Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni

venerdì, gennaio 25, 2008

Privacy: niente dati per i gestori mobili. E per Google?

Ieri il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto sul tema della conservazione dei dati da parte dei 4 gestori di telefonia mobile.

A Telecom, Vodafone e H3G, è stata imposta la cancellazione di informazioni, illegittimamente conservate, riguardanti i siti Internet visitati dagli utenti. A Vodafone, H3G e Wind è stata impartita l'adozione di specifiche misure tecniche per la messa in sicurezza dei dati personali conservati a fini di giustizia. "Questi provvedimenti – commenta Mauro Paissan, componente del Garante – affermano un principio innovativo e importante: va tutelata la riservatezza anche della navigazione in Internet e dell'uso dei motori di ricerca. I gestori telefonici non possono dunque conservare questi dati, nemmeno per ragioni di giustizia. Entro due mesi queste informazioni dovranno ora scomparire. Viene in questo modo riaffermata l'estrema delicatezza delle visite e delle ricerche in Internet".

Riflessioni a caldo che questo provvedimento mi fa venire in mente:
- la prima è che, giustamente, l'utente deve sempre autorizzare una società a conservare e trattare i dati personali che lo riguardano.
- le restrizioni devono valere per tutti. Google si dice attenta alla privacy ma io devo ancora capire quali dati esattamente conservino e come vengano usati: le regole che il nostro garante dà, devono valere per tutti i player altrimenti si creano squilibri di mercato evidenti
- qual è il ruolo che il garante intende dare all'indirizzo IP? E' un dato personale o no?
- le decisioni in termini di conservazione dei dati a fini di giustizia non rischiano di mettere in difficoltà la Polizia Postale? Un conto è l'uso dei dati a fini commerciali, un altro è l'uso per indagini.
- sarà interessante vedere cosa dirà Pizzetti a Torino nei prossimi giorni, specie se "sollecitato" su questi argomenti.

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martedì, settembre 25, 2007

Privacy: ritirati gli emendamenti

Niente modifica delle norme sulla privacy:

In serata, arriva la notizia della retromarcia: il senatore dell'Ulivo, Paolo Giaretta, decide infatti di ritirare gli emendamenti al ddl sulle liberalizzazioni, con cui chiedeva la rimozione degli obblighi di tutela della privacy che gravano sulle imprese. "Non è nelle mie intenzioni - afferma il senatore - promuovere colpi di mano in Parlamento in materie delicate come quelle che riguardano la tutela dei diritti individuali. Ma - aggiunge - sono convinto che va affrontato con urgenza il tema della giusta proporzione tra la finalità della tutela dei diritti e gli oneri burocratici che gravano sulle attività economiche. E' una proporzione che il buon legislatore deve sempre tenere presenti". Secondo Giaretta, "nel recepimento delle Direttive europee in materia di privacy vi è stato un eccesso di zelo e sono stati introdotti numerosi adempimenti cui sono tenute le nostre imprese, mentre quelle di altri Paesi europei hanno oneri burocratici minori. Questo è il problema che va affrontato. Gli emendamenti - conclude - avevano l'unica finalità di aprire questo dibattito e comunque, se approvati, non avrebbero avuto gli effetti catastrofici paventati". Non è tutto. In commissione Industria del Senato si starebbe ora pensando di reintrodurre gli obblighi di tutela della privacy pure nelle aziende fino a 15 dipendenti. [via]

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lunedì, settembre 24, 2007

Il costo del diritto alla privacy

La tutela della privacy è un diritto sacrosanto. Ed è un diritto difficile da tutelare, sicuramente costoso da tutelare. Ne so qualcosa.

Eppure pare che una proposta bipartisan dei nostri cari deputati voglia spazzare via qualsiasi tutela, in nome del risparmio:
A denunciarlo sono Stefano Rodotà, Fiorello Cortiana, Carlo Formenti e Arturo Di Corinto, che giovedì scorso hanno lanciato un appello sul web, già firmato da oltre 150 persone.

D'accordissimo con Luca quando scrive:
E' fondamentalmente sbagliato, secondo me, pensare che le aziende possano essere esentate da obblighi di questo tipo. Ed è ancora più sbagliato pensare che questa decisione venga presa allo scopo di farle risparmiare sui costi connessi alla tutela della privacy dei collaboratori. Le regole e i diritti non sono un costo, ma la definizione della convivenza civile. La privacy sui temi della religione, della salute, dell'orientamento politico e delle tendenze sessuali riguarda la persona come la sicurezza sul lavoro e la qualità dell'ambiente.

La petizione va verso le 5mila "firme".

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