Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni

lunedì, aprile 07, 2008

Cellulari in aereo, fine della quiete

Purtroppo l'Unione Europea ha dato il via libera all'uso del cellulare in aereo. Fine di una delle ultime isole felici.

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venerdì, gennaio 04, 2008

Il Buongiorno non si vede dal mattino

Dopo il NYTimes [via], anche i principali quotidiani europei si accorgono delle ombre sul mercato delle suonerie per cellulari. Se il quotidiano statunitense scrive che After years of double-digit growth rates, the global ring tone market appears to have come to the end of its crescendo, according to a variety of measures.

Fa eco M:Metrics, che traccia le abitudini di acquisto di utenti britannici, francesi, italiani, spagnoli e tedeschi. Secondo la società, la percentuale di abbonati ai servizi di suonerie che acquistano almeno una suoneria al mese è calata drasticamente negli ultimi 12 mesi, arrivando a toccare, in Gran Bretagna, il minimo storico del 3,4% lo scorso mese di ottobre.

Da parte sua, Jupiter Research sottolinea come nell'ambito dei contenuti mobili, nell'arco di un anno in Europa le suonerie siano scese dal 33 al 29% del mercato. In termini di giro d'affari, a fine 2007 e per il solo mercato europeo, si parla di 1,1 miliardi di dollari, in crescita del 10% rispetto allo scorso anno, laddove i giochi online dovrebbero attestarsi a 550 milioni di dollari, con una crescita del 33% anno su anno.

Insomma, il mercato europeo delle suonerie cresce (+10%), ma cresce meno che in passato. Normale amministrazione per un settore che va saturandosi. Anch'io, come Stefano, penso che il fenomeno sia limitato ai mercati evoluti, mentre per i mercati emergenti dove il boom della telefonia mobile è tuttora un dato di fatto, ci vorranno ancora 3-4 anni prima che si registri un rallentamento vero.

Nonostante questo, oggi la stampa italiana sembra volersi togliere qualche sassolino dalle scarpe e attacca frontalmente Buongiorno, società leadwer nel settore che però ha perso, nel corso del 2007, la metà della propria capitalizzazione di Borsa.

Scrive IlSole24Ore, Buongiorno non corre neanche in Ferrari. In Buongiorno devono aver pensato che un accordo con la Ferrari non avrebbe potuto che dare una spinta ad un titolo bisognoso di sostegno. Ieri il gruppo italiano, leader mondiale nelle suonerie ed intrattenimento sui telefonini, ha firmato un'intesa con la casa di Maranello per scaricare suonerie e loghi della Rossa sui cellulari. Ma nonostante la notorietà mondiale della Ferrari, Buongiorno anche ieri è rimasta al palo (-0,22%). Nel 2007 l'azienda è stata tra i 10 peggiori titoli di Piazza Affari, bruciando circa la metà del suo valore. Oggi quota 2 euro, ben lontana dai 5 euro dei massimi di metà 2006 e ancor più dai 7euro di cinque anni fa.Eppure, a sentire gli analisti, Buongiorno dovrebbe correre: a novembre, dopo l'acquisizione di iTouch, Intermonte raccomandava un «outperform» sul titolo con prezzo di 2,8 euro. Ma finora Buongiorno di pole position non ne ha viste.

Rincara la dose MF, POTREBBE ESSERE UN VO' MENO BUONGIORNO. Per capire lo straordinario successo che hanno avuto negli ultimi anni le suonerie per i telefoni cellulari basta pensare che, sino a poco tempo fa, accanto a quella dei cd e brani musicali venduti, ogni settimana veniva pubblicata la classifica delle suonerie più scaricate. Un business chè valeva, insieme a quello delle immagini e dei loghi per personalizzare il display del telefonino, più di un miliardo di euro all'anno per la sola Europa, trainato dalle abitudini di milioni di persone di cambiare suoneria e sfondo una volta al mese o anche più spesso. Gli ultimi dati segnano però un'inversione netta e, probabilmente, incontrovertibile. E per società come Buongiorno, sede a Parma, quotata a Piazza Affari, il cui fatturato è legato in maniera determinante a questo business, il futuro non è certo improntato all'ottimismo. Tutti i nuovi modelli permettono di utilizzare come suoneria i brani musicali trasferiti al telefonino dal pc. Gratuitamente. Un trend che spiega l'interesse di Buongiorno per i mercati sudamericani, dove i modelli di telefono evoluti sono meno diffusi; ma soprattutto spiega il crollo del titolo in borsa, dove negli ultimi 12 mesi haperso il 50% del suo valore.

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venerdì, dicembre 14, 2007

DVB-H satellitare, Rai e 3 sperimentano a Torino

Come spiega La Stampa, parte a Torino la sperimentazione del DVB-SH, la tecnologia per Tv Digitale mobile che sfrutta sia i classici ripetitori a media potenza (quelli della tv classica), sia i gap filler a bassa potenza delle reti DVB-H, sia il segnale satellitare.

Alcatel-Lucent, 3 Italia e Rai lanciano il primo banco di prova in Italia della tv mobile basata sullo standard Dvb-sh, il nuovo standard che permette l'integrazione con reti ibride satellitari-terrestri. Il Dvb-sh (Digital video broadcasting-Satellite Services to Handhelds) è una evoluzione del Dvb-h, che fornisce una più elevata efficienza spettrale e permette l'integrazione con reti ibride satellitari/terrestri. In questo nuovo progetto, basato sulla soluzione Unlimited Mobile Tv di Alcatel-Lucent, per la prima volta al mondo si utilizza una rete terrestre a più livelli che comprende sia i trasmettitori a bassa potenza propri degli operatori mobili sia quelli a media potenza tipici dei broadcaster, spiega la nota Rai.

La sperimentazione partirà da Torino, dove già durante le Olimpiadi Invernali del 2006 la Rai sperimentò il DVB-H (ho avuto l'opportunità di essere tra i tester), in collaborazione con Tim e usando terminali Sagem (a lanciare il primo servizio commerciale al mondo fu poi 3 Italia durante i mondiali di calcio, sempre nel 2006).

La sperimentazione sarà curata per la Rai dalla Direzione strategie tecnologiche, da Raiway e dal Centro ricerche e innovazione tecnologica. La prima fase di prova, tra il dicembre 2007 e marzo 2008, sarà un test per provare le capacità del Dvb-sh di supportare un elevato numero di canali di tv mobile ad alta qualità, in varie condizioni di utilizzo. In una seconda fase, il segnale broadcast da satellite sarà emulato da un trasmettitore situato su un elicottero ad una elevata altitudine; per analizzare situazioni di utilizzo reale, saranno distribuiti dei terminali commerciali Dvb-sh a un campione di clienti. In una prospettiva di più lungo termine verranno effettuati test con satelliti operativi in collaborazione con un primario operatore satellitare.

Questa sperimentazione rimette in gioco la Rai, che secondo qualcuno aveva rinunciato al DVB-H in favore del DMB. Come già scritto all'epoca, non si tratta(va) di scarsa convinzione nella tecnologia, quanto di un mero ragionamento basato sulla scarsità di risorse economiche a disposizione.

"La Rai, nell'ottica del servizio pubblico, è interessata a fornire al pubblico italiano contenuti di tv mobile di alta qualità, basati su diverse tecnologie", spiega in una nota il direttore generale della Rai, Claudio Cappon. "In questa prospettiva, è nostra responsabilità anche esplorare soluzioni tecnologiche innovative, come il Dvb-sh, per ottimizzare i costi della distribuzione dei nostri servizi a un pubblico sempre più ampio".

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lunedì, dicembre 10, 2007

Il rapporto degli italiani con il telefonino

Se è vero, come sostiene il Censis, che

"il telefono cellulare insegue la tv tradizionale come strumento di comunicazione più diffuso in Italia: il suo uso è in continua ascesa da anni e nel 2007 il cellulare ha raggiunto un indice di penetrazione complessiva pari all’86,4% della popolazione, ormai a un passo da quel 92,1% che costituisce il consumo complessivo della tv generalista",

allora non ci dobbiamo stupire di quanto è accaduto in questo centro commerciale siciliano, dove sono stati messi in offerta cellulari Nokia.

Incredibile la ressa... e la rissa:
http://www.youtube.com/watch?v=aMY7PubEpFU
(mi scuso per il link, stamattina youtube non mi embedda il video su blogger...)

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martedì, novembre 06, 2007

Android, la Google-piattaforma mobile

Si chiama Android, arriverà nella seconda metà del 2008 ed è il primo passo di Google nel mondo della telefonia mobile. Un assaggio dal 12 novembre, quando sarà disponibile l'SDK per gli sviluppatori.

Niente Googlefonino, come qualcuno sussurrava da tempo, bensì una piattaforma software da usare su terminali prodotti da terze parti. Come spiega il sito della OpenHandsetAlliance,
A commitment to openness, a shared vision for the future, and concrete plans to make the vision a reality.Welcome to the Open Handset Alliance™, a group of more than 30 technology and mobile companies who have come together to accelerate innovation in mobile and offer consumers a richer, less expensive, and better mobile experience. Together we have developed Android™, the first complete, open, and free mobile platform.

Come racconta PI,
Android comprenderà tutto ciò che serve per far funzionare un telefonino: dal sistema operativo, all'interfaccia utente, passando per numerose applicazioni. Sarà inoltre di impronta open e abbraccerà applicazioni di terze parti. Basato su kernel Linux, rilasciato con licenza Apache, Android consentirà agli operatori dell'hardware di personalizzare al massimo i loro prodotti, consentirà agli sviluppatori di sfruttare pienamente le possibilità di costruire su di esso.

Quattro le parole chiave su cui si basa Android:
- Open
- All applications are created equal
- Breaking down application boundaries
- Fast & easy application development.

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martedì, settembre 11, 2007

Antenne o opere d'arte?

Le antenne per la telefonia mobile non sono propriamente belle da vedere. Pali di acciaio piantati nel terreno o sui tetti, groviglio di tubi che spesso diventano elemento di disturbo per il paesaggio circostante.

C'è chi negli anni si è specializzato nel nasconderle (camuffandole da albero, caminetto, ...) ritagliandosi uno spazio significativo sul mercato.

Ora sono direttamente i produttori a rendere più belli i pali per le antenne: Ericsson si è affidata all'architetto scandinavo Thomas Sandell per realizzare nuove infrastrutture, belle da vedere e che possono diventare elementi d'arte. Rispetto all'acciaio, le nuove infrastrutture in cemento sono più ecologiche e permettono una maggiore libertà di design. A quando sul mercato?

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mercoledì, agosto 22, 2007

La rivoluzione degli SMS (che non c'e')

Sarà la penuria di notizie estive, sarà che giocare con il nome (Davide contro i Golia delle tlc) fa sempre il suo effetto, sarà che parlare di cellulari è sempre un buon argomento vista la pervasività del mezzo, ma io proprio la rivoluzione decantata dal Corriere non la vedo. Un articolo su tecnicismi che esistono (almeno) da 6-7 anni fatti passare come rivoluzione.

Davide e la rivoluzione degli sms da 1 cent
«Inviare i messaggini costa troppo», e così un informatico 24enne ha inventato un software per ridurre drasticamente il costo


Il titolo promette mari e monti, giusto? Leggendo il pezzo, emergono due cose:
- Davide ha messo in piedi un software (Skebby) che sfruttava gli SMS gratuiti offerti da qualche operatore e/o da qualche portale.
- con la quasi totale sparizione degli SMS gratuiti su Web, Davide ha messo in piedi una società che vende pacchetti di SMS da inviare via Web.

Rivoluzione????? Suvvia, siamo seri.
Usavo SMS Splitter qualcosa come 4 anni or sono o giù di lì: si tratta di un software che usa(va) gli SMS offerti da portali Web e da operatori per inviare via Internet messaggi gratuiti. Skebby, insomma. Peccato che la pacchia sia finita: da offerta fidelizzante (per inviare il messaggio vado sul sito dell'operatore o del portale, eventualmente guardo pubblicità e/o mi loggo) si era trasformata in un boomerang perchè grazie a questi software, l'utente non visitava alcun sito, mandava "solo" i propri messaggi dal proprio Pc connesso ad Internet, e basta.

L'arrivo qualche anno fa poi dei costi di interconessione anche sugli SMS (come esiste per le chiamate: gli operatori si versano qualche cent l'un l'altro quando chiamate e messaggi viaggiano su una rete e l'altra, è una misura pro-competitiva per aiutare gli operatori più piccoli che non dispongono di un effetto rete paragonabile ai big player) ha decretato la fine o quasi degli SMS gratuiti, che infatti sono spariti pressochè da qualsiasi sito. Resiste(va) ancora qualche operatore, ma anche in questo caso utilizzi "fantasiosi" ne hanno decretato quantomeno la limitazione (Vodafone è pasata da 100 messaggi a 10, solo verso Voda e previa registrazione) se non la scomparsa.

Quanto all'invio di SMS via Internet a prezzi inferiori da quelli offerti via cellulare, mi pare di aver acquistato per la prima volta un pacchettone da 2mila SMS nel 2000 o 2001, da SMSProf (qui). Perbacco, sono un rivoluzionario e non lo sapevo!

Scherzi a parte, esistono da anni società che comprano milioni di SMS da gestori esteri (o da gestori italiani, che hanno prezzi comunque leggermente superiori ma il cliente ha maggior certezza che l'SMS arrivi) e li rivendono a piccoli pacchetti a chi fa un uso massiccio della messaggistica testuale (aziende per promozioni, pr nelle discoteche, ecc).

Ultima considerazione: traslasciando che SMS ad 1 cent (come promesso dal Corriere) non ne vedo, tralasciando che in un articolo giornalistico non mi aspetto di trovare il listino commerciale di una SRL perchè non dà valore aggiunto alla notizia (sempre che ci sia, la notizia: non è questo il caso), tralasciando che i prezzi non sono nemmeno troppo convenienti, ecco... tralasciando tutto questo, c'è da dire che l'invio di SMS tramite Web è un prodotto di nicchia - utile a chi davvero fa un uso massivo degli SMS, io ad esempio in alcuni periodi ne acquistavo circa 10mila al mese - per diversi motivi.

Al volo, mi pare di poter dire che il primo grosso limite sia il dover acquistare in anticipo quantitativi più o meno ampi di messaggi, il secondo è di dover avere un computer connesso ad Internet (ma con SMSProf, ricordo, avevamo anche studiato ed usato un'applet Java per inviarli da cellulare usando la connessione dati, con un sovrapprezzo di 1 cent circa), il terzo è che gli SMS spesso non possono arrivare con il mittente definito (arrivano quindi da numeri "sconosciuti" al destinatario) e quarto ed ultimo è che comrandoli da gestori esteri la possibilità che l'SMS si perda per strada è abbastanza elevata (a meno di non comprare SMS "pregiati", ma in questo caso il prezzo si avvicina a quello dell'SMS standard inviato dal cellulare).

Ahhhh, queste rivoluzioni (che oggi la maggior parte dei giornali italiani riprendono...)!

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venerdì, marzo 16, 2007

Cellulari, metti ICE nella rubrica

All'estero si usa da qualche tempo, in Italia ci si affida ancora alla sorte: se - facendo tutti gli scongiuri del caso - vi sentiste male quando siete fuori casa, chi dovrebbero contattare i soccorritori?

La risposta è il classico uovo di Colombo: poichè nel 99% dei casi il cellulare sarà con voi, il numero da chiamare in caso di emergenza può essere memorizzato lì. Sotto la voce ICE, In Case of Emergency: ICE1, ICE2, ICE3 ecc se i numeri sono più di uno. Certo, i soccorritori oggi sfogliano la rubrica magari chiamando "Casa", "Mamma", "Papà", "Ufficio" e così via, ma...

Secondo quanto riportato da Wikipedia e da un articolo BBC, l'idea è stata lanciata nel 2005 dal paramedico britannico Bob Brotchie, che propose l'introduzione della consuetudine di memorizzare, sul telefono cellulare, il numero di un familiare o di un amico da contattare in caso di emergenza ("in case of emergency", appunto) e qualora la persona coinvolta si trovasse impossibilitata a farlo in prima persona. [via]

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giovedì, marzo 15, 2007

Da Vodafone una finta flat dati a 'soli' 432 euro al mese

Leggete il titolo:
Vodafone continues to lead the mobile industry in reducing the cost of roaming in Europe

Poi leggete il resto:
Vodafone announces today that customers in Europe will be able to surf the internet, check e-mail and access their business network when roaming abroad for a flat rate fee...

Poi sedetevi con calma sul divano:
...of only €12...

Poi vedete voi che fare:
...for every day of use.

Solo 360 euro al mese (più Iva, ovvero 432 euro), ma non per tutti:
The tariff will be available to Vodafone customers with mobile-enabled laptops from 1 July 2007

Siete svenuti? Riprendetevi perchè:
The fixed fee covers consumption within either a 24 hour period or a calendar day, up to 50 MB of data, after which the customer’s standard per-megabyte rate applies.

Ri-svenuti? Riprendetevi perchè ce n'è ancora:
The €12 (excluding VAT) flat rate tariff is applicable when a Vodafone customer is roaming on Vodafone subsidiary networks in Europe. Should a customer roam onto another network then standard per megabyte charging will apply.

Riassumendo:
432 euro/mese per 50 MB/giorno in roaming, solo su rete Vodafone.
Eh sì, è proprio vero che "Vodafone continues to lead the mobile industry in reducing the cost of roaming in Europe".

Ps: 350 MB/settimana... e la chiamano flat? Una "flat" o qualcosa che ci assomigli è qualche GB, al limite...

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Da Beltel a Release, una nuova rivista per l'ICT

E' arrivata ieri in ufficio (per la precisione, la copia 55 sulle 100 della tiratura limitata) la brochure che presenta Release, una rivista che nasce dallo stesso gruppo della nota Beltel.

Release "non è una rivista tecnica, si occuperà di tecnologia da un punto di vista economico, di marketing, sociologico, di costume ed in definitiva politico". Insomma, uno strumento di approfondimento su ciò che accade nel mondo della tecnologia.

Il primo numero di marzo tratta di Società dell'informazione tra mito e realtà, a giugno si parlerà di Industria e innovazione, il numero 3 di settembre solcherà l'universo di Scuola, Università e Società, mentre l'ultimo numero 2007 si dedicherà ad Arte e Tecnologia.

Al progetto release partecipano alcuni esperti di tlc (Morganti, De Leo), la brava Elena Comelli, due blogger che leggo regolarmente (Luca e Lele) e molti altri. Insomma sulla carta si prannuncia una bella rivista :-)

Il sito di Release è questo, non poteva mancare il blog
(è tutto ancora in fase di test con qualche link mancante... che si siano dimenticati di aver indicato i link nell'invito? :-P)

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mercoledì, marzo 14, 2007

Blogroll tlc

Ok, ok, dovrei editare i link sulla destra per inserire i blog che leggo più o meno frequentemente. Ma sono pigro e la lista sarebbe lunghissima, per cui di tanto in tanto segnalo blog nuovi o interessanti che potrebbero incuriosire anche i lettori di Telcoeye.

Oggi è la volta di Alex con il suo Tlcworld, cui sono collegati una serie di siti/blog dedicati ai temi delle tlc.

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Second Life si, Second Life no

Anche io non ce la faccio più a leggere pezzi su Second Life. E' ovunque. Troppo, davvero. Scherzando con un amico, mi ha detto "per finire in pagina basta mettere nel titolo Second Life e il caporedattore ti passa tutto".

E allora ha ragione Layla, quando scrive: Second Life? Sì grazie ma con calma :-)
Second Life e' una delle tante possibili frontiere del Web 2.0, da esplorare, un nuovo modo per la brand per entrare in relazione con i consumatori. Ma, efficacia ed efficienza devono comunque rimanere le variabili su cui fondare le scelte di investimento di marketing e advertising.

Second Life è un fenomeno, non il fenomeno.

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Internet come l'automobile: una tassa per tutti

Spero di sbagliarmi, ma a leggere i giornali degli ultimi giorni mi è venuto un dubbio: non è che Internet sta per diventare la "nuova automobile" in tema di tasse e balzelli? Avete presente quel meccanismo per cui quando manca qualche risorsa economica, si ritoccano benzina bolli e balzelli vari che gravano sulle auto?

Leggendo l'intervista al patron Siae su LaStampa, viene fuori che una delle proposte è tassare gli abbonamenti Internet "perchè in rete circola gratuitamente materiale protetto da copyright". Oggi su Repubblica leggo che i registi italiani hanno presentato una proposta di legge per introdurre una "tassa su Internet" che finanzi il cinema italiano. Una "tassa su tutti i media che utilizzano il cinema, non solo tv quindi ma anche siti web e gestori telefonici".

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L'Italia che vende

Telecom e Fastweb ancora protagonisti oggi dopo gli annunci dei giorni scorsi.

Sul fronte Fastweb, Swisscom potrebbe essere costretta a rilanciare: i 47 euro offerti per le azioni della società fondata da Scaglie e Micheli valgono in Borsa quasi 49 euro. Il mercato, insomma, crede nel rilancio. Vodafone studia con Lehman Brothers, Mediaset studia da sola, Swisscom sta alla finestra, forse in attesa di capire cosa vogliono fare gli hedge fund presenti nel capitale Fastweb. Da segnalare la "discesa in campo" di Albertini, definito sul Sole24Ore "a buon diritto l'ideatore di Fastweb": spiega che l'offerta svizzera porterà offerta di qualità e investimenti e svela che già nel 1999 Vito Gamberale suggerì di cercare un accordo con gli elvetici. Sul fronte Telecom, quasi certamente Pirelli ha ricevuto offerte concrete (e la Borsa ci crede): Bersani e Gentiloni schierati contro la cessione agli stranieri.

Stefano (a proposito, complimenti per essere nella top30 degli imprenditori innovativi!) cerca di spiegare perchè l'Italia vende:
Non ci sono i margini. In un mercato in cui la materia prima all'ingrosso e' totalmente (salvo qualche frazione di percentuale) posseduta da Telecom che gioca anche sul mercato al dettaglio, i prezzi al dettaglio sono stabiliti da Telecom (non senza pressioni politiche, per la verita'). I prezzi all'ingrosso, e quindi i margini per i competitor, sono governati da AGCOM.
Se AGCOM opera lasciando troppo poco ai competitor, questi soffrono e dopo avere messo danaro, senza avere reali prospettive, vendono ed escono dal settore. Parlo per esperienza personale, dopo aver deciso di spostare il business della I.NET (oggi sotto OPA di BT, non della Canistracci) dalla connettivita (TLC) all'outsourcing/security (IT). Perche' AGCOM ha operato in questo modo ? Il TAR ha detto: per aiutare Telecom Italia a non perdere quote di mercato. E perche' cio' ? perche' la gestione finanziaria di Telecom richiedeva ingenti utili, superiori a quelli del settore, per pagare il debito degli azionisti che avevano scalato a debito Telecom. Questo il risultato. Un mercato asfittico, aziende e soprattutto imprenditori in fuga dal settore (io per primo), indotto sofferente, investimenti IT al lumicino, system integrator in forti difficolta'.


Una seconda riflessione arriva dal Foglio:
Perché i telefoni non riescono più a stare da soli, se non sono nelle mani di grandi operatori esteri, e perché le tv hanno bisogno delle reti per sviluppare i settori del futuro: Internet, digitale, contenuti. L'acquisto da parte di un operatore estero della società guidata da Silvio Scaglia, dopo che l'ex Omnitel è stata venduta agli inglesi di Vodafone e Wind all'egiziano Naguib Sawiris, evidenzia la difficoltà del mondo imprenditoriale italiano di vedere le aziende di tlc come una possibilità di investimento, difficolta aggravate dalle tentazioni di ingerenza nel settore da sempre coltivate dalla politica.

E poi Luca, che scrive:
Siamo in un labirinto finaziario. In pochi ci guadagnano. In molti ci perdono. Ma va bene: purché finisca questo incubo che nessuno di noi si era meritato e si cominci a lavorare. Se sarà mai possibile.

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martedì, marzo 13, 2007

Fastweb, che la battaglia abbia inizio

Riassumiamo: Swisscom va all’assalto di Fastweb. Ieri la società svizzera, controllata dal Governo di Berna, ha annunciato un’Opa cash da 3,7 mld, ovvero 47 euro per azione.

Il CdA di Fastweb ha accettato e scelto come advisor Deutsche Bank e Unicredit, il fondatore Scaglia ha fatto sapere che l'offerta di acquisto amichevole è per lui ok, "a meno di offerte migliorative" da parte di altri player.

Micheli e Scaglia, i co-fondatori della società che dal 1999 persegue il triple play in Italia, vedrebbero salire a 1,5 miliardi di euro l'incasso realizzato dal fortunato sbarco borsistico di e.Biscom del 2000 (l'azione fu collocata ad un valore quasi quadruplo rispetto al valore attuale).

E qui l’affare si complica: Fastweb non è un titolo da “cassettista” ma da sempre una “growth stock”, cioè un’azione che si rivaluta con la crescita e l'apprezzamento in Borsa. Apprezzamento che non c’è stato: quotata a 160 euro nel 2000, dopo sette anni vale attorno ai 43 euro per azione e non ha mai prodotto un solo euro di utile. Dal 2000 ad oggi ogni anno si è chiuso in perdita, con perdite che arrivano ad un miliardo (la sola rete è costata 3,6 miliardi).

Mentre il titolo di Fastweb vola in Borsa (ieri +15% a 48,34 euro), iniziano a circolare le prime voci su potenziali compratori alternativi a Swisscom, le famose "offerte migliorative" citate da Scaglia. Gli analisti scommettono infatti che a Swisccom non basteranno i 47 euro offerti per portare a casa la maggioranza di Fastweb: la società, di cui Scaglia ha il 18% circa, vede la presenza di numerosi hedge fund che tenteranno la corsa al rialzo. Già si parla di 55 euro ad azione, ma è presto per sapere cos'hanno in testa eventuali fondi di private equity interessati all'ingresso in Fastweb.

Senza dimenticare i possibili compratori "industriali", che potrebbero realizzare importanti sinergie (unire fisso e mobile, unire Tv e Tv via Web). Vodafone, da tempo accreditata come possibile compratore, non ha voluto commentare.

Murdoch, il patron di Sky, rimane alla finestra ma difficilmente sarà della partita.

Interesse invece da parte di Mediaset, che starebbe studiando il dossier Fastweb da mesi e potrebbe offrire 50 euro per azione. Confalonieri ha prima lasciato intendere che un occhio su Fastweb era puntato, poi ha corretto il tiro spiegando che nel Consiglio di Amministrazione e nell'incontro con gli analisti Fastweb non sarebbe stata all'ordine del giorno. Il che non significa che non se ne possa parlare a margine, anche perchè Fastweb rappresenta una delle possibili "leve" che ha Mediaset per crescere sul mercato nazionale (altre strade, invece, portano all'estero).

Chi invece ha rinunciato dopo qualche proclama bellicoso è la Orascom di Sawiris: il magnate egiziano dichiara di non avere sufficiente denaro per colpa della stangata sulle ricariche (che impatterà sui conti Wind per 300 milioni circa) e sulla possibile eliminazione dello scatto alla risposta.

A beneficiare della battaglia su Fastweb da un lato Scaglia, che con il miliardo di euro che porterà a casa potrà finanziare con maggior tranquillità l'avventura di Babelgum (una televisione via Internet che sfrutta il peer-to-peer).
Dall’altro Tiscali: l'ISP sardo è una delle poche prede ancora contendibili nella telefonia fissa (Wind, Albacom, Tele2, Fastweb sono le prede già assegnate) e Murdoch ci ha già messo gli occhi sopra. Tiscali ieri ha guadagnato il 6% in Borsa sulle speculazioni legate al possibile interesse del magnate australiano, sebbene gli analisti continuino a ripetere che il titolo è sopravvalutato.

Fastweb ha aperto le danze, Telecom Italia seguirà a breve (ieri il CdA di Pirelli ha dato mandato a Tronchetti Provera di esplorare tutte le possibili opzioni, compresa la vendita della quota Olimpia): il gran ballo delle tlc italiane non è che all’inizio.

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lunedì, marzo 12, 2007

Il costo della banda larga italiana

Come giustamente fa notare Alex, non è sempre vero che la banda larga italiana costi più che quella estera. Tolta la Francia (che ha più operatori con rete in fibra ottica estesa), l'Italia è allineata al resto d'Europa:

Piuttosto la battaglia va diretta altrove: la qualità reale delle Adsl nostrane fa schifo. Lentezza e cadute libere delle connessione, a causa di centrali fatiscenti, soprattutto al Sud. Non a caso Telecom sta lanciando il rinnovo della rete: si rende conto che i ticket di guasto sono una mazzata per il business.

Ecco, se consideriamo la qualità, allora l'ADSL italiana è più cara (caro è quando pago di più per avere lo stesso servizio, ma anche quando pago uguale per avere un servizio peggiore). E forse gli amici di AntiDigitalDivide avrebbero qualcosina da dire anche sulla rete, che in Piemonte è messa peggio di alcune regioni meridionali (così, almeno, dice la cartina sulla copertura ADSL italiana).

Infine, Telecom Italia: oggi una bella analisi di Stefano Carli pubblicata da Affari&Finanza de Repubblica ricorda che di Ngn non si parlerà (almeno) fino al 2009.

Non c'è stata fuga in avanti nel piano industriale di Telecom Italia presentato venerdì scorso. La Borsa ci aveva un po' sperato, facendo salire il titolo, ma dopo mezz'ora, resi noti i primi numeri, il listino è tornato indietro. Di qui al 2009 il gruppo di Guido Rossi e Riccardo Ruggiero non si lanccrà in grandi investimenti in fibra ottica. Di quelli si parlerà dopo il 2009. Fino ad allora il gruppo si concentra sull'esistente: come far crescere del 50% gli abbonati alla banda larga in Adsl, mettere sul tavolo una strategia unificata sul fronte dei contenuti multimediali, recuperare migliori standard di qualità del servizio, visto che a questo sono dedicati ben 700 milioni nel solo 2007. La linea guida è quella della ‘disciplina finanziaria', come l'ha deifinita Buora. Attenzione ai fondamentali per non guastare il rating e poche spese. Acquisizioni solo carta su carta. Intanto France Telecom denuncia un calo degli utili del 25% a causa della concorrenza sulla banda larga.

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La SIAE? Nata per incassare il più possibile. Anche tassando il Web

Qual è il ruolo della SIAE? Proteggere il copyright? Cercare di sviluppare il mercato della musica? Far emergere nuovi talenti? Niente di tutto questo.

Intervista da Bruno Ruffilli su La Stampa, il presidente della SIAE Giorgio Assumma spiega: “La nostra vocazione è incassare il più possibile. Lavoriamo per questo”.

Poi, la stoccata finale: "Stiamo studiando una tassa per gli abbonamenti al Web, basata sul presupposto che su Web c'è materiale protetto da copyright".

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Se sei a meno 33, si vede!

Mattinata di scherzi tra milanisti ed interisti. I primi 15 minuti aziendali di oggi sono dedicati agli sfottò: l'Inter ha vinto il debry ed il Milan si trova 33 punti sotto.

Nei corridoio di 3 Italia, qualche buontempone ha iniziato a far circolare prima lo slogan (da "Se hai 3 si vede" a "Se sei a meno 33 si vede"), poi questa immagine che riprende la carena della moto di Marco Melandri. 3 Italia è sponsor del campione ravennate, ma per questo lunedì calcistico il '33' diventa '-33', la scritta Honda lascia il posto al logo del Milan e il marchio Morellato si trasforma magicamente in ... Moratti.

PS: io sono del Toro :-)

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venerdì, marzo 09, 2007

Telecomania: Rossi stende Tronchetti

Ci sono volute sei ore per mettere d'accordo tutti sul piano Telecom Italia. Ha vinto Guido Rossi, che compattando il management è riuscito a mettere nell'angolo Tronchetti Provera. Insomma, come commenta il IlSole24Ore, non basta il 18% di Olimpia per controllare Telecom. Tre gli astenuti durante la votazione (Pasquale Pistorio, Carlo Puri Negri e Massimo Moratti, tutti vicini a Tronchetti Provera), Merloni è uscito prima del voto.

Il vero vincitore è dunque Rossi, che ha portato dalla sua parte anche Buora (un ex fedelissimo di Tronchetti?) e Mion, rapprersentante di Benetton.

Sul fronte della possibile alleanza spagnola, la stampa italiana sembra disorientata: c'è chi dice che Rossi non esclude un accordo, chi invece titola dando per scontato che Rossi preferisca la cordata di banche italiane. Capofila Mediobanca, che starebbe cercando un pool di investitori desiderosi di entrare in Olimpia. Pirelli starebbe però ancora cercando di convincere Telefonica ad entrare nel capitale della società che con il 18% controlla Telecom.

Sul fronte dei risultati finanziari (offuscati sui media dallo scontro Tronchetti-Rossi vinto da quest'ultimo), per Telecom Italia diminuiscono debiti (adesso a 37,3 mld) e i profitti netti (3,01 mld nel 2006, in calo del 6,3%), i margini sono in crescita ma sotto le attese, il dividendo è invariato (0,14 euro per azione) ma da Telecom hanno già fatto sapere che "in futuro si cambierà". Insomma, il ricchi dividendi potrebbero diventare solo un ricordo.

Emblematica, se confermata, la dichiarazione di Rossi (nei retroscena raccontati da Giovanni Pons su Repubblica): "Quello di Telecom Italia non è un piano di grande sviluppo, ma è quello che si può fare oggi: non possiamo imbrogliare il mercato". Se la frase è vera, la domanda è lecita: fino ad oggi, allora, cosa è stato fatto?

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Un nuovo blog sulle tlc

Dimitri è un assiduo lettore di Telcoeye: da oggi ha anche un blog tutto suo, lo trovate su http://telcomag.blogspot.com. In bocca al lupo e benvenuto :-)

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mercoledì, marzo 07, 2007

Tronchetti lo spagnolo, Rossi il realista

In attesa del CdA di oggi sul piano industriale, Guido Rossi ha svelato ieri durante la riunione del comitato strategico il piano Telecom Italia: alleanze con più gestori e controllo rigoroso del debito, anche attraverso una nuova politica dei dividendi (probabilmente meno generosa rispetto al passato).

E' forse per questo che l'idillio tra Rossi e Tronchetti sembra essere finito? Tra previsioni poco rosee da parte degli analisti e nuovo piano industriale, i titoli della galassia Telecom non brillano: ieri Pirelli ha perso poco meno del 4% e il trend negativo non sembra potersi fermare nel brevissimo periodo. Rossi vuole stringere più alleanze, Tronchetti intanto insiste con Madrid, dove c'è quella Telefonica interessata ad entrare in Telecom: la resa dei conti tra il patron della Bicocca e il manager chiamato in Telecom a metà del 2006 è dietro l'angolo, come spiega IlSole24Ore.

Rossi vorrebbe una public company ed è forse per questo che ha solamente accennato alla rete di nuova generazione (Ngn), senza includerla nel piano industriale. Attende di capire come si muoverà il Governo e come gli azionisti Telecom: in attesa che svaniscano le nubi sulla Ngn, Rossi ha solo inserito nel piano triennale qualche investimento per la dorsale in fibra ottica.

Tronchetti è contro la public company, non tanto per una motivazione filosofica, quanto per una mera questione finanziaria: la politica dei dividendi elevata tipica della Telecom degli ultimi anni serve ad Olimpia (la "scatola" che controlla Telecom) per poter campare bene, dato il debito elevato.

Come spiega Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera, "ridotti all'osso, i dati del problema sono i seguenti: il gruppo Telecom genera un margine di 12-13 miliardi e ha uscite per dividendi (2,7 miliardi), imposte (1,2), riduzione del debito (3), oneri finanziari netti (2) e investimenti (5). Poichè il margine non cresce, l'equilibrio del bilancio e l'incremento degli investimenti indispensabile in Brasile possono essere raggiunti solo diminuendo i dividendi ed eventualmente rallentando il rientro dal debito".

Altre strade? Poche e tortuose, come spiega ancora il Corriere: "Propositi più ambiziosi, per esempio l'introduzione accelerata delle reti di nuova generazione per far galoppare l'Italia nella banda larga, richiederebbero quell'aumento di capitale che Pirelli nega".

Il vero problema di Telecom oggi, dunque, sembra essere la divergenza esistente tra il management (non solo il già citato Rossi, ma anche Carlo Buora, l'ormai ex braccio destro di Tronchetti che durante l'affaire Telefonica ha lasciato intendere di sposare la linea-Rossi) e Marco Tronchetti Provera, costretto dalle logiche finanziarie a mantenere alti i dividendi Telecom e puntare con decisione sull'ingresso della spagnola Telefonica, senza chiudere la porta in faccia ad altri possibili investitori russi.

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lunedì, marzo 05, 2007

TomTom Go per moto a 90 euro

Mi è arrivata via mail:

OFFERTISSIMA!!! Se qualcuno/a fosse interessato/a...Ho deciso di vendere il mio sistema di navigazione TOM TOM GO, praticamente nuovo.
Caratteristiche principali:
- mappe di navigazione per tutto il mondo
- grosso display (visibilità 3D)
- montaggio universale
- colore: deep-blueCosto
Euro 90,00 trattabili

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Costo di ricarica, Codacons e libero mercato

L'associazione di consumatori Codacons ha presentato un esposto al Garante per le Comunicazioni in cui scrive: "Non devono essere imposti con i nuovi piani aumenti tariffari attraverso ritocchi degli scatti alla risposta o rincari delle tariffe al minuto o al secondo".

Tra quanto il Codacons pretenderà anche di sedere nei CdA dei gestori, magari decidendo quanto far pagare i servizi, quanto investire, chi assumere e così via?

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venerdì, marzo 02, 2007

Punti di vista

Punti di vista sui costi di ricarica: Vodafone è il lupo cattivo perchè ha aumentato le tariffe o quello buono perchè Guindani "è già andato a parlare con le associazioni di consumatori" (Manifesto, non disponibile on line)?

In questo istante Google News dice:
- Vodafone aumenta tariffe 22 news
- Guindani oncontra consumatori 0 news

Qui, ahinoi, non se ne parla...

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La parte abitata della rete


Internet cresce e fa parlare di sè. E qualcuno ci prende per mano e ci porta a spasso:

Come ogni guida turistica, l’ho scritta pensando soprattutto a chi la meta non la conosce ancora o a chi la conosce poco, piuttosto che a quanti già ci vivono da tempo e con soddisfazione. Ho provato a raccogliere quello che ho imparato in Rete in questi anni, le cose migliori che ho sentito dire in giro, il senso del mutamento di prospettiva che stiamo vivendo, al di là della banalità degli strumenti, degli entusiasmi e delle definizioni del momento.

Bravo Sergio, io l'ho ordinato.

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Costi di ricarica, sconcertanti reazioni?

Sul tema dei costi di ricarica, Mante scrive:

Quello che sta accadendo con la faccenda dei costi di ricarica per i cellulari e' di una linearita' sconcertante. Ci si poteva attendere una tendenza piu' o meno sotterranea al rialzo delle tariffe a "parziale compensazione" degli obblighi del decreto Bersani. Cio' che invece sta accadendo e' che gli operatori (Wind e Vodafone sopra tutti) hanno deciso di agire a carte scoperte (nel caso di Wind talmente scoperte da rischiare qualcosa) rendendo evidente alla propria clientela nella maniera piu' chiara possibile il trasbordo dei costi di ricarica sul traffico cellulare. Come a dire: le imposizioni del governo? Ci fanno un baffo.

Stavo per rispondere, ma la risposta è già tra i commenti di quel post:
forse ho capito male io, ma non mi pare che il provvedimento fosse studiato per diminuire di un miliardo e mezzo il fatturato dei gestori telefonici, quanto semplicemente per rendere trasparenti le tariffe cioè, appunto, perché fossero in esse incorporati i così detti costi di ricarica. Che poi i media abbiano preferito presentarlo in un altro modo, in un modo più "accattivante" è questione che non riguarda il governo e nemmeno le compagnie telefoniche, riguarda i media ed il loro ombelico. livefast

Che ne dite?

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giovedì, marzo 01, 2007

Costi di ricarica, ecco i primi aumenti

Ieri scrivevo:
Eliminiamo pure costo di ricarica, scatto alla risposta, canone mensile, e concentriamo sul prezzo della chiamata tutti gli elementi che oggi formano il fatturato: davvero sicuri che i consumatori siano pronti a pagare un euro al minuto le chiamate?

Oggi la conferma: le associazioni di consumatori si scagliano contro i nuovi piani tariffari Vodafone, in vigore dal 4 marzo. Scrive Dario su Punto Informatico:

Una segnalazione arriva invece dal Movimento Difesa del Cittadino, che critica le nuove offerte Vodafone. Il gestore, sostiene MDC, "ha aumentato del 26% il costo dello scatto alla risposta, da 15 a 19 centesimi su tre delle cinque offerte, vanificando i benefici del decreto Bersani e il lavoro dell'Autorità per le Comunicazioni e delle associazioni dei consumatori". MDC formula anche una propria stima sull'impatto economico delle nuove offerte: "Su base annua gli aumenti saranno, per i soli scatti alla risposta, di 73 euro (5 telefonate al giorno), 146 euro (10 al giorno), 219 euro (15 al giorno) e 292 euro (20 al giorno)".

Ma c'è di più:

E oltre all'aumento del costo delle chiamate, MDC denuncia una presunta violazione del Codice
delle Comunicazioni elettroniche: "Vodafone per la restituzione del traffico residuo di una SIM
disattivata per scadenza, portabilità o per la quale si vuole esercitare il diritto di recesso, chiede il pagamento di 8 euro, sottoforma di carta servizi, e l'invio di una raccomandata (3,40 euro). Quindi - calcola MDC - fino a 12 euro di traffico residuo l'utente non avrà alcuna convenienza a richiederlo. Tutto ciò viola le più elementari garanzie degli utenti e per questo l'associazione denuncerà l'iniziativa all'Agcom e all'Antitrust per verificare l'ingannevolezza della pubblicità".


Anche Wind, come segnala Windworld, adotta una strategia di aumenti, con nuovi profili tariffari più cari di quelli precedenti. E soprattuto interpreta il decreto Bersani eliminando il costo di ricarica sui nuovi profili, ma non su quelli vecchi che per i tagli di ricarica sotto i 50 weuro continueranno ad avere i costi di ricarica. Si profilo una battaglia legale tra Wind e Agcom? Per il momento, la battaglia è già partita sul Web.

Al di là delle decisioni dei singoli gestori, era banale prevedere che un intervento statalista nelle attività di una società privata non sarebbe passato senza produrre reazioni: vuoi con nuove tariffazioni al minuto, vuoi con scatti alla risposta più alti, vuoi... che qualcuno non proponga domani una petizione?

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mercoledì, febbraio 28, 2007

La petizionite

Il parziale successo della petizione contro i costi di ricarica si sta trasformando in sacro furore petizionistico: qualsiasi persona non abbia più voglia di pagare un costo fisso si dà alla petizione. E' evidente che la spinta emotiva portata dall'abolizione del costo di ricarica (che esiste anche in altri Paesi europei e che, non ho cambiato idea, ha ragione di esistere) è stata forte: dietro l'angolo, però, possibili aumenti delle tariffe (in media, secondo da la UE, in Italia si paga il 15% in meno) e sicura sparizione dei bonus di traffico.

Su Libero di oggi ad esempio, un lettore si lamenta della sparizione delle ricariche Power di 3: telefonando molto, pagava 60 euro e ne riceveva 90, con un risparmio di 30 euro/mese (ovvero circa il 30%). La maggior parte di coloro che hanno un traffico medio-alto (che, a ben vedere, sono coloro che tengono in piedi le compagnie telefoniche) rischia dunque di perdere soldi. A guadagnarci (ben 5-10 euro/anno!!) coloro che hanno magari 10 sim card che non ricaricano quasi mai e che chiamano poco (non contribuendo, di fatto, a ripagare la rete e gli investimenti). Identica lamentela su La Stampa.

Tornando al furore petizionistico, segnalo per dovere di cronaca la notizia di una petizione per eliminare lo scatto alla risposta, seguita da Anti Digital Divide che lancia una petizione per "l'abolizione del Canone Telecom sulla fonia e sulla linea solo dati".

Pur non volendo entrare nel merito dei singoli casi, mi limito a notare che lo scatto alla risposta, il canone, il costo di ricarica fanno parte di un sistema di prezzi unico, e non possono essere considerati elementi singoli. Il fatturato delle telco è la somma di più fattori e, come è normale che sia, le società tendono a farlo crescere nel tempo o per lo meno a mantenerlo costante.

Se un elemento che compone il mix viene a diminuire o mancare del tutto (come accade con il costo di ricarica), è dinamica normale che gli elementi "sopravvissuti" aumentino (costo al minuto, scatto) o che diminuiscano i bonus (vedi eliminazione delle ricariche Power). Eliminiamo pure costo di ricarica, scatto alla risposta, canone mensile, e concentriamo sul prezzo della chiamata tutti gli elementi che oggi formano il fatturato: davvero sicuri che i consumatori siano pronti a pagare un euro al minuto le chiamate?

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martedì, febbraio 27, 2007

L'ennesimo YouTube italiano?

Nasce l'ennesimo YouTube italiano: TuoVideo.it, creato da due blogger milanesi (Marco Camisani Calzolari ed Edoardo Colombo). Il plus? I due blogger, recitano le agenzie, "hanno raccolto il disappunto dei navigatori italici persi tra i molti giochi di parole e lo slang, a volte incomprensibile, del piu' noto e frequentato sito di video al mondo".

A volte ho l'impressione che si stia cercando di imporre sui media il concetto di "creato da blogger = di qualità", cosa che non sempre è vera per per definizione Che ne pensate?

Ne approfitto per segnalare, via Vittorio, una iniziativa simile che coinvolge tecnologia italiana ma che ha sede in California. Your Truman Show:

La sfida ai giganti di You Tube e Second Life è un ponte lungo migliaia di chilometri che collega Torino alla Silicon Valley. È un azzardo, forse, una sfida che mischia capitali americani e i volti torinesi di due amici di vecchia data: Arturo Artom, imprenditore di 40 anni, e Luca Ferrero, «creativo», 39 anni.Ad aprile la loro ultima invenzione sfiderà i colossi del web: il sito che ospita milioni di video fai da te e il tempio degli avatar e delle vite alternative. Sta tutto racchiuso in un nome che la dice lunga: Your Truman Show. Spiega Luca Ferrero: «You Tube è una piattaforma orizzontale, permette di caricare qualunque tipo di filmato. La nostra sarà invece una piattaforma verticale che raccoglierà storie di vita, le classificherà e permetterà ai visitatori di votarle e recensirle». Raccontare se stessi, esperienze, frustrazioni, drammi e felicità: ecco cos’è il Truman Show di Artom e Ferrero. Che ha preso piede a San Francisco, con capitali e dimensione made in Usa.

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Sei sardi in cucina nel Kitchen Stage

Partira' il primo marzo sul web ''Kitchen Stage'', reality show ideato da Electrolux, che per
tre mesi avra' per protagonista una famiglia di Cagliari, ripresa nella sua cucina. Electrolux, uno dei leader mondiali dell'elettrodomestico, ha individuato, attraverso una selezione su Internet - spiega l' azienda in una nota - una vera famiglia che, anche durante lo show, continuera' a vivere a casa sua, e non in un set televisivo. Questi personaggi potranno essere visti in azione soltanto nella loro cucina (dalle 7 alle 23): e' qui che si celebra il rito comunitario della preparazione e del consumo del cibo in famiglia e con gli amici e soprattutto e' questo il teatro del confronto generazionale e dei ruoli della famiglia (ANSA).


Partner dell'niziativa:
Electrolux con MK Cucine per l'ideazione e realizzazione dei mobili
Beta 80 Group per la realizzazione e trasmissione del reality
Tiscali per la connettivita' broadband tra la casa cagliaritana e il web
Dada, che ospitera' un blog dedicato nella propria community.

Per chi è curioso, questo il sito.

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1007, gli occhiali di Lapo e lo specchio 3D sabaudo



Matteo, ex compagno di banco conosciuto al Poli, mi aveva segnalato lo scorso anno la chiamata virtuale 3D realizzata in collaborazione con Wind durante il periodo delle Olimpiadi di Torino.

Ora mi scrive per segnalarmi questa nuova "creazione" della Seac02, stavolta per Lapo Elkann e I-I in occasione della nuova linea di occhiali. Si può provare sul sito I-I, pittiamoci tutti come Lapo :-)

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La neutralità della rete

Humanity Lobotomy - Second Draft

Humanity Lobotomy, un video che i filmmaker del progetto FourEyedMonsters usano per spiegare (e sostenere) la rete neutrale [via PI]

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venerdì, febbraio 23, 2007

La Coop sarà un ESP, non un MVNO

Contrariamente a quanto si sente dire e si legge da quasi un anno (il primo post su Telcoeye è del 27 luglio 2006), la COOP non diventerà operatore virtuale mobile (MVNO) su rete Tim.

Lupo, nei commenti, scrive:
Il progetto "Coop" di TIM è avviato. Nel giro di una settimana o due parte la fase di collaudo. Coop sarà il primo operatore ESP in Italia: clienti e schede Coop, su infrastruttura e progetto TIM. Ma la caduta del governo Prodi potrebbe causare problemi.

L'operatore della grande distribuzione