Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni

mercoledì, marzo 26, 2008

Microsof scambia API con i social network, non certo i dati

No, sebbene qualcuno cerchi di spacciarlo come accordo sulla portabilità dei dati tra social network diversi (ricordate la vicenda di Scoble, sbattuto fuori da Facebook?), l'annuncio di Microsoft è un semplice accordo per scambiare le API e permettere un single sign-on.

Più che di portabilità, quindi, si deve parlare di interoperabilità:
Si chiama www.invite2messenger.net ed è un nuovo sito istituito da Microsoft per consentire agli utenti dei servizi Windows Live Messenger di essere raggiunti dai loro contatti presenti su alcuni tra i più diffusi siti di social networking. Tutto questo, grazie a un accordo di scambio di Api raggiunto con Facebook, Bebo, Hi5, Linkedin e Tagged. In particolare, oggetto dello scambio sono le Windows Live Contacts API e le Contacts API dei partner, che consentirà per l’appunto lo scambio reciproco dei contatti in modo sicuro e veloce. La collaborazione con Facebook è immediatamente attiva, mentre le altre saranno attivate nei prossimi mesi.

Sul terreno della data portability, intanto, le strade di Microsoft e Yahoo! sembrano dividersi: Yahoo! ha infatti scelto OpenSocial, l'iniziativa lanciata a fine 2007 da Google a cui hanno già aderito MySpace, Plaxo, Bebo, Hi5, Orkut, LinkedIn, Six Apart, Oracle, Salesforce.com e Ning. Open Social prevede API open source che permettono di sviluppare aplicazioni da inglobare in diversi social network.

E di data portability tra i diversi social network, quando si tornerà a parlare?

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giovedì, gennaio 03, 2008

Scoble fuori da Facebook


L'account di Robert Scoble, uno dei più noti blogger statunitensi, è stato sospeso da Facebook [via Vittorio]:


If you are trying to contact me on Facebook, please don’t. My account has been “disabled” for breaking Facebook’s Terms of Use. I was running a script that got them to keep me from accessing my account. I’m appealing. I’ll tell you what I was doing as soon as I talk with the developers who built what I was using and as soon as I talk with Facebook’s support (I sent an email in reply to the one below, but haven’t heard back yet).
I run this stuff so you don’t have to. :-)


In sintesi, Scoble stava usando uno script (di cui non ha ancora rilasciato i dettagli perchè sotto Non Disclosure Agreement, come lui stesso afferma) che Facebook ha riconosciuto come potenzialmente dannoso:
Our systems indicate that you’ve been highly active on Facebook lately and viewing pages at a quick enough rate that we suspect you may be running an automated script. This kind of Activity would be a violation of our Terms of Use and potentially of federal and state laws.
As a result, your account has been disabled. Please reply to this email with a description of your recent activity on Facebook.

Risultato: account sospeso (e possibilità di riattivarlo contattando Facebook). Al di là del singolo caso, la riflessione sui social network è secondo me più ampia. Parto da un commento presente proprio sul blog di Scoble:
Yes this is one of the reasons FB annoys me, it is MY social graph, my time and energy, I want to export it. We have all scraped for years on various platforms, so FB is not “new” in getting heavy, they obviously want to keep us all in.
Trouble is walled gradens typically get emulated at some point in an open environment, it’s inevitable, I’m sure they must realise that.


Le mie relazioni sociali, il mio tempo e la mia energia: è giusto che un terzo - che mette a disposione la piattaforma - vieti di esportarla ed usarla altrove? Inutile dire che la questione vede due forze contrastanti che si oppongono: da un lato le ragioni del business (io azienda finchè tengo gli utenti nel walled garden non perdo potere) dall'altro quelle del cuore (io utente voglio poter portare via i miei dati e le mie relazioni sociali senza troppi ostacoli).


E', se vogliamo, il lato oscuro del Web 2.0: l'utente dà i propri dati gratuitamente alla piattaforma, chi ha la piattaforma monetizza l'idea e l'investimento. Il sistema sta in piedi finchè i servizi offerti hanno un valore maggiore rispetto al valore dei dati forniti; quando questo equilibrio si spezza, l'utente se ne vorrebbe andare - indispettito - ma chi ha la piattaforma cerca di impedirlo per non perdere la monetizzazione ricevuta in precedenza.


In attesa di capire come evolverà la situazione, Scoble si è schierato a favore di DataPortability.org, il cui nome spiega già l'obiettivo: portabilità dei cosiddetti 'social graph' ed in genere dei dati. Ambienti aperti, in cui l'utente possa liberamente spostare i dati tra piattaforme. Utopia?

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