente per lavori mai svolti, almeno 2,8 milioni di euro. Per Enelpower, la vicenda è nota. Se n’è occupata a lungo la procura di Milano, che ha trovato i pagamenti fatti a Montecarlo a due ex manager del gruppo elettrico italiano per comprare turbine Siemens da montare nelle centrali progettate all’estero da Enelpower. Le crepe non bastano però per fermare il sistema. I manager coinvolti vengono prepensionati, e uno riceve anche 1,8 milioni di euro di benefit quando lascia la società. Per cambiare rotta è necessario arrivare al novembre 2006, al raid della polizia tedesca nella sede di Monaco di Baviera del gruppo, agli arresti dei manager, al cambio dei vertici del gruppo.