Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni

venerdì, aprile 04, 2008

Copertura ADSL: Telecom perde il pelo, non il vizio

La copertura ADSL italiana è al 95%, la copertura ADSL2+ del 90%. Se qualcuno vi sbattesse in faccia questo numero, di certo non potreste continuare a parlare di scarsi investimenti di Telecom Italia per la banda larga, di digital divide, di arretratezza del nostro Paese rispetto alla media europea e così via. Il fatto è che il dato in sè è davvero poco significativo.

Ripesco un mio vecchio post di novembre 2005 proprio sul tema dell'ADSL (a proposito, raccontava - anche - di una diatriba del compianto Franco Carlini che chiedeva la separazione della rete, mentre il prof. Guerci si diceva contrario):
Ecco i numeri di cui parlavo in apertura: a fine 2004 Telecom aveva 3750 stadi di linea con Dslam per una copertura dell'85% della popolazione. A fine 2005 saranno 4500 e copriranno il 90% della popolazione. Per arrivare al 95% della popolazione, occorrono altri 3000 Dslam: poiché il 5-8% della popolazione è oltre i 4 Km dalla centrale (limite accettabile per il broadband), la copertura si fermerà tra il 90 e il 95%.

Ma di ADSL e copertura ho continuato a parlarne in diversi post (qui un veloce riassunto). Ieri ho avuto tempo di aprire il Google Reader e leggere un po' di post arrestrati sui blog che seguo di solito e ho trovato questo illuminante post di Stefano sullo stesso argomento: la copertura dichiarata da Telecom e quella reale.

I numeri che fornisce Stefano Pileri sono corretti, solo che bisogna capire ciò che significano.

Il 94% di "copertura" va inteso come

  • "il 94% degli utenti puo' richiedere una linea DSL" e
  • NON "il 94% degli utenti può ottenere una linea DSL"

Questo secondo dato proprio non lo sappiamo (e ovviamente cambia nel tempo).

D'altra parte dire anche solo il numero complessivo di porte DSL installate in Italia rispetto al numero di linee complessive in Italia, non sarebbe accurato, perche' non terrebbe conto della topologia della rete (della esistenza dei collegi elettorali, per restare in analogia).

Insomma, a distanza di tre anni siamo ancora qui a parlare delle stesse cose: copertura che manca, dati poco chiari, digital-divide. E intanto altrove la tecnologia corre...

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lunedì, gennaio 07, 2008

Telecom, Alice adieu

Telecom dice addio al mercato francese: ha infatti dato mandato alla banca Calyon, di Crédit Agricole, per la vendita della filiale transalpina di Alice. Valore stimato, 6-650 milioni di euro per 882mila clienti (fine settembre).

Che su un mercato più competitivo Telecom incontri "qualche" difficoltà rispetto all'Italia, dove è monopolista de facto?


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giovedì, settembre 06, 2007

Assoprovider: la strana moria dei concorrenti Telecom

Il numero di operatori alternativi, che anche per una gestione avventata, si ritrovano in difficoltà economiche verso Telecom Italia è , a quanto si legge sui giornali, in crescente aumento: ormai ad un ritmo serrato le aziende vengono letteralmente disattivate, pare per problemi di ordine debitorio, che erano comunque preesistenti, ed evidentemente sopportati con altro spirito.

Questo l'attacco del comunicato stampa di Assoprovider. Due i punti da sottolineare:
- il riconoscimento che a volte la crisi delle società di tlc è dettata anche da "una gestione avventata"
- l'attacco diretto ad Agcom ed Agcm per i ritardi su questioni considerate chiave ("problemi causati anche dalle inefficenze di chi dovrebbe garantire un quadro regolamentare e tariffario chiaro" e anche "le autorità preposte alla vigilanza, AGCOM e AGCM, rimangono sovente a guardare senza colpo ferire")

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mercoledì, luglio 04, 2007

E intanto l'UE multa Telefonica per l'ADSL...

Apcom:
Multa milionaria dall'antitrust Ue a Telefonica: la Commissione europea ha chiamato oggi la compagnia di telecomunicazioni iberica a pagare 151.875.000 di euro per "un abuso molto grave della sua posizione dominante sul mercato della banda larga ('broadband') in Spagna". Lo ha confermato oggi lo stesso esecutivo comunitario in un comunicato diffuso a Bruxelles, secondo cui gli abusi sarebbero durati per cinque anni. "Telefonica - si legge nella nota di Bruxelles - ha imposto prezzi non equi, attraverso la riduzione dei margini ('margin squeeze') fra il prezzo all'ingrosso applicato ai concorrenti e quello al dettaglio applicato ai clienti". Così facendo, "ha indebolito i concorrenti, rendendo difficile la loro continuità e crescita sul mercato: sono stati costretti a subire perdite per raggiungere i prezzi al dettaglio di Telefonica". Il tutto, secondo la Commissione, a diretto svantaggio dei consumatori, che in Spagna "pagano il 20% in più della media Ue per l'accesso a internet a banda larga". Con l'effetto collaterale che "la penetrazione della banda larga in Spagna è del 20% inferiore alla media Ue e la sua crescita quasi del 30% inferiore". Secondo il commissario Ue alla Concorrenza, l'olandese Neelie Kroes, molti spagnoli hanno appunto "deciso di non pagare questo prezzo", col risultato di una limitata diffusione della nuova tecnologia sul mercato iberico. "Quando i consumatori e le imprese sono danneggiati su un mercato così rilevante, tutta l'economia ne soffre: non permetterò alle compagnie dominanti di fissare prezzi che mettono a rischio la liberalizzazione delle telecomunicazioni".

Ma soprattutto:"Dissuaderemo altri incumbent da comportamenti simili"

Che qualcuno inizi a preoccuparsi? Anche se la multa, 151 mln di euro, non è altissima, anzi...

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L'ADSL di Telecom



Oggi sul Sole24Ore, nell'articolo di Carmine Fotina sullo scorporo "soft" della rete Telecom, due grafici interessanti.

Il primo è l'evoluzione della copertura dell'ADSL Telecom (dichiarato da Telecom Italia stessa). La linea in alto (scusate per la qualità della scansione...) alla colonna del 2007 dice che il 95% delle linee telefoniche gode di un'ADSL fino a 7 Mbps. Addirittura nel 2008 il 100% dei telefoni italiani avrà ADSL fino a 7 Mbps. Ma voi ci credete? Se fosse così, già oggi il Digital Divide sarebbe scomparso, no? C'è qualcosa che mi sfugge nei dati di questo grafico Telecom?
Poi, ovviamente, sarebbe da spaccare il dato dei 7 Mbps: quante a 512 Kbps? Quante a 1 Mbps? Quante realmente a 4-7 Mbps? E a che distanza dalle centrali? Insomma, vorrei vedere quanta popolazione può effettivamente avere queste ADSL... e a che prezzi rispetto agli altri Paesi.


Secondo grafico: la penetrazione commerciale. Nel 2006, circa 5900 linee ADSL Telecom Italia e circa 2500 per gli operatori alternativi (ovvero, secondo Telecom Italia, le quote di mercato della concorrenza sono circa del 29%).

Previsione 2007: 3900 linee concorrenti e 6100 Telecom (39%). Più si va avanti più peggiora o comunque non si migliora (le due linee sono quasi parallele, con una leggera divergenza a favore di Telecom andando verso il 2012; quota di mercato degli operatori alternativi ferma al 37,5%).
Due riflessioni ulteriori:
- la previsione di Telecom è di resistere, ovvero continuare ad essere sulla banda larga monopolista de facto (con una quota di mercato superiore al 63% anche nel 2012)
- i dati ECTA (vedi il mio post di ieri sempre sulla banda larga) sono confermati: Telecom ha il 70% del mercato. Il dato più alto delle consorelle europee...

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lunedì, giugno 11, 2007

Bitstream, l'AIIP alza le antenne

Lo scorso fine maggio, Agcom ha approvato la delibera che introduce il bitstream sul mercato italiano. Scrivevo il 23 maggio:

In sostanza, una nuova modalità di vendita della banda larga all'ingrosso, che dovrebbe favorire la nascita di offerte competitive da parte dei gestori alternativi (e, sostiene qualcuno, affossare definitivamente l'ULL dati per via dell'indipendenza tecnica da Telecom che il bitstrean access dà ai gestori alternativi).

Come sottolinea PI di oggi, però, c'è il rischio che l'arrivo del bitstream rappresenti un'involuzione e non una rivoluzione: Telecom potrebbe fissare prezzi addirittura maggiori degli attuali e l'Agcom interverrebbe solo ad autunno inoltrato.

Un ritardo inaccettabile, tanto che l'Associazione dei provider AIIP ha inviato una lettera aperta, preceduta da queste considerazioni:
A fronte della nuova regolamentazione, Telecom Italia è tenuta a presentare entro la settimana prossimo la nuova offerta per la larga banda all’ingrosso. AIIP è seriamente preoccupata della possibilità che Telecom Italia, come già avvenuto, adotti una tattica dilatoria presentando un’offerta lontana dalle migliori condizioni praticate in Europa, al solo fine di sfruttare i tempi richiesti da un intervento dell’Autorità per la modifica dell’offerta.

Come fa notare Stefano, la Contabilità Regolatoria di Telecom Italia è stata fornita con ritardi anche di anni, raramente c'è stata qualche società di revisione che la certificasse e, non essendo reato fornire informazioni false, molti sollevano dubbi sulla sua attendibilità.

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martedì, maggio 22, 2007

La fibra ride sul Web, ma intanto...


Il tam tam funziona e la "Fibra che ride" rimbalza sul Web con ottimi risultati. Scrive Stefano:

Di un'altra grande opera infrastrutturale, che è fondamentale per il futuro della società e dell'economia, che ci accompagnerà per i prossimi 60 anni, invece, non si è parlato assolutamente. (si è parlato del suo proprietario, ma non dell'opera). E' la cosidetta "rete di nuova generazione". Riguardo la scelta della modalità realizzativa,ci sono diverse alternative ed ognuna di queste e' come decidere di fare o meno un tunnel, scegliere un tracciato ferroviario : portare la fibra fino in casa (Fiber to the home: FTTH), o portarla ad un nodo (Fiber to the node: FTTN) e il nodo in questione potrebbe essere il palazzo (Fiber to the building: FTTB) o il marciapiede (Fiber to the Curb: FTTC).

Sarà anche vero che la banda non basta mai, ma è altrettanto vero che oggi non c'è questa grande richiesta di banda da parte degli utenti. Ovvero: se prendiamo per buona la slide Telecom Italia proiettata la scorsa settimana da Riccardo Ruggiero, la penetrazione della banda larga in Italia è già al 95% sui 4 Mbps e al 50% sui 20 Mbps . E, aggiungo io, all'80-85% della popolazione è accessibile la banda larga mobile a 1,8-3,6 Mbps. Ma gli italiani non usano la banda larga. O meglio, una piccola percentuale di utenti usa la banda larga, una larga percentuale non sa nemmeno cosa sia il Web.

La useranno tra 10 anni? Possibile, per questo è necessario ragionare su strategie e infrastrutture di lungo termine. Non possiamo fare a meno di discutere e di immaginare come sarà il futuro, quali tecnologie sopravviveranno e quali scompariranno. L'errore cvhe non possiamo permetterci di fare, come sistema-Paese, è di credere che esista già oggi chi ha la soluzione. Vorrebbe dire ammettere che qualcuno conosce il futuro esattamente: così non è, al limite ha una propria idea (supportata da fatti, numeri, previsioni, ragionamenti).

Sulle connessioni fisse, mentre è chiaro che FTTB è sub-ottimale rispetto a FTTH in senso assoluto, in un'ottica di ottimo vincolato (chi ha minime nozioni di ricerca operativa sa di cosa parlo...) l'FTTB potrebbe essere una soluzione accettabile. Almeno fino alla fine del decennio, la banda larga che serve non va oltre i 3-4 Mbps per persona. Il collo di bottiglia, ne sono consapevoli operatori fissi e mobili, si è ormai spostato dall'accesso al trasporto (backhauling).

A questo punto potremmo concludere che oggi FTTH non serve, ma che servirà tra 5-10 anni (in fin dei conti anche il telefono fisso agli albori era ritenuto un aggeggio diabolico e senza futuro. Per chi vuole approfondire, un bel testo è quello di Fisher, Storia sociale del telefono, UTET Libreria, Torino 1995). Anche in questo caso, è vero: tra 10 anni FTTH potrebbe essere fondamentale.
Potrebbe, e sottolineo potrebbe. Perchè tra 10 anni potrebbe anche esserci una tecnologia wireless che rende inutile la fibra fino all'appartamento: i 5-10-50 Mbps che mi servono viaggiano nell'etere tra la casa e la cantina (o la centralina, nel caso di FTTC), e da lì parto in fibra. Oppure potrebbe esserci una tecnologia alternativa sia alla fibra sia al wireless che rende già oggi obsoleti alcuni ragionamenti. Potrebbe. Potrebbe.

E' uno scenario possibile? Certo, almeno quanto quello che vede FTTH come "la soluzione". In fin dei conti il mito del WiMax come panacea contro il digital divide è creato (anche) dai newcomer fissi che vogliono mettere un piede nel mobile, ma chi conosce a fondo le diverse tecnologie sa che l'efficienza spettrale dell'HSPA (in versione LTE) è la stessa del WiMax. Eppure leggendo i quotidiani sembra che il WiMax sia "la soluzione". Ne siamo così sicuri? Doveva esserlo anche il WiFi, ricordate? Ok, qualcuno potrebbe dire "in Italia è stato ucciso dalla regolamentazione", ma anche all'estero non mi pare che stia facendo sfracelli sotto il profilo del business...
Questa disquisizione per frenare i facili entusiami: la soluzione - quella unica, definitiva, assoluta, la migliore - non esiste, esistono più scenari possibili. Qualcuno più credibile, qualcuno meno, qualcuno più probabile, qualcuno meno. Ma non esiste un unico scenario. La fribra ride, ma potrebbero ridere anche altre tecnologie. Sediamoci ad un tavolo, perchè discutere, condividere, pensare e ripensare è fondamentale per il futuro del nostro Paese.
In tutto questo, un grazie a Stefano, e lo dico davvero: mi costringe - ci costringe!- a pensare.... che di questio tempi non è poco!

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mercoledì, maggio 02, 2007

Italia a banda stretta

Alex titola il suo post "Orrore e spavento", dopo aver letto il documento dell'Unione Europea che certifica la situazione della banda larga italiana (pag.75):

La penetrazione banda larga in Italia è addirittura la metà rispetto alla media dei 27 Paesi europei (14 contro il 28 per cento). Si sapeva che eravamo in ritardo, ma fino all’anno scorso sembrava un piccolo gap. Adesso è aumetnato. Persino, cresciamo più lenti degli altri: +3 per cento di penetrazione banda larga, quando Germania e Francia sono al +6 e Regno Unito al +9.

Ovviamente questo significa che gli accessi a banda stretta (i vecchi modem analogici, ad esempioo) in Italia sono ancora assai diffusi: 17%, contro una media europea del 12%. Significa che ci sono più persone che si connettono in banda stretta di quelle che si connettono in banda larga (17% Vs 14%), mentre in media il rapporto è a vantaggio della banda larga (media UE: 28% contro 12%). In altre parole, per ogni europeo che si connette in banda stretta ci sono almeno 2,5 europei connessi a banda larga, mentre in Italia il rapporto è circa 1:1. Dove accade oltre che in Italia? Irlanda, Cipro e Grecia...

Perchè accade? Secondo Alex Longo:
non credo sia tanto un problema di alfabetizzazione o di interesse, quanto di digital divide. Bassa copertura Adsl, per sfiga orografica, e connessioni wireless che solo da pochi mesi stanno cominciando a decollare, come alternativa. La colpa è politica, lobbistica. Il WiFi e l’Hiperlan in funzione di surrogati Adsl sono stati concessi agli italiani, dalle norme, solo di recente e il WiMax manca solo da noi in Europa. Distrazione dei politici su questi temi o voglia di proteggere gli interessi degli operatori nazionali? Temo un misto di entrambe le cose.

Io credo che solo in parte la bassa diffusione dell'ADSL sia legata al digital divide. L'aspetto della scarsa alfabetizzazione non va sottovalutato. Dal Corriere.it, aprile 2004, Riccardo Ruggiero:
Domanda:In Italia «banda larga» significa soprattutto adsl. La fibra ottica è molto meno utilizzata. Ma, secondo alcuni studi, la diffusione dell’adsl è ancora inferiore a quella che si registra negli altri grandi Paesi europei.
Risposta: «Non è vero. Rispetto al numero totale delle linee telefoniche esistenti la penetrazione dell’adsl oggi è pari al 20%. Un bel salto rispetto all’8% di fine 2003. E per fine 2007 contiamo di arrivare al 43%. Già oggi, comunque, siamo secondi solo alla Francia, che ha un tasso del 23%. Abbiamo superato anche la Germania».


Sempre secondo l'amministratore delegato di Telecom Italia Ruggiero, ''oggi la penetrazione degli accessi alla banda larga raggiunge il 34% delle linee telefoniche italiane, ma secondo le previsioni tra il 2007 e il 2008 arriveremo al 50%, e nel 2010 al 70%''. (da Telcoeye, gennaio 2007).

C'è qualcosa che non torna quindi...
Secondo i dati dell'Eurobarometro, il 31% degli italiani si connette ad Internet. Si presuppone dunque si tratti di utenti "alfabetizzati". Di questo 31%, il 14% si connette a banda larga, il 17% usa un modem analogico (più lento, più caro, più...): si può ipotizzare quindi che non abbia sottoscritto un contratto ADSL perchè la linea telefonica non supporta la tecnologia.

Eppure il 34% delle linee telefoniche italiane, dice Ruggiero, supporta ADSL, quindi ad occhio il 31% degli italiani "alfabetizzati" dovrebbero usufruire di una connessione ADSL, a meno di non voler supporre che gli alfabetizzati siano digital divisi e gli "analfabeti di Internet" abbiano sotto casa la fibra ottica. Possibile che il 17% degli italiani sia masochista e scelga la banda stretta per connettersi al Web anche se quella larga è disponibile? No, non è possibile...

I dati allora nascondo qualcosa: in primo luogo solo un terzo degli italiani si collega al Web, a me sembra un numero basso perchè significa che il 70% non usa Internet. In primis, quindi, scarsa alfabetizzazione.

Il Digital Divide è un problema, ovvio, ma a mio parere non è la prima causa della scarsa diffusione della banda larga: come visto, un terzo degli italiani è raggiunto dalla banda larga e un terzo degli italiani naviga sul Web, ma addirittura un sesto lo fa a banda stretta. E' evidente che non possono essere tutti digital divisi, dunque si tratta almeno in parte di "cultura" (ho la possibilità di avere ADSL ma uso il modem) e mancanza di alfabetizzazione. Oggi una connessione a banda larga HSDPA a 1,8/3,6 Mbps è disponibile per il 60-70% della popolazione italiana, costa circa 20 euro al mese e soddisfa più che abbondantemente l'utilizzo dell'utente medio (navigare+leggere la posta= qualche centinaio di MB al mese) con un limite di qualche GB al mese. Spesso la banda larga mobile - che ha costi simili a quella fissa - arriva anche dove le ADSL non sono disponibili: il fatto che solo il 14% navighi in banda larga dimostra che non è un problema di disponibilità, ma di "cultura informatica".

Per questo sono d'accordo solo in parte con Longo quando scrive che "La colpa (della scarsa diffusione della banda larga in Italia, ndr) è politica, lobbistica. Il WiFi e l’Hiperlan in funzione di surrogati Adsl sono stati concessi agli italiani, dalle norme, solo di recente e il WiMax manca solo da noi in Europa".

Tecnologie wireless come il WiMax possono certo migliorare la situazione in termini di disponibilità della banda larga, ma difficilmente possono migliorare il tasso di utilizzo del Web e quello dell'utilizzo della banda larga. Per questo serve un lungo (e costoso) lavoro di alfabetizzazione dell'italiano medio, per convincerlo che Internet non è un gadget ma uno strumento potente per lavorare, informarsi, divertirsi, usufruire di servizi, dialogare, fare acquisti e molto molto altro.
Pensiamo all'hype che accompagnò e tuttora accompagna il WiFi: è stato spesso indicato come panacea per digital divide e diffusione della cultura Web, ma ad oggi è molto meno diffuso e molto più costoso di altre tecnologie wireless. In questi giorni sono stato a Parigi e la connessione WiFi dell'albergo costava un paio di euro ogni mezz'ora e una decina di euro al giorno. Non ero quindi digital diviso, perchè il Web a banda larga arrivava fin nella mia stanza: eppure non ho usato la connessione (il famoso 34% di linee disponibili e il 17% che le usa). Attenzione a non fare lo stesso errore per il WiMax e per le DSL: renderle disponibili non significa automaticamente aumentarne l'utilizzo....

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martedì, marzo 27, 2007

Folena vuole togliere il canone delle ADSL nude

Assoprovider plaude l'iniziativa dell'on.Pietro Folena, grazie alla quale, il governo si è impegnato ad adottare un provvedimento che andrà ad azzerare, o quanto meno a diminuire, il canone di 10 euro che Telecom Italia impone ai suoi concorrenti sulle "ADSL NAKED".

Oggi, infatti, chi sceglie di avere una linea "solo dati" deve comunque pagare un canone, ridotto rispetto a quello tradizionale (solo 5 euro in meno, spesso il gioco non vale la candela) ma pur sempre da pagare.

Secondo Assoprovider, le infrastrutture di telecomunicazioni sono un “monopolio naturale”, e questo delicatissimo monopolio è nelle mani di Telecom Italia; è quindi giusto che le autorità prendano dei provvedimenti come quello in oggetto affinché sia rispettata la libera concorrenza, ostacolando in modo deciso la formazione di mercati protetti e truccati e garantendo per tutti gli stessi diritti nella competizione.

Aggiunge Anti Digital Divide (ADD): Nel caso dell'adsl solo dati se non si ha una linea voce, Telecom impone di pagare un canone addizionale, questo comporta una discriminazione della tecnologia adsl e indirettamente della tecnologia Voip e stabilisce una sorta di dipendenza dell'adsl dalla linea voce, favorendo il mantenimento del monopolio da parte di Telecom Italia.
Forse il disxcorso andrebbe allargato al canone in genere, senza discriminare tra linee solo dati e linee normali. In altre parole, prima conviene ragionare sul canone in sè (è giusto che ci sia? l'importo è corretto?), poi si può disquisire sui vari tipi di canone. Chi ha una line adsl nuda usufruisce comunque della stessa rete di chi ha un doppino dati+voce classico.

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