Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni

lunedì, aprile 07, 2008

Internet mobile secondo Vodafone, atto secondo

Ricordate il mio post sull'Internet mobile secondo Vodafone? Scrivevo:

Vodafone inserisce la propria pubblicità modificando di fatto le pagine Web visitate dall'utente. Oppure la lascia, chiedendo agli inserzionisti di "registrarsi" (dati di contatto = possibilità di fare offerte dirette by-passando i centri media, i siti Web, ecc). Tutto qua? Quasi: c'è pur sempre il blocco del Nokia N95:
Invece che limitarsi ad escludere VoIP ed Instant Messaging dalla propria offerta, tariffandoli al di fuori della "flat" e rendendoli di fatto inaccessibili, mi piacerebbe vedere Vodafone stringere accordi con produttori di software VoIM come Fring ed iSkoot e trovare la soluzione più adatta per inserire pubblicità e monetizzare questi servizi.

Pare che qualcuno se ne sia accorto anche su connessioni Vodafone italiane.
E il vostro ISP, che fa? Verificatelo con questo test di integrità (sempre via Quintarelli).

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martedì, gennaio 01, 2008

Ecopass, 5 in comunicazione... o no?

E' entrato in vigore l'Ecopass a Milano: nel centro allargato, niente mezzi inquinanti che circolano o meglio chi vuole circolare paga.

Io inizierei a cambiare subito il nome: non è un pass pro-ecologia, altrimenti potrebbero circolare i mezzi a due ruote euro 0, euro 1 e simili perchè inquinano meno di un'auto euro 3 o euro 4, se non leggo male le tabelle sulle emissioni di CO2.

La seconda cosa che farei è dare un bel 2 in comunicazione al Comune: numero del centralino sempre intasato e quando risponde, dà risposte spesso sbagliate.

Confusione su tutti i fronti, come racconta Fabio Fazio ("milanese" d'adozione) su La Stampa: Ecco cosa vuol dire disincentivare l'uso dell'auto. Così si fa. Perché se dopo tutto questo uno a Milano ci vuole proprio arrivare in auto, allora significa che i guai se li cerca o che non può farne a meno. E in questo caso sono tutti cavoli suoi.

Tra l'altro molte cose non sono state ancora decise, come racconta Stefano a proposito delle auto straniere. Pagano o no? Boh!

Unica nota positiva della comunicazione istituzionale milanese è l'essere riusciti a gabbare la maggior parte dei giornalisti e - quindi - degli utenti: è infatti passato il messaggio che le auto diesel più recenti sono esenti e l'ecopass si applica alle auto vecchie.

Già, peccato che questo valga per tre mesi, perchè dal primo aprile le auto euro4 diesel senza filtro anti-particolato (FAP) dovranno pagare per entrare. E non si tratta di auto obsolete, perchè ad occhio il 95% delle auto diesel vendute nel 2007 era euro4 senza FAP.

Insomma, non è vero che si applica alle auto vecchie, nè è vero che viene fatto per diminuire l'inquinamento: per quello, basterebbe forse iniziare ad abbassare di 1 grado i riscaldamenti delle case e favorire la circolazione su due ruote...

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martedì, novembre 27, 2007

Bollettini postali via SMS

Grande risalto sui quotidiani di oggi all'iniziativa annunciata da Poste Mobile, il gestoe mobile virtuale di Poste Italiane (su rete Vodafone) da cui l'amministratore delegato Sarmi si attende almeno 2 milioni di clienti e 500 milioni di euro di ricavi.

Sarmi spiega che dal 2008, il cellulare "virtuale" delle Poste potrà essere usato anche per pagare i bollettini postali. In fase di test anche il pagamento di prossimità (avvicinando il cellulare ad un apposito Pos, si effettua il pagamento), anche se Sarmi non spiega quale sia la tecnologia utilizzata (probabilmente, NFC).

Citando Stefano, è evidente che esista un'asimmetria tra operatore mobile e banca: gli operatori mobili non possono fare da banca, le banche possono fare gli operatori mobili (ESP o MVNO). Ma il tema dei pagamenti mobili, fino ad oggi sempre rimasto teoria, nel prossimo biennio si prepara a diventare pratica diffusa.

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giovedì, novembre 15, 2007

Il blogstorm e la sindrome di Robin Hood

Bene, adesso che la tempesta Skypephone sembra essersi trasformata in pioggerellina e che chi sparava a zero si è reso conto che forse aveva preso un abbaglio, posso tornare a scrivere di ciò che è successo negli ultimi giorni.

Non tornerò a parlare di prodotto, di contratti, di assistenza clienti: quello l'avevo già fatto - credo in maniera più che esaustiva - parecchi giorni fa. Vorrei invece fare una riflessione a voce alta sulla "sindrome da Robin Hood" che ha colpito in questa occasione la blogosfera italiana. La citazione è da Roberto D'Adda, che non ho il piacere di conoscere ma mi trova perfettamente d'accordo quando scrive:
Credo che un sociologo potrebbe fare un lavoro molto migliore del mio nell'analisi del fenomeno. io credo che ci sia lo zampino di quel Robin Hood che c'è in tutti noi, tra ricco e povero scegliamo istintivamente di difendere il povero ed allora quando si incontrano un Davide e un Golia si prendono istintivamente le parti di Golia senza entrare troppo nel merito della contesa. Colpisce anche il fatto che ci siano blog anche molto blasonati che continuano a gridare allo scandalo senza minimamente citare le successive precisazioni. Il "giornalismo dal basso" è certamente un fenomeno interessante e bellissimo, ma forse ci si dovrebbe ricordare che sempre di giornalismo si tratta: nel giornalismo la correttezza della informazione e la onesta verifica delle fonti restano fattori fondamentali.

Stessa lunghezza d'onda per Mante, con cui abbiamo scambiato via blog alcune opinioni sullo Skypephone e con cui condivido l'analisi:
Leggo cosi' il post in questione su un blog che non ho mai visitato prima nel quale si racconta degli inghippi contrattuali e pubblicitari dello Skypephone (con alcuni dubbi interessanti e qualche eccesso) e forse perche' ho un po' di esperienza in fatto di "sindrome da sdegno sui blog" (mi e' capitato spesso di esserne vittima), passo avanti. Gli operatori telefonici del resto sono riusciti a costrursi negli anni una pessima fama e noi poveri clienti siamo disposti a credere a qualsiasi ulteriore malefatta da parte loro nei nostri confronti appena questa viene anche solo lontanamente sospettata. Capita pero' che molte persone abbiano dato credito immediato e completo al post in questione, un credito che forse non meritava: arrivi, leggi una cosa di quel tipo su un blog che non conosci, ti infervori e lo linki. In questo modo i meccanismi sociali su cui basiamo la nostra idea di reputazione in rete vengono bypassati. Cio avviene almeno parzialmente, se non altro perche' il medesimo post offre anche moltissimi commenti che criticano e mettono in dubbio le affermazioni contenute. Ognuno si fa una propria idea insomma (anche se secondo me il fattore determinante e' che Tre ha accumulato negli anni una pessima fama fra la propria clientela) ma i meccanismi di propagazione in rete prescindono assai dal contesto sociale che e' invece quello che normalmente ci rende forti.

Interessante anche l'osservazione di Nicola:
La vicenda si presta ad alcune considerazioni. La prima riguarda la fiducia: non ho approfondito le testi di Francesco e non so se abbia ragione o meno, ma la maggior parte di quelli che lo hanno linkato ha dato per scontato che ci fosse la fregatura e che l’offerta di Tre nascondesse dei tranelli. Come dare loro torto? Gli operatori mobili ci hanno abituato a offerte che reclamizzano vantaggi mirabolanti e nascondono svantaggi che spesso sono assai superiori. E’ legittimo che vi sia diffidenza da parte dei consumatori e che, di fronte a qualcosa che appare poco chiari, si pensi subito male.

Verità, fama, fiducia: tre parole per descrivere bene quello che è successo.
Verità, perchè nessun dopo aver letto la documentazione, mette in dubbio che questa sia reale (ovvero, che i documenti siano sufficienti).
Fama, perchè la fama delle telco - e di quelle mobili in particolare, 3 non fa eccezione anzi - non è mai stata ai massimi livelli: tra il telco-Golia cattivo e il Davide-blogger buono, mediamente si tifa per Davide indipendentemente dalle argomentazioni.
Fiducia: collegata al punto precedente, dimostra che serve - alle aziende - costruire un maggior rapporto di fiducia con i consumatori. Della serie: ti dico delle cose, fidati perchè non ti sto fregando.

Che i mercati siano (anche, ma non solo) conversazioni come ribadisce Federico, non lo scopriamo oggi (a meno di non considerare i comunicatori aziendali degli stupidi o degli sprovveduti che non conoscono i nuovi media). E' però davvero banale osservare che perchè una conversazione sia utile e credibile, deve basarsi su cose vere. Questo non è stato il caso, sarebbe ora di dirlo a gran voce: un ragionamento basato su informazioni false non è un ragionamento.

Sul campo di battaglia tra i feriti ci sono sia la blogosfera sia il mondo delle aziende, entrambe le parti probabilmente (almeno, è auspicabile) trarranno alcuni insegnamenti importanti. Qualcuno si farà più male di altri (perchè, come ho scritto, ognuno può scrivere nel virtuale ciò che vuole, purché poi ne accetti le conseguenze nella vita reale... altrimenti sarebbe il far west), qualcuno non imparerà nulla. Ma questa è la vita ed è normale che sia così.

Recepire nuove modalità di interazione è un percorso lungo (in fin dei conti anche il buon Stefano sa che cambiare sesso non è facile né immediato), certo non facile, sicuramente stimolante per chi fa della comunicazione un lavoro o una passione. Io sono felice di essere tra questi :-)


Come sempre quando tratti temi che riguardano (anche) 3, l'azienda per cui lavoro... quanto ho scritto non riflette in alcun modo le posizioni dell'azienda o dei suoi manager o degli azionisti, sono mie riflessioni da semplice utente-blogger-giornalista.

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martedì, luglio 03, 2007

La banda larga italiana: poca e monopolista

Se vi chiedessi qual è, ad occhio, il Paese europeo in cui l'ex monopolista ex lege (e ancora monopolista de facto) ha la maggior quota di mercato nella banda larga cosa rispondereste? E se vi chiedessi quale Paese è primo tra un gruppo di Paesi affini (che so: Spagna, Francia, Italia, Germania, UK, ...)?



La risposta arriva dai dati di ECTA (via Stefano) e per l'Italia è sconsolante: è proprio il Belpaese in cima alla classifica (se rispondete alla seconda domanda), o comunque è terzo in Europa, alle spalle di Cipro e Lussemburgo. Che, senza voler nulla togliere, non spodestano di fatto l'Italia dalla poco invidiabile prima posizione.


In Italia, il monopolista di fatto Telecom Italia ha ancora il 70% del mercato. Il primo dei Paesi "simili" è la Spagna, con il 57%. In altri Paesi, l'ex monopolista scende sotto il 50% (48% in Germaia e idem in Francia; addirittura 23% in UK).


Il dato sarebbe sopportabile meglio se almeno l'Italia avesse una diffusione capillare della banda larga: sempre secondo ECTA, ahinoi, non è così. Siamo ad appena il 13,5%, ultimi tra i "Paesi" simili, ben lontani dal 20-30% dell'Europa "che conta".

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lunedì, giugno 11, 2007

Bitstream, l'AIIP alza le antenne

Lo scorso fine maggio, Agcom ha approvato la delibera che introduce il bitstream sul mercato italiano. Scrivevo il 23 maggio:

In sostanza, una nuova modalità di vendita della banda larga all'ingrosso, che dovrebbe favorire la nascita di offerte competitive da parte dei gestori alternativi (e, sostiene qualcuno, affossare definitivamente l'ULL dati per via dell'indipendenza tecnica da Telecom che il bitstrean access dà ai gestori alternativi).

Come sottolinea PI di oggi, però, c'è il rischio che l'arrivo del bitstream rappresenti un'involuzione e non una rivoluzione: Telecom potrebbe fissare prezzi addirittura maggiori degli attuali e l'Agcom interverrebbe solo ad autunno inoltrato.

Un ritardo inaccettabile, tanto che l'Associazione dei provider AIIP ha inviato una lettera aperta, preceduta da queste considerazioni:
A fronte della nuova regolamentazione, Telecom Italia è tenuta a presentare entro la settimana prossimo la nuova offerta per la larga banda all’ingrosso. AIIP è seriamente preoccupata della possibilità che Telecom Italia, come già avvenuto, adotti una tattica dilatoria presentando un’offerta lontana dalle migliori condizioni praticate in Europa, al solo fine di sfruttare i tempi richiesti da un intervento dell’Autorità per la modifica dell’offerta.

Come fa notare Stefano, la Contabilità Regolatoria di Telecom Italia è stata fornita con ritardi anche di anni, raramente c'è stata qualche società di revisione che la certificasse e, non essendo reato fornire informazioni false, molti sollevano dubbi sulla sua attendibilità.

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martedì, maggio 22, 2007

La fibra ride sul Web, ma intanto...


Il tam tam funziona e la "Fibra che ride" rimbalza sul Web con ottimi risultati. Scrive Stefano:

Di un'altra grande opera infrastrutturale, che è fondamentale per il futuro della società e dell'economia, che ci accompagnerà per i prossimi 60 anni, invece, non si è parlato assolutamente. (si è parlato del suo proprietario, ma non dell'opera). E' la cosidetta "rete di nuova generazione". Riguardo la scelta della modalità realizzativa,ci sono diverse alternative ed ognuna di queste e' come decidere di fare o meno un tunnel, scegliere un tracciato ferroviario : portare la fibra fino in casa (Fiber to the home: FTTH), o portarla ad un nodo (Fiber to the node: FTTN) e il nodo in questione potrebbe essere il palazzo (Fiber to the building: FTTB) o il marciapiede (Fiber to the Curb: FTTC).

Sarà anche vero che la banda non basta mai, ma è altrettanto vero che oggi non c'è questa grande richiesta di banda da parte degli utenti. Ovvero: se prendiamo per buona la slide Telecom Italia proiettata la scorsa settimana da Riccardo Ruggiero, la penetrazione della banda larga in Italia è già al 95% sui 4 Mbps e al 50% sui 20 Mbps . E, aggiungo io, all'80-85% della popolazione è accessibile la banda larga mobile a 1,8-3,6 Mbps. Ma gli italiani non usano la banda larga. O meglio, una piccola percentuale di utenti usa la banda larga, una larga percentuale non sa nemmeno cosa sia il Web.

La useranno tra 10 anni? Possibile, per questo è necessario ragionare su strategie e infrastrutture di lungo termine. Non possiamo fare a meno di discutere e di immaginare come sarà il futuro, quali tecnologie sopravviveranno e quali scompariranno. L'errore cvhe non possiamo permetterci di fare, come sistema-Paese, è di credere che esista già oggi chi ha la soluzione. Vorrebbe dire ammettere che qualcuno conosce il futuro esattamente: così non è, al limite ha una propria idea (supportata da fatti, numeri, previsioni, ragionamenti).

Sulle connessioni fisse, mentre è chiaro che FTTB è sub-ottimale rispetto a FTTH in senso assoluto, in un'ottica di ottimo vincolato (chi ha minime nozioni di ricerca operativa sa di cosa parlo...) l'FTTB potrebbe essere una soluzione accettabile. Almeno fino alla fine del decennio, la banda larga che serve non va oltre i 3-4 Mbps per persona. Il collo di bottiglia, ne sono consapevoli operatori fissi e mobili, si è ormai spostato dall'accesso al trasporto (backhauling).

A questo punto potremmo concludere che oggi FTTH non serve, ma che servirà tra 5-10 anni (in fin dei conti anche il telefono fisso agli albori era ritenuto un aggeggio diabolico e senza futuro. Per chi vuole approfondire, un bel testo è quello di Fisher, Storia sociale del telefono, UTET Libreria, Torino 1995). Anche in questo caso, è vero: tra 10 anni FTTH potrebbe essere fondamentale.
Potrebbe, e sottolineo potrebbe. Perchè tra 10 anni potrebbe anche esserci una tecnologia wireless che rende inutile la fibra fino all'appartamento: i 5-10-50 Mbps che mi servono viaggiano nell'etere tra la casa e la cantina (o la centralina, nel caso di FTTC), e da lì parto in fibra. Oppure potrebbe esserci una tecnologia alternativa sia alla fibra sia al wireless che rende già oggi obsoleti alcuni ragionamenti. Potrebbe. Potrebbe.

E' uno scenario possibile? Certo, almeno quanto quello che vede FTTH come "la soluzione". In fin dei conti il mito del WiMax come panacea contro il digital divide è creato (anche) dai newcomer fissi che vogliono mettere un piede nel mobile, ma chi conosce a fondo le diverse tecnologie sa che l'efficienza spettrale dell'HSPA (in versione LTE) è la stessa del WiMax. Eppure leggendo i quotidiani sembra che il WiMax sia "la soluzione". Ne siamo così sicuri? Doveva esserlo anche il WiFi, ricordate? Ok, qualcuno potrebbe dire "in Italia è stato ucciso dalla regolamentazione", ma anche all'estero non mi pare che stia facendo sfracelli sotto il profilo del business...
Questa disquisizione per frenare i facili entusiami: la soluzione - quella unica, definitiva, assoluta, la migliore - non esiste, esistono più scenari possibili. Qualcuno più credibile, qualcuno meno, qualcuno più probabile, qualcuno meno. Ma non esiste un unico scenario. La fribra ride, ma potrebbero ridere anche altre tecnologie. Sediamoci ad un tavolo, perchè discutere, condividere, pensare e ripensare è fondamentale per il futuro del nostro Paese.
In tutto questo, un grazie a Stefano, e lo dico davvero: mi costringe - ci costringe!- a pensare.... che di questio tempi non è poco!

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martedì, maggio 15, 2007

Cisco per la Web Tv?

In attesa di andare lunedì sera all'aperitivo "dei 100 blogger" per incontrare il CEO di Cisco Italia Stefano Venturi, leggo un interessante spunto di Stefano che mette insieme tre realtà diverse: Cisco, Joost e Babelgum.

A key part of this push will be a souped-up set-top box that melds many existing products into one. Sources say it will include the basic TV capabilities of Scientific-Atlanta, including a TiVo-style personal video recorder, with wireless networking know-how from Linksys. Consumers could use the device to take content received over cable DSL and distribute it around the house, sources say. [via]

Stefano dice: "Cosa hanno in comune Joost e Babelgum ? L'italianità. Vi ho dato 3 info in un solo post. vediamo chi ci piglia..."

Dunque, di Joost ho scritto ieri, di Babelgum per ora non si sa molto se non quello che si è letto sui giornali, infine Cisco non ha bisogno di presentazioni. Ieri scrivevo:
"Per ora Joost può aspirare al Pc, non alla tv di casa. Per Joost in salotto, insomma, bisogna aspettare che arrivi la fibra ottica (come fa Fastweb, per altro)". E che arrivi uno scatolotto adatto, aggiungo oggi.

Cisco, Joost e Babelgum. Dal Pc al salotto. Se sono rose...
Intanto fioriscono le piattaforme di distribuzione VOD: Loic ha la sua Tv, che usa la piattaforma Vpod. Vedremo presto anche la RobinGoodTv?

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lunedì, maggio 07, 2007

La rete? Neutrale per chi non ce l'ha...

Della vicenda Telecom, come fa giustamente notare Alfonso Fuggetta sull'ultimo numero del Corriere delle Comunicazioni, si sono analizzati soprattutto gli aspetti economico-finanziari, tralasciando spesso uno dei temi industriali più importanti: quello della net neutrality. Si discute insomma se sia giusto o meno fissare delle priorità (o mettere dei blocchi) per il traffico che passa su una rete. Oggi i dati sono bit, non c’è più differenza tra voce, immagini, musica: tutto è un 1 o uno 0. I sostenitori della rete neutrale dicono che non ci debba essere priorità sui dati, ma quello che accade all’estero in questi giorni sembra andare nella direzione opposta.

Vodafone UK ha messo sul mercato l’atteso Nokia N95, bloccando però il WiFi: chi compra lo smartphone potrà connettersi al Web solo usando una connessione mobile di Vodafone, non hot-spot WiFi qualsiasi (sulle motivazioni che dà Vodafone, magari bloggo a parte....).

Sempre nel Regno Unito, Orange si appresta a lanciare una flat dati su linea fissa, bloccando però l'Instant Messaging e il VoIP. Lo scorso anno, ci furono polemiche perché alcuni provider nazionali filtravano il traffico peer-to-peer degli utenti ADSL. Insomma, non tutti i bit nascono uguali agli occhi delle telco. Per chi la rete non ce l’ha, la neutralità è un diritto. Per chi la rete l’ha costruita sborsando fior di miliardi, la non neutralità è una possibilità lecita e auspicabile.

Neutralità si o no? Quando il cliente compra un prodotto è giusto che vengano bloccati alcuni servizi? Quando sottoscrive un contratto per una flat dati, è giusto che il provider o l’operatore dica quali dati possono passare e quali no? Un tema non di poco conto, proprio nel momento in cui si parla di Next Generation Network (NGN).

Un “giocattolino” da qualche decina di miliardi di euro (12-14 miliardi, ipotizzando 20 milioni di utenze), perché creare una nuova rete nazionale in fibra ottica richiede molti investimenti. Investimenti ancora maggiori per avere una rete FTTH (fibra ottica fino a casa degli utenti, non fibra fino alla cantina e poi il vecchio doppino di rame dalla cantina all’appartamento). L’accesso VDSL è sub-ottimale rispetto al modello FTTH, ma è quello su cui spesso ragiona la classe politica.

Telecom Italia non sembra essere intenzionata a fare da sola investimenti per l’NGN, se non dietro la certezza che l’investimento sia remunerato. Investimento che probabilmente nessuna società singola può permettersi di effettuare, per questo già si parla di one network, una rete gestita da una società indipendente (magari una public company) che poi rivenda all’ingrosso il traffico.

Proprio per individuare una possibile soluzione, il Garante ha avviato una consultazione pubblica: pur se non citata esplicitamente, la neutralità della rete sarà sicuramente uno dei terreni di scontro più aspri tra chi la rete ce l’ha (e vuol essere libero di fissare le condizioni economiche e d’uso che ritiene vantaggiose) e tra chi non la possiede (ma la vorrebbe usare alle “sue” condizioni).

Alfonso, commentando la decisione di Orange Uk, scrive "Come dire, l’auto te la vendiamo, ma senza bagagliaio, fari e ABS. E non li puoi comprare da nessuno altro". Stefano spesso scrive, a favore della net neutrality, che "bisogna cambiare prospettiva" e che "gli operatori di telefonia sono degli spostatori di bit".

Allora proviamo per un momento a cambiarla. Io investo soldi per costruire una rete. Soldi miei, non soldi pubblici. Sono insomma un libero imprenditore che investe denaro in una infrastruttura. Nell'esempio dell'auto, sono una società che decide di costruire un'auto senza bagagliaio, perchè ritiene che abbia mercato. Chi vuole un'auto con bagagliaio, si rivolgerà ad un concorrente (e se tutti costruiscono auto senza bagagliaio? Evidentemente non c'è sufficinete domanda di auto con bagagliaio, e nel momento in cui ci sarà spunterà fuori una società pronta ad investire per produrre un'auto con bagagliaio...).

Tralasciando la questione di "convenienza economica" (dove potrebbe convenirmi aprire totalmente la rete), mi sfugge il perchè io come imprenditore non possa decidere a che condizioni "spostare i bit", dove per condizioni si intende ovviamente il prezzo, le modalità di accesso alla mia rete, le tipologie di servizi offerti e così via. Ribadisco: non ne faccio una questione economica ("Guarda che se non apri la rete vai fuori mercato e fallisci"), ma una questione di discrezionalità ("Puoi decidere come far usare la tua rete").

Insomma, la net neutrality sulla carta può anche essere una bella cosa di cui parlare, ma inevitabilmente chi investe i propri soldi in una propria infrastruttura deve avere la possibilità di usarla e farla usare come e quando e a che prezzo crede, nel rispetto delle normative.

Se ragioniamo dal mero punto di vista politico, ovvero in termini di benessere sociale, probabilmente la neutralità trionfa. Ma se si vuole ragionare in questi termini, allora è lo Stato che persegue il benessere sociale (l'imprenditore può perseguire anche il benessere sociale, ma in primis l'interesse è il profitto economico derivante dall'investimento) e quindi è lo Stato che investe. Come uscire dall'impasse?

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