Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni

venerdì, aprile 13, 2007

La calda estate del roaming... e del lobbying

Ieri la Commissione Industria del Parlamento europeo ha approvato il piano, proposto dalla commissaria Reding ed appoggiato dagli operatori più piccoli, per ridurre fino al 70% le attuali tariffe di roaming. In sostanza, la proposta è di abbattere i prezzi al dettaglio e all'ingrosso per le telefonate mobili nei Paesi dell'Unione Europea. La proposta prevede un tetto massimo di 40 centesimi al minuto per le chiamate effettuate da un Paese estero verso un altro paese UE, ed un prezzo massimo di 15 cent/min per le chiamate ricevute quando ci si trova all'estero.

I 785 europarlamentari dell'Aula Ue dovranno esprimersi sulla questione nel corso di una delle sessioni plenarie in programma a maggio a Strasburgo, quasi certamente quella del 9-10 maggio. In caso di voto positivo, saranno poi i ministri delle Telecomunicazioni dei Ventisette ad adottare eventualmente il taglio definitivo delle tariffe roaming nel corso del Consiglio telecomunicazioni in programma il 7 giugno a Lussemburgo. [via]

Cantare vittoria? Un po' presto, perchè i Governi dovranno approvare la proposta il 7 giugno (con entrata in vigore il 7 luglio) e ovviamente le lobby sono già al lavoro per orientare le scelte a proprio favore. Quali e quante lobby?

In prima fila la (potente) lobby degli operatori dominanti: se riescono a mantere elevati i prezzi all'ingrosso, continuano ad assicurarsi prezzi al dettaglio - e quindi guadagni - elevati. Perchè? Prendiamo un operatore come Vodafone, presente in quasi tutti gli Stati UE.

Vodafone vende a sè stessa (ad esempio Vodafone Spagna vende a Vodafone Italia) il traffico roaming all'ingrosso: indipendentemente dal prezzo che compare a bilancio per la transazione, si tratta di una partita di giro, proprio perchè è una vendita "interna". Quando un operatore non è presente in un Paese, deve stringere accordi di roaming con un operatore locale: ad esempio Wind deve andare da Vodafone Spagna a contrattare il prezzo sul roaming. E' come se il panettiere si vendesse il pane battendo lo scontrino e auto-pagandosi: qualsiasi si il prezzo, sono soldi che escono e rientrano allo stesso soggetto. Se inveve vende pane ad un soggetto terzo, è tutto guadagno.

Questa differenza è quella che influenza il prezzo finale della chiamata in roaming: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è l'operatore più piccolo a "guidare" le scelte dell'operatore dominante. Tornando all'esempio, se Wind paga a Vodafone Spagna 1 euro all'ingrosso, al dettaglio il prezzo che l'utente Wind paga quando si trova in Spagna non potrà mai scendere sotto quella cifra, anzi sarà più elevato per assicurare un guadagno sostenibile per Wind. Vodafone Italia, che compra da Vodafone Spagna (la già citata partita di giro interna), per decidere il prezzo da praticare al consumatore finale non si baserà sul prezzo all'ingrosso (che virtualmente, essendo una compravendita tra soggetti con lo stesso proprietario, tende a zero o quasi indipendentemente dal prezzo che compare a bilancio) ma sul prezzo al dettaglio fatto dal concorrente. Quindi elevato, perchè il concorrente paga salato il traffico wholesale.

Ecco perchè gli operatori più piccoli o con meno "filiali europee" (tra cui il Gruppo 3, ma non solo) chiedono non tanto il tetto alle chiamate sui prezzi finali, quanto quelle sul prezzo all'ingrosso: è il prezzo wholesale che pagano i piccoli operatori a stabilire il prezzo retail che fanno i piccoli operatori e, di riflesso, i grandi operatori. Oggi gli operatori dominanti tengono prezzi all'ingrosso elevati, costringono gli operatori minori a praticare tariffe elevate e quindi possono giustificare i propri prezzi finali.

Un accenno, infine, alle lobby regionali: ne avevo già parlato in passato, per cui spendo giusto due righe due. I flussi turistici da nord Europa a sud Europa sono massicci, ci sono più europei del nord che trascorrono le vacanze nel sud Europa che non viceversa. Ovviamente gli operatori del sud Europa chiedono qualche forma di compensazione per le perdite che si troveranno ad affrontare con il taglio delle tariffe: una volta però che il price cap sarà in vigore, l'UE non credo si farà condizionare dai volumi di traffico "turistico". Semplicemente, chi prima guadagnava 100 poi guadagnerà 30, chi prima guadagnava 20 dopo il taglio guadagnerà 6: sempre il 70% in meno, non importa se in assoluto 6 e 30 sono cifre distanti.

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scritto da Massimo Cavazzini alle 8:52 AM | 0 commenti | link a questo post

venerdì, marzo 30, 2007

Il WAP fuori dal walled garden Vodafone

Questa me l'ero persa... è il costo di navigazione WAP per chi esce dal portale Vodafone Live!, descritto da Mobileblog:

Vodafone ce l'aveva dallo scorso anno, per un valore di 25€cent a connessione, ha però fatto sapere che dal 22 aprile prossimo la navigazione al di fuori del portale Vodafone Live! avrà un costo forfettario di 1€ per ogni 15 minuti di navigazione continuativa, oltre ad un costo fisso iniziale di 50€cent.

Come già fatto con altre tariffe dati, anziché tariffare a volume, con la scusa della semplificazione per l'utente Vodafone aumenta a dismisura i costi nel passaggio della tariffazione da volume a tempo. Mettendo il pagamento anticipato. Se caricate una pagina Wap e ci mettete un quarto d'ora a leggerla (uso della rete Vodafone in quel quarto d'ora pressochè nullo, la pagina peserà si e no 50-80 KB), vi costa un euro e mezzo. Se caricate una pagina WAP e ci mettete dieci secondi a leggerla, vi costa un euro e mezzo.

Chiaramente la sessione andrà pagata anticipatamente. Questo significa che, pur avendo una flat per sessione, ad ogni minima uscita dal portale andranno in fumo 1.5€ (contro gli attuali 0.25€ + tot.kb * 0,03€).

Insomma, per chi si azzarda ad uscire dal walled garden Wap di Vodafone, la mazzata è assicurata: minimo 1,5 euro, anche se la rete viene usata per scaricare 5 Kb...

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scritto da Massimo Cavazzini alle 9:05 AM | 0 commenti | link a questo post