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In attesa di conoscere gli sviluppi della guerra legale nata attorno a Cubovision, il media center targato Telecom Italia, in occasione della festa per i 150 anni ho voluto fare un test che mette a confronto il Cubo italiano con quello straniero.

Si dice spesso che la tecnologia non sia ‘cosa italiana’ ma scavando sotto la patina di pessimismo, si scopre una realtà attiva, innovativa e capace di studiare prodotti superiori anche a quelli realizzati in nazioni considerate all’avanguardia.

Quello che forse ci manca – lo vedremo tra poco – è la capacità di credere fino in fondo al Made in Italy e di fare scelte strategiche basate su quello che è ormai un mercato globale anzichè inseguire utopie commerciali non sostenibili.

Per le scelte poco comprensibili mi riferisco, ad esempio, al tablet Olipad di Olivetti (marchio storico di eccellenza per l’informatica, ora in mano a Telecom Italia): è stato preso il Viewsonic G-Tablet della cinese Malata e anzichè migliorarlo nella parte più promettente (il mondo delle applicazioni) è stato deciso di togliere l’Android Market a favore di un app market proprietario e di eliminare i widget che sono una delle caratteristiche più apprezzate dei sistemi Android.

Tornando al Cubovision e  al compleanno dell’Italia, cambia il prodotto ma non cambia la trama: un prodotto italiano di nicchia, non certamente da numeri di massa ma con buone potenzialità, ‘ucciso’ nella culla e ‘passato’ ad una società inglese che di certo non ha migliorato il prodotto precedente, anzi. Mi riferisco al passaggio tra il primo Cubovision, marchiato dalla trevigiana Visionee, al Cubovision attuale, prodotto dalla britannica Amino. Per chi si fosse perso la storia del prodotto, la mia ricostruzione.

Ho voluto quindi togliermi una curiosità: è meglio il Cubovision italiano o quello britannico? Nei prossimi giorni un post dettagliato con il test tecnico e le foto, ma oggi è il 17 marzo e siccome – ve lo ancitipo – vince il Cubovision italiano, festeggiamo la capacità italiana di innovare anche sul fronte della tecnologia.

Cosa ho analizzato? In primis il design: non c’è differenza sostanziale tra il primo Cubivision (Visionee) con software aggiornato al 2010 e il secondo (Amino) con l’unica release software disponibile.A meno di non sapere che sono due prodotti diversi, l’inconfondibile forma cubica, l’idea di base, l’impronta di design è la stessa. Quella italiana, appunto.

Anche collegato alla televisione, nessuna differenza di rilievo: l’interfaccia utente, con le schermate che scorrono a carosello avanti e indietro, è sostanzialmente la stessa. Gli inglesi di Amino evidentemente erano soddisfatti del prodotto Visionee, visto che le due interfacce sono praticamente una cosa sola.

A questo punto, visto che design ‘fisico’ e interfaccia utente non hanno subito modifiche sostanziali tra il primo e il secondo Cubovision, immaginavo ci fossero incrementi di prestazioni dovuti alle modifiche hardware, ovvero principalmente nel passaggio dal processore Sigma a quello Intel. Se non era cambiato l’esterno e quello che vedeva l’utente, mi sono detto, sarà cambiata la parte funzionale. Invece no: l’Italia ha fatto meglio del Regno Unito anche qui.

Ho misurato alcuni dati oggettivi a livello di prestazioni, tra cui:

il tempo di boot (dall’accensione alla possibilità di usarlo), dove il Cubovision Visionee vince di qualche secdondo.

l’aggancio della rete WiFi: sul Cubovision Amino ha avuto più di qualche problema, specie nella fase di set-up. Nell’uso successivo entrambi i Cubi sono risultati abbastanza stabili, ma con il Cubovision Amino se non fossi stato sufficientemente esperto sarei ancora qui a tentare di agganciare la mia rete WiFi casalinga.

la stabilità del segnale DTT: il primo raramente lo perde, con il secondo mi capita più spesso. Immagine che va e viene, mentre nessun problema col decoder del mio Tv… segno che è una debolezza del Cubo e non della mia antenna.

il tempo di scansione dei canali del DTT: anche qui vince il Cubo Visionee per una manciata di secondi.

tempo di cambio da un canale all’altro: il Cubo Amino è più ‘legnoso’ nel cambio canale, poco fluido. Visionee non è una scheggia (il televisore vince, ad esempio) ma è comunque meno ingessato del prodotto Amino.

DLNA/UPnP: qui il prodotto Visionee italiano è n-mila spanne sopra il prodotto Amino. Mentrre la prima versione del Cubo implementa sia il DLNA (uno standard per far ‘parlare’ più dispositivi sulla stessa rete) sia l’UPnP (il plug&play universale), con il Cubovision Amino non sono mai riuscito a ‘connettermi’ al Pc o altri terminali in rete e visualizzare i contenuti. Il che, per un media center, è una limitazione inaccettabile: se il prodotto è un ‘centro stella’ per la rete casalinga i contenuti dei diversi dispositivi devono passare da lì. Sulla Tv vedo i contenuti che ho sul computer, ad esempio, connettendo i due apparati via WiFi. Insomma, qui l’Italia vince a mani basse.

Timeshifting: anche qui, Italia 3 – Inghilterra 0. Già, perchè la possibilità di avere un timeshifting (la possibilità di registrare su hard disk quello che viene trasmesso in Tv e rivederselo dopo) completo e funzionante è un’altra delle caratteristiche principali che un media center deve avere. Nel passaggio produttivo tra Visionee e Amino, si deve essere perso qualche passaggio perchè il timeshifting attuale del Cubovision è parecchio limitato e limitante. Tra l’altro Visionee aveva optato per un disco rigido da 500 GB, mentre la capacità del Cubovision Amino è scesa a 250 GB… la metà.

Alcune funzionalità del Cubovision prima versione sono state implementate ma hanno smesso di funzionare (ci sono nella seconda versione): i widget interattivi nella home page,  La7.tv, il Video on Demand. Qui però direi che non vince Amino su Visionee, semplicemente perde Telecom Italia: dalle prove che ho fatto mi pare che il non funzionamento sia dovuto alla mancanza di ‘comunicazione’ tra il Cubovision e i server Telecom Italia, come se la società avesse deciso di ‘tagliare i ponti’ con il vecchio Cubo. Se il collegamento venisse ripristinato tutte le funzionalità tornerebbero a funzionare, dunque non è un tema di prodotto ma una scelta commerciale.

Riassumendo, in attesa di un post più tecnico, posso ribadire quanto avevo già detto in passato: continua ad essere incomprensibile la decisione di ‘uccidere’ il vecchio Cubo a favore del nuovo.

L’attuale Cubovision, nella mia prova, non ha dimostrato di eccellere rispetto a quello vecchio in alcuna funzione: design e interfaccia sono rimaste le stesse, il cambio di hardware ha rallentato alcune funzioni rispetto al passato (ad esempio la egstione del digitale terrestre) e ne ha eliminate altre (timeshifiting e DLNA sono fondamentali in un prodotto simile!) riducendo per altro l’hard disk, le funzioni VoD e widget sono rimaste le stesse ed è stata una decisione Telecom di ‘tagliare’ il funzionamento del vecchio Cubo.

Insomma, l’Italia vince a mani basse sul fronte dello sviluppo prodotto e non brilla sul fronte delle scelte commerciali… nonostante tutto quindi, auguri caro e vecchio Stivale!