Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni

giovedì, maggio 31, 2007

Tiscali UK ingoia le mail: davvero colpa degli spammer?

Allarme e-mail in Gran Bretagna: nell'ultima settimana un ''buco nero'' si e' mangiato milioni di messaggi elettronici. Il misterioso 'crash' - ha riferito oggi il quotidiano 'Daily Telegraph' - ha colpito gli utenti di Tiscali Broadband, la filiale britannica della compagnia informatica sarda. Molti di questi utenti (che complessivamente sono un milione e ottocentomila) non si sono nemmeno accorti del problema: non hanno infatti ricevuto alcuna allerta sul fatto che le loro e-mail non erano mai giunte a destinazione. Sulla scia di furiose reazioni da parte di molti inveleniti abbonati, Tiscali Braodband ha spiegato che la corrispondenza elettronica e' andata persa per colpa degli 'spammer' e cioe' della gente che riversa sul sistema enormi quantita' di 'junk mail', posta-spazzatura. Alcuni fornitori di accesso a Internet avrebbero bloccato automaticamente le e-mail in arrivo da Tiscali Broadband nel tentativo di filtrare e bloccare l'enorme massa di messaggi-spazzatura e avrebbe cosi' creato la voragine dove tutto e' scomparso. Il problema dovrebbe essere risolto nei prossimi giorni, con l'installazione di un nuovo hardware. Nel frattempo Tiscali Broadband si e' scusata con i propri abbonati e ha consigliato di mandare e-mail servendosi di Hotmail o di altri servizi basati direttamente sul Web. (ANSA).


A me la spiegazione sullo spam convince poco, almeno per come è riportata dall'Ansa. Certo è che ci stiamo abituando ad affidare i nostri dati, le foto, i documenti, i video a servizi terzi (dalle webmail a Flicker, da YouTube a GoogleDocs): forse sarebbe il caso di riflettere e iniziare a pensare che questi servizi non sono infallibili. Insomma, la cara vecchia copia su hard disk (con backup incrementale o - come ho sol mio pc di casa - con hard disk copia) può sempre tornare utile.

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mercoledì, maggio 30, 2007

La squadra del WiMax

Sono 11 le manifestazioni di interesse per il WiMax italiano.

L'Autorita' ritiene che la procedura migliore di selezione sia quella basata sulla migliore offerta economica. In particolare, l'Autorita' suggerisce di usare per l'assegnazione delle frequenze il meccanismo dell'asta aperta a rilanci multipli simultanei ascendente per lotti differenti. Secondo Via delle Muratte, inoltre, uno dei tre diritti d'uso da assegnare deve essere riservato agli operatori 'nuovi entranti' che non dispongono di risorse frequenziali paragonabilia al wi-max, cioe' che non dispongono di frequenze Umts. La durata dei diritti d'uso e' indicata in 15 anni. Dal punto di vista territoriale Autorita' indica come scelta piu' adeguata quella di definire l'uso con estensione geografica macroregionale. Alla procedura di presentazione delle offerte e' opportuno, chiarisce ancora la delibera, che siano ammessi soggetti che rispondono ai requisiti minimi di professionalita' e solidita' finanziaria indicati dal bando di gara che sara' pubblicato dal ministero delle Comunicazioni. Per quanto riguarda la fissazione del valore minimo per ciascun diritto d'uso e ciascuna area geografica, l'Autorita' ritiene adeguato, come criterio, la scelta di un valore proporzionale alla quantita' di spettro, alla popolazione potenzialmente servibile e al prodotto interno lordo di ciascuna area. La banda di ampiezza complessiva da assegnare e' di 150 MHz, suddivisibile in due blocchi da 75 MHz, all'interno della banda 3,4-3,6 Ghz. (RADIOCOR)

Asta aperta a rilanci multipli simultanei ascendente per lotti differenti: tirare i dadi, no? :-)

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ICTv, una televisione on demand dedicata al'ICT

Ho dato uno sguardo, mi pare un'idea carina:

ICTv è la WebTv italiana interamente dedicata alla tecnologia e all'informatica, una piattaforma video on demand gratuita focalizzata su tecnologia e digital life. L'obiettivo è creare contenuti multimediali rivolti a chi la Rete la fa e la vive ogni giorno.

ICTv è una produzione indipendente di HTML.it, editore on line dal 1997. Le sinergie con le altre testate del gruppo trasmettono il know-how necessario a comprendere le richieste dei navigatori interessati alla tecnologia, rispondendo tempestivamente e con prodotti editoriali di qualità.
[via]

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Bersani, Vodafone e i 5,1 miliardi di euro

Se pero' i giornalisti guardassero i bilanci...

The impairment in Germany resulted from an increase in long term interest rates, which led to higher discount rates along with increased price competition and continued regulatory pressures in the German market.The impairment in Italy resulted from an increase in long term interest rates and the estimated impact of legislation cancelling the fixed fees for the top up of prepaid cards and the related competitive response in the Italian market.

Pare che un'altra spiegazione sia nella separazione contabile del datacenter sud Europa 8in Italia, ma a servizio del Gruppo).

Svalutare la partecipazione in un’azienda sana e in crescita (e il cui margine operativo lordo - come si vede dalla tabella sopra riportata - è il più alto tra quelli delle consociate europee) è una cosa seria.

Ecco perchè le affermazioni di Guindani sono "incredibili e stupefacenti".

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lunedì, maggio 28, 2007

Telecom vende le centrali

Il conflitto d'interessi esiste anche dove la politica fa di tutto per non vederlo. Il più pericoloso è quello nascosto, che distorce il mercato e brucia ricchezza di molti a favore di pochi. Senza usare tecnicismi, con pochi concetti, ecco perché la sorte degli immobili di Telecom Italia ha rilievo e conseguenze generali. Dunque, a partire dal 2002 la Telecom comincia a vendere immobili che le sono necessari per lavorare (in alcuni sono contenute le centrali), quindi incassa il corrispettivo ma stipula con il compratore dei contratti d'affitto. Questi hanno un rendimento tale che nel corso della loro validità l'investimento è ripagato interamente, mentre Telecom ha più soldi in cassa, perde valore patrimoniale e deve pagare, per sempre, gli affitti.

Davide Giacalone continua qui...

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mercoledì, maggio 23, 2007

Al via il bitstream in Italia

Agcom ha approvato la delibera che introduce in Italia il bitstream, ovvero - per dirla come l'ANSA - il servizio di accesso che consente agli operatori alternativi a Telecom Italia di fornire alla clientela finale servizi a larga banda, con prestazioni piu' elevate.

In sostanza, una nuova modalità di vendita della banda larga all'iungrosso, che dovrebbe favorire la nascita di offerte competitive da parte dei gestori alternativi (e, sostiene qualcuno, affossare definitivamente l'ULL dati per via dell'indipendenza tecnica da Telecom che il bitstrean access dà ai gestori alternativi).

Il Garante Tlc stabilisce le caratteristiche dell'offerta bitstream, l'utilizzo delle diverse tecnologie disponibili, la qualita' dei servizi, le modalita' per la definizione delle relative tariffe da parte di Telecom Italia. L'ex monopolista dovrà pubblicare l'offerta entro 15 giorni, poi il Garante dovrà approvarla.

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martedì, maggio 22, 2007

La fibra ride sul Web, ma intanto...


Il tam tam funziona e la "Fibra che ride" rimbalza sul Web con ottimi risultati. Scrive Stefano:

Di un'altra grande opera infrastrutturale, che è fondamentale per il futuro della società e dell'economia, che ci accompagnerà per i prossimi 60 anni, invece, non si è parlato assolutamente. (si è parlato del suo proprietario, ma non dell'opera). E' la cosidetta "rete di nuova generazione". Riguardo la scelta della modalità realizzativa,ci sono diverse alternative ed ognuna di queste e' come decidere di fare o meno un tunnel, scegliere un tracciato ferroviario : portare la fibra fino in casa (Fiber to the home: FTTH), o portarla ad un nodo (Fiber to the node: FTTN) e il nodo in questione potrebbe essere il palazzo (Fiber to the building: FTTB) o il marciapiede (Fiber to the Curb: FTTC).

Sarà anche vero che la banda non basta mai, ma è altrettanto vero che oggi non c'è questa grande richiesta di banda da parte degli utenti. Ovvero: se prendiamo per buona la slide Telecom Italia proiettata la scorsa settimana da Riccardo Ruggiero, la penetrazione della banda larga in Italia è già al 95% sui 4 Mbps e al 50% sui 20 Mbps . E, aggiungo io, all'80-85% della popolazione è accessibile la banda larga mobile a 1,8-3,6 Mbps. Ma gli italiani non usano la banda larga. O meglio, una piccola percentuale di utenti usa la banda larga, una larga percentuale non sa nemmeno cosa sia il Web.

La useranno tra 10 anni? Possibile, per questo è necessario ragionare su strategie e infrastrutture di lungo termine. Non possiamo fare a meno di discutere e di immaginare come sarà il futuro, quali tecnologie sopravviveranno e quali scompariranno. L'errore cvhe non possiamo permetterci di fare, come sistema-Paese, è di credere che esista già oggi chi ha la soluzione. Vorrebbe dire ammettere che qualcuno conosce il futuro esattamente: così non è, al limite ha una propria idea (supportata da fatti, numeri, previsioni, ragionamenti).

Sulle connessioni fisse, mentre è chiaro che FTTB è sub-ottimale rispetto a FTTH in senso assoluto, in un'ottica di ottimo vincolato (chi ha minime nozioni di ricerca operativa sa di cosa parlo...) l'FTTB potrebbe essere una soluzione accettabile. Almeno fino alla fine del decennio, la banda larga che serve non va oltre i 3-4 Mbps per persona. Il collo di bottiglia, ne sono consapevoli operatori fissi e mobili, si è ormai spostato dall'accesso al trasporto (backhauling).

A questo punto potremmo concludere che oggi FTTH non serve, ma che servirà tra 5-10 anni (in fin dei conti anche il telefono fisso agli albori era ritenuto un aggeggio diabolico e senza futuro. Per chi vuole approfondire, un bel testo è quello di Fisher, Storia sociale del telefono, UTET Libreria, Torino 1995). Anche in questo caso, è vero: tra 10 anni FTTH potrebbe essere fondamentale.
Potrebbe, e sottolineo potrebbe. Perchè tra 10 anni potrebbe anche esserci una tecnologia wireless che rende inutile la fibra fino all'appartamento: i 5-10-50 Mbps che mi servono viaggiano nell'etere tra la casa e la cantina (o la centralina, nel caso di FTTC), e da lì parto in fibra. Oppure potrebbe esserci una tecnologia alternativa sia alla fibra sia al wireless che rende già oggi obsoleti alcuni ragionamenti. Potrebbe. Potrebbe.

E' uno scenario possibile? Certo, almeno quanto quello che vede FTTH come "la soluzione". In fin dei conti il mito del WiMax come panacea contro il digital divide è creato (anche) dai newcomer fissi che vogliono mettere un piede nel mobile, ma chi conosce a fondo le diverse tecnologie sa che l'efficienza spettrale dell'HSPA (in versione LTE) è la stessa del WiMax. Eppure leggendo i quotidiani sembra che il WiMax sia "la soluzione". Ne siamo così sicuri? Doveva esserlo anche il WiFi, ricordate? Ok, qualcuno potrebbe dire "in Italia è stato ucciso dalla regolamentazione", ma anche all'estero non mi pare che stia facendo sfracelli sotto il profilo del business...
Questa disquisizione per frenare i facili entusiami: la soluzione - quella unica, definitiva, assoluta, la migliore - non esiste, esistono più scenari possibili. Qualcuno più credibile, qualcuno meno, qualcuno più probabile, qualcuno meno. Ma non esiste un unico scenario. La fribra ride, ma potrebbero ridere anche altre tecnologie. Sediamoci ad un tavolo, perchè discutere, condividere, pensare e ripensare è fondamentale per il futuro del nostro Paese.
In tutto questo, un grazie a Stefano, e lo dico davvero: mi costringe - ci costringe!- a pensare.... che di questio tempi non è poco!

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Follie da Cempion Lì

Pare che messi insieme siano 20mila euro.

In pratica lo stipendio annuo medio di un italiano.

Alitalia permettendo.


PS: no, non sono miei. Di mio nella foto ci sono solo gli occhiali da sole sullo sfondo...

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L'aperitivo di Cisco

Ieri sera sono stato al discusso aperitivo organizzato da Cisco italia, quello dei "100 blogger" per intenderci. Solo per dirvi che a me le polemiche dei giorni scorsi sono sembrate francamente sterili.

Quando decidi di invitare 100 persone, la centoeunesima sarà sempre ingrugnata per essere rimasta fuori. E anche la cinquntesima della lista avrà sempre qualcosa da dire sul come e sul perchè. Al di là di questo, secondo me va apprezzata l'idea, più del metodo.

Sicuramente ci sarebbero state modalità diverse (migliori? peggiori? chissà...) per organizzare l'aperitivo, sicuramente ci sarebbero state modalità diverse anche per condurre la serata, per il dopo serata, per... e così via.

Il fatto è che le aziende si satanno affacciando pesantentemente al mondo dei blog, ma non sanno come fare. Già in un paio di occasioni amici che lavorano nelle PR di grandi aziende o agenzie mi hanno chiesto consigli sul come approcciare i blogger e il mondo dei blog. Francamente, la risposta non credo che ci sia. Sarebbe come chiedere quale sia l'approccio migliore per la categoria dei giornalisti: non c'è. Chi è l'azienda, quale il prodotto, quale il contesto e chi è il giornalista che sta davanti in quel momento: rispondendo a queste domande si può avere un'indicazione di massima, ma non "la" risposta.

Più in là,. è sperimentazione: credo che sia la prima volta che un CEO di un'importante società incontri informalmente un po' di blogger, e che sia andata bene o male, che ci siano state polemiche o plausi, non è questo che conta: il fatto è che si è fatta sperimentazione, e presto numerose aziende seguiranno.

Ecco perchè la serata di ieri organizzata da Cisco è stata una bella idea. Non è stata una serata perfetta, ma in fondo... a chi interessa? Stefano Venturi è una persona entusiasta e ha voluto fare due chiacchiere con una cinquantina di persone. Bravo, avanti così.

PS: per me è stata l'occasione di rivedere colleghi, amici e incontrare blogger che leggo ma che non avevo mai conosciuto.
PPS: Lele ha annunciato che andrà a lavorare per Cisco. Luca ha annunciato che non potrà farlo più scrivere su Nòva (conosco da vicino queste rinunce... e per chi ama scrivere è un sacrificio non da poco!)
PPPS: Marco, come si chiama la tizia delle skin SL?

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giovedì, maggio 17, 2007

Gli SMS di Nokia... cancellateli bene!

Leggo su PI:
Recuperare gli SMS cancellati si può
Un esperto italiano scova una falla in alcuni smartphone prodotti da Nokia, ma il produttore finlandese sembra non porre grande attenzione al problema. Rischi, soluzioni e l'intervista di PI.


In pratica si possono recuperare gli SMS cancellati usando Pc Suite e un editor esadecimale. Testato su Nokia N-Gage e Nokia 6600, ma potrebbe funzionare su altri smartphone Symbian serie60. Volete provare? Davide spiega come:

Scarica la Nokia PC Suite per il tuo telefono ed effettua unbackup su pc. Una volta effettuato il backup, la PC Suite crea un gran numero di file in una directory specificata del tuo hd. Scarica, installa e fai partire Cygwin. Questo passo non e'necessario ma suggerito, si potrebbe utilizzare anche semplicementeun editor esadecimale ed un po` di pazienza ma usare Cygwin e`sicuramente piu` veloce.

Spostati nella directory di backup.
$ ls -al less

Scvegli un file da esaminare. Usa il comando "strings" per trovare delle stringhe in formato testo nel file (oppure un editor esadecimale).

$ strings 3102.dat less

Quindi, utilizza il comando "grep" per cercare in ogni filepresente nella directory l'sms completo:
$ grep -i

Nelle ultime versioni della PC Suite della Nokia, al posto di crearenumerosi file di backup, il software crea un unico file di tipo ".nbu", in tal caso e' possibile editare il file con un qualsiasi editor esadecimale e recuperarli effettuando una ricerca al suo interno.

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martedì, maggio 15, 2007

Roaming, accordo raggiunto

Compromesso raggiunto a Bruxelles sul roaming: accordo preliminare tra Commissione, Parlamento e operatori.

ANSA: il testo dell'intesa prevede un costo di 49 centesimi al minuto per le chiamate effettuate, 24 centesimi per le chiamate ricevute e 30 centesimi per le tariffe all'ingrosso. Entro tre anni tali tariffe dovranno essere riviste e, se necessario, ulteriormente abbassate. Gli operatori dovranno informare subito tutti i clienti e quelli che risponderanno potranno immediatamente aderire alla tariffa di protezione del consumatore. Quelli che dopo tre mesi non hanno ancora risposto, se non hanno gia' aderito ad un'offerta particolare, saranno automaticamente dirottati sulla tariffa di protezione.

Il Parlamento dovrà adesso votare l'intesa in seduta plenaria.

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Cisco per la Web Tv?

In attesa di andare lunedì sera all'aperitivo "dei 100 blogger" per incontrare il CEO di Cisco Italia Stefano Venturi, leggo un interessante spunto di Stefano che mette insieme tre realtà diverse: Cisco, Joost e Babelgum.

A key part of this push will be a souped-up set-top box that melds many existing products into one. Sources say it will include the basic TV capabilities of Scientific-Atlanta, including a TiVo-style personal video recorder, with wireless networking know-how from Linksys. Consumers could use the device to take content received over cable DSL and distribute it around the house, sources say. [via]

Stefano dice: "Cosa hanno in comune Joost e Babelgum ? L'italianità. Vi ho dato 3 info in un solo post. vediamo chi ci piglia..."

Dunque, di Joost ho scritto ieri, di Babelgum per ora non si sa molto se non quello che si è letto sui giornali, infine Cisco non ha bisogno di presentazioni. Ieri scrivevo:
"Per ora Joost può aspirare al Pc, non alla tv di casa. Per Joost in salotto, insomma, bisogna aspettare che arrivi la fibra ottica (come fa Fastweb, per altro)". E che arrivi uno scatolotto adatto, aggiungo oggi.

Cisco, Joost e Babelgum. Dal Pc al salotto. Se sono rose...
Intanto fioriscono le piattaforme di distribuzione VOD: Loic ha la sua Tv, che usa la piattaforma Vpod. Vedremo presto anche la RobinGoodTv?

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Litigano Antitrust e Garante tlc

L'Antitrust entra a gamba tesa su Wind, "colpevole" di aver rimodulato una tariffa avvisando solamente via SMS i propri clienti. Al di là dei cavilli (se il contratto prevede la comunicazione con metodi alternativi alla raccomandata, la comunicazione via SMS è sufficiente: è probabile che il contratto Wind non lo prevedesse), quello che dovrebbe preoccupare è il battibecco tra Agcom e Agcm.

In un comunicato stampa, l'Antitrust scrive "L’Autorità ha deciso di inviare le segnalazioni dei consumatori all’Agcom per gli interventi di sua competenza e ha dato incarico al presidente Antonio Catricalà di scrivere al ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani, per informarlo delle questioni sollevate dai consumatori.".

Come dire: visto che il Garante non interviene, ci abbiamo pensato noi. E il Garante tlc risponde piccato: L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in riferimento alle questioni sollevate dalla lettera dell’Autorità Antitrust in tema di tariffe di telefonia, su materie di competenza di questa Autorità, ricorda che sulle medesime tematiche ha già avviato un’intensa attività di vigilanza e di controllo informandone, in data 24 aprile, il Ministro dello Sviluppo Economico. In particolare, l’Autorità è l’unica amministrazione che in concreto ha dato immediata attuazione, con provvedimenti, ispezioni ed attività sanzionatoria, al Decreto Bersani. Ovvero: non è come dice l'Antitrust, siamo stati gli unici a fare qualcosa.

Come scrive Dario, "sembra di assistere al confronto tra due candidati politici al ballottaggio. Ma di certo utenti e consumatori preferirebbero vedere questa solerzia tradotta in regole e provvedimenti, e non in comunicati stampa di difesa."

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lunedì, maggio 14, 2007

Joost, pubblicità fastidiosa

Grazie all'invito ricevuto da Vittorio, ieri ho smanettato un po' con Joost, la piattaforma VOD ideata dagli inventori di Skype e Kazaa. Ho usato un'ADSL a 4 Mbps, anche perchè Joost richiede circa 320 MB in download e 100 MB in upload ogni ora (il sistema è, come i due progetti predecessori, un P2P). Tra l'altro ho scoperto da poco che Li Ka-shing, patron di Hutchison Whampoa che controlla 3 Italia, è tra i finanziatori.

Senza voler entrare troppo nei dettagli, le cose che mi sembrano rilevanti sono:
- interfaccia grafica: carina, comandi intuitivi, navigazione tra le opzini migliorabile mentre il menù dei canali non è male
- parental control: debole, basta dichiarare di avere tot anni e il sistema accetta la dichiarazione (oviamente è un tema che riguarda il Web in generale, non solo Joost)
- telecomando: passaggio da un canale all'altro abbastanza veloce, buffering anche
- realismo: sembra una televisione 'vera' (in diretta), in realtà è un video on demand
- qualità: audio ottimo, video discreto: se il mondo dei monitor e delle televisioni va verso l'alta definizione, per ora Joost può aspirare al Pc, non alla tv di casa. Per Joost in salotto, insomma, bisogna aspettare che arrivi la fibra ottica (come fa Fastweb, per altro)
- interazione: bene la possibilità di interagire con altri spettatori durante la visione dei video; si presuppone che la funzionalità sia usata nella visione di contenuti frivoli (ad esempio video musicali) e non durante la visione di filmati lunghi che richiedono concentrazione e/o che appassionano parecchio
- pubblicità: piccoli clip da 5-10 secondi (Hp, Cisco, Virgin), davvero fastidiosi perchè brevi ma molto frequenti e al momento spesso sempre uguali. Su un video di 5 minuti, interrompere all'inizio e in mezzo è troppo. Meglio un break da 5 minuti ogni ora che 10 break da 10 secondi ogni 5 minuti. Il mezzo consente di fare pubblicità in maniera diversa (sovraimpressioni, spot interattivi, ecc), speriamo venga sfruttato.

Per essere un servizio in beta, direi che il voto è ampiamente sufficiente: gli sviluppi insomma possono essere interessanti, se l'idea è di offrire un sistema VOD su Pc connessi in banda larga.
Per ora non mi viene in mente altro :-)

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venerdì, maggio 11, 2007

Nokia, un'idea per risparmiare energia... ve la do io!

Leggo su PI:

Riportano le cronache che il più importante costruttore di telefoni mobili sta pensando di introdurre una piccola ma decisiva novità in tutta la gamma di propri prodotti, un più evidente allarme che possa segnalare senza indecisioni al proprietario di un telefonino che la ricarica è stata eseguita, e che è ora di staccare il caricabatterie.

Personalmente quando mi accorgo che il cellulare è carico, stacco... e comunque probabilmente basterebbe un sistema di "blocco" della ricarica (il cellulare è carico? Il caricabatterie non ricarica più ed è il telefono che lo "avvisa"). Ad ogni modo...

Secondo Nokia, se si evitasse questo continuo dispendio di energia, già oggi si potrebbe dare corrente elettrica a 85mila case per un anno, una misurazione naturalmente piuttosto vaga, che dà però l'idea di cosa ci sia in gioco.

Io per risparmiare energia darei a Nokia (e agli altri produttori) un suggerimento diverso. Ci tengono all'ambiente e al risparmio di risorse? Niente di più facile per risparmiare molto più che energia per 85mila case... ACCESSORI ADATTI A TUTTI I MODELLI!

Se compri il Nokia X1 hai il caricabatterie e la batteria e l'auricolare per X1, se cambi telefono tutta quella roba non la puoi usare sul nuovo Nokia X2 che ti compri. E allora se vogliono risparmiare risorse inutili, facciano accessori adatti a tutti i modelli:
- imballi più piccoli
- prezzi minori
- meno spreco di risorse
- meno inquinamento (gli accessori vanno pur smaltiti, no?).

Ok, c'è il rovescio della medaglia: i produttori di cellulari e l'indotto non guadagnerebbero più come oggi...

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giovedì, maggio 10, 2007

Le regole del WiMax italiano

Come anticipato ieri su Telcoeye (e sui quotidiani nei giorni scorsi), le prime licenze WiMax italiane saranno macro-regionali. Ieri è stato approvato il disciplinare del Garante tlc, anche se sarà il ministero delle Comunicazioni ad avere l'ultima parola.

Il regolamento prevede tre licenze per ciascuna area geografica pari ad almeno 2x21 MHz, durata della co bcessione 15 anni. Una delle tre licenze sarà riservata ai nuovi entranti, coloro cioè che non dispongono di altre frequenze.

Ciascuna area geografica sarà formata da un minimo di due ad un massimo di quattro regioni. Le licenze saranno assegnate stilando una graduatoria, basata sull'importo offerto (l'asta dovrebbe essere a rilanci multipli): saràil ministero a fissare la base d'asta per ogni blocco di frequenze.

Sarà possibile, contrariamente alle prime previsioni, partecipare alle gare per avere una licenza in ogni macro-regione, ovvero ci potranno essere operatori nazionali Wi-Max.

La copertura? Sul regolamento ci sono obblighi di copertura minima, da raggiungere entro due anni e mezzi dal rilascio della licenza. Per evitare tattiche di foreclosure (il "blocco" della concorrenza da parte di operatori giù sul mercato), sono previste specifiche azioni.

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mercoledì, maggio 09, 2007

Un libro 2.0 sul Web 2.0

Luca Grivet Foiaia, con cui sto collaborando per per un progetto legato al mondo dei blog, ha scritto un libro dedicato al Web 2.0: “Web 2.0 The Second Internet Revolution”. Così lo presenta il comunicato stampa:

Una guida per tutti, una sintesi divulgativa, organizzata, completa che sarà utile a chi vuole capire, con un minimo d’approfondimento, con che cosa deve o dovrà avere a che fare. Vengono toccati tutti i temi che compongono il fenomeno, bilanciando componente tecnologica e culturale. Il risultato è un vero compendio sul Web 2.0.

La cosa che mi ha incuriosito, oltre alla prefazione di Vittorio Pasteris, è la scritta "200 pagine – €14,85 prezzo versione Beta su Lulu.com". Versione beta??? Cioè? In pratica l'autore pubblica il libro in versione beta, chi lo compra lo paga a prezzo scontato, se vuole contribuisce a correggere/migliorare/arricchire il testo, poi l'autore decide se stampare una versione finale del libro a prezzo maggiore.

Il libro, sposando la filosofia del fenomeno che descrive, esce in versione Beta. Si tratta, infatti, di una versione completa e dignitosa, ma ancora non definitiva e quindi potenzialmente con alcuni “piccoli bug”. L’idea di base è quella dell’autore che fa tutto: scrive, impagina, fa la grafica e poi, non appena finito il libro, grazie all’utilizzo del servizio print on demand di Lulu, lo pubblica e lo rende disponibile alla vendita online su www.Lulu.com . Lulu si occuperà di stampare e di consegnare anche una sola copia venduta. Successivamente, effettuato il primo periodo di presenza on line e raccolti i feedback dei beta tester (i lettori che possono acquistare il libro ad un prezzo ridotto) ed effettuate le opportune correzioni, si passa alla distribuzione sui canali tradizionali. L’Editore del libro è LULU. In caso di risultato positivi, l’autore può poi liberamente decidere di passare con un editore tradizionale.

Meccanismo interessante, che ne pensate?

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La Stampa geolocalizza le news

Interessante esperimento de La Stampa, che sfrutta Google Maps per geolocalizzare le notizie. Il lettore trova la notizia su LaStampa.it e vede una cartina che indica il luogo "relativo" alla notizia stessa:

A partire da oggi le notizie potranno essere geo-referenziate e i lettori potranno - con un solo clic sul nome della località che appare nell’articolo - essere portati virtualmente sul posto. [via]

I giornali cartacei si aprono al Web, anche quello duepuntozero. Proprio oggi leggevo della riorganizzazione imminente di Corriere.it: i tempi cambiano e per chi come me ha fatto principalmente giornalista in testate on line è una bella soddisfazione.

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WiMax atto primo

Primo passettino verso il WiMax italico:

Il consiglio dell'Autorita' per le Comunicazioni ha approvato il disciplinare di gara per l'assegnazione delle licenze per la nuova tecnologia per la larga banda wireless, wi-max. Il documento, che ha visto relatori Giancarlo Innocenzi e Michele Lauria, ha subito alcune modifiche che saranno ora recepite in testo definitivo. Successivamente il disciplinare sara' trasmesso al ministero delle Comunicazioni a cui spetta, per legge, l'esecuzione della gara per l'aggiudicazione delle licenze (ANSA).

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lunedì, maggio 07, 2007

La rete? Neutrale per chi non ce l'ha...

Della vicenda Telecom, come fa giustamente notare Alfonso Fuggetta sull'ultimo numero del Corriere delle Comunicazioni, si sono analizzati soprattutto gli aspetti economico-finanziari, tralasciando spesso uno dei temi industriali più importanti: quello della net neutrality. Si discute insomma se sia giusto o meno fissare delle priorità (o mettere dei blocchi) per il traffico che passa su una rete. Oggi i dati sono bit, non c’è più differenza tra voce, immagini, musica: tutto è un 1 o uno 0. I sostenitori della rete neutrale dicono che non ci debba essere priorità sui dati, ma quello che accade all’estero in questi giorni sembra andare nella direzione opposta.

Vodafone UK ha messo sul mercato l’atteso Nokia N95, bloccando però il WiFi: chi compra lo smartphone potrà connettersi al Web solo usando una connessione mobile di Vodafone, non hot-spot WiFi qualsiasi (sulle motivazioni che dà Vodafone, magari bloggo a parte....).

Sempre nel Regno Unito, Orange si appresta a lanciare una flat dati su linea fissa, bloccando però l'Instant Messaging e il VoIP. Lo scorso anno, ci furono polemiche perché alcuni provider nazionali filtravano il traffico peer-to-peer degli utenti ADSL. Insomma, non tutti i bit nascono uguali agli occhi delle telco. Per chi la rete non ce l’ha, la neutralità è un diritto. Per chi la rete l’ha costruita sborsando fior di miliardi, la non neutralità è una possibilità lecita e auspicabile.

Neutralità si o no? Quando il cliente compra un prodotto è giusto che vengano bloccati alcuni servizi? Quando sottoscrive un contratto per una flat dati, è giusto che il provider o l’operatore dica quali dati possono passare e quali no? Un tema non di poco conto, proprio nel momento in cui si parla di Next Generation Network (NGN).

Un “giocattolino” da qualche decina di miliardi di euro (12-14 miliardi, ipotizzando 20 milioni di utenze), perché creare una nuova rete nazionale in fibra ottica richiede molti investimenti. Investimenti ancora maggiori per avere una rete FTTH (fibra ottica fino a casa degli utenti, non fibra fino alla cantina e poi il vecchio doppino di rame dalla cantina all’appartamento). L’accesso VDSL è sub-ottimale rispetto al modello FTTH, ma è quello su cui spesso ragiona la classe politica.

Telecom Italia non sembra essere intenzionata a fare da sola investimenti per l’NGN, se non dietro la certezza che l’investimento sia remunerato. Investimento che probabilmente nessuna società singola può permettersi di effettuare, per questo già si parla di one network, una rete gestita da una società indipendente (magari una public company) che poi rivenda all’ingrosso il traffico.

Proprio per individuare una possibile soluzione, il Garante ha avviato una consultazione pubblica: pur se non citata esplicitamente, la neutralità della rete sarà sicuramente uno dei terreni di scontro più aspri tra chi la rete ce l’ha (e vuol essere libero di fissare le condizioni economiche e d’uso che ritiene vantaggiose) e tra chi non la possiede (ma la vorrebbe usare alle “sue” condizioni).

Alfonso, commentando la decisione di Orange Uk, scrive "Come dire, l’auto te la vendiamo, ma senza bagagliaio, fari e ABS. E non li puoi comprare da nessuno altro". Stefano spesso scrive, a favore della net neutrality, che "bisogna cambiare prospettiva" e che "gli operatori di telefonia sono degli spostatori di bit".

Allora proviamo per un momento a cambiarla. Io investo soldi per costruire una rete. Soldi miei, non soldi pubblici. Sono insomma un libero imprenditore che investe denaro in una infrastruttura. Nell'esempio dell'auto, sono una società che decide di costruire un'auto senza bagagliaio, perchè ritiene che abbia mercato. Chi vuole un'auto con bagagliaio, si rivolgerà ad un concorrente (e se tutti costruiscono auto senza bagagliaio? Evidentemente non c'è sufficinete domanda di auto con bagagliaio, e nel momento in cui ci sarà spunterà fuori una società pronta ad investire per produrre un'auto con bagagliaio...).

Tralasciando la questione di "convenienza economica" (dove potrebbe convenirmi aprire totalmente la rete), mi sfugge il perchè io come imprenditore non possa decidere a che condizioni "spostare i bit", dove per condizioni si intende ovviamente il prezzo, le modalità di accesso alla mia rete, le tipologie di servizi offerti e così via. Ribadisco: non ne faccio una questione economica ("Guarda che se non apri la rete vai fuori mercato e fallisci"), ma una questione di discrezionalità ("Puoi decidere come far usare la tua rete").

Insomma, la net neutrality sulla carta può anche essere una bella cosa di cui parlare, ma inevitabilmente chi investe i propri soldi in una propria infrastruttura deve avere la possibilità di usarla e farla usare come e quando e a che prezzo crede, nel rispetto delle normative.

Se ragioniamo dal mero punto di vista politico, ovvero in termini di benessere sociale, probabilmente la neutralità trionfa. Ma se si vuole ragionare in questi termini, allora è lo Stato che persegue il benessere sociale (l'imprenditore può perseguire anche il benessere sociale, ma in primis l'interesse è il profitto economico derivante dall'investimento) e quindi è lo Stato che investe. Come uscire dall'impasse?

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venerdì, maggio 04, 2007

Taaccai, stop alle ricariche sotto i 10 euro

E così arriva un altro effetto dell'intervento di Bersani sui costi di ricarica:

(ANSA) Tlc: dall'8 maggio tabaccai bloccano ricariche cellulari sotto 10 euro
Continua la protesta della Federazione Italiana Tabaccai contro i gestori della telefonia mobile per ottenere un aumento dei margini spettanti alle tabaccherie per la vendita delle ricariche dei cellulari. "Dopo tre riuscitissimi giorni di sciopero delle ricariche telefoniche - afferma Giovanni Risso, presidente Fit - e' ora il momento delle blocco della vendita delle ricariche di piccolo taglio". La Fit, afferma una nota, ha infatti deciso dall'8 maggio il blocco ad oltranza delle vendite delle ricariche di valore inferiore ai 10 euro, sia in modalita' "on line" che scratch. La Federazione e' in attesa della convocazione del tavolo delle trattative con le societa' telefoniche da parte del Governo.


Bersani l'aveva detto: ci saranno aumenti della tariffe e disagi per i cittadini, basta che siano trasparenti. Non è il primo sciopero, nei mesi scorsi il problema era già stato sollevato.

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Microsoft: 50 miliardi di dollari per Yahoo

Se sarà confermato, si prospetta una dei maggiori accordi degli ultimi anni: 37 miliardi di euro.

(ANSA) - Microsoft avrebbe chiesto a Yahoo di avviare trattative formali in vista di una possibile acquisizione. Lo scrive il New York Post - citato dall'agenzia Bloomberg - aggiungendo che il colosso informatico ha dato incarico a Goldman Sachs di studiare un'ipotesi di accordo che porterebbe i due gruppi a conquistare una posizione dominante in Internet. Per ora non ci sono indicazioni sui termini economici dell'operazione, ma gli analisti di Wall Street valutano Yahoo attorno ai 50 miliardi di dollari. (ANSA).

Come succede in questi casi, a cantare Yahoo! saranno i possessori di azioni e stock options...

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Consultiamoci prima di separare

Il Garante per le Comunicazioni ha dato il via alla consultazione pubblica per sapere cosa ne pensano i soggetti interessati della separazione della rete Telecom. Funzionale o societaria? Modello inglese o nuovo modello all'italiana?

Chi è interessato e ha qualcosa da dire, parli!
(a proposito, lunedì 7 maggio se ne parlerà su Rai Utile)

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giovedì, maggio 03, 2007

Roaming, alle lobby il primo round

Come ampiamente previsto (la calda estate del lobbying), il taglio delle tariffe di roaming incontra qualche difficoltà sul proprio cammino. Gli operatori dominanti non vogliono cedere (specie sui prezzi all'ingrosso, che trainerebbero al ribasso quelli al dettaglio):

Adnkronos/Aki: La presidenza tedesca di turno dell'Ue, il Parlamento europeo e la Commissione non sono riusciti a raggiungere un accordo sulla proposta per il taglio dei costi di roaming. Una divergenza di posizioni quella tra le istituzioni Ue che ha portato l'Assemblea di Strasburgo a posticipare, nella migliore delle ipotesi alla terza settimana di maggio, il voto sull'eventuale compresso, inizialmente atteso per i prossimi giorni. Se davvero entro la fine di questo mese l'Europarlamento riuscira' a votare il testo, allora sarebbe ancora possibile sottoporlo ai governi il prossimo 7 giugno, in occasione del Consiglio competente. Una vera corsa contro il tempo dunque per far in modo che il nuovo regolamento entri in vigore prima delle vacanze estive, quando c'e' il boom delle telefonate in roaming, a tutto vantaggio delle tasche dei turisti. I nodi ancora sul tavolo riguardano: il tetto sui prezzi, che gli stati membri propongono di fissare a 60 centesimi per le telefonate effettuate all'estero e a 30 quello per quelle ricevute, mentre il Parlamento Ue vorrebbe soglie piu' basse, rispettivamente 45 e 15 centesimi. Posizioni contrastanti poi anche sulla modalita' di applicazione delle nuove disposizioni e cioe' se debba essere automatico il passaggio alla cosiddetta 'eurotariffa' o piuttosto avvenire solo su richiesta del cliente. La Commissione europea si e' espressa in favore del passaggio automatico, per il timore che l'inerzia possa portare i consumatori a non beneficiare delle nuove soglie.

Il parlamento europeo ha quindi rimandato il voto al 31 maggio, il 15 ci sarà un incontro tra commessione e parlamento per provare a definire un set di regole certe e condivise. Se entro il 21 maggio non ci sarà un accordo definitivo, il testo andrà in seconda lettura e sarà rinviato di altri sei mesi. Ovvero, estate ai soliti prezzi...

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mercoledì, maggio 02, 2007

Italia a banda stretta

Alex titola il suo post "Orrore e spavento", dopo aver letto il documento dell'Unione Europea che certifica la situazione della banda larga italiana (pag.75):

La penetrazione banda larga in Italia è addirittura la metà rispetto alla media dei 27 Paesi europei (14 contro il 28 per cento). Si sapeva che eravamo in ritardo, ma fino all’anno scorso sembrava un piccolo gap. Adesso è aumetnato. Persino, cresciamo più lenti degli altri: +3 per cento di penetrazione banda larga, quando Germania e Francia sono al +6 e Regno Unito al +9.

Ovviamente questo significa che gli accessi a banda stretta (i vecchi modem analogici, ad esempioo) in Italia sono ancora assai diffusi: 17%, contro una media europea del 12%. Significa che ci sono più persone che si connettono in banda stretta di quelle che si connettono in banda larga (17% Vs 14%), mentre in media il rapporto è a vantaggio della banda larga (media UE: 28% contro 12%). In altre parole, per ogni europeo che si connette in banda stretta ci sono almeno 2,5 europei connessi a banda larga, mentre in Italia il rapporto è circa 1:1. Dove accade oltre che in Italia? Irlanda, Cipro e Grecia...

Perchè accade? Secondo Alex Longo:
non credo sia tanto un problema di alfabetizzazione o di interesse, quanto di digital divide. Bassa copertura Adsl, per sfiga orografica, e connessioni wireless che solo da pochi mesi stanno cominciando a decollare, come alternativa. La colpa è politica, lobbistica. Il WiFi e l’Hiperlan in funzione di surrogati Adsl sono stati concessi agli italiani, dalle norme, solo di recente e il WiMax manca solo da noi in Europa. Distrazione dei politici su questi temi o voglia di proteggere gli interessi degli operatori nazionali? Temo un misto di entrambe le cose.

Io credo che solo in parte la bassa diffusione dell'ADSL sia legata al digital divide. L'aspetto della scarsa alfabetizzazione non va sottovalutato. Dal Corriere.it, aprile 2004, Riccardo Ruggiero:
Domanda:In Italia «banda larga» significa soprattutto adsl. La fibra ottica è molto meno utilizzata. Ma, secondo alcuni studi, la diffusione dell’adsl è ancora inferiore a quella che si registra negli altri grandi Paesi europei.
Risposta: «Non è vero. Rispetto al numero totale delle linee telefoniche esistenti la penetrazione dell’adsl oggi è pari al 20%. Un bel salto rispetto all’8% di fine 2003. E per fine 2007 contiamo di arrivare al 43%. Già oggi, comunque, siamo secondi solo alla Francia, che ha un tasso del 23%. Abbiamo superato anche la Germania».


Sempre secondo l'amministratore delegato di Telecom Italia Ruggiero, ''oggi la penetrazione degli accessi alla banda larga raggiunge il 34% delle linee telefoniche italiane, ma secondo le previsioni tra il 2007 e il 2008 arriveremo al 50%, e nel 2010 al 70%''. (da Telcoeye, gennaio 2007).

C'è qualcosa che non torna quindi...
Secondo i dati dell'Eurobarometro, il 31% degli italiani si connette ad Internet. Si presuppone dunque si tratti di utenti "alfabetizzati". Di questo 31%, il 14% si connette a banda larga, il 17% usa un modem analogico (più lento, più caro, più...): si può ipotizzare quindi che non abbia sottoscritto un contratto ADSL perchè la linea telefonica non supporta la tecnologia.

Eppure il 34% delle linee telefoniche italiane, dice Ruggiero, supporta ADSL, quindi ad occhio il 31% degli italiani "alfabetizzati" dovrebbero usufruire di una connessione ADSL, a meno di non voler supporre che gli alfabetizzati siano digital divisi e gli "analfabeti di Internet" abbiano sotto casa la fibra ottica. Possibile che il 17% degli italiani sia masochista e scelga la banda stretta per connettersi al Web anche se quella larga è disponibile? No, non è possibile...

I dati allora nascondo qualcosa: in primo luogo solo un terzo degli italiani si collega al Web, a me sembra un numero basso perchè significa che il 70% non usa Internet. In primis, quindi, scarsa alfabetizzazione.

Il Digital Divide è un problema, ovvio, ma a mio parere non è la prima causa della scarsa diffusione della banda larga: come visto, un terzo degli italiani è raggiunto dalla banda larga e un terzo degli italiani naviga sul Web, ma addirittura un sesto lo fa a banda stretta. E' evidente che non possono essere tutti digital divisi, dunque si tratta almeno in parte di "cultura" (ho la possibilità di avere ADSL ma uso il modem) e mancanza di alfabetizzazione. Oggi una connessione a banda larga HSDPA a 1,8/3,6 Mbps è disponibile per il 60-70% della popolazione italiana, costa circa 20 euro al mese e soddisfa più che abbondantemente l'utilizzo dell'utente medio (navigare+leggere la posta= qualche centinaio di MB al mese) con un limite di qualche GB al mese. Spesso la banda larga mobile - che ha costi simili a quella fissa - arriva anche dove le ADSL non sono disponibili: il fatto che solo il 14% navighi in banda larga dimostra che non è un problema di disponibilità, ma di "cultura informatica".

Per questo sono d'accordo solo in parte con Longo quando scrive che "La colpa (della scarsa diffusione della banda larga in Italia, ndr) è politica, lobbistica. Il WiFi e l’Hiperlan in funzione di surrogati Adsl sono stati concessi agli italiani, dalle norme, solo di recente e il WiMax manca solo da noi in Europa".

Tecnologie wireless come il WiMax possono certo migliorare la situazione in termini di disponibilità della banda larga, ma difficilmente possono migliorare il tasso di utilizzo del Web e quello dell'utilizzo della banda larga. Per questo serve un lungo (e costoso) lavoro di alfabetizzazione dell'italiano medio, per convincerlo che Internet non è un gadget ma uno strumento potente per lavorare, informarsi, divertirsi, usufruire di servizi, dialogare, fare acquisti e molto molto altro.
Pensiamo all'hype che accompagnò e tuttora accompagna il WiFi: è stato spesso indicato come panacea per digital divide e diffusione della cultura Web, ma ad oggi è molto meno diffuso e molto più costoso di altre tecnologie wireless. In questi giorni sono stato a Parigi e la connessione WiFi dell'albergo costava un paio di euro ogni mezz'ora e una decina di euro al giorno. Non ero quindi digital diviso, perchè il Web a banda larga arrivava fin nella mia stanza: eppure non ho usato la connessione (il famoso 34% di linee disponibili e il 17% che le usa). Attenzione a non fare lo stesso errore per il WiMax e per le DSL: renderle disponibili non significa automaticamente aumentarne l'utilizzo....

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