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Ieri a Milano si è tenuto un incontro, organizzato da The Ruling Companies, sul futuro dell’informazione. “I giornali di carta e l’informazione su Internet: confronto e prospettive” il titolo, relatori Marco Tosi di Icon Medialab, Giuseppe Minoia di Eurisko, Claudio Giua Gruppo Espresso, Paolo Panerai di Class Editori, Luca De Biase de Il Sole 24 Ore e Marco Pratellesi di Corriere della Sera.

In sintesi questi gli interventi a beneficio di chi non c’era 🙂

– Tosi
Ha inquadrato l’argomento, il settore carta, il settore Web, rimanendo agnostico e lasciando agli altri relatori il compito di discutere e schierarsi

– Minoia
# i brand cartacei hanno un valore intrinseco e reputazionale che su Web è difficile ottenere
# la pubblicità su Web è percepita come disturbo, su carta no
# il peso opinionale dei lettori della carta stampata è molto più alto rispetto al Web (ovvero, sul Web numeri più grandi ma meno influenza)
# i giovani ritengono la carta obsoleta
# chi legge cartaceo pensa di essere in un’elite (ovvero si ritiene superiore)
# il futuro della carta è una deriva elitaria (ipernicchie per esperti)
# il futuro dei giornali è nello sfruttamento del brand e nella multicanalità (non tutti ce la faranno, solo chi ha brand può sopravvivere)
# la qualità dà ritorno economico indipendentemente dal medium
# gli editori devono riconquistare il touchpoint fisico (le edicole) lasciate a sè stesse

– Panerai
# con la crisi il Web è regredito (non ce ne siamo accorti perchè ha percentuali piccole rispetto al globale dell’informazione)
# l’utente Internet è, dal punto di vista dell’advertising, infedele perchè passa rapidamente da un posto all’altro
# la pubblicità su Web fattura poco
# la storia insegna che i giornali non sono morti con l’arrivo di radio e tv e non moriranno quindi con l’arrivo di Internet
# Google ha preso i contenuti degli editori gratis e ci ha fatto business, guadagnando. Se gli editori fanno un accordo a pagamento con Bing/Microsoft ci sarà un riequilibrio del settore
# i problemi li hanno i giornali che non sanno bilanciare costi e ricavi, si può fare un giornale di carta e guadagnare
# i giornali cartacei sono oggi ipertesti multimediali perchè usano i QR code (speciali codici a barre, ndkava)

– Giua
# l’arrivo del Web, per la prima volta nella storia, ha fatto diminuire le copie vendute globalmente dalla carta
# un articolo on line di testate importanti viene riprodotto 15 volte circa, 1/15 di introiti pubblicitari va all’editore ma 14/15 (il 95%) va a chi quelle notizie le riproduce sul proprio sito

– De Biase
# non esiste un tema di carta contro Web, esiste il pubblico da soddisfare
# Google trends dimostra che il dibattito carta Vs Web interessa solo gli editori e non il pubblico
# il pubblico è attivo, la rete crea chiacchiericcio e quel chiacchiericcio è un medium. Il passaggio di informazioni sul mezzo è veloce ed è basato sulla fiducia (ricevo info dall’amico e quindi ci credo)
#context is king e il contesto sta cambiando
#si esce dalla crisi migliorando l’informazione
# nel decennio 2000-2009 la pubblicità di annunci (i classified) negli USA è calata da 20 a 6 miliardi di dollari: è un problema degli editori, non per il mondo dell’informazione o per il pubblico
# la versione iPhone a 3 sterline del The Guardian ha venduto 70mila copie in un mese, il mercato c’è
# il successo editoriale del 2009 è stato Il Fatto, che è un giornale di carta!
# la carta è un mezzo, il giornale è fatto dai contenuti non da mezzo (il giornale non è la carta su cui si stampa)
# la carta è costosa, quindi le informazioni che ci transitano devono essere preziose
# i giornali diventano applicazioni (software e non hardware), ovvero aggregatori di contenuti per il proprio pubblico
# i risparmi fatti con i tagli ai costi devono andare in ricerca e sperimentazione, non è stata fatta abbastanza sperimentazione
# i giornalisti devono riconquistare il proprio ruolo/senso sociale

– Pratellesi
# gli editori dicono “Crediamo nel Web” poi pensano “ma era meglio se non esisteva”
# editori sono ancora incapaci di cogliere le opportunità del nuovo mezzo
#editori bravi quando va bene, ma lenti a reagire quando va male. I tempi sono cambiati c’è bisogno di nuove idee, di inseguire i lettori e riconquistarli
# in 20 anni gli editori non sono stati capaci di intuire che la carta non era fatta per gli annunci (classified), è un segnale che spesso l’editoria guarda più alla salvaguardia del business model esistente che non alla ricerca di nuove strade
# informazione mordi e fuggi sul web: occorre considerare che a Corriere.it lavorano 18 giornalisti ed è letto da 1,5 milioni ogni giorno, la carta vende oltre 500mila copie ma è fatta da oltre 300 persone: credo che la differenza di approfondimento sia anche una conseguenza di questo squilibrio
# La carta sta al Web come il teatro sta al cinema: da un lato l’elite, dall’altro la massa
# l’utente del Web non è poco fedele all’advertsing, è semplicemente più libero: non subisce la gerarchia imposta dall’impaginazione cartacea, il lettore va dove trova quello che lo soddisfa
# se togli i contenuti a Google News la gente non andrà più spesso in edicola (Facebook è il terzo veicolo di traffico di Corriere.it, ci sono fonti di traffico che la gente usa e bisogna tenerne conto anche se piacciono poco)
# per salvare la carta e il Web servono nuovi modelli di business

Io credo che, a parte l’intervento di Panerai che ho trovato anacronistico e troppo schierato, ci siano delle verità in tutti gli interventi.

Context is king, non può esistere un’unica strada e un’unica soluzione. Analizzare il contesto, che sta cambiando velocemente, è la via di uscita:
– siamo nella fase più difficile, perchè non abbiamo ancora capito quale sia il futuro e non possiamo più fidarci del vecchio modello. La transizione è in atto, bisogna adeguarsi ed essere fluidi, la rigidità – in un senso o nell’altro – non paga
la qualità deve guidare l’informazione (perchè dovrei pagare la qualità scarsa?), non è la carta il problema come non lo è Internet. Le persone pagano quello che ha mercato e in un contesto industriale (i giornali hanno smesso di essere prodotto culturale puro) sopravvive chi ha un mercato
i giornalisti devono cambiare passo (perchè i giornalisti con 20-25 anni alle spalle – ovvero il 90% di chi ha un contratto giornalistico – vivono come una ‘punizione’ il passaggio alla redazione on line?)
gli editori devono avere più coraggio e sperimentare: non è vero che il Web fattura poco, è vero che ha numeri assoluti più piccoli ma tassi di crescita elevati con margini elevati. Se voi foste un imprenditore, investireste in un business di medie dimensioni che sta crescendo o in un business consolidato ma in fase calante?