Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni

martedì, aprile 24, 2007

Ipred2, la polizia privata contro le violazioni del copyright

L'ottimo Punto Informatico del 2 aprile pubblicava una notizia inquietante:

Nei giorni in cui cresce in rete e anche in Italia la preoccupazione per la prossima e probabile approvazione della direttiva IPRED2 sui reati contro la proprietà intellettuale, Punto Informatico ha avuto l'opportunità di parlarne con il relatore del provvedimento, l'eurodeputato PSE Nicola Zingaretti, secondo cui, tra le altre cose, la direttiva porterà all'abolizione delle sanzioni penali per chi scarica senza finalità di profitto.

Lo ammetto, non ci avevo fatto granchè caso frino a quando non ho letto questo post di Tommaso:
Signori chiedo 5 minuti della vostra attenzione perché sta accadendo un qualcosa di gravissimo. Avete mai sentito parlare di Ipred 2? Non credo, perché nessuno ve lo vuole far sapere (a parte come al solito qui). Vi spiego subito cos’è. E’ una proposta a livello europeo il cui relatore è Nicola Zingaretti (DS), che in molti danno come futuro sindaco di Roma e che titola così “Sulla proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle misure penali finalizzate ad assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale“, in discussione, la cui approvazione è prevista per il prossimo 25 Aprile (il giorno della liberazione!!). Avete letto bene misure penali per per garantire il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Adesso vi do altri particolari ma voglio dirvi subito che ciò che è più agghiacciante di quello che sta accadendo è che nessuno ne sta parlando. Siamo tenuti allo scuro di una mossa volta a criminalizzare qualsiasi azione andremo a compiere online.

Per qualche giorno sarò via, ma al mio rientro spero di avere buone notizie...

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Fon, wireless per tutti negli States

Ho parlato più volte di Fon, l'azienda che punta a creare una rete Wi-Fi mondiale che parta "dal basso". I Foneros, sono utenti che collegano un router (la Fonera, ovviamente) al proprio accesso Internet domestico - tipicamente un'ADSL - e permettono ad altri Foneros nelle vicinanze di usare la connessione gratuitamente. L'idea è che quando il fonero si trova fuori casa usufruisce della connessione di altri foneros e quando è a casa propria mette a disposizione la connessione.

In Italia Fon sta incontrando qualche difficoltà legata al decreto Pisanu, anche se il lavoro di Stefano Vitta dà qualche risultato significativo. Rimane sempre la discussione di fondo se sia il caso di aprire o meno la connessione WiFi all'esterno...

Negli States invece i risultati non sembrano mancare. L'Herald Tribune di oggi:
Fon wins.U.S. wireless. deal. Time Waruer Cable is expected to announce that it will let its home broadband customers turn their connections into public wireless hotspots, a practice shunned by most Internet service providers in the United States. The deal would allow Fon, which has forged similar agreements with service providers in Europe, to boost its credibility with US. consumers. For Time Warner Cable, which has 6.6 million broadband subscribers, the move could help protect the company from an exodus of clients, who are hicreasingly tempted by the growing availabiiity of free or inexpensive municipal wireless services.

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venerdì, aprile 20, 2007

Agcom impone le statistiche d'uso

Non ho visto post in giro, magari è sfuggita ai più:
Delibera n. 126/07/CONS
Misure a tutela dell’utenza per facilitare la comprensione delle condizioni economiche dei servizi telefonici e la scelta tra le diverse offerte presenti sul mercato ai sensi dell’articolo 71 del decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259

Tra circa 4 mesi...
- I consumatori hanno diritto di conoscere gratuitamente il proprio profilo di consumo telefonico.
- L’operatore della telefonia fornisce con cadenza bimestrale il numero totale delle chiamate e dei minuti delle singole voci di traffico (voce e dati) secondo la ripartizione prevista dalla documentazione di fatturazione, nonché la durata media e la durata totale delle chiamate effettuate.
- Nel caso di opzioni o promozioni che a titolo oneroso diano luogo al diritto di usufruire di una quantità di servizi predeterminata, in termini di tempo o di volume, l’operatore di telefonia informa il consumatore, in prossimità dell’esaurirsi di dette quantità, dell’imminente ripristino delle condizioni economiche previste dall’offerta precedentemente sottoscritta.
- Agcom individua profili d'uso standard e ogni operatore dà la spesa per ogni profilo.

Che dire? Dal nulla al troppo il passo è breve...

La Fonera in Toscana... e Pisanu?

Leggo da Vittorio che Stefano Vitta (sta facendosi davvero in 4 per diffondere la cultura Fon in Italia) ha annunciato al WLAN Forum un accordo con la regione Toscana:

Grazie ad un accordo tra Fondazione Sistema Toscana, www.intoscana.it e FON abbiamo la possibilità di distribuire GRATUITAMENTE 5.000 Foneras in Toscana destinandole alle piccole imprese turistiche: agriturismi, bed&breakfast, bar, stabilimenti balneari, ecc. Le prime 100 foneras sono già disponibili e sono a disposizione dei primi 100 che ne faranno richiesta registrandosi al Portale www.intoscana.it/fonera (la Fonera è offerta da Fondazione Sistema Toscana e FON, non sono incluse le eventuali spese di spedizione). Ora anche le piccole strutture turistiche hanno la possibilità di offrire la connessione ai loro ospiti e a tutti i Foneros di passaggio in Toscana, rendendo la nostra regione sempre più interessante per i turisti che non vogliono rinunciare ad internet neanche durante le vacanze.

Iniziativa lodevole, bene bravi bis. Mi rimane solo il solito dubbio: come si adeguano queste strutture toscane al decerto Pisanu, che prevede l'obbligo di identificare chi si connette? La Fonera, ad oggi, è purtroppo illegale... possiamo discutere se il DL Pisanu sia giusto o meno, ma una Fondazione Regione che incentiva l'illegalità fa riflettere, no?

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La primavera del WiMax italiano

Sembra essere Finanza&Mercati il quotidiano più informato sul futuro del WiMax in Italia. Franco Carlini torna infatti, dopo due settimane, ad illustrare possibili scenari per il WiMax: a giugno dovrebbero essere rilasciate le prime licenze. Secondo quanto scriveva il quotidiano finanziario nei giorni scorsi saranno sette, di cui sei per i privati ed una per la Pubblica Amministrazione. Tutte licenze con una potenza da 5+5 MHz, in grado di trasmettere banda larga via etere ad una velocità di circa 6 Mbps. Le licenze WiMax saranno multiregionali, cioè assegnate su macro-aree e non su base regionale.

Oggi, ulteriori ipotesi di Affari&Finanza: ogni licenza durerà 15 anni, con tre gestori per macroarea, 70+ 70 MHz da condividere tra le tre società (e con la Pubblica Amministrazione?). L’assegnazione con il metodo del beauty contest (che però potrebbe escludere i gestori più piccoli) o con aste a rilanci multipli. I vincitori dovranno garantire la copertura del “loro” territorio entro 24 mesi, e se copriranno più del previsto potranno chiedere uno sconto sul costo della licenza, fino al 50% (viceversa sono previste penali). Si discute anche sulla possibilità per ogni operatore di cedere le licenze a terzi, anche in leasing, e di introdurre misure asimmetriche per svantaggiare gli operatori dominanti avvantaggiando i nuovi entranti.

La discussione dell’Agcom è appena iniziata (il ministro delle Telecomunicazioni, Paolo Gentiloni, per concedere le licenze potrà attenersi alle regole decisesuggerite dal Garante, ma non è obbligato a farlo), anche se, come scrive Stefano, al WLAN Forum a Milano il Commissario dell’Agcom, l’onorevole Enzo Savarese, ha presentato alcune slide che descrivono i meccanismi di gara per l'assegnazione delle frequenze Wimax. Savarese ha detto che “le regole sono di imminente approvazione” e alcune sono in contrasto con quanto scrive Affari&Finanza. Quali?

Innanzitutto, stando a quanto proiettato al WLAN Forum, Agcom chiede di impedire l’uso delle frequenze WiMax per offrire servizi di telefonia mobile, o in alternativa di farle pagare molto (in linea con il costo delle licenze UMTS? Non è dato saperlo ma certamente la proposta è una forma di tutela degli operatori mobili, che hanno speso miliardi di euro).

Una seconda slide proiettata da Savarese parla poi di 3 licenze: 35MHz di spettro disponibile, ovvero 11,667MHz per licenza. Tutti gli apparati oggi utilizzati commercialmente arrivano a 7,5MHz: teoricamente, almeno per i primi anni del WiMax di potrebbe arrivare a 5 licenze da 7,5 MHz o 7 licenze da 5 MHz. Non è quindi chiaro se ognuna delle 3 (4 con la PA) licenze previste avrà più banda (10 MHz?) oppure no. Stando ad Affari&Finanza, licenze da 5 MHz (ma allora non capisco come si arrivi a 70 MHz...)

Infine, alcune slide anticipano che non sono previste misure asimmetriche, perché “non sono né proporzionate né giustificate”: una smentita di quanto scrive A&F che parla invece di asimmetria nell’asta per il WiMax.

Chi ha ragione tra l’onorevole Savarese dell’Agcom e il giornalista Carlini su Affari&Finanza? Probabilmente tutti e due: la discussione in seno ad Agcom è appena iniziata, quanto mostrato da Savarese potrebbe non essere approvato da Agcom e, come visto, potrebbe comunque essere poi modificato o stravolto dal ministero delle Comunicazioni.

Per il WiMax italiano, maggio sarà un mese decisivo....

giovedì, aprile 19, 2007

Il Web 2.0%

Rubo il titolo ad un commento di Luca presente in questo post di Raffaele:

Il titolo di Reuters parla chiaro: “La partecipazione ai siti Web 2.0 resta debole”. E anche i numeri, sintetizzati da Tommaso Poggiali (se ne parla anche qui), sembrano esprimersi in modo inequivocabile:
YouTube: solo lo 0,16% dei visitatori partecipa alla creazione di contenuti
Wikipedia: il 4,6% degli utenti contribuisce all’enciclopedia collettiva
Flickr: 0,2% dei visitatori pubblica le proprie foto
Di qui il commento di Poggiali:
Sembrano indebolire i numerosi costrutti filosofici-economici-sociologici attorno alla buzzword tecnologica sicuramente più abusata da blogger, giornalisti e studiosi: Web 2.0. La partecipazione della base è tutta qui?
Certo, se assumiamo come metro di paragone i “costrutti filosofici-economici-sociologici” non si può che concordare con le conclusioni di Poggiali. E forse, rispetto alla più sguaiata enfasi 2.0, simili cifre possono portare a una salutare diminuzione della retorica “partecipativa” che caratterizza quest’ultimo scorcio di storia dell’internet. Dopo tutto, questi numeri sono la conferma empirica di considerazioni
sull’effettiva estensione della partecipazione in Rete in circolazione da tempo.
Esiste però anche un altro metro di paragone possibile rispetto al quale cercare di dare un significato a queste percentuali: vale a dire l’universo dei media prima dell’avvento della rete di massa e dei servizi aperti ai contributi degli utenti. Rispetto a questo contesto mediatico, il fatto che esistano dei siti in grado di raccogliere un’audience straordinaria e crescente (+ 668 per cento in due anni, per un risultato totale che corrisponde il 12 per cento dell’attività Web americana) pur essendo costituiti esclusivamente (o quasi) da contenuti prodotti dagli utenti, resta un fenomeno stupefacente. Ancora tutto da analizzare nei suoi significati, nelle sue conseguenze più profonde e nelle sue potenzialità.


Sarà vero che "il business sta (anche) altrove, come dice Mante?
In realta' il punto fondamentale non e' tanto quello che "pochi" partecipano ma quello dello spostamento dell'audience verso contenuti di nicchia e non mainstream. Non e' difficile capirlo: il business oggi va (anche) altrove.

Non so, davvero... senza voler nulla togliere a quel gran fenomeno che è YouTube, credo che se iniziamo a toglierli tutti i video "ufficiali", l'interesse per i video autoprodotti crolli verticalmente. A mio parere il successo di YouTube non sta nell'essere una "vetrina dell'autoproduzione", ma quello di essere un enorme "contenitore e collettore globale di video". Ovvero, vado lì e ci trovo di tutto, dagli archivi storici ai goal di Ronaldinho a quel video musicale che mi piace tanto al video della strage della Virginia Tech che in streaming su Corriere.it vedo male. Un po' il principio di Google News e dei feed: aggregano, ti danno tuttto in un click, senza farti vagare per millemila siti.

Sul fatto che il business sia (anche) altrove, per ora il Web 2.0 si regge principalmente, correggetemi se sbaglio, sui finanziamenti "nella-speranza-che-un-giorno". YouTube è vivo grazie a Google (quando è stato venduto, non era in grado di pagare le bollette per la banda... o meglio le pagava con i soldi dei finanziamenti), ma non ha ancora un business sostenibile.

Qualcuno ha notizia di iniziative web 2.0 economicamente sostenibili
(ovvero dove non ci abbia guadagnato il fondatore vendendo, dove non si viva grazie ai finanziamenti, ecc...)?

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mercoledì, aprile 18, 2007

La sveglia che scappa


L'avevo vista qualche mese fa in una trasmissione televisiva (forse quella con gli inventori condotta da Paolo Bonolis?): è la sveglia che scappa, per spegnerla bisogna per forza alzarsi, rincorrerla e finalmente farla tacere.

Pensavo sarebbe rimasta un prototipo, invece l'hanno prodotta davvero. Per chi fosse interessato...
[via]

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martedì, aprile 17, 2007

E adesso Veronica Lario a chi scriverà?

Lui, Silvio, si è fatto immortalare in compagnia di alcune donzelle: le prende per mano, le porta a spasso nella sua villa sarda, le fa sedere sulle sue ginocchia.

L'ultima volta che Silvio aveva combinato una marachella, Veronica aveva scritto a Repubblica una lunga lettera in cui chiedeva le scuse.

Adesso che Repubblica è in sciopero, Veronica scriverà al Corriere?

Telit torna a Vimercate

Telit torna italiana dopo la parentesi israeliana targata Oozi Cats:

Management buyout da 7,68 milioni di euro in salsa tricolore per Telit Communications plc. L'amministratore delegato del gruppo di tlc, Oozi Cats, insieme a un gruppo di investitori industriali italiani, ha acquisito il 28% circa del capitale, al prezzo di 0,64 euro per azione, per un controvalore di 7,68 milioni di euro.

Nel capitale di FB&T sono presenti, oltre a Franco Bernabè, altri investitori italiani fra cui Giancarlo Giglio, fondatore di Datamat, e Lino Siclari, azionista di maggioranza di Aicon Group. Il presidente sarà Chico Testa, attuale consigliere della controllata italiana Telit Communications.

Dopo il management buyout, che si chiuderà ai primi di maggio, il capitale di Telit Communications Plc vedrà Boostt BV al 28%, Polar Investment Ltd al 25%, Oozi Cats al 6,25%, mentre il restante sarà flottante. [via]

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lunedì, aprile 16, 2007

La lunga giornata (virtuale) di Telecom Italia

Iniziamo dalla fine: At&t si ritira dalla gara per Telecom Italia.
At&t annuncia ''la fine dei negoziati per acquistare un terzo di Olimpia''. Il gruppo americano ''ha apprezzato l'opportunita' di esplorare un possibile investimento in Olimpia e una partnership strategica con Telecom Italia, ma ha deciso di non proseguire oltre con i colloqui''.

Pirelli prende atto della decisione per "possibili difficoltà regolatorie e resistenze di natura politica".

Intanto America Movil continua ad essere della partita:
"Dopo il ritiro della compagnia di telecomunicazioni statunitense AT&T dalle negoziazioni esclusive con Pirelli per la potenziale acquisizione'' di una quota di Olimpia, continuera' invece da parte sua a questo punto, insieme a Telefonos de Mexico Sab (Telmax), a ''considerare differenti alternative per un potenziale investimento in Olimpia''.

Segno che Carlos Slim potrebbe aver tirato per la giacchetta At&t e non viceversa. Obiettivo Tim Brasil, che in pochi anni potrebbe valere quanto l'intera Tim.

Anche in questo caso Pirelli ribadisce in una nota l'intenzione di esplorare tutte le opzioni per la migliore valorizzazione strategica dell'asset e perché Olimpia continui a esercitare "pienamente i propri diritti e doveri di azionista di Telecom Italia".

Per il resto, la giornata era iniziata presto, sul blog di Stefano: stoico, ancora pochi minuti fa, racconta dal suo palmare l'assemblea minuto per minuto.

Come fa notare Vittorio su LaStampa, sarebbe stato bello pensare di essere in un paese estremamente civile e trasparente. Sarebbe stato bello questa mattina collegarsi con il sito di Telecom Italia e trovare un bel link in evidenza con scritto sopra a chiare lettere: "clicca qui per seguire in diretta via internet i lavori dell'assemblea dei soci". Un’assemblea decisiva per i destini di una della maggiore azienda italiana, per il destino prossimo e remoto dell'azienda, e forse per uno dei match più importanti per il futuro delle TLC italiane. Sarebbe stato bello ... Ma stavamo sognando. La stessa azienda che ci propone ogni contenuto possibile e immaginabile in rete attraverso RossoAlice, non pensiamo dovesse avere grossi problemi a organizzare uno streaming, anche solo audio, dell’evento. Un bel gesto si trasparenza in un momento assolutamente non facile della storia della società. Una mossa simile era già stata fatta per l’incontro con la comunità finanziaria del 9 marzo.

E' vietato filmare o registrare, altro che trasparenza. In fin dei conti è comprensibile (!!): Telecom non vuole rischiare di finire su YouTube, dove Carlo Buora viene sbeffeggiato perchè presenta agli analisti finanziari dati sbagliati (i numeri sono in calo, ma nei grafici di Buora tutto sembra salire...).

E su quest'ANSA delle 23.49...
Carlo Buora, in circa due ore, ha risposto alle domande degli azionisti e ora lascia spazio alle repliche. Si sono iscritti a parlare una decina di soci che avranno a disposizione 5 minuti a testa. Si procedera' quindi a votare i dieci punti all'ordine del giorno per la parte ordinaria dell'assemblea per poi passare a quella straordinaria. (ANSA)
... lascio Stefano al suo destino e vado a letto :-)

La settimana senza Repubblica

Leggo da Alex (che per altro proprio oggi ha scritto un lungo pezzo sulle tariffe dei cellulari) che Repubblica per sette giorni non sarà in edicola.

I giornalisti hanno deciso di astenersi dal lavoro da oggi, 16 aprile, a domenica 22“Repubblica.it” riprenderà le pubblicazioni il 23, il quotidiano sarà in edicola il 24Repubblica, il Cdr proclama sette giorni di sciopero. Il Comitato di Redazione di Repubblica ha deciso sette giorni di sciopero dei giornalisti a partire da oggi, 16 aprile, fino a domenica 22. Il sito di “Repubblica.it” riprenderà dunque le pubblicazioni lunedì 23, il quotidiano tornerà in edicola da martedì 24.

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Telecom live blogging

Quintarelli live dall'assemblea Telecom Italia.

Ultimo degli interventi pubblicati:

15.23 Sergio Cusani: Analizza i contratti per servizi fatti da Pirelli per Telecom che paiono in conflitto (ad esempio Pirelli gestisce marchi telecom) Pierlli è riuscita a stipulare contratti con telecom per attività che Telecom poteva fare con la sua struttura .. tropo denso.. glielo chiedo e lo posto. chiede in sostanza i dettagli di tutti i contratti tra telecom epirelli e eventuali penali... Poi passa ai ricavi e dice che l'esposizione in bilancio potrebbe essere in contrasto con le norme di accounting e chiede "nel rispetto dei principi contabili, come mai non avete esposto i ricavi al netto di quote che devono essere corrisposti a terzi" (che sono cresciuti di piu' del 20%) (molto tecnico). Il contributo all'Agcom si deve calcolare su ricavi netti o lordi ? e nel caso, e' coerente con la pratica contabile di esporre ricavi al lordo di quanto dovuto ad altri operatori". poi chiede informazioni sui contratti con Teleleasing perche' Telecom ha finanziato gli acqiuosti di teleleasing quando il socio e' una banca (mediobanca) ? perche' l'AD di teleleasing ha incarichi anche in telecom ? esistono accordi di put&call di telecom su mediobanca su teleleasing. non si prefigura come un portage ?. poi sui fondi immobiliari: gli immobili ceduti sono oggetto di contratti di retrodatazione. perche' gli immobili sono ben al disotto dei valori di mercato ? Non c'e' un conflitto di interesse per la partecipazione ai fondi in modo rilevante di una società collegata (Pirelli RE). Poi sui dividendi: proposta: la politica di distribuzione dovrebbe tenere conto della necessità di grandi investimenti. Proponiamo quanto propostoi per FIAT 2006per gli anni successivi: 25% per il 2006 proponiamo il 50%. Poi parla di Stock options. "lescamotage consiste nella gratuità dell'assegnazione, in pratica una donazione" Chiedo che venga respinta il piano di assegnazione delle stock options.

Il file audio di Beppe Grillo. Aspettiamo il link all'intervento di Stefano.

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Albacom virtuale con Vodafone

Domani conferenza stampa congiunta Vodafone e Bt Italia (ex Albacom) per annunciare l'accordo che permetterà alla società di Sciolla di operare come operatore virtuale. Per Vodafone terzo annuncio (dopo Poste e Carrefour), Tim ha annunciato Coop, 3 ha siglato a dicembre con i filippini di Pldt, Wind per ora tace.

Sarà interessante vedere il posizionamento di questi MVNO: guerra di prezzi o di servizi innovativi?

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venerdì, aprile 13, 2007

La calda estate del roaming... e del lobbying

Ieri la Commissione Industria del Parlamento europeo ha approvato il piano, proposto dalla commissaria Reding ed appoggiato dagli operatori più piccoli, per ridurre fino al 70% le attuali tariffe di roaming. In sostanza, la proposta è di abbattere i prezzi al dettaglio e all'ingrosso per le telefonate mobili nei Paesi dell'Unione Europea. La proposta prevede un tetto massimo di 40 centesimi al minuto per le chiamate effettuate da un Paese estero verso un altro paese UE, ed un prezzo massimo di 15 cent/min per le chiamate ricevute quando ci si trova all'estero.

I 785 europarlamentari dell'Aula Ue dovranno esprimersi sulla questione nel corso di una delle sessioni plenarie in programma a maggio a Strasburgo, quasi certamente quella del 9-10 maggio. In caso di voto positivo, saranno poi i ministri delle Telecomunicazioni dei Ventisette ad adottare eventualmente il taglio definitivo delle tariffe roaming nel corso del Consiglio telecomunicazioni in programma il 7 giugno a Lussemburgo. [via]

Cantare vittoria? Un po' presto, perchè i Governi dovranno approvare la proposta il 7 giugno (con entrata in vigore il 7 luglio) e ovviamente le lobby sono già al lavoro per orientare le scelte a proprio favore. Quali e quante lobby?

In prima fila la (potente) lobby degli operatori dominanti: se riescono a mantere elevati i prezzi all'ingrosso, continuano ad assicurarsi prezzi al dettaglio - e quindi guadagni - elevati. Perchè? Prendiamo un operatore come Vodafone, presente in quasi tutti gli Stati UE.

Vodafone vende a sè stessa (ad esempio Vodafone Spagna vende a Vodafone Italia) il traffico roaming all'ingrosso: indipendentemente dal prezzo che compare a bilancio per la transazione, si tratta di una partita di giro, proprio perchè è una vendita "interna". Quando un operatore non è presente in un Paese, deve stringere accordi di roaming con un operatore locale: ad esempio Wind deve andare da Vodafone Spagna a contrattare il prezzo sul roaming. E' come se il panettiere si vendesse il pane battendo lo scontrino e auto-pagandosi: qualsiasi si il prezzo, sono soldi che escono e rientrano allo stesso soggetto. Se inveve vende pane ad un soggetto terzo, è tutto guadagno.

Questa differenza è quella che influenza il prezzo finale della chiamata in roaming: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è l'operatore più piccolo a "guidare" le scelte dell'operatore dominante. Tornando all'esempio, se Wind paga a Vodafone Spagna 1 euro all'ingrosso, al dettaglio il prezzo che l'utente Wind paga quando si trova in Spagna non potrà mai scendere sotto quella cifra, anzi sarà più elevato per assicurare un guadagno sostenibile per Wind. Vodafone Italia, che compra da Vodafone Spagna (la già citata partita di giro interna), per decidere il prezzo da praticare al consumatore finale non si baserà sul prezzo all'ingrosso (che virtualmente, essendo una compravendita tra soggetti con lo stesso proprietario, tende a zero o quasi indipendentemente dal prezzo che compare a bilancio) ma sul prezzo al dettaglio fatto dal concorrente. Quindi elevato, perchè il concorrente paga salato il traffico wholesale.

Ecco perchè gli operatori più piccoli o con meno "filiali europee" (tra cui il Gruppo 3, ma non solo) chiedono non tanto il tetto alle chiamate sui prezzi finali, quanto quelle sul prezzo all'ingrosso: è il prezzo wholesale che pagano i piccoli operatori a stabilire il prezzo retail che fanno i piccoli operatori e, di riflesso, i grandi operatori. Oggi gli operatori dominanti tengono prezzi all'ingrosso elevati, costringono gli operatori minori a praticare tariffe elevate e quindi possono giustificare i propri prezzi finali.

Un accenno, infine, alle lobby regionali: ne avevo già parlato in passato, per cui spendo giusto due righe due. I flussi turistici da nord Europa a sud Europa sono massicci, ci sono più europei del nord che trascorrono le vacanze nel sud Europa che non viceversa. Ovviamente gli operatori del sud Europa chiedono qualche forma di compensazione per le perdite che si troveranno ad affrontare con il taglio delle tariffe: una volta però che il price cap sarà in vigore, l'UE non credo si farà condizionare dai volumi di traffico "turistico". Semplicemente, chi prima guadagnava 100 poi guadagnerà 30, chi prima guadagnava 20 dopo il taglio guadagnerà 6: sempre il 70% in meno, non importa se in assoluto 6 e 30 sono cifre distanti.

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Motofone F3, gli sms inviati in gran segreto

Back to the basics: con questo slogan Motorola ha lanciato un cellulare dal prezzo ridotto (40-50 euro) e dalle funzionalità ridotte (voce e sms, lunga durata della batteria, niente fronzoli). Il problema è che una partita di questi cellulari MotoFONE F3, venduta a febbraio, inviava in automatico SMS all'estero.

Gli apparecchi incriminati - venduti tra la metà di febbraio e l'inizio di marzo - avrebbero infatti la dispendiosa abitudine di inviare frequentemente un SMS ad un numero britannico (che nel dettaglio della documentazione consumi è indicato come +447786200***).Una "pratica" arbitraria dell'apparecchio, almeno apparentemente, che con un SMS dopo l'altro andrebbe a gonfiare la bolletta (o sgonfiare il credito prepagato) dei malcapitati utenti, che restano all'oscuro di tutto finché non scoprono (tardivamente) l'addebito dei messaggi inviati di nascosto dal Motorola. [via PI]

In sostanza, è stata messa sul mercato una versione software "sample release": quando il cellulare si trova in uno stato particolare, invia un SMS ad un centro di sviluppo Motorola del Regno Unito.

Ad aprile i primi richiami: i clienti di Tim, Vodafone e Wind hanno dovuro portare (per chi non l'avesse ancora fatto, meglio affrettarsi: ogni sms verso l'estero costa 20-30 cent) il MotoFONE in assistenza

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giovedì, aprile 12, 2007

Signò, son 50 euro. E la borsetta dov'è?

Mia nonna ha cambiato casa. Ha più di ottant'anni ed è malata. Ovviamente ha chiesto il trasloco della linea telefonica fissa, che a quell'età è praticamente indispensabile, ad esempio per l'allarme se si sente male.

La linea telefonica dovrebbe arrivare entro 10 giorni, ci hanno messo più di un mese (non è andata ad abitare nella giungla, ma a 30 metri da dove abitava prima). Senza spiegazioni, o motivazioni tecniche valide (si è spostata di 30 metri da dove abitava prima e dove aveva una linea fissa). Chiederò il rimborso, solita lagna burocratica con perdite di tempo a iosa.

Le hanno mandato un sms per dirle "le ricordiamo che veniamo il 12 aprile per attivarle la linea", si sono presentati il 10 aprile. Ovviamente il 10 aprile mia nonna era a casa da sola, il 12 sarebbe stata in presenza di qualcuno della mia famiglia.

I "tecnici" le hanno sfilato 50 euro (senza rilasciare ricevuta, ovviamente) dicendole che "un elettricista per mettere la presa del telefono le chiede 100 euro, noi glielo facciamo in 10 minuti alla metà". Mia nonna ha pagato, del telefono aveva bisogno. In fretta.

Non contenti le hanno poi rubato la borsetta, uscendo da casa. Per fortuna c'erano dentro solo documenti. Tutti prima o poi dobbiamo morire, ma quello che hanno fatto i due signori a casa di mia nonna dimostra qualcuno dovrebbe morire prima degli altri.

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martedì, aprile 10, 2007

Rispondimi, sono tuo marito

«Mi sono svegliato con quel numero in testa dopo una sera al pub e ho mandato un Sms. Così ho conosciuto la donna della mia vita»

Notiziona del Corriere...

Tim, promo per chi ha una macchina del tempo


Divertente segnalazione di Aghost sulla proroga di una promozione Tim.

Come si può leggere sul sito Tim,
"Attiva una nuova TIMCard entro il 13 Maggio 2007 e Chiami e... Richiami Gratis Tutti fino a Pasqua 2007!"


Si sono dimenticati di indicare le modalità per fruire della promo, eccole:
- attivare una ricaricabile Tim entro il 13 maggio 2007
- impostare la macchina del tempo con data antecedente a Pasqua 2007 (8 aprile 2007).

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TiLab a fette

Uno degli aspetti più preoccupanti della vicenda Telecom è quello legato a TiLab, l'ex Cselt. Un centro di ricerca di eccellenza, capace di sfornare 60 invezioni ogni anno, occupando circa 6300 persone (1400 a Torino per l'innovazione in senso stretto, altri a Milano e Roma per l'ingegnerizzazione dei prodotti) e facendo ricerca di alto livello coordinandosi con i maggiori centri mondiali. Dopo il centro Alcatel, TiLab è al secondo posto nella graduatoria dei finanziamenti UE per la ricerca nelle tlc.

AT&T, se riuscirà ad acquisire il controllo di Telecom Italia, non esporterà la tecnologia italiana nel mondo, piuttosto importerà in Italia la tecnologia americana. Scrive Luigi Grassia su LaStampa (unico quotidiano nazionale ad occuparsi per il momento di TiLab):

Il punto di partenza è che la Telecom fornisce servizi di Tlc tramite apparecchiature che non produce in casa; di conseguenza, le sue innovazioni consistono (di regola) nell'assemblaggio originale, nell'adattamento o nell'evoluzione di prodotti già presenti sul mercato, oppure molto prossimi ad arrivarci. Il Cselt, antenato di Telecom Lab, nacque 40 anni fa come centro di documentazione per mettere l'allora Sip in grado di capire che cosa succedeva nel mondo delle Tlc. Oggi la struttura, molto cresciuta, si occupa innanzitutto di suggerire alle divisioni operative del gruppo come utilizzare al meglio la varietà di offerte proposte da produttori come Alcatel, Cisco, Ericsson e così via. Quella che si fa in casa Telecom è innovazione di sistema (non di prodotto): si tratta cioè di capire l'architettura delle tecnologie emergenti e di pila- tare l'innovazione verso le applicazioni più adatte. Tutto ciò avviene abitualmente in rete, in quotidiano contatto con strutture private e pubbliche.

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giovedì, aprile 05, 2007

Sky, l'Auditel e il nanoshare

Come scrive Paolo Martini su LaStampa di oggi, la battuta più snob l'ha fatta Paolo Carmignani, lupo di mare della televisione e direttore dei palinsesti di Rai2: "Sarebbe questo il nuovo episteme della televisione?". Si riferiva ovviamente al primo tabulato Auditel con i dati di ascolto Sky.

Dopo mesi di attesa e discussioni, sono entrati nelle rilevazioni Auditel anche i canali satellitari. E la polemica non poteva mancare (la regina delle polemiche è lo scontro Tg5-Corriere della Sera). Il tutto parte da un pezzo sul Corriere a firma del critico televisivo Aldo Grasso che, in sintesi, dice: ok, i dati delle tv satellitari sono poveri in assoluto, ma trattandosi di pubblico 'diverso', vanno paragonati ai dati di Internet e non della televisione generalista. E quindi sono dati ottimi. E poi via con un bel numerone: 9,5% di share. Il problema? Che quello share si frammenta tra decine di canali ed una persona guarda un canale alla volta.

Scrive Paolo Liguori in risposta a Grasso:
Ha ragione Aldo Grasso nel fissare le regole del confronto tra i dati (finalmente in chiaro) dei canali Sky e altre fonti di comunicazione. Sono d’accordo con lui. La tv generalista si rivolge alla totalità della popolazione. Sky ha un'audience qualificata e va paragonata piuttosto ad Internet. Bene, confermo che, anche paragonati a quelli di Internet i dati della tv satellitare sono molto poveri. Per quantità e qualità. Tgcom, nel suo piccolo, mette assieme 430mila visitatori unici, che sono molto di più dei 9mila ascoltatori medi di Skytg24 ed anche dei suoi 16mila nella fascia di punta tra le 7 e le 9. I 600mila contatti quotidiani della stessa rete sono dieci volte inferiori ai 6 milioni di pagine di Tgcom e perfino i 120mila video scaricati dal nostro nuovo aggregatore soltanto ieri nel giorno di prova sono praticamente pari ai 153mila spettatori medi del totale Sky e superiori ai 115mila del totale delle reti Fox.


Con una ulteriore osservazione:
Il pubblico internet pesa molto di più, è ancora più “pregiato” di quello Sky, poiché in massima parte interagisce direttamente dai luoghi di lavoro e di studio, nella parte attiva della giornata, mentre quello della televisione satellitare è presente davanti al teleschermo nei momenti di riposo.

E poi la stoccata finale:
Dunque, il pubblico Sky pesa molto meno di quanto si pensasse ed ancor meno in prospettiva. Aldo Grasso ci tira le orecchie perché abbiamo “sparato a zero”, ma sbaglia. Abbiamo solo constatato che è stata finora cattiva abitudine di Sky e di tanti giornali: misurare, cioè contare tutto l’ascolto assieme delle reti satellitare e riferirlo ad un’unica emittente, qualche volta ad un unico evento. Si è detto spesso, per sottrazione: “quell’evento sportivo ha fatto il 9 o il 10 per cento”. Balle. Nel 9,5 per cento c’è Sky, più Fox, più le altre satellitari, a cominciare da quei canali di cartoni animati (esempio Disney) che fanno più ascolti di tutti. Questo non è pesare, soltanto contare male, secondo i propri comodi.

Perchè tanto fervore? Per la pubblicità, ovvio: scoprire che alcuni canali hanno lo zero punto qualcosa per cento di share (RaiSat, RaiUtile, Rainews, e insomma tutte le attività satellitari di Rai raccolgono messe insieme un misero 0,14%) dà una indicazione chiara ai pubblicitari. Investire su un canale che guardano 5mila persone non conviene o, comunque, deve costare poco.

Ammettiamo che sia vero quello che si sente dire del pubblico Sky: l'ipotesi che va per la maggiore è che sia un pubblico pregiato. Età 20-45 anni, con prole, reddito medio-alto, insomma un pubblico con un'ottima capacità di spesa (ma era un segreto? se paghi 4-500 euro l'anno per vedere la tivù, di certo non fai fatica a comprare il pane sotto casa).

Quando si chiede pubblicità per un singolo programma - scrive Liguori - le regole del mercato sono chiare e uguali per tutti, a prescindere da Grasso: lì conta sempre il costo-contatto, ovvero le teste. Un uomo, un voto è la democrazia moderna. Un Grp (indice che misura l'efficacia di una campagna pubblicitaria), un costo è la democrazia pubblicitaria. Il resto è gioco delle tre carte.

Mediaset, come è ovvio, si frega le mani a leggere i tabulati Auditel con i dati Sky, e anche in Rai non sono certo dispiaciuti.

Milan-Bayern (che la Rai non ha trasmesso in chiaro e il digitale terrestre Mediaset Premium ha trasmesso a pagamento con un ascolto di circa 600mila persone) ha totalizzato 1,125 mila spettatori col 4,06 di share su Sport1, più 147 mila (0,53%) su Sky calcio 8.

In sostanza, 5,49% di share con poco più di 1,2 milioni di persone. E le trasmissioni di commento successive alla partita sono scese a 150-200mila spettatori.

La difesa di Sky:
Tullio Camiglieri, responsabile della Comunicazione e relezioni esterne di Sky Italia dice: "Paragonare gli spettatori della pay tv con quelli della televisione in chiaro è come paragonare gli spettatori che seguono i film in una sala cinematografica con quelli che li guardano su una tv in chiaro".

La trovo debole, debolissima, come difesa. Perchè se devo fare un investimento pubblicitario, non mi interessa dove la gente guarda la Tv (al cinema, in casa, in ufficio, al bar) mi interessa se la guarda e quante persone la guardano.


Il direttore di Sky Tg 24 Emilio Carelli dice invece che: "il dato più rilevante è quello dei contatti netti" e aggiunge che "conta la qualità del prodotto. Uno trova a qualsiasi ora il tg, la notizia che cerca , che vuole, quando vuole".


Sempre Martini su LaStampa scrive:
La NanoShare ha fatto giustizia dei luoghi comuni e delle ambizioni relativi sia al pluralismo dell'informazione sia della cosiddetta tv di qualità. Quando vanno in onda Tg1 e Tg5, il Tg24 di Emilio Carelli si deve accontentare di 6.000 (seimila!) spettatori.

E' ovvio che Sky non possa dire "siamo insoddisfatti", pena la fuga degli investitori pubblicitari. Quindi sostengono che "la frammentazione dell’ascolto è un obiettivo raggiunto, perché dimostra la capacità di appagare tante nicchie, prese tutte nella loro specificità" e poi che "Da parte nostra c’era il timore che potessero prevalere letture distorte dei dati di ascolto: se si parte dal presupposto che lo 0,8% di share fatto da un film su Sky Cinema sia un fallimento, senza rendersi conto che gran parte del pubblico nella serata di domenica era diffuso su decine e decine di altri canali satellitari, non si comprende il senso della multicanalità."

Probabilmente lo 0,8% che guarda un canale non è fallimento. Ma se dovessi investire soldi in pubblicità, investirei su un canale che fa l'8 o il 18% di share. Perchè Sky sarà anche multicanale, ma una testa guarda un canale alla volta. Sono d'accordo con Digital-Sat, insomma:
Il dato giornaliero comunque mette Sky, Auditel, i centri media davanti alle loro responsabilità. Prima i centri media elaboravano quattro dati e decidevano. Ora la mole di lavoro è aumentata, ci sono analisi più raffinate. Mentre un milione di telespettatori Rai e un milione di telespettatori Mediaset sono uguali, i 10 mila di un canale satellitare non sono uguali ai 10 mila di un altro canale satellitare. I clienti, gli investitori pubblicitari, hanno voglia di tutte queste analisi? Beh, siamo in periodo di vacche magre, se devo raggiungere un target specifico, meglio ottimizzare l'investimento. Sarà interessante vedere come verranno costruite le tariffe. Ora succede che qualcuno ha listini talmente bassi che un investitore pubblicitario compra tutti i canali, tutte le fasce, tanto chissenefrega. E alla fine nessuno sa che cosa funziona e che cosa non funziona. Ci sono però molti pericoli per la carta stampata periodica. Ora il mondo dell'arredo casa, per esempio, non va in tv perché è un mezzo troppo dispersivo. Ma con i canali tematici, rilevati nel dettaglio, l'investitore può trovare target molto specifici in tv. La tv tematica satellitare porterà via investimenti ai mensili, ai periodici di carta stampata.

Ecco, l'hanno scritto: Sky non può ad oggi fare concorrenza alla televisione generalista, ma ad una fetta della stampa specializzata sì.

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martedì, aprile 03, 2007

Il vetrocemento Telecom

Stefano fa i conti sui conti Telecom Italia:

Value team fattura circa 290 milioni. Ha acquistato Etnoteam che ne fattura 110. Totale 400
Su Affari Italiani, Rossi Cairo, presidente di Value Team
ha dichiarato "Adesso Telecom rappresenta meno del 30% del nostro fatturato".
400 x 30% = 120 milioni di euro. (nel 2006)
Gia' non credo a questa cifra, come ho scritto nel post secondo me l'incidenza e' ancora maggiore, ma comunque, anche fosse...
8 milioni nel 2005 eliminate nel corso del 2006, dice Telecom
120 milioni di euro, dice Value Team
se tanto mi dà tanto.. passi avanti nella trasparenza ? come il vetrocemento, forse.

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L'utile di Fastweb: qua qua quando-ooo?

Scrive Luca Pagni su Repubblica:
È vero che Fastweb, secondo operatore di telefonia in Italia dopo Telecom, dovrebbe cambiare presto bandiera, vista l´opa lanciata dagli elvetici di Swisscom. Ma non era scritto da nessuna parte che il cambio di controllo significasse cambiare i propri obiettivi finanziari per il 2007. Invece, è proprio quello che sembra capire dalle dichiarazioni che si leggono in un´intervista rilasciata nel fine settimana dall´amministratore delegato di Fastweb, Stefano Parisi: «Il nostro obiettivo è chiudere il 2007 in pareggio». Il che non è proprio quanto è stato annunciato in sede di presentazione del bilancio 2006, nel febbraio scorso, quando al mercato è stato comunicato che l´anno in corso si sarebbe chiuso senz´altro in utile. E c´è già chi ha fatto notare che si tratta di un deja vu: a inizio del 2005, presentando il nuovo piano industriale veniva indicato nel 2006 come l´anno in cui si sarebbe raggiunto il break even. Salvo poi rimangiarsi la promessa nel prospetto dell´aumento di capitale da 800 milioni, soltanto un mese dopo.

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Telecom, e la giostra va

I titoli delle agenzie delle ultime ore... PS: pare che prima o poi inizieranno anche a lavorare...

TELECOM: BERSANI, COSA VOGLIONO QUESTI AMERICANI?**
TELECOM: BONINO, NON IMPORTA IL PASSAPORTO DELL'AZIONISTA MAGGIORANZA**
TELECOM: IL PORTAVOCE DI AT&T, LA NOSTRA PROPOSTA FARA' BENE A TUTTI**
TELECOM: LANDOLFI, INVESTITORI DI CASA ORA APRITE IL PORTAFOGLIO**
TELECOM: MARTINO, ESECUTIVO STIA FUORI DA ECONOMIA ITALIANA**
TELECOM: GENTILONI, IN TUTTI PAESI AZIENDA TLC IN MANO NAZIONALE
TELECOM: GENTILONI, NO SPEZZATINO ASSET, MA NIENTE BARRICATE
Telecom: Capezzone, Governo e politica non cerchino 'cavaliere bianco'
TELECOM:GENTILONI,RETE SISTEMA NERVOSO SOCIETA' INFORMAZIONE
TELECOM: BERTOLINI, GOVERNO E UNIONE NEL CAOS
TELECOM: BIANCHI, GOVERNO SI PORRA' SERIAMENTE IL PROBLEMA
TELECOM: GASPARRI, DA GOVERNO PATRIOTTISMO A FASI ALTERNE
TELECOM: BERTINOTTI, DECISIONI SPETTANO AL PARLAMENTO
TELECOM/ SGOBIO: MARCHIO ITALIA NEL MONDO, GOVERNO INTERVENGA
TELECOM: BIANCHI, E' ASSET STRATEGICO GOVERNO DOVRA' PORRE PROBLEMA
TELECOM: MICHELI, SENZA CAPEZZONE ORMAI RISCHIO CRISI ASTINENZA
TELECOM: PECORARO, IL GOVERNO HA IL DOVERE DI INTERVENIRE
TELECOM/ VIETTI: GOVERNO NON SI IMPICCI, LASCI FARE AL MERCATO
Telecom: Ventura, "buona operazione, si faccia avanti chi offre di piu'"
TELECOM: PECORARO, DOVERE GOVERNO E PARLAMENTO OCCUPARSENE
TELECOM: RUTELLI, PROVA NON BRILLANTE CAPITALISMO ITALIANO
TELECOM: MAZZOTTA, AUSPICO CONTRIBUTO GRANDI BANCHE ITALIANE
TELECOM: LAINATI,ATTACCO PRC A SIRCANA CONFERMA CAOS P.CHIGI TELECOM: DI PIETRO, DECISIONI CDA SACRE SE CDA ESPRIMESSE MAGGIORANZA TELECOM: CICCHITTO, GRAN PARTE GOVERNO IGNORA CHE C'E' ECONOMIA MERCATOTelecom: Mazzotta, auspico contributo da grandi bancheTELECOM: LUPI (FI), IN MAGGIORANZA PREVALE STATALISMODA CENTROSINISTRA REAZIONI SCHIZOFRENICHE TELECOM/ BERLUSCONI: VENDITA A STRANIERI? E' IL MERCATO TELECOM: SACCONI, PREOCCUPATI DA SCARSA VIGILANZA CONSOBTELECOM: NAPOLI (FI), PAGHIAMO ORA STAGIONE CAPITANI CORAGGIOSI. GOVERNO NON SI INTROMETTA, INCORREREBBE FULMINI ANTITRUST TELECOM/ BERSANI:IN TUTTA EUROPA RETI HANNO RADICAMENTO NAZIONALETELECOM/ MERLO: SALVAGUARDARE PROSPETTIVA INDUSTRALE AZIENDA TELECOM: BERSANI, CON RETE TLC A STRANIERI SAREMMO ECCEZIONE IN UE TELECOM: BUTTIGLIONE, IN ITALIA SOLO MEDIASET HA I SOLDI TELECOM: PIRANI (UIL), DIMOSTRA FRAGILITA' FINANZIARIA IMPRESE ITALIANETELECOM: DI PIETRO A SIRCANA, QUEL CDA NON E' 'SACRO' TELECOM: MIGLIORE (PRC), SORPRESI DALLE DICHIARAZIONI DI SIRCANATELECOM: DI PIETRO,MI SCHIERO CON GRILLO E PICCOLI AZIONISTITELECOM/ OSSORIO (IDV): SCONTIAMO ERRORI CATTIVA PRIVATIZZAZIONETELECOM: BERLUSCONI, NON HO COMMENTI DA FARETELECOM: D'AGRO' (UDC), SI USI METODO BANCHETELECOM: JANNONE (FI), SINISTRA DIVISA TRA STATALISTI E DIFENSORI BANCHIERI TELECOM: BOSELLI, NON SPETTA AL GOVERNO INTERVENIRETELECOM: VILLETTI, NON FARSI ATTRARRE DAL NAZIONALISMO DI BERTINOTTI TELECOM: FABRIS(UDEUR), PAESE NON DEVE PIANGERE PER COLPE AZIENDATELECOM: FABRIS,NO PROTEZIONISMO MA AZIENDA PAGA SUOI ERRORI Telecom: Bertinotti, lesione sovranita', serve scelta indirizzo CamereTelecom: Di Pietro, proporro' a Prodi decreto legge su governanceTELECOM: VITO, SINGOLARE INTERVENTO BERTINOTTITELECOM: SERENI, COMPRENDERE COSA SIGNIFICHI PER CITTADINI E ITALIATELECOM: UIL, GOVERNANCE STABILE PER VERO PIANO INDUSTRIALETELECOM/ FOLENA: AVVIARE PIANO ROVATI, BISOGNA RICOMPRARE LA RETETelecom: Santagata, preoccupazione ma Governo non fara' alcunche' TELECOM: GRANDI, TRONCHETTI ALZA IL PREZZO PER VENDERE TELECOM/ DAMIANO: UNA VICENDA PREOCCUPANTETELECOM: CHIAPPETTA, TUTELARE AZIENDA ITALIANATELECOM/ BALDASSARRI: VICENDA NATA MALE, FINITA PEGGIO TELECOM:DILIBERTO,GOVERNO INTERVENGA PER SCORAGGIARE VENDITA TELECOM/ APPELLO BIPARTISAN SUL 'FOGLIO': STOP A DIRIGISMOCapezzone, Martino, Tabacci, Debenedetti: no a cori nazionalisti

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Un dito nel culo, YouTube!

Se lo scrive Galli della Loggia in un editoriale sul Corriere, perchè non posso mettere 'un dito nel culo' come titolo di questo post?

Passaggi come “ha mai provato a mettersi un dito nel culo?” o “pensa che guadagnerebbe di più facendo la puttana?” hanno fatto scoprire bacchettona anche Daria Bignardi (secondo me un po' lo è sempre stata...).

L'evento però, come fa notare Raffaele, è però trovare YouTube citato alla terza riga.

Insomma, sconvolti dal “culo”, stupiti dalla “puttana”, terrorizzati da YouTube, annichiliti dallo scontro generazionale, noi lettori da tram del Corriere possiamo riporre il giornale e andare in ufficio più tranquilli. Tutto questo sconvolgimento si sarebbe potuto evitare (o avrebbe potuto essere molto più limitato) senza la perniciosa influenza del “permissivismo settantottesco” (sempre lì si va a parare alla fine, guarda tu) e senza l’altro dei grandi mali contemporanei, il “politicamente corretto”, arma tagliente che la destra americana dalla fine degli anni ‘80 ha imparato a usare così bene nelle battaglie culturali.

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Sette licenze per il WiMax italiano

Su FinanzaeMercati, un interessante articolo di Franco Carlini che illustra lo scenario WiMax italiano. Come noto, a giugno dovrebbero essere rilasciate le prime licenze. Sette, per la precisione, di cui sei per i privati ed una per la Pubblica Amministrazione.

Tutte licenze con una potenza da 5+5 MHz, in grado di trasmettere banda larga via etere ad una velocità di circa 6 Mbps. Così, sembra finita in soffitta (almeno per ora) l'idea delle licenze nazionali che tanto piaceva ai grandi player di tlc. Non è un mistero che i gruppi nazionali (sia l'ex incumbent sia le telecom alternative) puntassero alla creazione di concessioni geograficamente più estese, in modo da poter sfruttare le loro maggiori economie di scala. Una, opiù licenze, nazionali infaffi avrebbero giocoforza escluso molte società non in grado di gestire aree territoriali troppo vaste. E, di conseguenza, agevolato i soliti noti.

Le licenze WiMax, come previsto, saranno multiregionali: un escamotage che permette di escludere le Regioni (non hanno competenza, l’avrebbero avuta con licenze su base regionale) e di escludere i player nazionali (che avrebbero voluto licenza su base nazionale). Comprare licenza in ognuna delle macro-aree? Sarà probabilmente escluso dal bando di gara, per favorire le società medio-piccole. Queste dovranno, però, dimostrare di poter assumere impegni concreti e sviluppare progetti industriali sostenibili. Un beauty contest che dovrebbe mettere, almeno sulla carta, al riparo da brutte sorprese (qualcuno ricorda l’hype sul WLL, l’ultimi miglio wireless, e a cosa si è arrivati oggi?).

E’ chiaro che, se i requisiti sono molto stringenti, la soglia d'ingresso si alza e le piccole telecom avranno comunque difficoltà ad essere competitive durante la gara. Va, peraltro, ricordato che in seno all'Authority per le telecomunicazioni (cui spetta anche il compito di definire le modalità di gara) c'è stata una forte discussione riguardo alla possibilità di introdurre delle «asimmetrie». Vale a dire, dei meccanismi che permettano di agevolare i soggetti locali, le piccole telecom rispetto all'ex incumbent. Un indizio che, anche viste le potenzialità del Wi-Max per il superamento del digital divide, potrebbe far propendere verso una gara secca, cioè senza «beauty contest».

Probabilmente le scelte dell'Agcom dipenderanno anche dalla conclusione della vicenda Telecom Italia...

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Telecom America Mobile

Ha spiazzato tutti, Tronchetti Provera. Dopo le trattative fallite con Rupert Murdoch – chi non ricorda l’incontro di agosto al largo delle coste greche? – e le polemiche sul caso Rovati, ora Tronchetti si è seduto al tavolo delle trattative con gli americani di ATeT e con la sudamericana America Movil. Le due società hanno presentato offerte disgiunte per l’acquisto di Olimpia, ma nel caso servisse – lo ha detto Michael Coe di ATeT – sono pronte ad allearsi per entrare sul mercato italiano: ATeT ha l’8% di America Movil e i rapporti con il messicano Carlos Slim sono buoni.

Tronchetti, dicevo, ha spiazzato un po’ tutti. Ha spiazzato le banche, che da settimane studiano la possibilità di acquisire il 18% di Olimpia (la società che controlla Telecom Italia). La trattativa si è arenata perché la differenza tra quanto vorrebbe realizzare Tronchetti (ha pagato più di 4 euro ad azione, non è disposto ad allontanarsi troppo dai 3 euro) e quanto offrono le banche (poco più di 2 euro) è molta.

Ha spiazzato il Governo, che contava sul pool di banche italiane (Mediobanca in primis) per evitare che la più importante rete tlc italiana finisca in mani straniere. Ora la politica si divide tra liberisti (va bene qualsiasi compratore, purché faccia investimenti) e nazionalisti (noi, gli stranieri no), il portavoce del Governo Sircana litiga con Fausto Bertinotti, il ministro Bersani definisce sconcertante la vicenda e Berlusconi fa i complimenti all’abile Tronchetti per come ha condotto la partita.

Già, perché ha incassato la scorsa settimana il via libera del Governo (Prodi, quando ormai sembrava che l’affare Telecom Italia fosse cosa delle banche, si è lasciato sfuggire un “comunque non ci sono preclusioni verso gli stranieri”), ha costretto le Banche a fare un’offerta e poi ha portato le cambiali all’incasso davanti ad ATeT e America Movil.

Certo, la partita è tutt’altro che chiusa: Prodi pare sia infuriato e stia studiando le contromosse, che si limitano per ora ad un pressing asfissiante su Mediobanca perché alzi l’offerta e compri le azioni Olimpia. La banca d’affari Citigroup si lancia in previsioni tutt’altro che rosee per le due società straniere: tutto finirà ai soliti noti. Gentiloni arriva addirittura ad aprire le porte a Mediaset (“Nessuna preclusione, c’è spazio anche per loro”) pur di mantenere l’italianità di Telecom. Alla fine probabilmente hanno ragione i sindacati, che spiegano: la soluzione prospettata (la vendita ad ATeT e America Movil) è utile solo a Tronchetti.

Comunque vada, l’ex Presidente di Telecom Italia sarà riuscito a vendere agli stranieri al prezzo voluto oppure, sventolando lo spauracchio della Telecom in mano americana, sarà riuscito a spingere le Banche italiane a versare un prezzo più alto di quello offerto inizialmente.

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domenica, aprile 01, 2007

Mondi sommersi da Rete Europa Immobiliare

Oggi stavo guardando distrattamente MTV, quando vedo un pubblicità che attira la mia attenzione. Un venditore di case propone un investimento immobiliare in Emilia-Romagna, un "villaggio a pochi chilometri dal mare". Numero verde da chiamare e poche info: insomma, tutto nella norma.

Poi la frase che mi spinge a scrivere sul blog: le case sono ora lontane qualche chilometro dal mare ma, come spiega il venditore, "tra meno di 15 anni la vostra villetta sarà a pochi metri dal mare per via dell'innalzamento delle acque dell'Adriatico". E un'animazione grafica fa vedere il mare che sommerge le attuali "terre emerse" fino a raggiungere il gruppo di case in costruzione. In sovraimpressione, una scritta che dovrebbe confermare la veridicità delle affermazioni: "Secondo previsioni del CPR".

Ora, qualcuno conosce il CPR? Se sì, me lo faccia sapere perchè sono curioso di leggere queste previsioni. Secondo, qualcuno ha amici e parenti in quelle zone? Se sì, avvisateli: tra 15 anni abiteranno sott'acqua...

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