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Altro giro di Governo, altro giro di richieste…. Una su tutte, la richiesta di un ‘ministro di Internet’. Dopo il Nobel per la pace a Internet e la ‘loro’ Agenda Digitale, eccoci al terzo capitolo della saga. Tra tweet e retweet, citazioni e autocitazioni, creazione del ‘gruppo di pari’ da portare a Roma tra un post Facebook e due righe sul blog. E magari anche qualche convegno dove io invito te e tu inviti me e ci giriamo l’Italia a forza di scambiarci inviti.

Ennesimo tentativo dei soliti noti di accreditarsi come ‘guru italiani’ del Web, degni di sedere ai piani alti della politica e dettare all’ipotetico ministro – che avrebbe bisogno di consiglieri, segretari, sottosegretari e quant’altro, ovviamente – un’agenda per l’Italia digitale. Una sedia per ciascuno e tutti felici.

Scrivevo, tra le altre cose…

Molto italico: prendi 100 nomi – possibilmente di spicco – e falli firmare. Sempre le stesse persone, cambio cappello e via

Io sinceramente alcune firme non le avrei proprio volute vedere in un movimento che punta a mettere il Web nell’agenda politica del Paese.

Tra i 100 firmatari, molti avrebbero potuto già da anni forzare la mano a tutti i livelli – anche quello politico – per avere Internet in agenda.
Non ho cambiato idea né sulle persone né sull’idea: c’è chi ci crede veramente, ma c’è purtroppo anche chi spera nell’accesso a ‘certe’ stanze… spinto magari proprio dalle persone che ci credono davvero.

Non serve un ministro per Internet, serve che certe aziende (anzi, i loro manager) invece di spendere milioni di euro per ‘lavare’ l’immagine facciano qualcosa di concreto e investano davvero, serve che certe aziende se hanno interessi ‘di gruppo’ li portino avanti coerentemente e attraverso associazioni di categoria, non infiltrandosi nella società civile e accreditandosi presso la politica.

Serve che il digitale sia trasversale a tutti i settori, serve innovazione a tutti i livelli e non solo quella del Web (un ministro dell’Innovazione, questo sì!), serve che i soliti noti si facciano da parte perché in 10 anni non sono stati capaci di cambiare una virgola anche se seduti alle stanze dei bottoni, in compenso sono stati capaci di drenare risorse dal sistema.

Altro che ministro di Internet. Ministro della pulizia, ci vorrebbe.