Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni

venerdì, marzo 16, 2007

Cellulari, metti ICE nella rubrica

All'estero si usa da qualche tempo, in Italia ci si affida ancora alla sorte: se - facendo tutti gli scongiuri del caso - vi sentiste male quando siete fuori casa, chi dovrebbero contattare i soccorritori?

La risposta è il classico uovo di Colombo: poichè nel 99% dei casi il cellulare sarà con voi, il numero da chiamare in caso di emergenza può essere memorizzato lì. Sotto la voce ICE, In Case of Emergency: ICE1, ICE2, ICE3 ecc se i numeri sono più di uno. Certo, i soccorritori oggi sfogliano la rubrica magari chiamando "Casa", "Mamma", "Papà", "Ufficio" e così via, ma...

Secondo quanto riportato da Wikipedia e da un articolo BBC, l'idea è stata lanciata nel 2005 dal paramedico britannico Bob Brotchie, che propose l'introduzione della consuetudine di memorizzare, sul telefono cellulare, il numero di un familiare o di un amico da contattare in caso di emergenza ("in case of emergency", appunto) e qualora la persona coinvolta si trovasse impossibilitata a farlo in prima persona. [via]

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giovedì, marzo 15, 2007

Da Vodafone una finta flat dati a 'soli' 432 euro al mese

Leggete il titolo:
Vodafone continues to lead the mobile industry in reducing the cost of roaming in Europe

Poi leggete il resto:
Vodafone announces today that customers in Europe will be able to surf the internet, check e-mail and access their business network when roaming abroad for a flat rate fee...

Poi sedetevi con calma sul divano:
...of only €12...

Poi vedete voi che fare:
...for every day of use.

Solo 360 euro al mese (più Iva, ovvero 432 euro), ma non per tutti:
The tariff will be available to Vodafone customers with mobile-enabled laptops from 1 July 2007

Siete svenuti? Riprendetevi perchè:
The fixed fee covers consumption within either a 24 hour period or a calendar day, up to 50 MB of data, after which the customer’s standard per-megabyte rate applies.

Ri-svenuti? Riprendetevi perchè ce n'è ancora:
The €12 (excluding VAT) flat rate tariff is applicable when a Vodafone customer is roaming on Vodafone subsidiary networks in Europe. Should a customer roam onto another network then standard per megabyte charging will apply.

Riassumendo:
432 euro/mese per 50 MB/giorno in roaming, solo su rete Vodafone.
Eh sì, è proprio vero che "Vodafone continues to lead the mobile industry in reducing the cost of roaming in Europe".

Ps: 350 MB/settimana... e la chiamano flat? Una "flat" o qualcosa che ci assomigli è qualche GB, al limite...

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Da Beltel a Release, una nuova rivista per l'ICT

E' arrivata ieri in ufficio (per la precisione, la copia 55 sulle 100 della tiratura limitata) la brochure che presenta Release, una rivista che nasce dallo stesso gruppo della nota Beltel.

Release "non è una rivista tecnica, si occuperà di tecnologia da un punto di vista economico, di marketing, sociologico, di costume ed in definitiva politico". Insomma, uno strumento di approfondimento su ciò che accade nel mondo della tecnologia.

Il primo numero di marzo tratta di Società dell'informazione tra mito e realtà, a giugno si parlerà di Industria e innovazione, il numero 3 di settembre solcherà l'universo di Scuola, Università e Società, mentre l'ultimo numero 2007 si dedicherà ad Arte e Tecnologia.

Al progetto release partecipano alcuni esperti di tlc (Morganti, De Leo), la brava Elena Comelli, due blogger che leggo regolarmente (Luca e Lele) e molti altri. Insomma sulla carta si prannuncia una bella rivista :-)

Il sito di Release è questo, non poteva mancare il blog
(è tutto ancora in fase di test con qualche link mancante... che si siano dimenticati di aver indicato i link nell'invito? :-P)

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mercoledì, marzo 14, 2007

Blogroll tlc

Ok, ok, dovrei editare i link sulla destra per inserire i blog che leggo più o meno frequentemente. Ma sono pigro e la lista sarebbe lunghissima, per cui di tanto in tanto segnalo blog nuovi o interessanti che potrebbero incuriosire anche i lettori di Telcoeye.

Oggi è la volta di Alex con il suo Tlcworld, cui sono collegati una serie di siti/blog dedicati ai temi delle tlc.

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Second Life si, Second Life no

Anche io non ce la faccio più a leggere pezzi su Second Life. E' ovunque. Troppo, davvero. Scherzando con un amico, mi ha detto "per finire in pagina basta mettere nel titolo Second Life e il caporedattore ti passa tutto".

E allora ha ragione Layla, quando scrive: Second Life? Sì grazie ma con calma :-)
Second Life e' una delle tante possibili frontiere del Web 2.0, da esplorare, un nuovo modo per la brand per entrare in relazione con i consumatori. Ma, efficacia ed efficienza devono comunque rimanere le variabili su cui fondare le scelte di investimento di marketing e advertising.

Second Life è un fenomeno, non il fenomeno.

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Internet come l'automobile: una tassa per tutti

Spero di sbagliarmi, ma a leggere i giornali degli ultimi giorni mi è venuto un dubbio: non è che Internet sta per diventare la "nuova automobile" in tema di tasse e balzelli? Avete presente quel meccanismo per cui quando manca qualche risorsa economica, si ritoccano benzina bolli e balzelli vari che gravano sulle auto?

Leggendo l'intervista al patron Siae su LaStampa, viene fuori che una delle proposte è tassare gli abbonamenti Internet "perchè in rete circola gratuitamente materiale protetto da copyright". Oggi su Repubblica leggo che i registi italiani hanno presentato una proposta di legge per introdurre una "tassa su Internet" che finanzi il cinema italiano. Una "tassa su tutti i media che utilizzano il cinema, non solo tv quindi ma anche siti web e gestori telefonici".

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L'Italia che vende

Telecom e Fastweb ancora protagonisti oggi dopo gli annunci dei giorni scorsi.

Sul fronte Fastweb, Swisscom potrebbe essere costretta a rilanciare: i 47 euro offerti per le azioni della società fondata da Scaglie e Micheli valgono in Borsa quasi 49 euro. Il mercato, insomma, crede nel rilancio. Vodafone studia con Lehman Brothers, Mediaset studia da sola, Swisscom sta alla finestra, forse in attesa di capire cosa vogliono fare gli hedge fund presenti nel capitale Fastweb. Da segnalare la "discesa in campo" di Albertini, definito sul Sole24Ore "a buon diritto l'ideatore di Fastweb": spiega che l'offerta svizzera porterà offerta di qualità e investimenti e svela che già nel 1999 Vito Gamberale suggerì di cercare un accordo con gli elvetici. Sul fronte Telecom, quasi certamente Pirelli ha ricevuto offerte concrete (e la Borsa ci crede): Bersani e Gentiloni schierati contro la cessione agli stranieri.

Stefano (a proposito, complimenti per essere nella top30 degli imprenditori innovativi!) cerca di spiegare perchè l'Italia vende:
Non ci sono i margini. In un mercato in cui la materia prima all'ingrosso e' totalmente (salvo qualche frazione di percentuale) posseduta da Telecom che gioca anche sul mercato al dettaglio, i prezzi al dettaglio sono stabiliti da Telecom (non senza pressioni politiche, per la verita'). I prezzi all'ingrosso, e quindi i margini per i competitor, sono governati da AGCOM.
Se AGCOM opera lasciando troppo poco ai competitor, questi soffrono e dopo avere messo danaro, senza avere reali prospettive, vendono ed escono dal settore. Parlo per esperienza personale, dopo aver deciso di spostare il business della I.NET (oggi sotto OPA di BT, non della Canistracci) dalla connettivita (TLC) all'outsourcing/security (IT). Perche' AGCOM ha operato in questo modo ? Il TAR ha detto: per aiutare Telecom Italia a non perdere quote di mercato. E perche' cio' ? perche' la gestione finanziaria di Telecom richiedeva ingenti utili, superiori a quelli del settore, per pagare il debito degli azionisti che avevano scalato a debito Telecom. Questo il risultato. Un mercato asfittico, aziende e soprattutto imprenditori in fuga dal settore (io per primo), indotto sofferente, investimenti IT al lumicino, system integrator in forti difficolta'.


Una seconda riflessione arriva dal Foglio:
Perché i telefoni non riescono più a stare da soli, se non sono nelle mani di grandi operatori esteri, e perché le tv hanno bisogno delle reti per sviluppare i settori del futuro: Internet, digitale, contenuti. L'acquisto da parte di un operatore estero della società guidata da Silvio Scaglia, dopo che l'ex Omnitel è stata venduta agli inglesi di Vodafone e Wind all'egiziano Naguib Sawiris, evidenzia la difficoltà del mondo imprenditoriale italiano di vedere le aziende di tlc come una possibilità di investimento, difficolta aggravate dalle tentazioni di ingerenza nel settore da sempre coltivate dalla politica.

E poi Luca, che scrive:
Siamo in un labirinto finaziario. In pochi ci guadagnano. In molti ci perdono. Ma va bene: purché finisca questo incubo che nessuno di noi si era meritato e si cominci a lavorare. Se sarà mai possibile.

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martedì, marzo 13, 2007

Fastweb, che la battaglia abbia inizio

Riassumiamo: Swisscom va all’assalto di Fastweb. Ieri la società svizzera, controllata dal Governo di Berna, ha annunciato un’Opa cash da 3,7 mld, ovvero 47 euro per azione.

Il CdA di Fastweb ha accettato e scelto come advisor Deutsche Bank e Unicredit, il fondatore Scaglia ha fatto sapere che l'offerta di acquisto amichevole è per lui ok, "a meno di offerte migliorative" da parte di altri player.

Micheli e Scaglia, i co-fondatori della società che dal 1999 persegue il triple play in Italia, vedrebbero salire a 1,5 miliardi di euro l'incasso realizzato dal fortunato sbarco borsistico di e.Biscom del 2000 (l'azione fu collocata ad un valore quasi quadruplo rispetto al valore attuale).

E qui l’affare si complica: Fastweb non è un titolo da “cassettista” ma da sempre una “growth stock”, cioè un’azione che si rivaluta con la crescita e l'apprezzamento in Borsa. Apprezzamento che non c’è stato: quotata a 160 euro nel 2000, dopo sette anni vale attorno ai 43 euro per azione e non ha mai prodotto un solo euro di utile. Dal 2000 ad oggi ogni anno si è chiuso in perdita, con perdite che arrivano ad un miliardo (la sola rete è costata 3,6 miliardi).

Mentre il titolo di Fastweb vola in Borsa (ieri +15% a 48,34 euro), iniziano a circolare le prime voci su potenziali compratori alternativi a Swisscom, le famose "offerte migliorative" citate da Scaglia. Gli analisti scommettono infatti che a Swisccom non basteranno i 47 euro offerti per portare a casa la maggioranza di Fastweb: la società, di cui Scaglia ha il 18% circa, vede la presenza di numerosi hedge fund che tenteranno la corsa al rialzo. Già si parla di 55 euro ad azione, ma è presto per sapere cos'hanno in testa eventuali fondi di private equity interessati all'ingresso in Fastweb.

Senza dimenticare i possibili compratori "industriali", che potrebbero realizzare importanti sinergie (unire fisso e mobile, unire Tv e Tv via Web). Vodafone, da tempo accreditata come possibile compratore, non ha voluto commentare.

Murdoch, il patron di Sky, rimane alla finestra ma difficilmente sarà della partita.

Interesse invece da parte di Mediaset, che starebbe studiando il dossier Fastweb da mesi e potrebbe offrire 50 euro per azione. Confalonieri ha prima lasciato intendere che un occhio su Fastweb era puntato, poi ha corretto il tiro spiegando che nel Consiglio di Amministrazione e nell'incontro con gli analisti Fastweb non sarebbe stata all'ordine del giorno. Il che non significa che non se ne possa parlare a margine, anche perchè Fastweb rappresenta una delle possibili "leve" che ha Mediaset per crescere sul mercato nazionale (altre strade, invece, portano all'estero).

Chi invece ha rinunciato dopo qualche proclama bellicoso è la Orascom di Sawiris: il magnate egiziano dichiara di non avere sufficiente denaro per colpa della stangata sulle ricariche (che impatterà sui conti Wind per 300 milioni circa) e sulla possibile eliminazione dello scatto alla risposta.

A beneficiare della battaglia su Fastweb da un lato Scaglia, che con il miliardo di euro che porterà a casa potrà finanziare con maggior tranquillità l'avventura di Babelgum (una televisione via Internet che sfrutta il peer-to-peer).
Dall’altro Tiscali: l'ISP sardo è una delle poche prede ancora contendibili nella telefonia fissa (Wind, Albacom, Tele2, Fastweb sono le prede già assegnate) e Murdoch ci ha già messo gli occhi sopra. Tiscali ieri ha guadagnato il 6% in Borsa sulle speculazioni legate al possibile interesse del magnate australiano, sebbene gli analisti continuino a ripetere che il titolo è sopravvalutato.

Fastweb ha aperto le danze, Telecom Italia seguirà a breve (ieri il CdA di Pirelli ha dato mandato a Tronchetti Provera di esplorare tutte le possibili opzioni, compresa la vendita della quota Olimpia): il gran ballo delle tlc italiane non è che all’inizio.

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lunedì, marzo 12, 2007

Il costo della banda larga italiana

Come giustamente fa notare Alex, non è sempre vero che la banda larga italiana costi più che quella estera. Tolta la Francia (che ha più operatori con rete in fibra ottica estesa), l'Italia è allineata al resto d'Europa:

Piuttosto la battaglia va diretta altrove: la qualità reale delle Adsl nostrane fa schifo. Lentezza e cadute libere delle connessione, a causa di centrali fatiscenti, soprattutto al Sud. Non a caso Telecom sta lanciando il rinnovo della rete: si rende conto che i ticket di guasto sono una mazzata per il business.

Ecco, se consideriamo la qualità, allora l'ADSL italiana è più cara (caro è quando pago di più per avere lo stesso servizio, ma anche quando pago uguale per avere un servizio peggiore). E forse gli amici di AntiDigitalDivide avrebbero qualcosina da dire anche sulla rete, che in Piemonte è messa peggio di alcune regioni meridionali (così, almeno, dice la cartina sulla copertura ADSL italiana).

Infine, Telecom Italia: oggi una bella analisi di Stefano Carli pubblicata da Affari&Finanza de Repubblica ricorda che di Ngn non si parlerà (almeno) fino al 2009.

Non c'è stata fuga in avanti nel piano industriale di Telecom Italia presentato venerdì scorso. La Borsa ci aveva un po' sperato, facendo salire il titolo, ma dopo mezz'ora, resi noti i primi numeri, il listino è tornato indietro. Di qui al 2009 il gruppo di Guido Rossi e Riccardo Ruggiero non si lanccrà in grandi investimenti in fibra ottica. Di quelli si parlerà dopo il 2009. Fino ad allora il gruppo si concentra sull'esistente: come far crescere del 50% gli abbonati alla banda larga in Adsl, mettere sul tavolo una strategia unificata sul fronte dei contenuti multimediali, recuperare migliori standard di qualità del servizio, visto che a questo sono dedicati ben 700 milioni nel solo 2007. La linea guida è quella della ‘disciplina finanziaria', come l'ha deifinita Buora. Attenzione ai fondamentali per non guastare il rating e poche spese. Acquisizioni solo carta su carta. Intanto France Telecom denuncia un calo degli utili del 25% a causa della concorrenza sulla banda larga.

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La SIAE? Nata per incassare il più possibile. Anche tassando il Web

Qual è il ruolo della SIAE? Proteggere il copyright? Cercare di sviluppare il mercato della musica? Far emergere nuovi talenti? Niente di tutto questo.

Intervista da Bruno Ruffilli su La Stampa, il presidente della SIAE Giorgio Assumma spiega: “La nostra vocazione è incassare il più possibile. Lavoriamo per questo”.

Poi, la stoccata finale: "Stiamo studiando una tassa per gli abbonamenti al Web, basata sul presupposto che su Web c'è materiale protetto da copyright".

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Se sei a meno 33, si vede!

Mattinata di scherzi tra milanisti ed interisti. I primi 15 minuti aziendali di oggi sono dedicati agli sfottò: l'Inter ha vinto il debry ed il Milan si trova 33 punti sotto.

Nei corridoio di 3 Italia, qualche buontempone ha iniziato a far circolare prima lo slogan (da "Se hai 3 si vede" a "Se sei a meno 33 si vede"), poi questa immagine che riprende la carena della moto di Marco Melandri. 3 Italia è sponsor del campione ravennate, ma per questo lunedì calcistico il '33' diventa '-33', la scritta Honda lascia il posto al logo del Milan e il marchio Morellato si trasforma magicamente in ... Moratti.

PS: io sono del Toro :-)

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venerdì, marzo 09, 2007

Telecomania: Rossi stende Tronchetti

Ci sono volute sei ore per mettere d'accordo tutti sul piano Telecom Italia. Ha vinto Guido Rossi, che compattando il management è riuscito a mettere nell'angolo Tronchetti Provera. Insomma, come commenta il IlSole24Ore, non basta il 18% di Olimpia per controllare Telecom. Tre gli astenuti durante la votazione (Pasquale Pistorio, Carlo Puri Negri e Massimo Moratti, tutti vicini a Tronchetti Provera), Merloni è uscito prima del voto.

Il vero vincitore è dunque Rossi, che ha portato dalla sua parte anche Buora (un ex fedelissimo di Tronchetti?) e Mion, rapprersentante di Benetton.

Sul fronte della possibile alleanza spagnola, la stampa italiana sembra disorientata: c'è chi dice che Rossi non esclude un accordo, chi invece titola dando per scontato che Rossi preferisca la cordata di banche italiane. Capofila Mediobanca, che starebbe cercando un pool di investitori desiderosi di entrare in Olimpia. Pirelli starebbe però ancora cercando di convincere Telefonica ad entrare nel capitale della società che con il 18% controlla Telecom.

Sul fronte dei risultati finanziari (offuscati sui media dallo scontro Tronchetti-Rossi vinto da quest'ultimo), per Telecom Italia diminuiscono debiti (adesso a 37,3 mld) e i profitti netti (3,01 mld nel 2006, in calo del 6,3%), i margini sono in crescita ma sotto le attese, il dividendo è invariato (0,14 euro per azione) ma da Telecom hanno già fatto sapere che "in futuro si cambierà". Insomma, il ricchi dividendi potrebbero diventare solo un ricordo.

Emblematica, se confermata, la dichiarazione di Rossi (nei retroscena raccontati da Giovanni Pons su Repubblica): "Quello di Telecom Italia non è un piano di grande sviluppo, ma è quello che si può fare oggi: non possiamo imbrogliare il mercato". Se la frase è vera, la domanda è lecita: fino ad oggi, allora, cosa è stato fatto?

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Un nuovo blog sulle tlc

Dimitri è un assiduo lettore di Telcoeye: da oggi ha anche un blog tutto suo, lo trovate su http://telcomag.blogspot.com. In bocca al lupo e benvenuto :-)

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mercoledì, marzo 07, 2007

Tronchetti lo spagnolo, Rossi il realista

In attesa del CdA di oggi sul piano industriale, Guido Rossi ha svelato ieri durante la riunione del comitato strategico il piano Telecom Italia: alleanze con più gestori e controllo rigoroso del debito, anche attraverso una nuova politica dei dividendi (probabilmente meno generosa rispetto al passato).

E' forse per questo che l'idillio tra Rossi e Tronchetti sembra essere finito? Tra previsioni poco rosee da parte degli analisti e nuovo piano industriale, i titoli della galassia Telecom non brillano: ieri Pirelli ha perso poco meno del 4% e il trend negativo non sembra potersi fermare nel brevissimo periodo. Rossi vuole stringere più alleanze, Tronchetti intanto insiste con Madrid, dove c'è quella Telefonica interessata ad entrare in Telecom: la resa dei conti tra il patron della Bicocca e il manager chiamato in Telecom a metà del 2006 è dietro l'angolo, come spiega IlSole24Ore.

Rossi vorrebbe una public company ed è forse per questo che ha solamente accennato alla rete di nuova generazione (Ngn), senza includerla nel piano industriale. Attende di capire come si muoverà il Governo e come gli azionisti Telecom: in attesa che svaniscano le nubi sulla Ngn, Rossi ha solo inserito nel piano triennale qualche investimento per la dorsale in fibra ottica.

Tronchetti è contro la public company, non tanto per una motivazione filosofica, quanto per una mera questione finanziaria: la politica dei dividendi elevata tipica della Telecom degli ultimi anni serve ad Olimpia (la "scatola" che controlla Telecom) per poter campare bene, dato il debito elevato.

Come spiega Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera, "ridotti all'osso, i dati del problema sono i seguenti: il gruppo Telecom genera un margine di 12-13 miliardi e ha uscite per dividendi (2,7 miliardi), imposte (1,2), riduzione del debito (3), oneri finanziari netti (2) e investimenti (5). Poichè il margine non cresce, l'equilibrio del bilancio e l'incremento degli investimenti indispensabile in Brasile possono essere raggiunti solo diminuendo i dividendi ed eventualmente rallentando il rientro dal debito".

Altre strade? Poche e tortuose, come spiega ancora il Corriere: "Propositi più ambiziosi, per esempio l'introduzione accelerata delle reti di nuova generazione per far galoppare l'Italia nella banda larga, richiederebbero quell'aumento di capitale che Pirelli nega".

Il vero problema di Telecom oggi, dunque, sembra essere la divergenza esistente tra il management (non solo il già citato Rossi, ma anche Carlo Buora, l'ormai ex braccio destro di Tronchetti che durante l'affaire Telefonica ha lasciato intendere di sposare la linea-Rossi) e Marco Tronchetti Provera, costretto dalle logiche finanziarie a mantenere alti i dividendi Telecom e puntare con decisione sull'ingresso della spagnola Telefonica, senza chiudere la porta in faccia ad altri possibili investitori russi.

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lunedì, marzo 05, 2007

TomTom Go per moto a 90 euro

Mi è arrivata via mail:

OFFERTISSIMA!!! Se qualcuno/a fosse interessato/a...Ho deciso di vendere il mio sistema di navigazione TOM TOM GO, praticamente nuovo.
Caratteristiche principali:
- mappe di navigazione per tutto il mondo
- grosso display (visibilità 3D)
- montaggio universale
- colore: deep-blueCosto
Euro 90,00 trattabili

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Costo di ricarica, Codacons e libero mercato

L'associazione di consumatori Codacons ha presentato un esposto al Garante per le Comunicazioni in cui scrive: "Non devono essere imposti con i nuovi piani aumenti tariffari attraverso ritocchi degli scatti alla risposta o rincari delle tariffe al minuto o al secondo".

Tra quanto il Codacons pretenderà anche di sedere nei CdA dei gestori, magari decidendo quanto far pagare i servizi, quanto investire, chi assumere e così via?

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venerdì, marzo 02, 2007

Punti di vista

Punti di vista sui costi di ricarica: Vodafone è il lupo cattivo perchè ha aumentato le tariffe o quello buono perchè Guindani "è già andato a parlare con le associazioni di consumatori" (Manifesto, non disponibile on line)?

In questo istante Google News dice:
- Vodafone aumenta tariffe 22 news
- Guindani oncontra consumatori 0 news

Qui, ahinoi, non se ne parla...

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La parte abitata della rete


Internet cresce e fa parlare di sè. E qualcuno ci prende per mano e ci porta a spasso:

Come ogni guida turistica, l’ho scritta pensando soprattutto a chi la meta non la conosce ancora o a chi la conosce poco, piuttosto che a quanti già ci vivono da tempo e con soddisfazione. Ho provato a raccogliere quello che ho imparato in Rete in questi anni, le cose migliori che ho sentito dire in giro, il senso del mutamento di prospettiva che stiamo vivendo, al di là della banalità degli strumenti, degli entusiasmi e delle definizioni del momento.

Bravo Sergio, io l'ho ordinato.

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Costi di ricarica, sconcertanti reazioni?

Sul tema dei costi di ricarica, Mante scrive:

Quello che sta accadendo con la faccenda dei costi di ricarica per i cellulari e' di una linearita' sconcertante. Ci si poteva attendere una tendenza piu' o meno sotterranea al rialzo delle tariffe a "parziale compensazione" degli obblighi del decreto Bersani. Cio' che invece sta accadendo e' che gli operatori (Wind e Vodafone sopra tutti) hanno deciso di agire a carte scoperte (nel caso di Wind talmente scoperte da rischiare qualcosa) rendendo evidente alla propria clientela nella maniera piu' chiara possibile il trasbordo dei costi di ricarica sul traffico cellulare. Come a dire: le imposizioni del governo? Ci fanno un baffo.

Stavo per rispondere, ma la risposta è già tra i commenti di quel post:
forse ho capito male io, ma non mi pare che il provvedimento fosse studiato per diminuire di un miliardo e mezzo il fatturato dei gestori telefonici, quanto semplicemente per rendere trasparenti le tariffe cioè, appunto, perché fossero in esse incorporati i così detti costi di ricarica. Che poi i media abbiano preferito presentarlo in un altro modo, in un modo più "accattivante" è questione che non riguarda il governo e nemmeno le compagnie telefoniche, riguarda i media ed il loro ombelico. livefast

Che ne dite?

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giovedì, marzo 01, 2007

Costi di ricarica, ecco i primi aumenti

Ieri scrivevo:
Eliminiamo pure costo di ricarica, scatto alla risposta, canone mensile, e concentriamo sul prezzo della chiamata tutti gli elementi che oggi formano il fatturato: davvero sicuri che i consumatori siano pronti a pagare un euro al minuto le chiamate?

Oggi la conferma: le associazioni di consumatori si scagliano contro i nuovi piani tariffari Vodafone, in vigore dal 4 marzo. Scrive Dario su Punto Informatico:

Una segnalazione arriva invece dal Movimento Difesa del Cittadino, che critica le nuove offerte Vodafone. Il gestore, sostiene MDC, "ha aumentato del 26% il costo dello scatto alla risposta, da 15 a 19 centesimi su tre delle cinque offerte, vanificando i benefici del decreto Bersani e il lavoro dell'Autorità per le Comunicazioni e delle associazioni dei consumatori". MDC formula anche una propria stima sull'impatto economico delle nuove offerte: "Su base annua gli aumenti saranno, per i soli scatti alla risposta, di 73 euro (5 telefonate al giorno), 146 euro (10 al giorno), 219 euro (15 al giorno) e 292 euro (20 al giorno)".

Ma c'è di più:

E oltre all'aumento del costo delle chiamate, MDC denuncia una presunta violazione del Codice
delle Comunicazioni elettroniche: "Vodafone per la restituzione del traffico residuo di una SIM
disattivata per scadenza, portabilità o per la quale si vuole esercitare il diritto di recesso, chiede il pagamento di 8 euro, sottoforma di carta servizi, e l'invio di una raccomandata (3,40 euro). Quindi - calcola MDC - fino a 12 euro di traffico residuo l'utente non avrà alcuna convenienza a richiederlo. Tutto ciò viola le più elementari garanzie degli utenti e per questo l'associazione denuncerà l'iniziativa all'Agcom e all'Antitrust per verificare l'ingannevolezza della pubblicità".


Anche Wind, come segnala Windworld, adotta una strategia di aumenti, con nuovi profili tariffari più cari di quelli precedenti. E soprattuto interpreta il decreto Bersani eliminando il costo di ricarica sui nuovi profili, ma non su quelli vecchi che per i tagli di ricarica sotto i 50 weuro continueranno ad avere i costi di ricarica. Si profilo una battaglia legale tra Wind e Agcom? Per il momento, la battaglia è già partita sul Web.

Al di là delle decisioni dei singoli gestori, era banale prevedere che un intervento statalista nelle attività di una società privata non sarebbe passato senza produrre reazioni: vuoi con nuove tariffazioni al minuto, vuoi con scatti alla risposta più alti, vuoi... che qualcuno non proponga domani una petizione?

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mercoledì, febbraio 28, 2007

La petizionite

Il parziale successo della petizione contro i costi di ricarica si sta trasformando in sacro furore petizionistico: qualsiasi persona non abbia più voglia di pagare un costo fisso si dà alla petizione. E' evidente che la spinta emotiva portata dall'abolizione del costo di ricarica (che esiste anche in altri Paesi europei e che, non ho cambiato idea, ha ragione di esistere) è stata forte: dietro l'angolo, però, possibili aumenti delle tariffe (in media, secondo da la UE, in Italia si paga il 15% in meno) e sicura sparizione dei bonus di traffico.

Su Libero di oggi ad esempio, un lettore si lamenta della sparizione delle ricariche Power di 3: telefonando molto, pagava 60 euro e ne riceveva 90, con un risparmio di 30 euro/mese (ovvero circa il 30%). La maggior parte di coloro che hanno un traffico medio-alto (che, a ben vedere, sono coloro che tengono in piedi le compagnie telefoniche) rischia dunque di perdere soldi. A guadagnarci (ben 5-10 euro/anno!!) coloro che hanno magari 10 sim card che non ricaricano quasi mai e che chiamano poco (non contribuendo, di fatto, a ripagare la rete e gli investimenti). Identica lamentela su La Stampa.

Tornando al furore petizionistico, segnalo per dovere di cronaca la notizia di una petizione per eliminare lo scatto alla risposta, seguita da Anti Digital Divide che lancia una petizione per "l'abolizione del Canone Telecom sulla fonia e sulla linea solo dati".

Pur non volendo entrare nel merito dei singoli casi, mi limito a notare che lo scatto alla risposta, il canone, il costo di ricarica fanno parte di un sistema di prezzi unico, e non possono essere considerati elementi singoli. Il fatturato delle telco è la somma di più fattori e, come è normale che sia, le società tendono a farlo crescere nel tempo o per lo meno a mantenerlo costante.

Se un elemento che compone il mix viene a diminuire o mancare del tutto (come accade con il costo di ricarica), è dinamica normale che gli elementi "sopravvissuti" aumentino (costo al minuto, scatto) o che diminuiscano i bonus (vedi eliminazione delle ricariche Power). Eliminiamo pure costo di ricarica, scatto alla risposta, canone mensile, e concentriamo sul prezzo della chiamata tutti gli elementi che oggi formano il fatturato: davvero sicuri che i consumatori siano pronti a pagare un euro al minuto le chiamate?

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martedì, febbraio 27, 2007

L'ennesimo YouTube italiano?

Nasce l'ennesimo YouTube italiano: TuoVideo.it, creato da due blogger milanesi (Marco Camisani Calzolari ed Edoardo Colombo). Il plus? I due blogger, recitano le agenzie, "hanno raccolto il disappunto dei navigatori italici persi tra i molti giochi di parole e lo slang, a volte incomprensibile, del piu' noto e frequentato sito di video al mondo".

A volte ho l'impressione che si stia cercando di imporre sui media il concetto di "creato da blogger = di qualità", cosa che non sempre è vera per per definizione Che ne pensate?

Ne approfitto per segnalare, via Vittorio, una iniziativa simile che coinvolge tecnologia italiana ma che ha sede in California. Your Truman Show:

La sfida ai giganti di You Tube e Second Life è un ponte lungo migliaia di chilometri che collega Torino alla Silicon Valley. È un azzardo, forse, una sfida che mischia capitali americani e i volti torinesi di due amici di vecchia data: Arturo Artom, imprenditore di 40 anni, e Luca Ferrero, «creativo», 39 anni.Ad aprile la loro ultima invenzione sfiderà i colossi del web: il sito che ospita milioni di video fai da te e il tempio degli avatar e delle vite alternative. Sta tutto racchiuso in un nome che la dice lunga: Your Truman Show. Spiega Luca Ferrero: «You Tube è una piattaforma orizzontale, permette di caricare qualunque tipo di filmato. La nostra sarà invece una piattaforma verticale che raccoglierà storie di vita, le classificherà e permetterà ai visitatori di votarle e recensirle». Raccontare se stessi, esperienze, frustrazioni, drammi e felicità: ecco cos’è il Truman Show di Artom e Ferrero. Che ha preso piede a San Francisco, con capitali e dimensione made in Usa.

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Sei sardi in cucina nel Kitchen Stage

Partira' il primo marzo sul web ''Kitchen Stage'', reality show ideato da Electrolux, che per
tre mesi avra' per protagonista una famiglia di Cagliari, ripresa nella sua cucina. Electrolux, uno dei leader mondiali dell'elettrodomestico, ha individuato, attraverso una selezione su Internet - spiega l' azienda in una nota - una vera famiglia che, anche durante lo show, continuera' a vivere a casa sua, e non in un set televisivo. Questi personaggi potranno essere visti in azione soltanto nella loro cucina (dalle 7 alle 23): e' qui che si celebra il rito comunitario della preparazione e del consumo del cibo in famiglia e con gli amici e soprattutto e' questo il teatro del confronto generazionale e dei ruoli della famiglia (ANSA).


Partner dell'niziativa:
Electrolux con MK Cucine per l'ideazione e realizzazione dei mobili
Beta 80 Group per la realizzazione e trasmissione del reality
Tiscali per la connettivita' broadband tra la casa cagliaritana e il web
Dada, che ospitera' un blog dedicato nella propria community.

Per chi è curioso, questo il sito.

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1007, gli occhiali di Lapo e lo specchio 3D sabaudo



Matteo, ex compagno di banco conosciuto al Poli, mi aveva segnalato lo scorso anno la chiamata virtuale 3D realizzata in collaborazione con Wind durante il periodo delle Olimpiadi di Torino.

Ora mi scrive per segnalarmi questa nuova "creazione" della Seac02, stavolta per Lapo Elkann e I-I in occasione della nuova linea di occhiali. Si può provare sul sito I-I, pittiamoci tutti come Lapo :-)

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La neutralità della rete

Humanity Lobotomy - Second Draft

Humanity Lobotomy, un video che i filmmaker del progetto FourEyedMonsters usano per spiegare (e sostenere) la rete neutrale [via PI]

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