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Intenso in questi giorni il dibattito sui libri in formato digitale. Dal tema della protezione (i cosiddetti DRM) che impedisce la copia al tema del prezzo, che nella percezione del consumatore dovrebbe essere inferiore alla copia cartacea dello stesso titolo.

Che sia social-marking (metto il nome dell’acquirente sulla copia, in modo che sia disincentivato a condividerla) o DRM duro e puro (ma qualsiasi sistema, per quanto blindato, viene regolarmente ‘bucato’), le soluzioni non sono ancora così chiare.

Idem per i prezzi: siamo cresciuti ascoltando il mantra de ‘la carta costa tantissimo’, adesso che la carta sparisce ci dicono che costano i professionisti della digitalizzazione; non regge come scusa, ma il prezzo alla fine lo farà il mercato più che sterili discussioni sul prezzo fisico del bene. Temi apertissimi con  molte domande e poche, pochissime risposte. Di certo c’è che l’ebook sta prendendo piede e quando il prezzo è più basso del solito, le copie vendute si moltiplicano a dismisura.

Il punto, però, non è il prezzo, nè la protezione, due aspetti importanti ma secondari rispetto alla rivoluzione digitale. In questa approfondita analisi di Prospect Magazine, Tom Chatfield (via Granieri su La Stampa) centra perfettamente il punto: la digitalizzazione dell’esperienza di lettura è l’aspetto meno importante di questo processo di cambiamento.

«Una volta che le parole di un libro appaiono sullo schermo cessano di essere semplicemente parole di un libro come le abbiamo sempre considerate. Diventano parte di qualcos’altro. Occupano lo stesso spazio di tutti gli altri testi digitali, ma non solo: occupano lo stesso spazio di tutti gli altri media. Musica, film, giornali, blog, videogiochi. É la natura del digitale, tutto vive in parallelo, attraverso lo stesso canale, consumato simultanemente o in una sequenza sconnessa» scrive Chatfield. Praterie digitali da sfruttare per chi, probabilmente, è nativo digitale e maneggia con perizia i nuovi media.