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Come si vede dal grafico postato poche ore fa, l’Italia è davvero indietro sulla banda larga.

Al di là dei dati sotto, il tema va affrontato su due livelli: il primo è quello strategico (rete NGN sì o no e fatta da chi, fibra ottica per tutti con 20 miliardi di euro e 5 anni di lavoro o meglio un modello 2/2/2 che in due anni con due miliardi di euro porta 2 Mbps ovunque), il secondo è quello pratico.

Da un lato – quello strategico – si ragiona sul come rinnovare le infrastrutture per modernizzare il Paese. Discussioni, calcoli, ipotesi: tutto corretto, ma dall’altro il rischio è dimenticarsi che esiste un Paese reale che si scontra tutti i giorni con i problemi praici delle connessioni Internet. Ci dimentichiamo insomma che per convincere la gente ad usare il Web non basta renderlo disponibile… per andare a conquistare le quote residue di mercato (ampie: si parla di potenziale raddoppio) serve dare fiducia, certezza nei tempi e nei costi e qualità.

Lo dico perchè stamattina ho inviato una segnalazione di violazione ad Agcom e aperto una contestazione formale presso il Corecom Piemonte nei confronti di Wind Infostrada: richiesta un’ADSL i primi di settembre (non a Moncenisio, ma in una città di 50mila persone alle porte di Torino), ad oggi Wind non è riuscita a dare il servizio. Quasi quattro mesi, nel 2009, per avere una linea Internet su una linea telefonica esistente e funzionante. Quattro mesi. E ancora non si sa se e quando Wind riuscirà a darmi la connessione. Fa passare la voglia , no? E pensare che il gestore rimarrà impunito è ancora più deprimente.

Alle Poste – quando si dice il caso! – ho incontrato un collega che stava mandando una raccomandata a Tele2: dopo 11 mesi (undici!) l’ADSL non funzionava e stava mandando disdetta per tentare di avere il servizio da Telecom Italia.

Potrei raccontare decine di questi casi, allora quando leggo Nexta (sul portale Fastweb) con i dati Eurostat: l’Italia si ferma rispettivamente al 53% (Connessione Internet) e al 39% (Banda larga) davanti a paesi come la Bulgaria (30% e 26%), la Grecia (38% e 33%) e la Romania (38% e 24%). Mentre Francia (63% e 57%), Germania (79% e 65%) e Gran Bretagna (77% e 69%) superano, in qualche caso anche con un certo scarto, il nostro paese. In Italia, in altre parole, una famiglia su due ha un accesso Internet, ma soltanto il 39% dei nuclei familiari ha l’accesso al broadband mi viene da piangere.

Perchè siamo messi davvero male: il 39% delle famiglie ha accesso al broadband, ma un buon 20-30% ha avuto problemi con quel broadband, molti hanno atteso mesi per attivare una connessione, molti viaggiano a 1 Kbps con banda strozzata contrattualmente e filtri al P2P, molti pagano il doppio del prezzo di mercato perchè non possono scegliere tra più gestori, molti si affidano a garanti che hanno poche risorse e intervengono – quando riescono – dopo mesi e mesi di calvario.

Allora percorriamo due strade: quella dall’alto che ci porti a volare con la fantasia e a immaginare le nostre infrastrutture tra cinque anni e quella dal basso, che dia ai clienti certezze nei tempi di attivazione, nella qualità del servizio e nel billing. Senza queste due strade insieme, secondo me non si va molto lontano…