Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni

sabato, settembre 13, 2008

Tariffe di terminazione i monopolisti piangono

Le premesse sono:
- io sono favorevole alle tariffe di terminazione, non in assoluto ma in un determinato contesto di mercato
- far pagare le chiamate a chi riceve è un errore
- le tariffe di terminazione non dovrebbe essere uno strumento monetario a favore delle telco più grandi ma una leva strategica per favorire la concorrenza
- l'asimmetria delle tariffe di terminazione a favore dei più piccoli è fondamentale (togliamo la tariffa di terminazione a chi è già grande con spalle larghe, facciamola diminuire ai medi, lasciamola o mettiamola ai piccoli).

Detto questo, i grandi gruppi europei stanno facendo pressione sull'Unione Europea perchè le tariffe di terminazione rimangano, dopo che il commissario Reding aveva dichiarato di volerle eliminare. Uno studio evidenza che:

· Abbassare le tariffe di terminazione non porterebbe automaticamente ad una riduzione dei prezzi retail e quindi ad un più alto "consumer dividend" (i vantaggi per noi utenti).

· Una riduzione di tariffe di terminazione a 2c per minuto (confrontate agli attuali 9c di media EU) potrebbe portare ad una riduzione del 9% del la penetrazione del mobile.
[articolo completo su La Stampa]

Al di là dei numeri e del fatto che sia veramente così (oggi non ho i dati per dubitarne), mi chiedo che credibilità posso avere uno studio "commissionata da Deutsche Telekom, Orange, Telecom Italia, Telefónica e Vodafone". Ovvero proprio quelle grandi telco che con le tariffe di terminazione hanno fatto fortune.

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scritto da Massimo Cavazzini alle 12:27 PM | 5 commenti | link a questo post

martedì, luglio 15, 2008

Giro di vite sugli abbonamenti 'automatici' per loghi e suonerie

Bollette pazze per colpa della suoneria gratis (la prima, che si 'porta' dietro un abbonamento automatico)? L'UE indaga.

La Stampa:
Fra il 2 e il 6 giugno sono stati scandagliati dall'Unione Europea 558 siti Internet europei specializzati nell'offerta di suonerie per cellulari, in 466 casi c'erano gli estremi per avere dubbi sulla liceità del contesto. Il 29 per cento dei ricavi (691 milioni del 2007) realizzati con la vendita dei «contenuti» per i 495 milioni di telefoni circolanti nel Vecchio Continente deriva proprio dai «ringtones». Secondo il rapporto l'83 per cento dei siti è stato trovato in condizioni tali da richiedere un approfondimento di inchiesta. La metà delle pagine ha messo in evidenza una ridotta, se non inesistente, trasparenza dei listini; non era segnalato che i prezzi fossero al netto delle tasse, che era necessario un abbonamento e quanto questo fosse destinato a durare. Due siti su tre, invece, non consentivano di risalire agevolmente al responsabile; i numeri e gli indirizzi di contatto erano insufficienti in 399 casi su 558; in un caso su cinque era addirittura impossibile avere ogni sorta di dettaglio sul venditore. «Sia chiaro che è un reato», precisano a Bruxelles. Il risultato della procedura coordinata di inchiesta è che i «trader» sospetti saranno contattati dalle autorità nazionali che chiederanno loro di chiarificare o correggere le questioni dubbie e fuorilegge. Se non lo faranno, partirà l'azione legale, con multe e sanzioni sino alla chiusura del sito. Cinque Stati membri hanno deciso di diffondere i nomi di chi non rispetta le regole (fra questi non c'è l'Italia).

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scritto da Massimo Cavazzini alle 9:24 AM | 0 commenti | link a questo post

martedì, luglio 24, 2007

Blocco UE per il fisso-mobile di Telecom e Vodafone

Stop per Vodafone (Casa Numero Fisso) e Telecom Italia (Unico): il cellulare che diventa telefono fisaso (e viceversa) non piace all'Unione Europea. Scrive Alberto D'Argenio su Repubblica:

La Commissione europea blocca per almeno sei mesi il lancio in ltaliadei nuovi servizi telefonici che permetteranno di passare automaticamente il numero fisso sul proprio cellulare quando ci si trova a casa. La decisione è contenuta in una lettera tndirizzata all'Autorità per le comunicazioni (Agcom), che aveva scelto di dare il via libera ai nuovi pacchetti di Vodafone - che ha già pubblicizzato il prodotto in uno spot con Francesco Totti - e Telecom Italia.
Le condizioni decretate dall'Authority per il lancio dell'innovativo incrocio tra fisso e mobile, infatti, non possono essere prese senza seguire le regole Ue che prevedono un lungo iter procedurale al termine del quale Bruxelles dovrà esprimersi sulla loro compatibilità con le norne comunitarie.


Dopo lo stop (accelerato probabilmente dalle segnalazioni che 5 operatori hanno inviato alla Commissione Europea), Agcom dovrà effettuare un'analisi di mercato, indire una consultazione pubblica, notificare all'UE le decisioni prese e attendere il via libera.

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scritto da Massimo Cavazzini alle 9:19 AM | 0 commenti | link a questo post

mercoledì, luglio 04, 2007

E intanto l'UE multa Telefonica per l'ADSL...

Apcom:
Multa milionaria dall'antitrust Ue a Telefonica: la Commissione europea ha chiamato oggi la compagnia di telecomunicazioni iberica a pagare 151.875.000 di euro per "un abuso molto grave della sua posizione dominante sul mercato della banda larga ('broadband') in Spagna". Lo ha confermato oggi lo stesso esecutivo comunitario in un comunicato diffuso a Bruxelles, secondo cui gli abusi sarebbero durati per cinque anni. "Telefonica - si legge nella nota di Bruxelles - ha imposto prezzi non equi, attraverso la riduzione dei margini ('margin squeeze') fra il prezzo all'ingrosso applicato ai concorrenti e quello al dettaglio applicato ai clienti". Così facendo, "ha indebolito i concorrenti, rendendo difficile la loro continuità e crescita sul mercato: sono stati costretti a subire perdite per raggiungere i prezzi al dettaglio di Telefonica". Il tutto, secondo la Commissione, a diretto svantaggio dei consumatori, che in Spagna "pagano il 20% in più della media Ue per l'accesso a internet a banda larga". Con l'effetto collaterale che "la penetrazione della banda larga in Spagna è del 20% inferiore alla media Ue e la sua crescita quasi del 30% inferiore". Secondo il commissario Ue alla Concorrenza, l'olandese Neelie Kroes, molti spagnoli hanno appunto "deciso di non pagare questo prezzo", col risultato di una limitata diffusione della nuova tecnologia sul mercato iberico. "Quando i consumatori e le imprese sono danneggiati su un mercato così rilevante, tutta l'economia ne soffre: non permetterò alle compagnie dominanti di fissare prezzi che mettono a rischio la liberalizzazione delle telecomunicazioni".

Ma soprattutto:"Dissuaderemo altri incumbent da comportamenti simili"

Che qualcuno inizi a preoccuparsi? Anche se la multa, 151 mln di euro, non è altissima, anzi...

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scritto da Massimo Cavazzini alle 12:32 PM | 0 commenti | link a questo post

martedì, maggio 15, 2007

Roaming, accordo raggiunto

Compromesso raggiunto a Bruxelles sul roaming: accordo preliminare tra Commissione, Parlamento e operatori.

ANSA: il testo dell'intesa prevede un costo di 49 centesimi al minuto per le chiamate effettuate, 24 centesimi per le chiamate ricevute e 30 centesimi per le tariffe all'ingrosso. Entro tre anni tali tariffe dovranno essere riviste e, se necessario, ulteriormente abbassate. Gli operatori dovranno informare subito tutti i clienti e quelli che risponderanno potranno immediatamente aderire alla tariffa di protezione del consumatore. Quelli che dopo tre mesi non hanno ancora risposto, se non hanno gia' aderito ad un'offerta particolare, saranno automaticamente dirottati sulla tariffa di protezione.

Il Parlamento dovrà adesso votare l'intesa in seduta plenaria.

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scritto da Massimo Cavazzini alle 2:48 PM | 0 commenti | link a questo post

venerdì, aprile 13, 2007

La calda estate del roaming... e del lobbying

Ieri la Commissione Industria del Parlamento europeo ha approvato il piano, proposto dalla commissaria Reding ed appoggiato dagli operatori più piccoli, per ridurre fino al 70% le attuali tariffe di roaming. In sostanza, la proposta è di abbattere i prezzi al dettaglio e all'ingrosso per le telefonate mobili nei Paesi dell'Unione Europea. La proposta prevede un tetto massimo di 40 centesimi al minuto per le chiamate effettuate da un Paese estero verso un altro paese UE, ed un prezzo massimo di 15 cent/min per le chiamate ricevute quando ci si trova all'estero.

I 785 europarlamentari dell'Aula Ue dovranno esprimersi sulla questione nel corso di una delle sessioni plenarie in programma a maggio a Strasburgo, quasi certamente quella del 9-10 maggio. In caso di voto positivo, saranno poi i ministri delle Telecomunicazioni dei Ventisette ad adottare eventualmente il taglio definitivo delle tariffe roaming nel corso del Consiglio telecomunicazioni in programma il 7 giugno a Lussemburgo. [via]

Cantare vittoria? Un po' presto, perchè i Governi dovranno approvare la proposta il 7 giugno (con entrata in vigore il 7 luglio) e ovviamente le lobby sono già al lavoro per orientare le scelte a proprio favore. Quali e quante lobby?

In prima fila la (potente) lobby degli operatori dominanti: se riescono a mantere elevati i prezzi all'ingrosso, continuano ad assicurarsi prezzi al dettaglio - e quindi guadagni - elevati. Perchè? Prendiamo un operatore come Vodafone, presente in quasi tutti gli Stati UE.

Vodafone vende a sè stessa (ad esempio Vodafone Spagna vende a Vodafone Italia) il traffico roaming all'ingrosso: indipendentemente dal prezzo che compare a bilancio per la transazione, si tratta di una partita di giro, proprio perchè è una vendita "interna". Quando un operatore non è presente in un Paese, deve stringere accordi di roaming con un operatore locale: ad esempio Wind deve andare da Vodafone Spagna a contrattare il prezzo sul roaming. E' come se il panettiere si vendesse il pane battendo lo scontrino e auto-pagandosi: qualsiasi si il prezzo, sono soldi che escono e rientrano allo stesso soggetto. Se inveve vende pane ad un soggetto terzo, è tutto guadagno.

Questa differenza è quella che influenza il prezzo finale della chiamata in roaming: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è l'operatore più piccolo a "guidare" le scelte dell'operatore dominante. Tornando all'esempio, se Wind paga a Vodafone Spagna 1 euro all'ingrosso, al dettaglio il prezzo che l'utente Wind paga quando si trova in Spagna non potrà mai scendere sotto quella cifra, anzi sarà più elevato per assicurare un guadagno sostenibile per Wind. Vodafone Italia, che compra da Vodafone Spagna (la già citata partita di giro interna), per decidere il prezzo da praticare al consumatore finale non si baserà sul prezzo all'ingrosso (che virtualmente, essendo una compravendita tra soggetti con lo stesso proprietario, tende a zero o quasi indipendentemente dal prezzo che compare a bilancio) ma sul prezzo al dettaglio fatto dal concorrente. Quindi elevato, perchè il concorrente paga salato il traffico wholesale.

Ecco perchè gli operatori più piccoli o con meno "filiali europee" (tra cui il Gruppo 3, ma non solo) chiedono non tanto il tetto alle chiamate sui prezzi finali, quanto quelle sul prezzo all'ingrosso: è il prezzo wholesale che pagano i piccoli operatori a stabilire il prezzo retail che fanno i piccoli operatori e, di riflesso, i grandi operatori. Oggi gli operatori dominanti tengono prezzi all'ingrosso elevati, costringono gli operatori minori a praticare tariffe elevate e quindi possono giustificare i propri prezzi finali.

Un accenno, infine, alle lobby regionali: ne avevo già parlato in passato, per cui spendo giusto due righe due. I flussi turistici da nord Europa a sud Europa sono massicci, ci sono più europei del nord che trascorrono le vacanze nel sud Europa che non viceversa. Ovviamente gli operatori del sud Europa chiedono qualche forma di compensazione per le perdite che si troveranno ad affrontare con il taglio delle tariffe: una volta però che il price cap sarà in vigore, l'UE non credo si farà condizionare dai volumi di traffico "turistico". Semplicemente, chi prima guadagnava 100 poi guadagnerà 30, chi prima guadagnava 20 dopo il taglio guadagnerà 6: sempre il 70% in meno, non importa se in assoluto 6 e 30 sono cifre distanti.

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scritto da Massimo Cavazzini alle 8:52 AM | 0 commenti | link a questo post