Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni

mercoledì, gennaio 02, 2008

RIAA: illegale copiare i propri Cd

Siamo al paradosso: la RIAA ha accusato un consumatore americano perchè quest'ultimo ha copiato i propri Cd - legalmente acquistati - sul proprio Pc.

A me sembra incredibile...

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per Tim SMS a singhiozzo

A conferma che gli SMS continuano ad essere uno degli strumenti di comunicazione più amati, ecco le cifre di capodanno. Secondo Repubblica, durante queste feste ogni italiano ha inviato mediamente circa 18 sms.

Normalmente nel corso dell'anno gli italiani inviano circa 100 milioni di messaggi al giorno (uno studio Gartner stima in 28,6 miliardi i messaggini spediti nel Belpaese), un numero che quintuplica nei giorni di Natale e Capodanno.

Rispetto all'anno scorso i messaggi sono aumentati del 20%: nel 2006 sono stati inviati 820 milioni di sms tra il giorno di Natale e Capodanno, mentre nel 2007 ne sono transitati oltre un miliardo. A farla da padrone sono Tim e Vodafone che insieme hanno il 70% di quota di mercato, seguite da Wind e da 3.

Intanto il Messaggero (ma se ne parla anche sui forum e newsgroup), segnala la pioggia di proteste degli utenti Tim: molte difficoltà ad inviare e ricevere Sms, farsi accreditare le ricariche acquistate nei giorni scorsi, collegarsi a Internet con la rete Gprs. Nel solo giorno di Capodanno Tim ha "gestito" circa 200 milioni di sms, un numero elevato ma non tale da far collassare la rete...

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lunedì, dicembre 31, 2007

Buon anno!

Forse questa foto dell'amico Marok sarebbe più adatta per Scrittestrane, il blog dedicato alle scritte e ai cartelli più curiosi.

Ma sono certo che anche i lettori di Telcoeye apprezzeranno :-)

Buon anno a tutti,
Max

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venerdì, dicembre 28, 2007

Spam amarcord

Rientro ora dal Parco del Valentino, nel centro di Torino sulle rive del Po, dove ho chiacchierato per un paio d'ore con RTSI (Radio Televisione Svizzera Italiana).

Tema della chiacchierata: lo spam in Italia, su "assist" di Paolo Attivissimo che mi ha coinvolto.

Con Marco (regista) e Davide (autore) abbiamo ripercorso la mia "esperienza anti-spam", che nel 2002 mi ha portato a vincere - primo in Italia - un ricorso contro uno spammer. Tralasciando i dettagli sui ricorsi al Garante per la protezione dei dati personali, ampiamente documentati nella sezione del mio sito dedicato allo spam, l'intervista è stata un'occasione per ripercorrere mentalmente le tappe degli anni passati.

Da Furio Ercolessi a Cataldo Cigliola, da Marco D'Itri a Leonardo Collinelli, mi sono tornate in mente diverse persone che hanno contribuito - e spesso contribuiscono ancora - nella lotta allo spam in Italia. Molti di loro non li sento da anni, alcuni li ho sentiti in occasione dell'intervista, insomma è stato un piacevole "tuffo nel passato".

Il servizio dovrebbe andare in onda in prima serata su RTSI verso febbraio, vi terrò informati.

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venerdì, novembre 02, 2007

3 Skypephone: recensione e riflessioni

Come promesso, dopo aver letto le prime reazioni allo Skypephone, eccomi per un paio di riflessioni generali. Non sul prodotto, di cui trovate una prima recensione sul canale YouTube di CellulareMagazine.it e sul blog di Alex, ma sull'accoglienza da parte della blogosfera italiana. Vorrei riunire in un unico post i commenti che ho lasciato sparsi nei 3-4 blog che mi è capitato di leggere in questi giorni.

La premessa è che lavoro per 3 Italia e che quanto sto per scrivere non riflette in alcun modo le posizioni dell'azienda o dei suoi manager o degli azionisti, sono mie riflessioni da semplice utente-blogger.

Iniziamo da Alex:

Mi rendo conto di avere dato per scontato una cosa: la qualità della voce nella chiamata. Beh, da prove ulteriori che sto facendo non è eccelsa. E’ inferiore a quella di Skype e della rete fissa; persino inferiore a quella del cellulare. E’ ancora sufficiente per parlare, ma è un po’ scatolosa e gracchiante (in invio e ricezione).

In parte vero: può capitare che la voce vada a scatti, non accade sempre nè (almeno a Torino e Milano) così spesso, sentire le chiamate fatte da Emilio nel video YouTube per sentire dal vivo la qualità. Miglioreranno, così come saranno eliminati eventuali bug che dovessero venire scoperti nel tempo. Bisogna considerare che si tratta di un prodotto estremamente innovativo e "giovane", alcuni difetti - per l'appunto - di gioventù ci sono sicuramente. Anche la voce dell'IVR è migliorabile, ha ragione Alex.

L’oggetto sarà in vendita, davvero a 99 euro e senza canoni, dalla prima settimana di novembre. Quello che vedete sul negozio online di tre è solo parte dell’offerta, cioè il noleggio, che comprende obblighi di ricarica mensile ma un prezzo d’acquisto più basso (19 euro).

Come spiega Alex e come molti continuano a non voler capire, esistono diverse tipologie di offerta per lo Skypephone di 3:
- 99 euro con ricaricabile: terminale in acquisto, da febbraio per avere Skype gratuito sarà necessaria una ricarica mensile (l'importo minimo delle ricariche 3 è di 5 euro)
- 19 euro con ricaricabile: terminale in comodato d'uso, ci si impegna a stare con 3 per 30 mesi e a ricaricare 10 euro/mese
- 0 euro con abbonamento: terminale in comodato d'uso, ci si impegna a rimanere con 3 per 23 mesi e con le due tipologie di abbonamento proposto, Skype è incluso.

Il Negozio3 ha già da lunedì in anteprima la seconda e la terza tipologia di offerta, la prima (e la seconda, e la terza...) tipologia di offerta sarà nei prossimi giorni disponibile su tutta la rete di vendita.

Continuo con Mante...
Per 99 euro a me pare un prodotto interessante, anche se al momento in nessuno dei due siti segnalati risulta disponibile. Poi magari come accade sovente con gli operatori telefonici, ci sara' qualche cosetta seminascosta che rendera' l'offerta meno luccicante di quanto non sembri ora. Vedremo.

L'offerta è quella descritta. Vedo (anche dai commenti al post) che la mancanza sul Negozio3 dell'offerta a 99 euro ha fatto partire per la tangente (e sbagliare) parecchie persone. Nulla di male, sarebbe bastato vedere che Negozio3 non ha prodotti ricaricabili cash in vetrina.

Quando leggo "Beh intanto 30 mesi di contratto obbligatorio ad almeno 10 euro al mese fanno un bel po' di soldini.... " ho la conferma che non c'è una comprensione a 360 gradi dell'offerta. I 10 euro sono per avere un terminale UMTS in comodato e soprattutto sono credito telefonico da usare per cosa preferisci (tradizionali chiamate, sms, mms, servizi, ecc). E' una scelta: puoi decidere di pagare subito in contanti tutto oppure di avere un terminale a costo zero, usando un minimo (perchè 10 euro/mese è davvero una cifra ridicola per chi usa un terminale) i servizi 3.

Credo sia impensabile che oggi esista ancora un solo consumatore uno che ritenga di aver diritto a prodotti e servizi gratis. Impensabile che esista qualcuno che pretenda o speri che ci siano persone che sviluppano gratis prodotti gratis da installare su terminali gratis da dare gratis agli utenti perchè usino gratis servizi. Forse mi sbaglio, perchè - purtroppo - ne esistono ancora parecchi.

Quando io sul mio computer (pagato qualche migliaio di euro) mi connetto al Web (che mi costa qualche decina di euro al mese) usando un software (pagato anche quello qualche decina di euro) e leggo la mia mailbox "gratuita", ho già speso migliaia di euro. E la mailbox gratuita me la ripago sorbendomi pubblicità e altre amenità varie. La mailbox non è gratuita (c'è piuttosto un business model diverso, basato sulla pubblicità), connettersi non è gratis, l'hardware e il software non sono gratis. Accetto il sistema e lo utilizzo. Non lo accetto, cerco qualcosa più adatto alle mie esigenze. Semplice no?

Chiamare con Skype installato sul mio Pc non è gratis, perchè per farlo ho pagato l'hardware, il software, la connessione e così via. Sembra banale che oggi, quando Skype viene messo su un cellulare, ci si aspetti che sia a costo zero sempre e comunque. La mobilità già da sola basterebbe per richiedere un extra-costo importante (vi siete mai chiesti perchè siamo disposti a pagare 15 cent/min per chiamare dal nostro cellulare un altro cellulare quando dal fisso paghiamo un decimo?), se poi ci sommo un software, un hardware, una connettività... allora è chiaro che non esiste il gratis assoluto. Skype è gratis sul mobile negli stessi termini in cui lo è sul fisso.

... e con Gaspar, che scrive "Le note in calce in corpo 7 grigio chiaro sono indizio certo di fregatura imminente." riprendendo in qualche modo Mante ("Il sito - come tutti gli altri eh - e' pieno di rimandi e noticine che nascondono in testo microscopico le caratteristiche piu' importanti dei contratti. Su dai... spesso negli ultimi anni sono stato lontano da contratti anche magari per me vantaggiosi solo perche' non ho voglia ne' tempo per perdermi nell'analisi semiologica dei trucchietti nascosti delle telco.") e ripresi entrambi da Dario.

Le condizioni dell'offerta ci sono, e sono tutte in 15-20 righe. Sono chiare (almeno, a me pare siano comprensibili per la maggior parte delle persone) e sono sufficientemente visibili, anche perchè piazzate immediatamente sotto il testo descrittivo. Non posso pensare che persone intelligenti facciano finta di ignorare che un contratto non può essere scritto a corpo 12 esattamente come è scritto un claim, per motivi pratici e per motivi di marketing.

Accetto ovviamente che si ignori quello che sia il mercato (non solo delle telco, qualsiasi mercato nel mondo in qualsiasi settore) e si preferisca fare i duri&puri. Io rimango convinto che l'offerta sia chiara e che leggere 20 righe poste immediatamente sotto la descrizione del prodotto sia alla portata di tutti. Io non riesco ad esempio a leggere le clausole che vengono messe sotto le pubblicità Fiat in Tv, ma non per questo mi sonto "fregato": so che devo leggere bene prima di comprare, l'importante è che me ne sia data la possibilità.

Se qualcuno è riuscito a leggere per intero un contratto di qualsiasi società venda prodotti o servizi avanzati, alzi la mano. Deduco che Mante o Gaspar non abbiano una carta di credito, un conto corrente, un'auto, un abbonamento di telefonia fissa, un contratto di telefonia mobile, un contratto per la fornitura di gas, di luce, di acqua, che non abbiano mai contratto un mutuo, che non abbiano mai comprato on line, che non si siano mai iscritti a nessuna community via web, che non usino servizi Internet di varia natura, che... Se hanno anche uno solo di questi contratti, beh, allora - per dirla come Gaspar - sono stati fregati. Perchè sicuramente hanno sottoscritto un contratto con decine di articoli scritti a corpo 6 o giù di lì e perchè certamente non hanno letto tutto, dalla prima all'ultima parola.

Finisco con Dario, che scrive:
Uno dei limiti più evidenti è l’impossibilità (attuale, ma che potrebbe essere superata in futuro) di effettuate chiamate con il servizio SkypeOut, che permette di veicolare attraverso Skype le chiamate verso numeri telefonici tradizionali.

Se 3 chiedesse 50 euro al mese per farti usare SkypeIn e SkypeOut, accetteresti? :-)


Bene, a questo punto non mi resta che aspettare la terza puntata dello Skypephone, quella sull'uso del terminale: Pietro fa riflessioni interessanti.

Rimarrà tuttavia un valido esempio di partnership tra una Telco e una internet company, dove la prima mette a disposizione risorse e capacità per commercializzare e distribuire il prodotto, conoscenze nello sviluppo e branding di terminali mobili, la propria rete di accesso mobile, connettività ed infine il proprio parco utenti, mentre la seconda si occupa del servizio (in parte su IP, in parte sfruttando la rete GSM) e porta IM e presence su terminali mobili dove i servizi principali (voce e sms) sono rimasti quelli di 10 anni fa.
L’integrazione tra le funzionalità di telefonia e Skype non è da sottovalutare: il software sfrutta la piattaforma BREW di Qualcomm per permettere ad iSkoot di accedere alle funzionalità di rubrica e messaging del telefono. Il risultato dovrebbe essere un‘esperienza più facile e intuitiva rispetto all’utilizzo di un’applicazione esterna (c’è un indicatore dello status di Skype sempre presente in ogni schermata, si ricevono notifiche per la ricezione di messaggi istantanei, etc…).
Tra gli aspetti positivi, questo telefono avvicina
mobile VoIP e instant messaging ad un pubblico di massa, che non usa smartphones e non installa applicazioni, ma cerca la facilità d’uso che Skype offre su PC. Il fattore più innovativo forse è il prezzo: di fatto non si paga il traffico dati generato dal servizio Skype.
Uno degli aspetti più interessanti è la possibilità di essere sempre raggiungibili su Skype, anche in mobilità, senza dover pagare costosi trasferimenti di chiamata. A chi viaggia, in particolare, farà piacere sapere che il servizio è accessibile sotto la rete di qualsiasi operatore del gruppo 3, senza costi di roaming per traffico dati, chiamate (tra utenti Skype) e messaggi di testo, che rimangono gratuiti. Per le chiamate ricevute all’estero verso il proprio contatto Skype è previsto un addebito alla risposta di 29 cent.




Io ce l'ho da tre settimane e trovo che sia un side-phone interessante. Difetti ne ha (non potrebbe essere altrimenti), ma almeno dal mio punto di vista i pregi superano di molto i peccati di gioventù del servizio e del terminale. Non è un N95, ovvio, ma se avessi tre figli e 10 amici che si vogliono parlare spendendo davvero un'inezia, sarebbe uno dei prodotti che consiglierei.

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martedì, ottobre 30, 2007

3 Skypephone: eccolo

Ieri è stato presentato da Enrico Noseda di Skype e Vincenzo Novari di 3 Italia lo Skypephone, il primo cellulare marchiato da Skype e realizzato da Amoi per il Gruppo 3.

Non mi dilungo sul prodotto o sui prezzi, i dettagli sono nel webstore ufficiale Negozio3 a questa pagina.

Quello su cui vorrei invece spendere due parole, anche doppo aver letto i primi commenti in rete, è l'approccio strategico e la reazione del pubblico. Così come quando fu lanciato X-Series, parlai di evoluzione e non di rivoluzione. Con uno scambio molto interessante, almeno per me, con Mante. Mante oggi a parlare dell'argomento Internet mobile, ovviamente di Skype.

Anche in questo caso, ripropongo le stesse argomentazioni usate con X-Series: evoluzione, non rivoluzione. Valutiamo il prodotto come un'ennesima innovazione di 3 nel panorama delle tlc mondiali, un altro passo verso l'Internet mobile.

Soprattutto non aspettiamoci tutto gratis, come invece ho letto in qualche forum. Così come non è gratis Skype (computer, adsl, ecc), non sarà gratis lo Skypephone. Non è giusto pretenderlo, non è giusto nemmeno sperarlo. Ma su questo tema immagino di dover tornare tra qualche giorno, quando avrò letto le prime recensioni della blogosfera....

Disclaimer: lavoro per 3 Italia

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mercoledì, settembre 26, 2007

Apple iPhone, lucchetti e opportunità

Apple aggiorna il firmware degli iPhone e, per chi l'ha sbloccato, potrebbero essere dolori.

Su questo tema, Alfonso scrive:
Questo proprio non mi piace. Siccome Apple si fa dare una percentuale degli utili degli operatori, blocca gli iPhone. E adesso per giunta te li rende inusabili. Ma non bastano gli utili dalla vendita degli iPhone? Perchè esagerare sempre?
Dubbi cui si associa Dario.

Ci possono essere tante risposte alla domanda "non bastano gli utili dalla vendita degli iPhone?". Che non bastino, è evidente e questo a prescndere che siano 10, 50 o 200 dollari per ogni terminale venduto. Non bastano perchè uno degli obiettivi di un'impresa deve essere massimizzare il profitto, ovviamente facendo in modo che il prodotto abbia mercato. Apple è convinta di riuscirci (e la sua storia dimostra che spesso ha avuto ragione) e ripercorre quanto fatto con l'IPod: prezzi elevati al lancio, poi prezzi in calo ma ricavi dalla vendita di musica, software accessori e quant'altro.

Il mercato vero non è nell'hardware (su cui i margini sono medio-bassi), ma nei servizi: iPhone ha valore non in quanto hardware, ma in quanto porta di accesso ad un "mondo di servizi". E' la stessa Nokia, che nel DNA ha il prodotto, ad aver iniziato la trasformazione. Non più hardware, ma servizi.

Perchè esagerare sempre? Perchè non è un'esagerazione...

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mercoledì, agosto 22, 2007

La rivoluzione degli SMS (che non c'e')

Sarà la penuria di notizie estive, sarà che giocare con il nome (Davide contro i Golia delle tlc) fa sempre il suo effetto, sarà che parlare di cellulari è sempre un buon argomento vista la pervasività del mezzo, ma io proprio la rivoluzione decantata dal Corriere non la vedo. Un articolo su tecnicismi che esistono (almeno) da 6-7 anni fatti passare come rivoluzione.

Davide e la rivoluzione degli sms da 1 cent
«Inviare i messaggini costa troppo», e così un informatico 24enne ha inventato un software per ridurre drasticamente il costo


Il titolo promette mari e monti, giusto? Leggendo il pezzo, emergono due cose:
- Davide ha messo in piedi un software (Skebby) che sfruttava gli SMS gratuiti offerti da qualche operatore e/o da qualche portale.
- con la quasi totale sparizione degli SMS gratuiti su Web, Davide ha messo in piedi una società che vende pacchetti di SMS da inviare via Web.

Rivoluzione????? Suvvia, siamo seri.
Usavo SMS Splitter qualcosa come 4 anni or sono o giù di lì: si tratta di un software che usa(va) gli SMS offerti da portali Web e da operatori per inviare via Internet messaggi gratuiti. Skebby, insomma. Peccato che la pacchia sia finita: da offerta fidelizzante (per inviare il messaggio vado sul sito dell'operatore o del portale, eventualmente guardo pubblicità e/o mi loggo) si era trasformata in un boomerang perchè grazie a questi software, l'utente non visitava alcun sito, mandava "solo" i propri messaggi dal proprio Pc connesso ad Internet, e basta.

L'arrivo qualche anno fa poi dei costi di interconessione anche sugli SMS (come esiste per le chiamate: gli operatori si versano qualche cent l'un l'altro quando chiamate e messaggi viaggiano su una rete e l'altra, è una misura pro-competitiva per aiutare gli operatori più piccoli che non dispongono di un effetto rete paragonabile ai big player) ha decretato la fine o quasi degli SMS gratuiti, che infatti sono spariti pressochè da qualsiasi sito. Resiste(va) ancora qualche operatore, ma anche in questo caso utilizzi "fantasiosi" ne hanno decretato quantomeno la limitazione (Vodafone è pasata da 100 messaggi a 10, solo verso Voda e previa registrazione) se non la scomparsa.

Quanto all'invio di SMS via Internet a prezzi inferiori da quelli offerti via cellulare, mi pare di aver acquistato per la prima volta un pacchettone da 2mila SMS nel 2000 o 2001, da SMSProf (qui). Perbacco, sono un rivoluzionario e non lo sapevo!

Scherzi a parte, esistono da anni società che comprano milioni di SMS da gestori esteri (o da gestori italiani, che hanno prezzi comunque leggermente superiori ma il cliente ha maggior certezza che l'SMS arrivi) e li rivendono a piccoli pacchetti a chi fa un uso massiccio della messaggistica testuale (aziende per promozioni, pr nelle discoteche, ecc).

Ultima considerazione: traslasciando che SMS ad 1 cent (come promesso dal Corriere) non ne vedo, tralasciando che in un articolo giornalistico non mi aspetto di trovare il listino commerciale di una SRL perchè non dà valore aggiunto alla notizia (sempre che ci sia, la notizia: non è questo il caso), tralasciando che i prezzi non sono nemmeno troppo convenienti, ecco... tralasciando tutto questo, c'è da dire che l'invio di SMS tramite Web è un prodotto di nicchia - utile a chi davvero fa un uso massivo degli SMS, io ad esempio in alcuni periodi ne acquistavo circa 10mila al mese - per diversi motivi.

Al volo, mi pare di poter dire che il primo grosso limite sia il dover acquistare in anticipo quantitativi più o meno ampi di messaggi, il secondo è di dover avere un computer connesso ad Internet (ma con SMSProf, ricordo, avevamo anche studiato ed usato un'applet Java per inviarli da cellulare usando la connessione dati, con un sovrapprezzo di 1 cent circa), il terzo è che gli SMS spesso non possono arrivare con il mittente definito (arrivano quindi da numeri "sconosciuti" al destinatario) e quarto ed ultimo è che comrandoli da gestori esteri la possibilità che l'SMS si perda per strada è abbastanza elevata (a meno di non comprare SMS "pregiati", ma in questo caso il prezzo si avvicina a quello dell'SMS standard inviato dal cellulare).

Ahhhh, queste rivoluzioni (che oggi la maggior parte dei giornali italiani riprendono...)!

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giovedì, giugno 21, 2007

Wikio all'italiana

Come racconta Pandemia, la piattaforma francese Wikio sbarca in Italia. Si tratta di un motore di ricerca dedicato esclusivamente ai contenuti dei blog italiani.

Proprio oggi mi hanno scritto via mail che Telcoeye è al 210° posto in Italia. Uff, dovrò scalare la vettà per essere nei primi 100 :-)

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lunedì, giugno 11, 2007

Bitstream, l'AIIP alza le antenne

Lo scorso fine maggio, Agcom ha approvato la delibera che introduce il bitstream sul mercato italiano. Scrivevo il 23 maggio:

In sostanza, una nuova modalità di vendita della banda larga all'ingrosso, che dovrebbe favorire la nascita di offerte competitive da parte dei gestori alternativi (e, sostiene qualcuno, affossare definitivamente l'ULL dati per via dell'indipendenza tecnica da Telecom che il bitstrean access dà ai gestori alternativi).

Come sottolinea PI di oggi, però, c'è il rischio che l'arrivo del bitstream rappresenti un'involuzione e non una rivoluzione: Telecom potrebbe fissare prezzi addirittura maggiori degli attuali e l'Agcom interverrebbe solo ad autunno inoltrato.

Un ritardo inaccettabile, tanto che l'Associazione dei provider AIIP ha inviato una lettera aperta, preceduta da queste considerazioni:
A fronte della nuova regolamentazione, Telecom Italia è tenuta a presentare entro la settimana prossimo la nuova offerta per la larga banda all’ingrosso. AIIP è seriamente preoccupata della possibilità che Telecom Italia, come già avvenuto, adotti una tattica dilatoria presentando un’offerta lontana dalle migliori condizioni praticate in Europa, al solo fine di sfruttare i tempi richiesti da un intervento dell’Autorità per la modifica dell’offerta.

Come fa notare Stefano, la Contabilità Regolatoria di Telecom Italia è stata fornita con ritardi anche di anni, raramente c'è stata qualche società di revisione che la certificasse e, non essendo reato fornire informazioni false, molti sollevano dubbi sulla sua attendibilità.

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martedì, maggio 22, 2007

La fibra ride sul Web, ma intanto...


Il tam tam funziona e la "Fibra che ride" rimbalza sul Web con ottimi risultati. Scrive Stefano:

Di un'altra grande opera infrastrutturale, che è fondamentale per il futuro della società e dell'economia, che ci accompagnerà per i prossimi 60 anni, invece, non si è parlato assolutamente. (si è parlato del suo proprietario, ma non dell'opera). E' la cosidetta "rete di nuova generazione". Riguardo la scelta della modalità realizzativa,ci sono diverse alternative ed ognuna di queste e' come decidere di fare o meno un tunnel, scegliere un tracciato ferroviario : portare la fibra fino in casa (Fiber to the home: FTTH), o portarla ad un nodo (Fiber to the node: FTTN) e il nodo in questione potrebbe essere il palazzo (Fiber to the building: FTTB) o il marciapiede (Fiber to the Curb: FTTC).

Sarà anche vero che la banda non basta mai, ma è altrettanto vero che oggi non c'è questa grande richiesta di banda da parte degli utenti. Ovvero: se prendiamo per buona la slide Telecom Italia proiettata la scorsa settimana da Riccardo Ruggiero, la penetrazione della banda larga in Italia è già al 95% sui 4 Mbps e al 50% sui 20 Mbps . E, aggiungo io, all'80-85% della popolazione è accessibile la banda larga mobile a 1,8-3,6 Mbps. Ma gli italiani non usano la banda larga. O meglio, una piccola percentuale di utenti usa la banda larga, una larga percentuale non sa nemmeno cosa sia il Web.

La useranno tra 10 anni? Possibile, per questo è necessario ragionare su strategie e infrastrutture di lungo termine. Non possiamo fare a meno di discutere e di immaginare come sarà il futuro, quali tecnologie sopravviveranno e quali scompariranno. L'errore cvhe non possiamo permetterci di fare, come sistema-Paese, è di credere che esista già oggi chi ha la soluzione. Vorrebbe dire ammettere che qualcuno conosce il futuro esattamente: così non è, al limite ha una propria idea (supportata da fatti, numeri, previsioni, ragionamenti).

Sulle connessioni fisse, mentre è chiaro che FTTB è sub-ottimale rispetto a FTTH in senso assoluto, in un'ottica di ottimo vincolato (chi ha minime nozioni di ricerca operativa sa di cosa parlo...) l'FTTB potrebbe essere una soluzione accettabile. Almeno fino alla fine del decennio, la banda larga che serve non va oltre i 3-4 Mbps per persona. Il collo di bottiglia, ne sono consapevoli operatori fissi e mobili, si è ormai spostato dall'accesso al trasporto (backhauling).

A questo punto potremmo concludere che oggi FTTH non serve, ma che servirà tra 5-10 anni (in fin dei conti anche il telefono fisso agli albori era ritenuto un aggeggio diabolico e senza futuro. Per chi vuole approfondire, un bel testo è quello di Fisher, Storia sociale del telefono, UTET Libreria, Torino 1995). Anche in questo caso, è vero: tra 10 anni FTTH potrebbe essere fondamentale.
Potrebbe, e sottolineo potrebbe. Perchè tra 10 anni potrebbe anche esserci una tecnologia wireless che rende inutile la fibra fino all'appartamento: i 5-10-50 Mbps che mi servono viaggiano nell'etere tra la casa e la cantina (o la centralina, nel caso di FTTC), e da lì parto in fibra. Oppure potrebbe esserci una tecnologia alternativa sia alla fibra sia al wireless che rende già oggi obsoleti alcuni ragionamenti. Potrebbe. Potrebbe.

E' uno scenario possibile? Certo, almeno quanto quello che vede FTTH come "la soluzione". In fin dei conti il mito del WiMax come panacea contro il digital divide è creato (anche) dai newcomer fissi che vogliono mettere un piede nel mobile, ma chi conosce a fondo le diverse tecnologie sa che l'efficienza spettrale dell'HSPA (in versione LTE) è la stessa del WiMax. Eppure leggendo i quotidiani sembra che il WiMax sia "la soluzione". Ne siamo così sicuri? Doveva esserlo anche il WiFi, ricordate? Ok, qualcuno potrebbe dire "in Italia è stato ucciso dalla regolamentazione", ma anche all'estero non mi pare che stia facendo sfracelli sotto il profilo del business...
Questa disquisizione per frenare i facili entusiami: la soluzione - quella unica, definitiva, assoluta, la migliore - non esiste, esistono più scenari possibili. Qualcuno più credibile, qualcuno meno, qualcuno più probabile, qualcuno meno. Ma non esiste un unico scenario. La fribra ride, ma potrebbero ridere anche altre tecnologie. Sediamoci ad un tavolo, perchè discutere, condividere, pensare e ripensare è fondamentale per il futuro del nostro Paese.
In tutto questo, un grazie a Stefano, e lo dico davvero: mi costringe - ci costringe!- a pensare.... che di questio tempi non è poco!

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martedì, maggio 15, 2007

Cisco per la Web Tv?

In attesa di andare lunedì sera all'aperitivo "dei 100 blogger" per incontrare il CEO di Cisco Italia Stefano Venturi, leggo un interessante spunto di Stefano che mette insieme tre realtà diverse: Cisco, Joost e Babelgum.

A key part of this push will be a souped-up set-top box that melds many existing products into one. Sources say it will include the basic TV capabilities of Scientific-Atlanta, including a TiVo-style personal video recorder, with wireless networking know-how from Linksys. Consumers could use the device to take content received over cable DSL and distribute it around the house, sources say. [via]

Stefano dice: "Cosa hanno in comune Joost e Babelgum ? L'italianità. Vi ho dato 3 info in un solo post. vediamo chi ci piglia..."

Dunque, di Joost ho scritto ieri, di Babelgum per ora non si sa molto se non quello che si è letto sui giornali, infine Cisco non ha bisogno di presentazioni. Ieri scrivevo:
"Per ora Joost può aspirare al Pc, non alla tv di casa. Per Joost in salotto, insomma, bisogna aspettare che arrivi la fibra ottica (come fa Fastweb, per altro)". E che arrivi uno scatolotto adatto, aggiungo oggi.

Cisco, Joost e Babelgum. Dal Pc al salotto. Se sono rose...
Intanto fioriscono le piattaforme di distribuzione VOD: Loic ha la sua Tv, che usa la piattaforma Vpod. Vedremo presto anche la RobinGoodTv?

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giovedì, maggio 10, 2007

Le regole del WiMax italiano

Come anticipato ieri su Telcoeye (e sui quotidiani nei giorni scorsi), le prime licenze WiMax italiane saranno macro-regionali. Ieri è stato approvato il disciplinare del Garante tlc, anche se sarà il ministero delle Comunicazioni ad avere l'ultima parola.

Il regolamento prevede tre licenze per ciascuna area geografica pari ad almeno 2x21 MHz, durata della co bcessione 15 anni. Una delle tre licenze sarà riservata ai nuovi entranti, coloro cioè che non dispongono di altre frequenze.

Ciascuna area geografica sarà formata da un minimo di due ad un massimo di quattro regioni. Le licenze saranno assegnate stilando una graduatoria, basata sull'importo offerto (l'asta dovrebbe essere a rilanci multipli): saràil ministero a fissare la base d'asta per ogni blocco di frequenze.

Sarà possibile, contrariamente alle prime previsioni, partecipare alle gare per avere una licenza in ogni macro-regione, ovvero ci potranno essere operatori nazionali Wi-Max.

La copertura? Sul regolamento ci sono obblighi di copertura minima, da raggiungere entro due anni e mezzi dal rilascio della licenza. Per evitare tattiche di foreclosure (il "blocco" della concorrenza da parte di operatori giù sul mercato), sono previste specifiche azioni.

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lunedì, maggio 07, 2007

La rete? Neutrale per chi non ce l'ha...

Della vicenda Telecom, come fa giustamente notare Alfonso Fuggetta sull'ultimo numero del Corriere delle Comunicazioni, si sono analizzati soprattutto gli aspetti economico-finanziari, tralasciando spesso uno dei temi industriali più importanti: quello della net neutrality. Si discute insomma se sia giusto o meno fissare delle priorità (o mettere dei blocchi) per il traffico che passa su una rete. Oggi i dati sono bit, non c’è più differenza tra voce, immagini, musica: tutto è un 1 o uno 0. I sostenitori della rete neutrale dicono che non ci debba essere priorità sui dati, ma quello che accade all’estero in questi giorni sembra andare nella direzione opposta.

Vodafone UK ha messo sul mercato l’atteso Nokia N95, bloccando però il WiFi: chi compra lo smartphone potrà connettersi al Web solo usando una connessione mobile di Vodafone, non hot-spot WiFi qualsiasi (sulle motivazioni che dà Vodafone, magari bloggo a parte....).

Sempre nel Regno Unito, Orange si appresta a lanciare una flat dati su linea fissa, bloccando però l'Instant Messaging e il VoIP. Lo scorso anno, ci furono polemiche perché alcuni provider nazionali filtravano il traffico peer-to-peer degli utenti ADSL. Insomma, non tutti i bit nascono uguali agli occhi delle telco. Per chi la rete non ce l’ha, la neutralità è un diritto. Per chi la rete l’ha costruita sborsando fior di miliardi, la non neutralità è una possibilità lecita e auspicabile.

Neutralità si o no? Quando il cliente compra un prodotto è giusto che vengano bloccati alcuni servizi? Quando sottoscrive un contratto per una flat dati, è giusto che il provider o l’operatore dica quali dati possono passare e quali no? Un tema non di poco conto, proprio nel momento in cui si parla di Next Generation Network (NGN).

Un “giocattolino” da qualche decina di miliardi di euro (12-14 miliardi, ipotizzando 20 milioni di utenze), perché creare una nuova rete nazionale in fibra ottica richiede molti investimenti. Investimenti ancora maggiori per avere una rete FTTH (fibra ottica fino a casa degli utenti, non fibra fino alla cantina e poi il vecchio doppino di rame dalla cantina all’appartamento). L’accesso VDSL è sub-ottimale rispetto al modello FTTH, ma è quello su cui spesso ragiona la classe politica.

Telecom Italia non sembra essere intenzionata a fare da sola investimenti per l’NGN, se non dietro la certezza che l’investimento sia remunerato. Investimento che probabilmente nessuna società singola può permettersi di effettuare, per questo già si parla di one network, una rete gestita da una società indipendente (magari una public company) che poi rivenda all’ingrosso il traffico.

Proprio per individuare una possibile soluzione, il Garante ha avviato una consultazione pubblica: pur se non citata esplicitamente, la neutralità della rete sarà sicuramente uno dei terreni di scontro più aspri tra chi la rete ce l’ha (e vuol essere libero di fissare le condizioni economiche e d’uso che ritiene vantaggiose) e tra chi non la possiede (ma la vorrebbe usare alle “sue” condizioni).

Alfonso, commentando la decisione di Orange Uk, scrive "Come dire, l’auto te la vendiamo, ma senza bagagliaio, fari e ABS. E non li puoi comprare da nessuno altro". Stefano spesso scrive, a favore della net neutrality, che "bisogna cambiare prospettiva" e che "gli operatori di telefonia sono degli spostatori di bit".

Allora proviamo per un momento a cambiarla. Io investo soldi per costruire una rete. Soldi miei, non soldi pubblici. Sono insomma un libero imprenditore che investe denaro in una infrastruttura. Nell'esempio dell'auto, sono una società che decide di costruire un'auto senza bagagliaio, perchè ritiene che abbia mercato. Chi vuole un'auto con bagagliaio, si rivolgerà ad un concorrente (e se tutti costruiscono auto senza bagagliaio? Evidentemente non c'è sufficinete domanda di auto con bagagliaio, e nel momento in cui ci sarà spunterà fuori una società pronta ad investire per produrre un'auto con bagagliaio...).

Tralasciando la questione di "convenienza economica" (dove potrebbe convenirmi aprire totalmente la rete), mi sfugge il perchè io come imprenditore non possa decidere a che condizioni "spostare i bit", dove per condizioni si intende ovviamente il prezzo, le modalità di accesso alla mia rete, le tipologie di servizi offerti e così via. Ribadisco: non ne faccio una questione economica ("Guarda che se non apri la rete vai fuori mercato e fallisci"), ma una questione di discrezionalità ("Puoi decidere come far usare la tua rete").

Insomma, la net neutrality sulla carta può anche essere una bella cosa di cui parlare, ma inevitabilmente chi investe i propri soldi in una propria infrastruttura deve avere la possibilità di usarla e farla usare come e quando e a che prezzo crede, nel rispetto delle normative.

Se ragioniamo dal mero punto di vista politico, ovvero in termini di benessere sociale, probabilmente la neutralità trionfa. Ma se si vuole ragionare in questi termini, allora è lo Stato che persegue il benessere sociale (l'imprenditore può perseguire anche il benessere sociale, ma in primis l'interesse è il profitto economico derivante dall'investimento) e quindi è lo Stato che investe. Come uscire dall'impasse?

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mercoledì, maggio 02, 2007

Italia a banda stretta

Alex titola il suo post "Orrore e spavento", dopo aver letto il documento dell'Unione Europea che certifica la situazione della banda larga italiana (pag.75):

La penetrazione banda larga in Italia è addirittura la metà rispetto alla media dei 27 Paesi europei (14 contro il 28 per cento). Si sapeva che eravamo in ritardo, ma fino all’anno scorso sembrava un piccolo gap. Adesso è aumetnato. Persino, cresciamo più lenti degli altri: +3 per cento di penetrazione banda larga, quando Germania e Francia sono al +6 e Regno Unito al +9.

Ovviamente questo significa che gli accessi a banda stretta (i vecchi modem analogici, ad esempioo) in Italia sono ancora assai diffusi: 17%, contro una media europea del 12%. Significa che ci sono più persone che si connettono in banda stretta di quelle che si connettono in banda larga (17% Vs 14%), mentre in media il rapporto è a vantaggio della banda larga (media UE: 28% contro 12%). In altre parole, per ogni europeo che si connette in banda stretta ci sono almeno 2,5 europei connessi a banda larga, mentre in Italia il rapporto è circa 1:1. Dove accade oltre che in Italia? Irlanda, Cipro e Grecia...

Perchè accade? Secondo Alex Longo:
non credo sia tanto un problema di alfabetizzazione o di interesse, quanto di digital divide. Bassa copertura Adsl, per sfiga orografica, e connessioni wireless che solo da pochi mesi stanno cominciando a decollare, come alternativa. La colpa è politica, lobbistica. Il WiFi e l’Hiperlan in funzione di surrogati Adsl sono stati concessi agli italiani, dalle norme, solo di recente e il WiMax manca solo da noi in Europa. Distrazione dei politici su questi temi o voglia di proteggere gli interessi degli operatori nazionali? Temo un misto di entrambe le cose.

Io credo che solo in parte la bassa diffusione dell'ADSL sia legata al digital divide. L'aspetto della scarsa alfabetizzazione non va sottovalutato. Dal Corriere.it, aprile 2004, Riccardo Ruggiero:
Domanda:In Italia «banda larga» significa soprattutto adsl. La fibra ottica è molto meno utilizzata. Ma, secondo alcuni studi, la diffusione dell’adsl è ancora inferiore a quella che si registra negli altri grandi Paesi europei.
Risposta: «Non è vero. Rispetto al numero totale delle linee telefoniche esistenti la penetrazione dell’adsl oggi è pari al 20%. Un bel salto rispetto all’8% di fine 2003. E per fine 2007 contiamo di arrivare al 43%. Già oggi, comunque, siamo secondi solo alla Francia, che ha un tasso del 23%. Abbiamo superato anche la Germania».


Sempre secondo l'amministratore delegato di Telecom Italia Ruggiero, ''oggi la penetrazione degli accessi alla banda larga raggiunge il 34% delle linee telefoniche italiane, ma secondo le previsioni tra il 2007 e il 2008 arriveremo al 50%, e nel 2010 al 70%''. (da Telcoeye, gennaio 2007).

C'è qualcosa che non torna quindi...
Secondo i dati dell'Eurobarometro, il 31% degli italiani si connette ad Internet. Si presuppone dunque si tratti di utenti "alfabetizzati". Di questo 31%, il 14% si connette a banda larga, il 17% usa un modem analogico (più lento, più caro, più...): si può ipotizzare quindi che non abbia sottoscritto un contratto ADSL perchè la linea telefonica non supporta la tecnologia.

Eppure il 34% delle linee telefoniche italiane, dice Ruggiero, supporta ADSL, quindi ad occhio il 31% degli italiani "alfabetizzati" dovrebbero usufruire di una connessione ADSL, a meno di non voler supporre che gli alfabetizzati siano digital divisi e gli "analfabeti di Internet" abbiano sotto casa la fibra ottica. Possibile che il 17% degli italiani sia masochista e scelga la banda stretta per connettersi al Web anche se quella larga è disponibile? No, non è possibile...

I dati allora nascondo qualcosa: in primo luogo solo un terzo degli italiani si collega al Web, a me sembra un numero basso perchè significa che il 70% non usa Internet. In primis, quindi, scarsa alfabetizzazione.

Il Digital Divide è un problema, ovvio, ma a mio parere non è la prima causa della scarsa diffusione della banda larga: come visto, un terzo degli italiani è raggiunto dalla banda larga e un terzo degli italiani naviga sul Web, ma addirittura un sesto lo fa a banda stretta. E' evidente che non possono essere tutti digital divisi, dunque si tratta almeno in parte di "cultura" (ho la possibilità di avere ADSL ma uso il modem) e mancanza di alfabetizzazione. Oggi una connessione a banda larga HSDPA a 1,8/3,6 Mbps è disponibile per il 60-70% della popolazione italiana, costa circa 20 euro al mese e soddisfa più che abbondantemente l'utilizzo dell'utente medio (navigare+leggere la posta= qualche centinaio di MB al mese) con un limite di qualche GB al mese. Spesso la banda larga mobile - che ha costi simili a quella fissa - arriva anche dove le ADSL non sono disponibili: il fatto che solo il 14% navighi in banda larga dimostra che non è un problema di disponibilità, ma di "cultura informatica".

Per questo sono d'accordo solo in parte con Longo quando scrive che "La colpa (della scarsa diffusione della banda larga in Italia, ndr) è politica, lobbistica. Il WiFi e l’Hiperlan in funzione di surrogati Adsl sono stati concessi agli italiani, dalle norme, solo di recente e il WiMax manca solo da noi in Europa".

Tecnologie wireless come il WiMax possono certo migliorare la situazione in termini di disponibilità della banda larga, ma difficilmente possono migliorare il tasso di utilizzo del Web e quello dell'utilizzo della banda larga. Per questo serve un lungo (e costoso) lavoro di alfabetizzazione dell'italiano medio, per convincerlo che Internet non è un gadget ma uno strumento potente per lavorare, informarsi, divertirsi, usufruire di servizi, dialogare, fare acquisti e molto molto altro.
Pensiamo all'hype che accompagnò e tuttora accompagna il WiFi: è stato spesso indicato come panacea per digital divide e diffusione della cultura Web, ma ad oggi è molto meno diffuso e molto più costoso di altre tecnologie wireless. In questi giorni sono stato a Parigi e la connessione WiFi dell'albergo costava un paio di euro ogni mezz'ora e una decina di euro al giorno. Non ero quindi digital diviso, perchè il Web a banda larga arrivava fin nella mia stanza: eppure non ho usato la connessione (il famoso 34% di linee disponibili e il 17% che le usa). Attenzione a non fare lo stesso errore per il WiMax e per le DSL: renderle disponibili non significa automaticamente aumentarne l'utilizzo....

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martedì, aprile 24, 2007

Ipred2, la polizia privata contro le violazioni del copyright

L'ottimo Punto Informatico del 2 aprile pubblicava una notizia inquietante:

Nei giorni in cui cresce in rete e anche in Italia la preoccupazione per la prossima e probabile approvazione della direttiva IPRED2 sui reati contro la proprietà intellettuale, Punto Informatico ha avuto l'opportunità di parlarne con il relatore del provvedimento, l'eurodeputato PSE Nicola Zingaretti, secondo cui, tra le altre cose, la direttiva porterà all'abolizione delle sanzioni penali per chi scarica senza finalità di profitto.

Lo ammetto, non ci avevo fatto granchè caso frino a quando non ho letto questo post di Tommaso:
Signori chiedo 5 minuti della vostra attenzione perché sta accadendo un qualcosa di gravissimo. Avete mai sentito parlare di Ipred 2? Non credo, perché nessuno ve lo vuole far sapere (a parte come al solito qui). Vi spiego subito cos’è. E’ una proposta a livello europeo il cui relatore è Nicola Zingaretti (DS), che in molti danno come futuro sindaco di Roma e che titola così “Sulla proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle misure penali finalizzate ad assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale“, in discussione, la cui approvazione è prevista per il prossimo 25 Aprile (il giorno della liberazione!!). Avete letto bene misure penali per per garantire il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Adesso vi do altri particolari ma voglio dirvi subito che ciò che è più agghiacciante di quello che sta accadendo è che nessuno ne sta parlando. Siamo tenuti allo scuro di una mossa volta a criminalizzare qualsiasi azione andremo a compiere online.

Per qualche giorno sarò via, ma al mio rientro spero di avere buone notizie...

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Fon, wireless per tutti negli States

Ho parlato più volte di Fon, l'azienda che punta a creare una rete Wi-Fi mondiale che parta "dal basso". I Foneros, sono utenti che collegano un router (la Fonera, ovviamente) al proprio accesso Internet domestico - tipicamente un'ADSL - e permettono ad altri Foneros nelle vicinanze di usare la connessione gratuitamente. L'idea è che quando il fonero si trova fuori casa usufruisce della connessione di altri foneros e quando è a casa propria mette a disposizione la connessione.

In Italia Fon sta incontrando qualche difficoltà legata al decreto Pisanu, anche se il lavoro di Stefano Vitta dà qualche risultato significativo. Rimane sempre la discussione di fondo se sia il caso di aprire o meno la connessione WiFi all'esterno...

Negli States invece i risultati non sembrano mancare. L'Herald Tribune di oggi:
Fon wins.U.S. wireless. deal. Time Waruer Cable is expected to announce that it will let its home broadband customers turn their connections into public wireless hotspots, a practice shunned by most Internet service providers in the United States. The deal would allow Fon, which has forged similar agreements with service providers in Europe, to boost its credibility with US. consumers. For Time Warner Cable, which has 6.6 million broadband subscribers, the move could help protect the company from an exodus of clients, who are hicreasingly tempted by the growing availabiiity of free or inexpensive municipal wireless services.

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venerdì, marzo 16, 2007

Cellulari, metti ICE nella rubrica

All'estero si usa da qualche tempo, in Italia ci si affida ancora alla sorte: se - facendo tutti gli scongiuri del caso - vi sentiste male quando siete fuori casa, chi dovrebbero contattare i soccorritori?

La risposta è il classico uovo di Colombo: poichè nel 99% dei casi il cellulare sarà con voi, il numero da chiamare in caso di emergenza può essere memorizzato lì. Sotto la voce ICE, In Case of Emergency: ICE1, ICE2, ICE3 ecc se i numeri sono più di uno. Certo, i soccorritori oggi sfogliano la rubrica magari chiamando "Casa", "Mamma", "Papà", "Ufficio" e così via, ma...

Secondo quanto riportato da Wikipedia e da un articolo BBC, l'idea è stata lanciata nel 2005 dal paramedico britannico Bob Brotchie, che propose l'introduzione della consuetudine di memorizzare, sul telefono cellulare, il numero di un familiare o di un amico da contattare in caso di emergenza ("in case of emergency", appunto) e qualora la persona coinvolta si trovasse impossibilitata a farlo in prima persona. [via]

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giovedì, marzo 15, 2007

Da Vodafone una finta flat dati a 'soli' 432 euro al mese

Leggete il titolo:
Vodafone continues to lead the mobile industry in reducing the cost of roaming in Europe

Poi leggete il resto:
Vodafone announces today that customers in Europe will be able to surf the internet, check e-mail and access their business network when roaming abroad for a flat rate fee...

Poi sedetevi con calma sul divano:
...of only €12...

Poi vedete voi che fare:
...for every day of use.

Solo 360 euro al mese (più Iva, ovvero 432 euro), ma non per tutti:
The tariff will be available to Vodafone customers with mobile-enabled laptops from 1 July 2007

Siete svenuti? Riprendetevi perchè:
The fixed fee covers consumption within either a 24 hour period or a calendar day, up to 50 MB of data, after which the customer’s standard per-megabyte rate applies.

Ri-svenuti? Riprendetevi perchè ce n'è ancora:
The €12 (excluding VAT) flat rate tariff is applicable when a Vodafone customer is roaming on Vodafone subsidiary networks in Europe. Should a customer roam onto another network then standard per megabyte charging will apply.

Riassumendo:
432 euro/mese per 50 MB/giorno in roaming, solo su rete Vodafone.
Eh sì, è proprio vero che "Vodafone continues to lead the mobile industry in reducing the cost of roaming in Europe".

Ps: 350 MB/settimana... e la chiamano flat? Una "flat" o qualcosa che ci assomigli è qualche GB, al limite...

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Da Beltel a Release, una nuova rivista per l'ICT

E' arrivata ieri in ufficio (per la precisione, la copia 55 sulle 100 della tiratura limitata) la brochure che presenta Release, una rivista che nasce dallo stesso gruppo della nota Beltel.

Release "non è una rivista tecnica, si occuperà di tecnologia da un punto di vista economico, di marketing, sociologico, di costume ed in definitiva politico". Insomma, uno strumento di approfondimento su ciò che accade nel mondo della tecnologia.

Il primo numero di marzo tratta di Società dell'informazione tra mito e realtà, a giugno si parlerà di Industria e innovazione, il numero 3 di settembre solcherà l'universo di Scuola, Università e Società, mentre l'ultimo numero 2007 si dedicherà ad Arte e Tecnologia.

Al progetto release partecipano alcuni esperti di tlc (Morganti, De Leo), la brava Elena Comelli, due blogger che leggo regolarmente (Luca e Lele) e molti altri. Insomma sulla carta si prannuncia una bella rivista :-)

Il sito di Release è questo, non poteva mancare il blog
(è tutto ancora in fase di test con qualche link mancante... che si siano dimenticati di aver indicato i link nell'invito? :-P)

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mercoledì, marzo 14, 2007

Blogroll tlc

Ok, ok, dovrei editare i link sulla destra per inserire i blog che leggo più o meno frequentemente. Ma sono pigro e la lista sarebbe lunghissima, per cui di tanto in tanto segnalo blog nuovi o interessanti che potrebbero incuriosire anche i lettori di Telcoeye.

Oggi è la volta di Alex con il suo Tlcworld, cui sono collegati una serie di siti/blog dedicati ai temi delle tlc.

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Second Life si, Second Life no

Anche io non ce la faccio più a leggere pezzi su Second Life. E' ovunque. Troppo, davvero. Scherzando con un amico, mi ha detto "per finire in pagina basta mettere nel titolo Second Life e il caporedattore ti passa tutto".

E allora ha ragione Layla, quando scrive: Second Life? Sì grazie ma con calma :-)
Second Life e' una delle tante possibili frontiere del Web 2.0, da esplorare, un nuovo modo per la brand per entrare in relazione con i consumatori. Ma, efficacia ed efficienza devono comunque rimanere le variabili su cui fondare le scelte di investimento di marketing e advertising.

Second Life è un fenomeno, non il fenomeno.

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Internet come l'automobile: una tassa per tutti

Spero di sbagliarmi, ma a leggere i giornali degli ultimi giorni mi è venuto un dubbio: non è che Internet sta per diventare la "nuova automobile" in tema di tasse e balzelli? Avete presente quel meccanismo per cui quando manca qualche risorsa economica, si ritoccano benzina bolli e balzelli vari che gravano sulle auto?

Leggendo l'intervista al patron Siae su LaStampa, viene fuori che una delle proposte è tassare gli abbonamenti Internet "perchè in rete circola gratuitamente materiale protetto da copyright". Oggi su Repubblica leggo che i registi italiani hanno presentato una proposta di legge per introdurre una "tassa su Internet" che finanzi il cinema italiano. Una "tassa su tutti i media che utilizzano il cinema, non solo tv quindi ma anche siti web e gestori telefonici".

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L'Italia che vende

Telecom e Fastweb ancora protagonisti oggi dopo gli annunci dei giorni scorsi.

Sul fronte Fastweb, Swisscom potrebbe essere costretta a rilanciare: i 47 euro offerti per le azioni della società fondata da Scaglie e Micheli valgono in Borsa quasi 49 euro. Il mercato, insomma, crede nel rilancio. Vodafone studia con Lehman Brothers, Mediaset studia da sola, Swisscom sta alla finestra, forse in attesa di capire cosa vogliono fare gli hedge fund presenti nel capitale Fastweb. Da segnalare la "discesa in campo" di Albertini, definito sul Sole24Ore "a buon diritto l'ideatore di Fastweb": spiega che l'offerta svizzera porterà offerta di qualità e investimenti e svela che già nel 1999 Vito Gamberale suggerì di cercare un accordo con gli elvetici. Sul fronte Telecom, quasi certamente Pirelli ha ricevuto offerte concrete (e la Borsa ci crede): Bersani e Gentiloni schierati contro la cessione agli stranieri.

Stefano (a proposito, complimenti per essere nella top30 degli imprenditori innovativi!) cerca di spiegare perchè l'Italia vende:
Non ci sono i margini. In un mercato in cui la materia prima all'ingrosso e' totalmente (salvo qualche frazione di percentuale) posseduta da Telecom che gioca anche sul mercato al dettaglio, i prezzi al dettaglio sono stabiliti da Telecom (non senza pressioni politiche, per la verita'). I prezzi all'ingrosso, e quindi i margini per i competitor, sono governati da AGCOM.
Se AGCOM opera lasciando troppo poco ai competitor, questi soffrono e dopo avere messo danaro, senza avere reali prospettive, vendono ed escono dal settore. Parlo per esperienza personale, dopo aver deciso di spostare il business della I.NET (oggi sotto OPA di BT, non della Canistracci) dalla connettivita (TLC) all'outsourcing/security (IT). Perche' AGCOM ha operato in questo modo ? Il TAR ha detto: per aiutare Telecom Italia a non perdere quote di mercato. E perche' cio' ? perche' la gestione finanziaria di Telecom richiedeva ingenti utili, superiori a quelli del settore, per pagare il debito degli azionisti che avevano scalato a debito Telecom. Questo il risultato. Un mercato asfittico, aziende e soprattutto imprenditori in fuga dal settore (io per primo), indotto sofferente, investimenti IT al lumicino, system integrator in forti difficolta'.


Una seconda riflessione arriva dal Foglio:
Perché i telefoni non riescono più a stare da soli, se non sono nelle mani di grandi operatori esteri, e perché le tv hanno bisogno delle reti per sviluppare i settori del futuro: Internet, digitale, contenuti. L'acquisto da parte di un operatore estero della società guidata da Silvio Scaglia, dopo che l'ex Omnitel è stata venduta agli inglesi di Vodafone e Wind all'egiziano Naguib Sawiris, evidenzia la difficoltà del mondo imprenditoriale italiano di vedere le aziende di tlc come una possibilità di investimento, difficolta aggravate dalle tentazioni di ingerenza nel settore da sempre coltivate dalla politica.

E poi Luca, che scrive:
Siamo in un labirinto finaziario. In pochi ci guadagnano. In molti ci perdono. Ma va bene: purché finisca questo incubo che nessuno di noi si era meritato e si cominci a lavorare. Se sarà mai possibile.

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martedì, marzo 13, 2007

Fastweb, che la battaglia abbia inizio

Riassumiamo: Swisscom va all’assalto di Fastweb. Ieri la società svizzera, controllata dal Governo di Berna, ha annunciato un’Opa cash da 3,7 mld, ovvero 47 euro per azione.

Il CdA di Fastweb ha accettato e scelto come advisor Deutsche Bank e Unicredit, il fondatore Scaglia ha fatto sapere che l'offerta di acquisto amichevole è per lui ok, "a meno di offerte migliorative" da parte di altri player.

Micheli e Scaglia, i co-fondatori della società che dal 1999 persegue il triple play in Italia, vedrebbero salire a 1,5 miliardi di euro l'incasso realizzato dal fortunato sbarco borsistico di e.Biscom del 2000 (l'azione fu collocata ad un valore quasi quadruplo rispetto al valore attuale).

E qui l’affare si complica: Fastweb non è un titolo da “cassettista” ma da sempre una “growth stock”, cioè un’azione che si rivaluta con la crescita e l'apprezzamento in Borsa. Apprezzamento che non c’è stato: quotata a 160 euro nel 2000, dopo sette anni vale attorno ai 43 euro per azione e non ha mai prodotto un solo euro di utile. Dal 2000 ad oggi ogni anno si è chiuso in perdita, con perdite che arrivano ad un miliardo (la sola rete è costata 3,6 miliardi).

Mentre il titolo di Fastweb vola in Borsa (ieri +15% a 48,34 euro), iniziano a circolare le prime voci su potenziali compratori alternativi a Swisscom, le famose "offerte migliorative" citate da Scaglia. Gli analisti scommettono infatti che a Swisccom non basteranno i 47 euro offerti per portare a casa la maggioranza di Fastweb: la società, di cui Scaglia ha il 18% circa, vede la presenza di numerosi hedge fund che tenteranno la corsa al rialzo. Già si parla di 55 euro ad azione, ma è presto per sapere cos'hanno in testa eventuali fondi di private equity interessati all'ingresso in Fastweb.

Senza dimenticare i possibili compratori "industriali", che potrebbero realizzare importanti sinergie (unire fisso e mobile, unire Tv e Tv via Web). Vodafone, da tempo accreditata come possibile compratore, non ha voluto commentare.

Murdoch, il patron di Sky, rimane alla finestra ma difficilmente sarà della partita.

Interesse invece da parte di Mediaset, che starebbe studiando il dossier Fastweb da mesi e potrebbe offrire 50 euro per azione. Confalonieri ha prima lasciato intendere che un occhio su Fastweb era puntato, poi ha corretto il tiro spiegando che nel Consiglio di Amministrazione e nell'incontro con gli analisti Fastweb non sarebbe stata all'ordine del giorno. Il che non significa che non se ne possa parlare a margine, anche perchè Fastweb rappresenta una delle possibili "leve" che ha Mediaset per crescere sul mercato nazionale (altre strade, invece, portano all'estero).

Chi invece ha rinunciato dopo qualche proclama bellicoso è la Orascom di Sawiris: il magnate egiziano dichiara di non avere sufficiente denaro per colpa della stangata sulle ricariche (che impatterà sui conti Wind per 300 milioni circa) e sulla possibile eliminazione dello scatto alla risposta.

A beneficiare della battaglia su Fastweb da un lato Scaglia, che con il miliardo di euro che porterà a casa potrà finanziare con maggior tranquillità l'avventura di Babelgum (una televisione via Internet che sfrutta il peer-to-peer).
Dall’altro Tiscali: l'ISP sardo è una delle poche prede ancora contendibili nella telefonia fissa (Wind, Albacom, Tele2, Fastweb sono le prede già assegnate) e Murdoch ci ha già messo gli occhi sopra. Tiscali ieri ha guadagnato il 6% in Borsa sulle speculazioni legate al possibile interesse del magnate australiano, sebbene gli analisti continuino a ripetere che il titolo è sopravvalutato.

Fastweb ha aperto le danze, Telecom Italia seguirà a breve (ieri il CdA di Pirelli ha dato mandato a Tronchetti Provera di esplorare tutte le possibili opzioni, compresa la vendita della quota Olimpia): il gran ballo delle tlc italiane non è che all’inizio.

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