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Nonostante qualcuno ancora si ostini a smentire, il Cubovision di Telecom Italia, presentato a Milano in pompa magna davanti ad oltre 300 tra giornalisti e blogger nel dicembre 2009 e praticamente mai arrivato in quantità sugli scaffali, è un progetto che ha incontrato qualche difficoltà (usando un eufemismo). Doveva vendere mezzo milione di pezzi e portare gli utenti Internet in Italia da 12 a 20 milioni, nelle intenzioni di Franco Bernabè.

Dai problemi tecnici a quelli commerciali, dai ritardi all’annuncio di un nuovo prodotto più performante (Cubo 2010), la strada di Cubovision è irta di ostacoli.

Proprio ieri durante l’assemblea Telecom Italia, qualche azionista ha chiesto lumi su questo prodotto che, nelle parole di Telecom Italia, avrebbe dovuto vendere nel 2010 circa 300mila unità (o 400mila, come si legge in questa interrogazione parlamentare relativa a Finmek, azienda cui era stato affidato l’assemblaggio del Cubo; o 640mila, come si legge nell’articolo sotto). Gli azionisti hanno chiesto di conoscere i numeri ma sopratuttto di capire perchè è stato avviato un contenzioso con Visionee optando per lo sviluppo di un prodotto nuovo anzichè ‘sistemare’ l’attuale prodotto.

Questo scriveva la Tribuna di Treviso al lancio:
Per lanciare la sfida globale ai grandi network e rendere accessibile a tutti i suoi clienti i contenuti internet senza rinunciare al televisore, Telecom Italia ha scelto l’originale decoder di ultima generazione inventato a Ponzano Veneto dell’equipe di tecnici di Visionee, piccola azienda che balzerà da 4 a 80 milioni di euro di fatturato in un batter d’occhi.  Tutto grazie alla maxi-commessa assicurata appunto da Telecom che ha sposato il progetto Cubo lanciato in pompa magna sul mercato nazionale il 13 dicembre scorso dallo stesso amministratore delegato di Telecom Franco Bernabé. «E’ un prodotto sviluppato e realizzato interamente da noi» racconta Nicoletta D’Eredità, socio e amministratore della società fondata da Mauro Fantin, ex patron di Telsey di Quinto, uscito dalla società per dare vita a questa sua nuova creatura insieme a Graziano Simonato e Fabio Radin, protagonista oggi di una crescita unica, spinta da la continua ricerca dell’innovazione.  «Siamo partiti il maggio scorso al buio, pensando che questo Cubo fosse la soluzione ideale per chi volesse condensare in un solo strumento da attaccare alla televisione un decoder digitale, un archivio dove archiviare centinaia tra film, canzoni, oltre ad una serie di servizi dedicati che saranno però ad appannaggio di Telecom che saranno controllabili tramite il solo telecomando. Noi gli abbiamo proposto solo la piattaforma che è piaciuta perché permette a tutti in maniera immediata di entrare nel futuro interattivo della tivù. Siamo partiti quindi con una prima tranche di 40.000 pezzi e dovremo consegnarne altri 600.000 nei prossimi mesi».  Una montagna da scalare per i 27 addetti della giovane impresa nata nel 2002, 17 dei quali sono tecnici e ingegneri impegnati in ricerca e sviluppo. «Abbiamo molte idee in testa ma al momento ci manca il tempo di svilupparle dopo il lancio di Cubo – dice D’Eredità -. Il problema vero per noi rimangono però i finanziamenti. Non sempre siamo in grado di sostenere lo sviluppo di progetti ad alto contenuto tecnologico perché il concetto di investire sulle conoscenze e non solo sulle macchine e i capannoni non sempre passa tra gli operatori finanziari». Ma come sostenere quindi una crescita così imperiosa? «Ci stiamo guardando intorno per aprire il capitale a nuovi soci e stringeremo partnership con soggetti che producono alcune componenti di Cubo. Per ora assembliamo alla Finmec di Padova, che grazie alle nostre commesse ha richiamato parte dei dipendenti in cassa integrazione».

E qui il mistero si infittisce, perchè Il Velino scrive che “Telecom Italia ha deciso di ricorrere a Visionee, che ne ha progettato il software e Finmek, che ne ha curato il manufacturing. Quest’ultima è addirittura un’azienda in liquidazione, che proprio per produrre il box ha richiamato dalla cassa integrazione i suoi operai, a seguito di un accordo tra Visionee e il commissario liquidatore.  Si ha la sensazione di essere di fronte all’ennesima bufala pubblicitaria, progettata per far vedere alla comunità finanziaria preoccupata che l’azienda sta facendo qualcosa di buono. È possibile altrimenti saper che fine hanno fatto i 500 mila esemplari che Telecom aveva dichiarato di voler produrre quest’anno? Che fine ha fatto insomma Cubo Vision?”

Parte delle dettagli arrivano dalla newsletter ‘clandestina’ Duke News n°30, dove a proposito del Cubovision si legge che il primo lotto da 40mila pezzi sarebbe stato tolto a Visionee per affidarlo alla società inglese Amino, in ritardo però con la produzione. La divisione Technology – che stavolta vuole certificare il prodotto prima del lancio per evitare quanto accaduto a dicembre 2009 – e il possibile arrivo di un prodotto Pirelli basato su piattaforma Intel stanno rallentando l’uscita di Cubovision 2010.

L’ufficio legale Visionee smentisce parte delle affermazioni fatte da Il Velino e chiarisce:
Fantin inoltre, essendo imprenditore responsabile e socialmente impegnato, ha resistito alle pressioni del sistema per portare la produzione fuori Italia impegnandosi a far riaprire un primario polo industriale dell’elettronica come quello di Padova (Finmek). Un tempo questa società che definite “anonima” era il primo produttore di schede elettroniche in Italia. I suoi operai hanno tuttora le migliori competenze sul territorio. Finmek ha potuto essere utilizzata attraverso un acordo patrocinato direttamente dal ministero dello Sviluppo Economico. Tutto questo per supportare il “sistema Italia” nei tempi di crisi.

È infine falso che Telecom abbia cessato la produzione per malfunzionamenti. Si tratta di una scelta tecnologica del Cliente Telecom di migrare a diversa piattaforma (in gergo “Cubo 2010”) fornibile anche da Visionee e su cui è in atto trattativa commerciale riservata. Per quanto riguarda i presunti malfunzionamenti del prodotto CuboVision 2009, invitiamo a qualunque test su uno o più esemplari e, inoltre, invitiamo a leggere l’ultimo articolo di quella che presumiamo essere stata la Vostra fonte (blog “Duke”) che li ha decisamente smentiti.

Eppure la Tribuna di Treviso, non smentita, scrive quanto segue:
Telecom Italia «scarica» Visionee. L’azienda di Ponzano, dopo aver brevettato Cubovision – decoder che permette di trasformare la tv in un computer multiuso – era in corsa per la produzione di 400.000 pezzi. La commessa milionaria è però passata a una società inglese.  Tramite una gara internazionale, Telecom Italia ha affidato la produzione a una società straniera – di cui non ha rivelato ancora il nome – che provvederà ad assemblare la prima sostanziosa tranche di Cubovision. «E’ un’occasione persa tanto per Visionee quanto per Finmek – spiega Gianni Castellan dei metalmeccanici Cisl – il nostro è un paese che non sa fare politica industriale. Telecom deve aver cambiato idea per risparmiare qualche euro invece che sostenere due imprese venete costrette a pagare un prezzo salato. Abbiamo chiesto l’intervento del ministro trevigiano Maurizio Sacconi, sperando possa arrivare a un compromesso con Telecom». A muoversi in ambito politico sono stati anche anche i parlamentari Paolo Giaretta del Pd e Massimo Bitonci della Lega, firmatari di due interrogazioni spedite al ministro per lo Sviluppo economico Claudi Scajola. «Il progetto messo in piedi da Visionee consentirebbe un lancio di questa e il salvataggio di Finmek – dice Giaretta – vogliamo chiarezza da parte del Governo che deve intervenire al più presto».

Riassumendo e cercando di separare i fatti dalle voci:
– Telecom Italia ha appaltato a Visionee la realizzazione di Cubovision
– Telecom pensava di vendere mezzo milione di pezzi nel 2010, Visionee pensava di passare da 4 a 80 milioni di euro di fatturato
– Visionee ha realizzato la piattaforma software e per l’assemblaggio ha fatto un accordo con Finmek, azienda in liquidazione, e con il Ministero dello Sviluppo Economico. Alcuni dipendenti Finmek sono stati richiamati dalla cassa integrazione per assemblare Cubovision (sono tornati in cassa, adesso?)
– Telecom ha deciso di sospendere la produzione e di cambiare piattaforma
– Telecom ha deciso di affidare la produzione a una società inglese
– E’ in corso una trattativa commerciale riservata tra Visionee e Telecom Italia per il Cubo 2010
– Telecom ha stretto un accordo con Nokia per usare sul nuovo Cubovision la piattaforma di distribuzione contenuti MeeGo (ex Nokia Maemo, basata su Linux)
– Secondo gli azionisti Telecom Italia , esiste un contenzioso legale tra Visionee e Telecom Italia
– le caratteristiche tecniche di Cubovision sono intanto cambiate rispetto al prodotto lanciato a dicembre
– Amino ha stretto un accordo con ‘uno dei maggiori player telco dell’Europa occidentale’ per un nuovo set top box ibrido OTT, sebbene Telecom non abbia voluto commentare i rumors
– l’attuale Cubovision presentato sul sito non viene attualmente prodotto e commercializzato (fonte 187)
– i clienti Cubovision della prima ora (pochi) sono stati contattati perchè “c’è una sorpresa in arrivo”, il vecchio Cubo sarà sostituito “dalla versione commerciale Cubovision” (e quella di dicembre 2009, quindi?).

Ce n’è abbastanza per scrivere qualche pagina, eppure sui grandi quotidiani non si è letto nulla: tra notizie certe e voci, lotte interne e battaglie legali, si è sicuramente persa un’occasione commerciale (lanciare un prodotto italiano) e giornalistica (capire cosa sia davvero successo).

Ovviamente se qualcuno dei protagonisti avesse voglia di aggiungere qualcosa al ‘mosaico’ di notizie riportate in alto, il sottoscritto è a disposizione per approfondire.