Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni

giovedì, aprile 10, 2008

PI Lavoro, per chi cerca lavoro nell'ICT

Manca poco più di una settimana al loancio del nuovo canale di Punto Informatico dedicato al Lavoro e in particolare al lavoro ICT. Qui i dettagli e il link per inviare il CV o le offerte di lavoro.

Devo dire che ultimanente mi è capitato di usare Linkedin per cercare tra i miei contatti una persona con un determinato profilo e la risposta è stata molto positiva: dopo il Web delle nicchie e dei social network, anche nel mondo del lavoro la direzione è quella. Il passaparola, insomma, non vale solo per promuovere nuovi prodotti ma anche per promuovere sè stessi o un amico.

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lunedì, aprile 07, 2008

Internet mobile secondo Vodafone, atto secondo

Ricordate il mio post sull'Internet mobile secondo Vodafone? Scrivevo:

Vodafone inserisce la propria pubblicità modificando di fatto le pagine Web visitate dall'utente. Oppure la lascia, chiedendo agli inserzionisti di "registrarsi" (dati di contatto = possibilità di fare offerte dirette by-passando i centri media, i siti Web, ecc). Tutto qua? Quasi: c'è pur sempre il blocco del Nokia N95:
Invece che limitarsi ad escludere VoIP ed Instant Messaging dalla propria offerta, tariffandoli al di fuori della "flat" e rendendoli di fatto inaccessibili, mi piacerebbe vedere Vodafone stringere accordi con produttori di software VoIM come Fring ed iSkoot e trovare la soluzione più adatta per inserire pubblicità e monetizzare questi servizi.

Pare che qualcuno se ne sia accorto anche su connessioni Vodafone italiane.
E il vostro ISP, che fa? Verificatelo con questo test di integrità (sempre via Quintarelli).

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mercoledì, marzo 12, 2008

L'Internet cattiva

Rimango sempre sorpreso da come si possa avere (ancora) una visione così limitata e limitativa del mondo Web, un mondo 'di orchi e streghe cattive'. Dove, per altro, la soluzione proposta è un 'patentino' (sic!). Chissà come hanno calcolato i '450mila accessi giornalieri a blog che incitano all'anoressia e alla bulimia'. Un po' come quando si legge(va) di persone 'rapite via Internet'...

(ANSA) - ROMA, 12 MAR - Anoressia, bulimia, reati a sfondo sessuale, pedopornografia e adescamento online. Sono solo alcuni dei rischi in cui possono imbattersi i minori navigando in rete. Al tema della prevenzione e della repressione dei reati e' stato dedicato oggi a Roma il convegno ''Dignita' e diritti dei minori: rischi e abusi su internet''. Unanime la proposta richiesta alla prossima legislatura: una legge che permetta l'accesso ad internet solo grazie ad una licenza. ''Non basta l'intervento della comunita' serve anche l'intervento delle autorita'''. E' quanto sostiene l'avvocato Gianmarco Cesari, presidente dell'Osservatorio Vittime Lidu, lega italiana dei diritti dell'uomo e organizzatore dell'evento. Al centro del dibattito la voglia di combattere la violazione della dignita' umana dei minori attraverso azioni concrete. Sono blog, chat line e siti internet i veri luoghi di incontro dei ragazzi, ma troppi sono i pericoli che si nascondono dietro l'angolo. I dati parlano chiaro: ogni giorno, ad esempio, si contano ben 450.000 accessi a blog che incitano i giovani all'anoressia e alla bulimia. E' contro ''la seconda vita virtuale'', quella che vivono gli adolescenti della ''generazione digitale'', che si sono mobilitate molte Associazioni, come quella di Psicologia, clinica e giuridica, Telefono Azzurro, ma anche universita'.

UPDATE 17/3/2008: il Contrappunti di Mante su Punto Informatico

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mercoledì, gennaio 16, 2008

Vodafone gratis. Solo dopo 15 righe di clausole pero'

Offerta Vodafone-Corriere della Sera: Nokia 6120 gratis, chiamate a 9 cent/min verso tutti, non paghi la tassa di concessione governativa, navighi gratis per un mese sul tuo cellulare, ricevi le ultime novità gratis in tempo reale fino al 1° marzo.

Incredibile!! Tutto gratis, possibile? Certo, esiste davvero!

Non fate caso al fatto che la tariffa sia a scatti da 30 secondi, che ci sia uno scatto alla risposta da 16 cent per ogni chiamata, che la tassa di concessione non sia per sempre ma per 24 mesi, che gli SMS costino 15 cent, che il Nokia prevede 24 mesi di contratto con ricarica minima di 25 euro/mese (e se non la fate, sono 9 euro di addebito a fondo perduto), che sia obbligatorio pagare con carta di credito, che la "navigazione" Web prevede in realtà l'accesso "dal display del proprio cellulare ad applicazioni certificate da Vodafone (sui cellulari Vodafone o scaricabili da Vodafone Live!)", che non si può usare il cellulare come modem oppure "utilizzando Internet come protocollo di comunicazione" (niente VoIP, instant messaging, p2p), che la promo Internet dura 30 giorni, che il rinnovo successivo è automatico e se vi dimenticate di disattivare costa 9 euro/mese, che le news via SMS costeranno 3 euro a settimana e hanno il rinnovo automatico, che l'offerta è valida solo per i nuovi clienti o per chi fa la portabilità del numero.


A parte questi due o tre dettagli, l'offerta è quella descritta in piccolo ad inizio del post: davvero volete dirmi che cambia rispetto a quanto pubblicizzato? Davvero volete farmi credere che l'offerta tutto-gratis-tutto-gratis ha in effetti 15 righe di clausole che vi infastidiscono un po'? Suvvia, è tutto così chiaro e trasparente (tanto che su Corriere.it le clausole sono inserite in una gif e non come testo: sarà per evitare il copia e incolla?)

PS: ho usato volutamente la formattazione minuscola delle note per spiegare l'offerta e la formattazione gigante tipica dell'offerta per le note. Che effetto vi fa? :-)

PPS: sempre rimanendo su Vodafone, identica tecnica viene usata nella pubblicità televisiva. Ilary Blasi in Totti seduta in auto, la "Internet Key a 7,2 Mbps è gratis se ti abboni". Non fate caso al fatto che non sia gratis perchè l'offerta prevede la sottoscrizione dell'offerta Internet UMTS 100 Ore in Libertà a 20 euro/mese con un vincolo di 24 mesi e in caso di recesso anticipato o di disattivazione dell'offerta è prevista una penale pari a 199 euro. Non fate caso al fatto che decorsi i 24 mesi le offerte si intenderanno automaticamente rinnovate ogni 30 giorni al costo di 30 euro. Non fate caso che la velocità non sia 7.2 Mbps perchè la rete Vodafone supporta i 3,6 Mbps (congestione permettendo) ed è l'hardware che è pronto per i 7.2 (hardware che esistono da mesi... è un po' come dire che la Ferrari fa i 300 all'ora ma vi danno una mulattiera di montagna su cui usarla quindi al massimo farete i 50 all'ora...).
Disclaimer: come noto, lavoro per 3 Italia

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Internet: italiani tra Lituania e Polonia

Siamo al 18/mo posto in Eu, considerando la percentuale di famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 64 anni che possiede un accesso ad Internet da casa. Rispetto alla media del 54% l’Italia ha un tasso del 43%, posizionandosi tra Lituania e Polonia.

Olanda, Svezia e Danimarca registrano un tasso quasi doppio. Gli italiani si collegano da casa, pochi senza fili, cercano informazioni su beni e servizi (64,8%) e lo consultano per apprendimento (54,7%). Quasi il 40% usa il web per ottenere informazioni sulla Pubblica amministrazione. Ma la maggior parte degli utilizzatori sa fare solo cose elementari sul computer e non fa mai, o quasi, copie di sicurezza dei file. [via]


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mercoledì, gennaio 09, 2008

Il Web che mangia la Tv

''E' normale che la televisione venga mangiata da Internet, McLuhan diceva che nel futuro la televisione sarebbe diventata un contributo del nuovo medium. La tendenza con You Tube e' proprio quella di considerare la tv una forma d'arte'': lo ha detto Derrick de Kerckhove, noto massmediologo canadese.

Non ne sono convinto, se il concetto è espresso in maniera così assoluta: è più probabile che sia finita la Tv come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi, ma davvero non credo che la Tv sia destinata a scomparire. Per due motivi:
- è un mezzo che da sempre evolve con l'evolvere della società: se necessario per la sopravvivenza, il cambiamento accelererà
- la popolazione italiana invecchia. Ok, magari non è un target interessante a livello pubblicitario, magari non è un target che entra nelle statistiche, ma la fascia di anziani continuerà a guardare la Tv.

A sostegno di questi due punti, il concetto di de Kerckhove espresso in altra forma assume un significato diverso dal sinteticvo "la Tv è morta". Dice il discepolo di McLuhan: "La televisione sta ripensando la distribuzione, il formato ed il modo di concepirla, ma in maniera deludente. La situazione ipotizzata dalla ricerca mi sembra nel destino della tv. La televisione ha mangiato il cinema, tutti i media mangiano i precedenti. Come gia' osservato da McLuhan il cinema ha mangiato il teatro, la televisione il cinema, ed ora la televisione verra' fagocitata da Internet. E' normale così". O No?

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venerdì, novembre 30, 2007

Vodafone Mobile Internet... forse

Giovy racconta la propria (infelice) esperienza con l'offerta Mobile Internet di Vodafone:
Spero non me ne vorranno gli amici che lavorano in Vodafone, ma oggi sono leggermente incazzato con quello che da sempre è il mio gestore telefonico e che ogni tanto mi sorprende per come sia predisposto a "fregare" l’utente/cliente. Ho messo la parola "fregare" fra virgolette perchè Vodafone gioca su comunicazioni errate (non so se in buona fede) per riuscire a far tirare fuori al cliente più soldi di quelli che deve (vedasi il precedente capitolo "Vodafone Revolution"). La "fregatura" di cui vi parlerò oggi si chiama "Promozione Mobile Internet".

Sembrano molti i consumatori insoddisfatti dell'offerta: Soldiblog titola "Vodafone "facile" fregatura!", MobileBlog che avverte delle "Limitazioni degli abbonamenti Vodafone Facile", PassioneMobile che segnala "Vodafone Mobile Internet… fate attenzione!", tutti ripresi da i-dome che dedica un articolo alla questione.

Per chi legge Telcoeye da qualche tempo, non è una novità: i post dal titolo "Il concetto di Internet Mobile secondo Vodafone" e "Il WAP fuori dal walled garden Vodafone" mostrano come viene inteso il Web mobile dalla società britannica.

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mercoledì, settembre 19, 2007

Dal free al fee, e di nuovo al free grazie alla pubblicità

Il cerchio si chiude: contenuti gratis in cambio di pubblicità. Sostenibile, stavolta.

Qualcuno ci aveva già provato in passato, senza troppo successo e così, dal free del boom internettiano (a pagare, all'epoca, i venture capitalist e i soldi chi aveva strapagato le azioni in Borsa.. non certo gli investitori pubblicitari) si era passati all'epoca del fee: contenuti sì, ma a pagamento.

Poi l'annuncio del New York Times, che ha deciso di rendere gratuita in ogni sua parte l'edizione on line, compresa parte degli archivi.
Si segna così una svolta in questo mercato: il giornale americano rinuncia così agli abbonamenti, che pure gli portavano 10 milioni di dollari all'anno (alcune sezioni erano accessibili infatti ai soli abbonati, a fronte di 49,95 dollari all'anno) contando sul fatto che gli introiti pubblicitari compenseranno le perdite.

E' una svolta, certo. Una svolta che, inutile nasconderlo, è resa possibile dall'avere un modello di pubblicità on line che funziona, che piace, che è sostenibile. Parlo di Google Ads, la piattaforma che ha rivoluzionato il mondo della pubblicità on line dimostrando che la disintermediazione funziona, che gli inserzionisti hanno risultati certi e che anche i piccoli editori on line possono guadagnare dalla pubblicità. E' grazie a Google se il mondo del Web riesce ad attirare una sempre maggior fiducia degli investitori pubblicitari, scottati dalla "gnueconomi": da allora sono rimasti alla finestra in attesa di vedere qualcosa che funzionasse. Adesso c'è.

Non solo sul Web, ma anche sul mobile: oggi parte in tutto il mondo il servizio mobile di Google, chiamato AdSense for Mobile. Esattamente come accade sul Pc, chi ha un sito accessibile da dispositivi mobili può guadagnare qualche centesimo per ogni click.

Tornando alla decisione del NYT, la chiave di lettura b-side - il rovescio della medaglia - è che il modello del fee sembra non poter competere con il free. Non è chiaro insomma se la scelta del New York Times sia dovuta all'insuccesso della versione pay o al potenziale successo della versione free. Probabilmente sono vere entrambe: 10 milioni di dollari l'anno sono una discreta somma, ma sono nulla se il potenziale della pubblicità on line con pagine gratuite è superiore ai 10 milioni. Una riflessione che dal Web si estende alla carta stampata: la qualità dei quotidiani potrebbe non bastare a sopravvivere alla free press?

Il General Manager del NYT, Vivian Schiller, dà un'ulteriore chiave di lettura: la diffusione di testate on line gratuite (e che vivono di pubblicità), di blog, della free press ha reso disponibile all'utente un enorme bacino gratuito di informazioni. Emergere dalla massa con notizie di qualità a pagamento non era più possibile, specie considerando che in quella massa ci sono anche fonti di qualità gratuite (magari difficili da trovare, ma pur sempre presenti).

Infine, sembra resistere il modello pay per i giornali finanziari. Il Wall Street Journal fattura qualcosa come 65 milioni di dollari, segno che l'informazione finanziaria ha un pubblico disposto a pagare. Business is business...

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martedì, settembre 18, 2007

Ritorno al passato: più beta per tutti

C'è - o meglio c'era, è un po' che non ci passo - a Torino, in corso Giulio Cesare, un ristorante che sembra essere rimasto indenne al passare del tempo. Si chiama "Da Mazza" ed andarci è come rituffarsi negli anni '60: dall'arredamento vecchio stile alla signora (moglie del cuoco, nonché titolare) che prende le ordinazioni come se fosse la mamma che chiede ai figli cosa vogliono da mangiare la sera.

Lo stesso effetto che - concordo con quanto ha sottolineato Emmebi [via] - fa il "nuovo" portale di AOL dedicato alla lingua di Dante:
Beh, insomma, non ci crederete - io ancora non ci credo - ma nell'era del 2.0, dello user generated content e blablabla, è arrivato in Italia il portale (sì, sì, portale) di AOL (America On Line), con la possibilità di leggere le news, avere gratuitamente la propria mail, leggere l'oroscopo e il meteo e scaricare l'innovativo messanger AOL. Formidabile poi l'invito "Visitaci spesso! Registrati con AOL".In fondo ci basta poco per sentirsi più giovani.

In alto a destra, la possibilità di cambiare colore alla pagina mi ricorda Virgilio, lo storico portale italiano (che, mi dicono, sta per tornare a vivere come marchio a sè stante).

Sempre a proposito di strumenti appena nati e già vecchi, la nuova piattaforma 'social' Mash lanciata da Yahoo!, anche questa in versione beta. Rubo le parole ad Alberto:
Il nuovo social network di Yahoo! è molto indietro, più alfa che beta. Ha il sistema di tracking degli eventi (propri e degli "amici") e un sistema di "moduli" simili a Facebook, ma non c'è paragone. Per inserire le foto di Flickr, per esempio, bisogna incollare a mano l'indirizzo del proprio feed RSS delle foto. Assurdo: c'è pieno di siti, nel mondo, in grado di accedere alle tue foto semplicemente con la user-id (o con la mail, o con il Flickr ID, o...). Inaccettabile che proprio Yahoo! non sia in grado di farlo, e che in generale non offri un maggior livello di integrazione con tutti gli altri loro servizi 2.0.

In fin dei conti, basta seguire la moda lanciata da Google per i propri servizi nuovi: una bella pecetta con scritto "beta" a coprire eventuali lacune. Mi consenta, più beta per tutti!

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lunedì, settembre 17, 2007

Lavori 2.0

Hagakure cerca posizioni 2.0:

Internet PR Manager (una volta si chiamava account)
Internship (una volta si chiamava stagista)
Content manager (una volta si chiamava copywriter o strategic planner)
Visual-Art-Design-Interface Director
Client Manager e New Business

Se siete interessati...

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mercoledì, settembre 05, 2007

Yahoo!, shopping pubblicitario negli Usa

Yahoo! prosegue la sua campagna di rafforzamento nel mondo dell'advertising on line:

Yahoo compra network di pubblicità online per 300 mln dollari SAN FRANCISCO, 5 settembre (Reuters) - Yahoo Inc ha concluso un accordo per comprare BlueLithium, il quinto network di pubblicità online Usa, per 300 milioni di dollari in contanti, in una mossa volta a consolidare la sua posizione nel mercato della pubblicità comportamentale in forte crescita. BlueLithium è una società con soli tre anni di vita, la cui tecnologia permette di tracciare il profilo di un consumatore-utente mentre si muove da sito a sito, permettendo quindi agli inserzionisti di proporre pubblicità mirata. Un consumatore che compra prodotti ecologicamente compatibili potrà essere raggiunto dalla pubblicità di auto ibride la settimana dopo. L'accordo, annunciato ieri, rafforza gli sforzi di Yahoo nel campo della pubblicità comportamentale, per la quale può sfruttare un bacino di 250 milioni di utenti di Yahoo Mail e Yahoo Travel.

Mentre Google vorrebbe fare l'editore, i concorrenti sono costretti ad inseguire sul terreno della pubblicità Web. L'acquisto di BlueLithium da parte di Yahoo! va letto alla luce della difficoltà a sfondare nei mercati non anglofoni, dove Google invece sembra crescere bene.

Per inseguire la grande G, Yahoo! ha quindi iniziato una campagna di rafforzamento sui mercati dove è sufficientemente forte per competere (quasi) alla pari: USA, UK e mercati anglofoni in generale. Sarà interessante vedere come deciderà di muoversi sui mercati non anglofoni... e sarà anche interessante vedere se e come l'Antitrust europeo deciderà di intervenire sul mercato della pubblicità Web. Google! ha infatti percentuali di mercato bulgare e non è da escludere un intervento pro-competitivo che riporti ad una situazione più equilibrata. Non prima della seconda metà del 2008, però.

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giovedì, agosto 02, 2007

Rottamiamo Elton

Come dice Gabriele Ferraris su LaStampa dopo la bislacca provocazione di Sir Elton John,
giù le mani dal Web, piuttosto rottamiamo il vecchio rocker :-)

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lunedì, luglio 16, 2007

L'intervista a Bertoluzzo? E' nel file kazzone.html


L'intervista di Giuseppe Turani al direttore generale (e probabilmente futuro amministratore delegato) di Vodafone Italia, Paolo Bertoluzzo, è stata pubblicata da Repubblica.it.

Il nome del file? Kazzone.html.

Proprio non capisco perchè il link http://www.repubblica.it/supplementi/af/2007/07/16/primopiano/002kazzone.html è stato sostituito con il ben più innocuo http://www.repubblica.it/supplementi/af/2007/07/16/primopiano/002telefonini.html

Per i commenti più sostanziali all'offerta Vodafone, rimando a Punto Informatico di domani [via Dario]

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mercoledì, luglio 11, 2007

Un tuffo dove l'acqua è più Fon

C'è un laghetto, in Spagna, con la più alta concentrazione di Foneras (i router Fon attraverso cui si condivide la propria connessione Internet). In Italia l'uso di Fon è illegale perchè va contro il decreto Pisanu, idem in Germania. Per protesta, un gruppo di utenti tedeschi ha deciso di gettare virtualemnete la propria Fonera nel lago.

Una mossa virtuale ma altrettanto efficace: gli utenti hanno alterato la posizione del proprio access point sulla mappa di Fon. Hanno rimpiazzato le coordinate reali (quelle dov’è il router, cioè la casa dell’utente) con altre che corrispondono a quel laghetto. Il router resta attivo, come access point Fon, ma di fatto è così molto più difficile da individuare: gli altri utenti non lo troveranno infatti sulla mappa. [via Vittorio]

Il laghetto, per chi volesse dare unos guardo, è qui. La kossa degli utenti tedeschi attira l'attenzione sul problema, ma rende di fatto inutilizzabile la connessione Internet di chi protesta, perchè "sballa" l'accuratezza delle mappe.

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lunedì, luglio 09, 2007

L'oligopolio telematico italiani: sopravvissuti o sopravviventi?

L'oligopolio telematico non frena gfli italiani in rete è il titolo del comunicato stampa che introduce il rapporto di Gianni Dominici sulla situazione dell'Internet italiana:

Perché se l’Italia è forte di tante soggettualità tecnologiche e innovative i risultati in termini di sistema, di Paese, sono così modesti? Non è sufficiente, dunque, essere un popolo di inventori se non si completa il “network dell’innovazione” composto anche da chi fa trasferimento tecnologico (i transformers), da chi finanza l’innovazione (i financiers) e da chi fa da facilitatore ed elemento di connessione tra questi attori (i brokers).
[via Mauro]

Il PDF è disponibile gratuitamente previa registrazione. Contiene senz'altro spunti interessanti, anche alla luce della fotografia della banda larga italiana presentata nei giorni scorsi. Interessante anche la domanda che pone Mauro: premesse le due velocità esistenti (o comunque la divisione da chi è frenato dalle oligarchie e chi riesce a sopravvivergli), quello che mi chiedo è sia più opportuno a livello istituzionale premiare i veloci cercando di generare loop virtuosi o cercare di far accellerare i lenti.

Che ne pensate? Insomma, siamo sopravvissuti o sopravviventi?

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martedì, luglio 03, 2007

La banda larga italiana: poca e monopolista

Se vi chiedessi qual è, ad occhio, il Paese europeo in cui l'ex monopolista ex lege (e ancora monopolista de facto) ha la maggior quota di mercato nella banda larga cosa rispondereste? E se vi chiedessi quale Paese è primo tra un gruppo di Paesi affini (che so: Spagna, Francia, Italia, Germania, UK, ...)?



La risposta arriva dai dati di ECTA (via Stefano) e per l'Italia è sconsolante: è proprio il Belpaese in cima alla classifica (se rispondete alla seconda domanda), o comunque è terzo in Europa, alle spalle di Cipro e Lussemburgo. Che, senza voler nulla togliere, non spodestano di fatto l'Italia dalla poco invidiabile prima posizione.


In Italia, il monopolista di fatto Telecom Italia ha ancora il 70% del mercato. Il primo dei Paesi "simili" è la Spagna, con il 57%. In altri Paesi, l'ex monopolista scende sotto il 50% (48% in Germaia e idem in Francia; addirittura 23% in UK).


Il dato sarebbe sopportabile meglio se almeno l'Italia avesse una diffusione capillare della banda larga: sempre secondo ECTA, ahinoi, non è così. Siamo ad appena il 13,5%, ultimi tra i "Paesi" simili, ben lontani dal 20-30% dell'Europa "che conta".

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giovedì, giugno 07, 2007

Il concetto di Internet mobile secondo Vodafone

Interessante post di Pietro su Voipblog:

La nuova offerta "Vodafone Mobile Internet", disponibile in questi giorni in Inghilterra ma presto anche in Germania, Spagna ed Italia, comprende la follia di 120 MB al mese di traffico Web (per 7 sterline e 50 pence). L’operatore si preoccupa anche di rendere l’accesso alle pagine web più veloce, comprimendo i dati trasmessi ed "adattando" il contenuto delle pagine.

Insomma, Voda Uk (e probabilmente presto altre consociate europee tra cui Vodafone Italia) adotterà la soluzione WWW di Novarra: 3 Italia l'ha lanciata un anno fa col nome di WWW3. Con una differenza:
- 3 Italia: 6 euro per 50 MB
- Vodafone Uk: circa 11 euro per 4 MB.

Anzi, le differenze sono di più:
Secondo The Register, la soluzione adottata da Vodafone intercetta le richieste degli utenti verso siti web ottimizzati per i telefoni cellulari con un transcoder che viene rilevato dalle pagine come un browser per PC. Intercettata la richiesta, Vodafone si preoccupa di inserire una propria intestazione ed uno spazio a fondo pagina… non vi sarete illusi di essere usciti dal portale Vodafone Live!?

Vodafone inserisce la propria pubblicità modificando di fatto le pagien Web visitate dall'utente. Oppure la lascia, chiedendo agli inserzionisti di "registrarsi" (dati di contatto = possibilità di fare offerte dirette by-passando i centri media, i siti Web, ecc).

Tutto qua? Quasi: c'è pur sempre il blocco del Nokia N95:
Invece che limitarsi ad escludere VoIP ed Instant Messaging dalla propria offerta, tariffandoli al di fuori della "flat" e rendendoli di fatto inaccessibili, mi piacerebbe vedere Vodafone stringere accordi con produttori di software VoIM come Fring ed iSkoot e trovare la soluzione più adatta per inserire pubblicità e monetizzare questi servizi.

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mercoledì, maggio 02, 2007

Italia a banda stretta

Alex titola il suo post "Orrore e spavento", dopo aver letto il documento dell'Unione Europea che certifica la situazione della banda larga italiana (pag.75):

La penetrazione banda larga in Italia è addirittura la metà rispetto alla media dei 27 Paesi europei (14 contro il 28 per cento). Si sapeva che eravamo in ritardo, ma fino all’anno scorso sembrava un piccolo gap. Adesso è aumetnato. Persino, cresciamo più lenti degli altri: +3 per cento di penetrazione banda larga, quando Germania e Francia sono al +6 e Regno Unito al +9.

Ovviamente questo significa che gli accessi a banda stretta (i vecchi modem analogici, ad esempioo) in Italia sono ancora assai diffusi: 17%, contro una media europea del 12%. Significa che ci sono più persone che si connettono in banda stretta di quelle che si connettono in banda larga (17% Vs 14%), mentre in media il rapporto è a vantaggio della banda larga (media UE: 28% contro 12%). In altre parole, per ogni europeo che si connette in banda stretta ci sono almeno 2,5 europei connessi a banda larga, mentre in Italia il rapporto è circa 1:1. Dove accade oltre che in Italia? Irlanda, Cipro e Grecia...

Perchè accade? Secondo Alex Longo:
non credo sia tanto un problema di alfabetizzazione o di interesse, quanto di digital divide. Bassa copertura Adsl, per sfiga orografica, e connessioni wireless che solo da pochi mesi stanno cominciando a decollare, come alternativa. La colpa è politica, lobbistica. Il WiFi e l’Hiperlan in funzione di surrogati Adsl sono stati concessi agli italiani, dalle norme, solo di recente e il WiMax manca solo da noi in Europa. Distrazione dei politici su questi temi o voglia di proteggere gli interessi degli operatori nazionali? Temo un misto di entrambe le cose.

Io credo che solo in parte la bassa diffusione dell'ADSL sia legata al digital divide. L'aspetto della scarsa alfabetizzazione non va sottovalutato. Dal Corriere.it, aprile 2004, Riccardo Ruggiero:
Domanda:In Italia «banda larga» significa soprattutto adsl. La fibra ottica è molto meno utilizzata. Ma, secondo alcuni studi, la diffusione dell’adsl è ancora inferiore a quella che si registra negli altri grandi Paesi europei.
Risposta: «Non è vero. Rispetto al numero totale delle linee telefoniche esistenti la penetrazione dell’adsl oggi è pari al 20%. Un bel salto rispetto all’8% di fine 2003. E per fine 2007 contiamo di arrivare al 43%. Già oggi, comunque, siamo secondi solo alla Francia, che ha un tasso del 23%. Abbiamo superato anche la Germania».


Sempre secondo l'amministratore delegato di Telecom Italia Ruggiero, ''oggi la penetrazione degli accessi alla banda larga raggiunge il 34% delle linee telefoniche italiane, ma secondo le previsioni tra il 2007 e il 2008 arriveremo al 50%, e nel 2010 al 70%''. (da Telcoeye, gennaio 2007).

C'è qualcosa che non torna quindi...
Secondo i dati dell'Eurobarometro, il 31% degli italiani si connette ad Internet. Si presuppone dunque si tratti di utenti "alfabetizzati". Di questo 31%, il 14% si connette a banda larga, il 17% usa un modem analogico (più lento, più caro, più...): si può ipotizzare quindi che non abbia sottoscritto un contratto ADSL perchè la linea telefonica non supporta la tecnologia.

Eppure il 34% delle linee telefoniche italiane, dice Ruggiero, supporta ADSL, quindi ad occhio il 31% degli italiani "alfabetizzati" dovrebbero usufruire di una connessione ADSL, a meno di non voler supporre che gli alfabetizzati siano digital divisi e gli "analfabeti di Internet" abbiano sotto casa la fibra ottica. Possibile che il 17% degli italiani sia masochista e scelga la banda stretta per connettersi al Web anche se quella larga è disponibile? No, non è possibile...

I dati allora nascondo qualcosa: in primo luogo solo un terzo degli italiani si collega al Web, a me sembra un numero basso perchè significa che il 70% non usa Internet. In primis, quindi, scarsa alfabetizzazione.

Il Digital Divide è un problema, ovvio, ma a mio parere non è la prima causa della scarsa diffusione della banda larga: come visto, un terzo degli italiani è raggiunto dalla banda larga e un terzo degli italiani naviga sul Web, ma addirittura un sesto lo fa a banda stretta. E' evidente che non possono essere tutti digital divisi, dunque si tratta almeno in parte di "cultura" (ho la possibilità di avere ADSL ma uso il modem) e mancanza di alfabetizzazione. Oggi una connessione a banda larga HSDPA a 1,8/3,6 Mbps è disponibile per il 60-70% della popolazione italiana, costa circa 20 euro al mese e soddisfa più che abbondantemente l'utilizzo dell'utente medio (navigare+leggere la posta= qualche centinaio di MB al mese) con un limite di qualche GB al mese. Spesso la banda larga mobile - che ha costi simili a quella fissa - arriva anche dove le ADSL non sono disponibili: il fatto che solo il 14% navighi in banda larga dimostra che non è un problema di disponibilità, ma di "cultura informatica".

Per questo sono d'accordo solo in parte con Longo quando scrive che "La colpa (della scarsa diffusione della banda larga in Italia, ndr) è politica, lobbistica. Il WiFi e l’Hiperlan in funzione di surrogati Adsl sono stati concessi agli italiani, dalle norme, solo di recente e il WiMax manca solo da noi in Europa".

Tecnologie wireless come il WiMax possono certo migliorare la situazione in termini di disponibilità della banda larga, ma difficilmente possono migliorare il tasso di utilizzo del Web e quello dell'utilizzo della banda larga. Per questo serve un lungo (e costoso) lavoro di alfabetizzazione dell'italiano medio, per convincerlo che Internet non è un gadget ma uno strumento potente per lavorare, informarsi, divertirsi, usufruire di servizi, dialogare, fare acquisti e molto molto altro.
Pensiamo all'hype che accompagnò e tuttora accompagna il WiFi: è stato spesso indicato come panacea per digital divide e diffusione della cultura Web, ma ad oggi è molto meno diffuso e molto più costoso di altre tecnologie wireless. In questi giorni sono stato a Parigi e la connessione WiFi dell'albergo costava un paio di euro ogni mezz'ora e una decina di euro al giorno. Non ero quindi digital diviso, perchè il Web a banda larga arrivava fin nella mia stanza: eppure non ho usato la connessione (il famoso 34% di linee disponibili e il 17% che le usa). Attenzione a non fare lo stesso errore per il WiMax e per le DSL: renderle disponibili non significa automaticamente aumentarne l'utilizzo....

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