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Sfortuna o strategia miope nell’affrontare il mercato delle smart Tv? Indipendentemente dalla risposta, ancora un problema sul travagliato progetto Cubovision di Telecom Italia. Le traversie commerciali e legali, il cambio al vertice con l’uscita di Tomassini, il (fallito) tentativo di rilancio con una nuova versione dai costi di produzione assai elevati .

Poi, le tegole.

La produzione affidata alla società inglese Amino ha subito un arresto: secondo alcuni rumors, terminato il primo lotto per l’extra produzione la società inglese sembra abbia richiesto prezzi più alti e Telecom si è vista costretta ad esperire una gara – vinta da Technicolor – per continuare a produrre il Cubovision: tre fornitori (Visionee/Finmek, Amino e Technicolor) in poco più di due anni sono il segnale dell’incertezza strategica.

Per fortuna nel frattempo pare chiuso il contenzioso tra Visionee e Telecom Italia, diffidata per l’uso del design: nelle stanze dei legali si è trovato probabilmente un accordo che ha chiuso la vicenda.

La terza mazzata – la più grave – è l’annuncio di Intel: chiusa la divisione Smart TV che aveva l’obbiettivo di portare il chipset Intel dentro le Tv. E indovinate quale chipset aveva scelto Telecom Italia per il Cubovision? Anzichè un più economico SigmaDesigns (presente sulla prima versione del Cubo, per altro) o un più performante ARM, Telecom aveva deciso di legarsi mani e piedi con Intel puntando sul chipset Atom. Su cui Intel non investirà più.

Addio al promesso AppStore per Cubovision? Addio a tutte le funzionalità promesse e mai arrivate? Vedremo nei prossimi mesi, quello che è certo è che Technicolor si troverà a produrre – se Telecom Italia dovesse scegliere di andare avanti con la produzione usando chipset Atom – prodotti basati su un processore che non avrà più sviluppi e su cui Intel non investirà più.

Il primo effetto dell’ennessimo flop Cubovision (non che il brand Cubo stia anedabdo meglio, come dimostra l’arrabbiatura di Patuano per Cubomusica) è la rescissione del contratto con Telecom Italia Media, che avrebbe dovuto fornire contenuti editoriali per le piattaforme Tv. Niente palinsesti e contenuti per l’IPTV, insomma, con la fine di un accordo siglato nel 2007.

Due le strategie possibili: riposizionamento sul mercato, tornando ad un’architettura più semplice e meno costosa (SigmaDesigns e ARM permetterebbero di uscire con un prezzo tra i 99 e 149 euro al pubblico) del Cubovision e offrendo i servizi promessi, in primis l’AppStore. Abbandono del progetto Cubovision specie sul fronte dell’hardware, con un forte spostamento verso altre tipologie di servizio e il mantenimento del marchio per attività legate all’intrattenimento digitale.

In tutto questo rimane una domanda: se il futuro di Cubovision è incerto, che ne sarà dei (pochi) clienti che l’hanno acquistato in questi anni?