Un occhio sul mondo delle (tele)comunicazioni

venerdì, marzo 30, 2007

I cavi volanti dei tecnici Telecom

Post trasversaleal blog Scrittestrane che, all'occasione, aggiorno con materiale nuovo.

Tarzan, Findomestic, tecnici, Telecom, liane: vi ho incuriositi abbastanza? Qui il cartello di cui parlo...

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Montezemolo in the Sky

Montezemolo, presidente di Fieg Confindustria:
"Sky non ha limiti pubblicitari, e' di fatto un monopolista che ha alterato gli equilibri sulla spartizione pubblicitaria con Mediaset, e a cascata sul sistema dei media. L'avvento delle tv a pagamento ha moltiplicato l'offerta televisiva, ma ha anche ricavato una sua nicchia importante nella spartizione della torta pubblicitaria. Il mondo della carta stampata in 30 anni ha visto crescere i fatturati pubblicitari da 128 milioni a 2 miliardi 780 milioni di euro, ma diminuire le quote nel mercato pubblicitario, dove invece la televisione e' passata dal 17% al 56%".

Camiglieri, amministratopre delegato direttore relazioni esterne di Sky:
''Siamo francamente sconcertati dalle parole del Presidente di Confindustria che denunciano la totale mancanza di conoscenza delle normative in materia di affollamenti pubblicitari in ambito televisivo. Contrariamente a quanto affermato oggi da Montezemolo, Sky è sottoposta agli stessi limiti delle altre emittenti nazionali, così come definiti dall’articolo 38 del Testo Unico sulla Radiotelevisione. I limiti in questione non consentono alle emittenti della Pay Tv, così come a qualsiasi altra rete televisiva o fornitore di contenuti in ambito nazionale, di superare il tetto del 15% dell’orario giornaliero di programmazione. Sky è inoltre lontana da quel tetto, essendo il proprio modello di business sostanzialmente diverso da quello dei canali televisivi tradizionali: siamo una televisione a pagamento, con un fatturato derivante dalla pubblicità marginale rispetto a quello dei proventi da abbonamenti. Stupisce infine che Montezemolo definisca Sky un “monopolista di fatto”: nell’ambito della televisione a pagamento, in Italia operano anche aziende del calibro di Mediaset e Telecom, attraverso il digitale terrestre, l’IPTV e la tv su dispositivi mobili come i videofonini. Prodotti “premium” come calcio, cinema, reality, sono fruibili in pay tv attraverso tutte le piattaforme digitali. E qualunque editore o fornitore di contenuti, se volesse potrebbe offrire servizi di Pay Tv attraverso il satellite, semplicemente rivolgendosi agli operatori delle flotte europee. Sky è inoltre sottoposta ad una serie di vincoli, obblighi e limitazioni che non hanno precedenti in Europa, stabiliti dalla Commissione Europea all’epoca della sua nascita. Si tratta di norme asimmetriche che limitano fortemente le possibilità di Sky di competere con gli altri operatori, ad esempio sul fronte dell’acquisizione dei diritti televisivi per il calcio. In base a questi impegni, inoltre, Sky è tenuta a consentire l’accesso alla propria piattaforma ad altri canali a pagamento, facilitandone l’accesso al mercato, cosa che già avviene da tempo. Parlare di “monopolio”, di conseguenza è del tutto fuori luogo. E’ stupefacente che Montezemolo prima di lanciare simili accuse non abbia sentito la necessità di documentarsi''.

Il resto della disputa sul nuovo reality show "Scintille". Avrebbe dovuto andare in onda sulla Rai, ma c'è qualche problema. Andrà su Sky Vivo e di vivo, alla fine del reality, ne resterà solo uno.

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Il WAP fuori dal walled garden Vodafone

Questa me l'ero persa... è il costo di navigazione WAP per chi esce dal portale Vodafone Live!, descritto da Mobileblog:

Vodafone ce l'aveva dallo scorso anno, per un valore di 25€cent a connessione, ha però fatto sapere che dal 22 aprile prossimo la navigazione al di fuori del portale Vodafone Live! avrà un costo forfettario di 1€ per ogni 15 minuti di navigazione continuativa, oltre ad un costo fisso iniziale di 50€cent.

Come già fatto con altre tariffe dati, anziché tariffare a volume, con la scusa della semplificazione per l'utente Vodafone aumenta a dismisura i costi nel passaggio della tariffazione da volume a tempo. Mettendo il pagamento anticipato. Se caricate una pagina Wap e ci mettete un quarto d'ora a leggerla (uso della rete Vodafone in quel quarto d'ora pressochè nullo, la pagina peserà si e no 50-80 KB), vi costa un euro e mezzo. Se caricate una pagina WAP e ci mettete dieci secondi a leggerla, vi costa un euro e mezzo.

Chiaramente la sessione andrà pagata anticipatamente. Questo significa che, pur avendo una flat per sessione, ad ogni minima uscita dal portale andranno in fumo 1.5€ (contro gli attuali 0.25€ + tot.kb * 0,03€).

Insomma, per chi si azzarda ad uscire dal walled garden Wap di Vodafone, la mazzata è assicurata: minimo 1,5 euro, anche se la rete viene usata per scaricare 5 Kb...

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Il Mondo tutto intorno a Vodafone

Stamattina stavo sfogliando un settimanale economico. Pieno zeppo di articoli, foto, didascalie Vodafone.

C'è il racconto della nuovissima flat per l'estero Vodafone (senza particolari riflessioni sui costi), c'è il profilo di un manager (e nel pezzo ci sono parecchie imprecisioni, ad esempio sul fatto che sia stata Voda a lanciare per prima l'HSDPA in Italia... è stata 3), c'è il racconto di Starfish, il VoIP per cellulari (presentato sperimentalmente al Cebit, non c'è data di lancio, non ci sono previsioni... 3 porterà a breve Skype in mobilità), c'è la foto del negozio Vodafone con scritta in bella vista, c'è il direttore strategia Vodafone che racconta del portale e di Vodafone Casa, c'è un articolo che racconta che la veneta De Rigo usa con soddisfazione i prodotti Vodafone (poteva mancare la foto del responsabile Vodafone?).


Pensavo fosse un corporate pamphlet di Vodafone, poi ho guardato la copertina. Era Il Mondo, settimanale di RCS. Tutto intorno a Vodafone...

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giovedì, marzo 29, 2007

La Coop sei tu

L'appuntamento per l'annuncio dell'ingresso di Coop nel mondo della telefonia mobile è fissato per domani: conferenza stampa a Milano. Partenza entro fine 2007, probabilmente come ESP (banalizzando, un reseller di traffico senza la gestione completa della rete come un vero MVNO). Target: i clienti Coop, magari interessati a convertire i punti fedeltà Coop in minuti di conversazione.

Il marchio è CoopVoce, resta da capire se nei 1300 punti vendita di Coop i clienti troveranno un'offerta da MVNO o da ESP. I commenti, quindi, sono rimandati a domani :-)

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mercoledì, marzo 28, 2007

Sawiris guarda Soru: pronti per Wiscali?

Chissà se si tratta dell'ennesima trovata per far parlare di sè o se c'è del vero: Sawiris, il magnate egiziano proprietario di Wind, è interessato a Tiscali e potrebbe portare a casa anche l'ex Albacom (ora BT Italia) e i.net, società di business security.

MF di oggi scrive:
Sawiris muove su Tiscali con la sponda di Albacom. Il gruppo Orascom, controllato del magnate egiziano potrebbe fare il grande salto e diventare, entrando anche in borsa, il primo vero concorrente a tutto campo di Telecom. Il progetto, allo studio da alcuni mesi, è ormai entrato nella fase decisiva e prevede il coinvolgimento di British Telecom, che ora deve sciogliere le ultime riserve. Bt si è convinta della necessità di rafforzarsi sul mercato del Regno Unito e sarebbe molto interessata a rilevare le attività di Tiscali UK. Orascom starebbe, perciò, trattando.

Stando al quotidiano finanziario, quindi, Wind potrebbe acquistare Tiscali con l'aiuto della stessa BT (in Italia è l'ex Albacom, ormai controllata dal gruppo britannico), che vorrebbe crescere sul mercato UK acquisendo il controllo di Tiscali UK, ovvero dell'ex ISP Freeserve.

In Italia, Wind si troverebbe oltre a telefonia fissa e mobile, anche le attività corporate di Albacom e i.net, anche se BT ha più volte ribadito che quello italiano "è un mercato strategico". L'Opa lanciata da BT su i.net, d'altronde, è ancora in corso.

Una sorta di acquisto in tandem: Wind+BT comprerebbero Tiscali, per poi dividersi la preda mercato per mercato (dove, in realtà, BT sembra interessata alle sole attività inglesi dell'Isp sardo). Chissà cosa ne pensa il fondatore di Tiscali Renato Soru: se è vero che è ormai in politica, è anche vero che potrebbe non vedere di buon occhio la vendita della società da lui fondata. Un'Opa non amichevole? E BT che abbandona il mercato italiano in cambio di un Isp britannico? Non ci credo granchè, ma... staremo a vedere!

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martedì, marzo 27, 2007

Folena vuole togliere il canone delle ADSL nude

Assoprovider plaude l'iniziativa dell'on.Pietro Folena, grazie alla quale, il governo si è impegnato ad adottare un provvedimento che andrà ad azzerare, o quanto meno a diminuire, il canone di 10 euro che Telecom Italia impone ai suoi concorrenti sulle "ADSL NAKED".

Oggi, infatti, chi sceglie di avere una linea "solo dati" deve comunque pagare un canone, ridotto rispetto a quello tradizionale (solo 5 euro in meno, spesso il gioco non vale la candela) ma pur sempre da pagare.

Secondo Assoprovider, le infrastrutture di telecomunicazioni sono un “monopolio naturale”, e questo delicatissimo monopolio è nelle mani di Telecom Italia; è quindi giusto che le autorità prendano dei provvedimenti come quello in oggetto affinché sia rispettata la libera concorrenza, ostacolando in modo deciso la formazione di mercati protetti e truccati e garantendo per tutti gli stessi diritti nella competizione.

Aggiunge Anti Digital Divide (ADD): Nel caso dell'adsl solo dati se non si ha una linea voce, Telecom impone di pagare un canone addizionale, questo comporta una discriminazione della tecnologia adsl e indirettamente della tecnologia Voip e stabilisce una sorta di dipendenza dell'adsl dalla linea voce, favorendo il mantenimento del monopolio da parte di Telecom Italia.
Forse il disxcorso andrebbe allargato al canone in genere, senza discriminare tra linee solo dati e linee normali. In altre parole, prima conviene ragionare sul canone in sè (è giusto che ci sia? l'importo è corretto?), poi si può disquisire sui vari tipi di canone. Chi ha una line adsl nuda usufruisce comunque della stessa rete di chi ha un doppino dati+voce classico.

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giovedì, marzo 22, 2007

Case discografiche in crisi

Leggo questa Apcom (ne parla anche La Stampa Web):

Si fa sempre più preoccupante lo scenario che circonda l'industria musicale. Le vendite di compact disc, diminuite progressivamente nel corso degli ultimi sette anni, nei primi tre mesi del 2007 sono precipitate del 20% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
[cut]
A pesare sulle vendite sembra essere la diffusione di siti Internet da cui scaricare canzoni a pagamento, come dimostrerebbe l'incremento delle vendite di lettori di musica digitale, primo fra tutti l'iPod di Apple.


Per l'Italia, azzarderei un paio di risposte tra le tante motivazioni che si possono trovare: questa (Siae), questa (DRM) e questa (legge). Più banalmente, calano le vendite di Cd perchè ormai si va verso un mercato allargato della musica liquida, il Cd diventerà un pezzo da collezionisti. Basti pensare all'esperimento Elioelestorietese.it, che dà la possibilità di pagare un canone fisso e scaricare l'intera discografia, live ed inediti compresi.

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Mediaworld beffa Sony... o i consumatori?


Divertente la lite tra Mediaworld e Sony:

«Sony Computer Entertainment Italia conferma che la data ufficiale di lancio del nuovo sistema d'intrattenimento digitale PlayStation 3, sul territorio europeo ed italiano, sarà il giorno 23 marzo 2007, data in cui la distribuzione della console sarà stata capillarmente ultimata. Sony Computer Entertainment si dissocia pertanto dalla decisione unilaterale di alcune catene e punti vendita italiani di vendere ai consumatori PlayStation 3 prima della data di lancio ufficiale. Tale decisione crea infatti una disomogeneità geografica a livello italiano ed europeo nella distribuzione. Ciò è contrario alle politiche di tutela del consumatore di Sony Computer Entertainment Italia che mirano a garantire a tutti i consumatori uguale accesso all’acquisto di PlayStation 3».

In sostanza, Sony aveva programmato una data di lancio ufficiale (ieri girando sui Parioli di Second Life, un cartellone invitava a seguire l'evento) per tutta Europa, Mediaworld ha programmato una campagna pubblicitaria per dire agli utenti "Sai che c'è?

Da Mediaworld la PS3 è già disponibile".

Osservazioni in ordine sparso:
- Sony programma e Mediaworld rompe le righe: un danno per Sony, un danno per i distributori italiani concorrenti di MW che hanno rispettato le tempistiche Sony
- per chi voleva a tutti i costi la PS3, un vantaggio temporale che soddisfa la "voglia di Playstation" e allo stesso tempo rovina l'eventuale "attesa"

Sarà interessante vedere quali saranno in futuro i rapporti MW-Sony: la prima ha bisogno dei prodotti Sony per attirare gente nel punto vendita, la seconda non può rinunciare a vendere a MW perchè rinuncerebbe ad un canale di vendita molto forte in Italia.

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mercoledì, marzo 21, 2007

Vodafone, l'arrampicata della comunicazione

Bene, la prima notizia è che "Vodafone Italia gia' dalla giornata di ieri ha sospeso temporamente il servizio al fine di dissipare ogni dubbio e contestare ogni critica infondata".

Si parla ovviamente di questo servizio (ripreso con evidenza da molte testate on line, tra cui PI)

La nota stampa che Vodafone sta facendo circolare è una vera arrampicata sugli specchi... vediamola:

Vodafone ha attivato a partire dal mese di marzo il servizio di SMS vocale.

Certo, senza avvisare i clienti.

Grazie a questo nuovo servizio i clienti Vodafone possono ricevere gratuitamente un messaggio vocale da parte di chi li ha cercati quando non sono raggiungibili.

Ma che bravi, servizi gratis. Peccato che paghi chi lascia il messaggio.

Il servizio funziona cosi’:
- permette di inviare un messaggio vocale quando la persona chiamata ha il cellulare spento o non disponibile

in pratica funziona come una segreteria telefonica. Siccome la segreteria esiste da anni, chi non l'ha attivata avrà una ragione. Ad esempio (è il mio caso) perchè non voglio ricevere messaggi vocali sul cellulare.

- il chiamante ascoltera' il messaggio gratuito di avviso: "SMS Vocale Vodafone, messaggio gratuito. La persona chiamata non e’ al momento disponibile. Per inviare un SMS vocale parli dopo il segnale acustico e poi riagganci. Info e costi al numero gratuito 42055"

perchè non dire direttamente i costi?

- L'sms vocale ha un costo di 29 centesimi per chi lo invia.

eppure sembrava tutto gratis per tutti...

- Il servizio e’ disattivabile chiamando gratuitamente il numero 42070 oppure all’interno dell’area "fai da te" del sito www.vodafone.it <http://www.vodafone.it/> .

area web che non funziona da tre giorni...

Mentre continua la campagna disinformativa sul servizio, Vodafone Italia gia' dalla giornata di ieri ha sospeso temporamente il servizio al fine di dissipare ogni dubbio e contestare ogni critica infondata.

Le critiche sono invece fondate. Una comunicazione di questo tipo deve rispondere alla domanda principale: perchè è stato attivato un servizio senza che il cliente fosse avvisato? Poco conta che sia gratuito per chi riceve (paga chi invia), io non voglio ricevere messaggi vocali e il "puoi disattivare il servizio se vuoi" non è una risposta: io attivo se voglio, non è l'operatore che attiva senza dire nulla e poi lascia al cliente l'onere di disattivare.

Vodafone vuole offrire un servizio che, di fatto, è una segreteria telefonica? Libera di farlo: sono curioso di vedere se, a meno di attivazioni forzate e semi-clandestine come quelle effettuate in questi giorni, riescono a convincere i clienti. Chi trova utile la segreteria telefonica (per altro pre-attivata sulle nuove sim) la usa già adesso, chi non la usa semplicemente non la ritiene utile o opportuna. Vodafone deve accettarlo, senza se e senza ma...

PS: commentando da blogger, direi che ancora una volta l'effetto Web si fa sentire. Tra lamentele sui forum e commenti sui blog (a proposito, grazie a Mante, Stefano e altri per i link al mio post), Vodafone ha fatto una magra figura ed è stata costretta a tornare sui propri passi. Mi aspetto comunque che qanche il Garante intervenga, perchè c'è una delibera che dice chiaramente "Non si possono attivare servizi senza espressa volontà degli interessati". Appunto.

PPS: Un comunicato di D'Ambra dice: Ennesima battaglia vinta da Generazione Attiva. A quando la foto con il mantello?

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Anche l'auto è 2.0

Merita senz'altro una lettura questo articolo di Raffaele sull'approccio che l'industria automobilistica sta adottando nei confronti del Web 2.0:

È possibile lanciare una campagna pubblicitaria su un prodotto che ancora non c’è? Iniziare ad allettare il pubblico con un oggetto di cui non si conoscono con esattezza destinazione di mercato e fascia di prezzo? La risposta è: sì, è possibile. Basta farlo su Internet, luogo riconosciuto di sperimentazione delle nuove frontiere della pubblicità e del marketing. Qui, dove gli atomi lasciano il posto ai bit, le televisioni ai Pc e alle couch potatoes (le “patate da divano”, come le chiamano gli americani) si sostituiscono i consumatori attivi, osare è più che mai necessario se si vuole conquistare un’attenzione sempre più smaliziata e fuggevole.

L'articolo è del Manifesto, ma Raffaele l'ha messo sul blog.

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Vodafone attiva la segreteria telefonica a tutti

Ieri ho passato un po' di tempo a riflettere sull'attivazione non richiesta dei due nuovi servizi a pagamento Vodafone. In sintesi: a coloro che non hanno attivato la segreteria, Vodafone ha appioppato un servizio chiamato SMS Vocale al costo di 29 cent a messaggio. Chi chiama - al momento pare funzioni solo tra clienti Voda - un cellulare Vodafone spento o non raggiungibile, può lasciare un messaggio vocale.

Ieri sera ho chiamato il 190 per vedere quali ventose avrebbero usato per arrampicarsi sul vetro e giustificare l'attivazione dei nuovi servizi non richiesti.

- Buonsera, ho visto che mi avete attivato due nuovi servizi, ma non ho chiesto nulla
- Sì, sono stati attivati a tutti i clienti
- Ma è una segreteria telefonica? Perchè io quella non l'ho mai voluta e usata
- No, non è la segreteria, è SMS Vocale
- E come funziona?
- Quando la chiamano e lei non risponde, possono lasciare un messaggio vocale e lei viene avvisato con un SMS
- Ma scusi, non è lo stesso funzionamento della segreteria?
- Sì
- E allora?
- Beh, chi non usa la segreteria può usare questo, in effetti sono due servizi quasi identici, sostanzialmente anzi sono uguali
- Ho provato a disattivarli su Web ma non funziona. Lo può fare lei?
- No
- E quindi?
- Torni su web e riprovi
- Ma non lo può fare lei?
- No
- E non c'è altro modo? Sa, io non ho ichiesto alcun servizio...
- Beh, se vuole può chiamare il 42070.
Clic.

Insomma, Vodafone ha attivato a chi non usa la segreteria telefonica... una segreteria telefonica! Cambiando nome e aumentando i costi (29 cent, non male no?).

Se l'avesse fatto Tim avremmo letto di "trucchi da ex monopolista", se l'avesse fatto 3 avremmo letto paginate delle furberie dei cinesi per arrivare all'utile, con Wind il massacro sarebbe stato forse più leggero ma qualcosa contro la compagnia arancione avremmo letto... e con Vodafone? Vediamo se Agcom (a cui invito a segnalare l'attivazione di servizi non richiesti) imporrà di disattivare a tutti il servizio, lasciando la possiblità di attivarlo solo a chi lo richiede.

Che poi mi pare una cosa normale: se voglio un servizio, lo attivo. Se non ho la segreteria telefonia sul cellulare, un motivo c'è. E non basta cambiare nome chiamandola SMS Vocale per farmi cambiare idea.

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martedì, marzo 20, 2007

Vodafone, ecco come recuperare i costi di ricarica


Mi è arrivata questa mail...

Ecco come Vodafone "recupera" i costi di ricarica. Dal 6 marzo 2007 Vodafone ha introdotto due nuove "funzionalità": ricezione SMS vocale e notifica ricezione vocale (una sorta di segreteria telefonica al costo di 29 cent a chiamata). Il problema è che è stata attivata automaticamente a tutti coloro che non usano la segreteria telefonica (99% degli utenti). Quando chiamate un amico, sarete dirottati al nuovo servizio.

In sintesi chi chiama a cellulare spento (tra utenti Vodafone) rischia di pagare 29 centesimi. Servizi a pagamento, non richiesti, attivati senza dire nulla.
Interessante, no? Se ne parla anche qui.

Ad ogni modo, la mail spiega anche come disattivare le novità Vodafone:

- essere registrati al sito http://webmaildomini.aruba.it/cgi-bin/webmail.cgi?cmd=url&amp;xdata=~2-e5433afe7ab7d72d4210db2aeb8b8975f68ea8c1daded7c4d4c9dddad900&url=http!3A!2F!2Fwww.vodafone.it oppure http://www.190.it
- effettuare l'accesso al proprio account (inserendo le proprie credenziali e cliccando su "entra")
- Cliccare su "190 fai da te", poi sul menu di sinistra la voce "Servizi e Promozioni"
- Cercare nell'elenco dei servizi le voci "Ricezione SMS vocale"e "Notifica Ricezione Vocale" (solitamente è nella seconda pagina, per raggiungerla cliccate sulla freccia " " o sul numero"2" in fondo alla pagina)
- Cliccare sul pulsante "Disattiva" nel rettangolo di ciascun servizio da disabilitare e attendere la pagina di conferma.
- Cliccare sulla voce minuscola in basso con scritto "Clicca qui per confermarel'operazione"
- Eseguire lo stesso procedimento per entrambi i servizi

Io ho provato a disattivarlo adesso (ovviamente mai richiesta l'attivazione) da 190.it, ma...
"Il servizio di disattivazione non è attualmente disponibile".

Il minimo che possa fare è segnalare il tutto al Garante: qui le istruzioni.

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Lo sciopero delle ricariche

Oggi chiunque si recherà da un tabaccaio per acquistare una ricarica telefonica tornerà a casa senza. C'è sciopero:

Il primo sciopero, quello già annunciato dalla Federazione Italiana Tabaccai (FIT), si protrarrà per tutta la giornata di oggi e vi aderiranno anche le edicole. Mentre dal 21, ossia domani, prenderà vita una protesta ancora più dura indetta da Agemos, un'associazione a cui fanno capo i distributori e venditori di "tabacco lavorato" ma anche coloro che rivendono schede prepagate. L'idea di Agemos è di dar vita ad una chiusura ad oltranza delle vendite di ricariche fino a quando alle piccole imprese di settore non verrà riconosciuto quel che chiedono. (da PI)

Era prevedibile che i gestori, obbligati ad eliminare il costo di ricarica per legge, diminuissero i margini dati ai grossisti. E' il secondo effetto del decreto Bersani: prima la rimodulazione dei piani tariffari, con aumenti sullo scatto alla risposta e sul costo al minuto, poi la maggior difficoltà a reperire le ricariche. Già, perchè lo sciopero non è che il primo passo:

Con un secco comunicato a rivenditori e grossisti, Vodafone annuncia che il compenso spettante ai reseller delle proprie ricariche sarà quasi dimezzato a partire dai prossimi approvvigionamenti. La notizia ha dell'incredibile: praticamente un rivenditore in una scratch card da 10 euro arriva a guadagnare in media meno di venti centesimi, sui quali tra l'altro dovrà pagarci le tasse. Una escalation continua al ribasso, quella dei compensi sulla vendita delle ricariche: in 10 anni si sono abbassati in media dall' 8% al 3% (scarso). Con l'ultima mossa, Vodafone si equipara a Tim che ha lasciato invariato il listino (da notare che gli aggi di Tim erano i più bassi in assoluto) e a 3 Italia, dato che anche la casa di Trezzano ha informato i rivenditori dei prossimi tagli agli aggi che saranno operativi in tutta Italia presumibilmente dalla prossima settimana; non saranno drastici come quelli di Vodafone, ma comunque significativi. Cosa significa tutto questo? Semplice: molti rivenditori ne faranno a meno.

Come sottolinea Newsmobile, a fronte di un esborso (magari anticipato) consistente, il guadagno esiguo non giustificherà più l'investimento (e lo storaggio, con tutti i rischi del caso) di migliaia di euro in ricariche telefoniche. Ai tagli dei gestori, infatti, vanno aggiunte quelle spese accessorie che adesso incideranno non poco quali i costi di spedizione (pensate: in un ordine di 400 ricariche Vodafone da 10€, la metà di quello che ci guadagna un rivenditore va perso per le spese di spedizione!).

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lunedì, marzo 19, 2007

Wikipedia in piemontese

Vittorio segnala la versione in piemontese della nota enciclopedia on line Wikipedia:

La wikipedia a l’é la pì gran enciclopedìa dël mond ant sla Ragnà, e costa a l’è soa edission an piemontèis. Coma tute le edission dla wiki, ëdcò costa a l’é faita dal travaj d’académich, student e gent normal, tùit volontari che a travajo ansema për feje servissi a la comun-a dij parlant ëd na lenga.

C'è anche in napoletano. Potrebbe essere un modo interessante per tenere vivi i dialetti, lingue che purtroppo stanno pian piano scomparendo.

Jott: dalla voce all'sms

Premessa: Jott è un servizio che permette di chiamare un numero verde e lasciare un messaggio o una nota vocale. Questi verranno trascritti e inviati via mail o via SMS al destinatario.

Stefano si chiede come mai Jott non sia stato lanciato in Italia. E dice:
Probabilmente i telefonici lo hanno valutato e scartato. Probabilmente avrebbe generato troppi pochi soldi o sarebbe costato troppo, per i loro standard.

Possibile. Se non ricordo male, ci sono servizi - che hanno come target i non vedenti - simili che però non hanno mai goduto di un lancio sul mercato di massa.

Azzardo anche io: pochi utenti interessati al servizio. Perchè dovrei lasciare un messaggio vocale da trasformare in sms/mail, quando posso mandare direttamente un sms o una mail?

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YouTube, I pay

Bello il titolo del pezzo di Eugenio Occorsio su Repubblica Affari&Finanza di oggi: "YouTube vittima del modello YouTube, ora è un business e nulla può più essere free".

Bello non tanto perchè racconta della lite con Viacom (la società accusa YouTube di aver messo on line 100mila video protetti da copyright e ora chiede 1 miliardo di dollari, oltre alla rimozione dei video), ma perchè ricorda che qualsiasi modello di business - bello, brutto, nuovo, vecchio, di prodotto, di servizio, di start-up, di azienda consolidata, ... - necessita alla fine della fiera di qualcuno che paghi il conto.

Prendiamo proprio YouTube: prima che fosse acquisito da Google, il modello di business non era certo così chiaro. YouTube, senza gli enormi finanziamenti che ha ricevuto dalla nascita ad oggi, non avrebbe potuto permettersi i milioni di euro di banda segnati sulla bolletta mensile. Poi arrivata Google che, grazie alla pubblicità, promette di creare un modello economicamente sostenibile per tutti.

Lo stesso discorso vale per decine di start-up oggi sulla bocca di tutti. Fon, la società spagnola che punta a dare connessione gratuita WiFi a tutti gli iscritti, vive oggi grazie ai finanziamenti ricevuti in chi crede che possa prima o poi portare soldi. Twitter, ora sulla cresta dell'onda (a proposito, leggendo Mante ho scoperto questa), non mi pare avere un modello di business sostenibile nel breve. L'elenco potrebbe andare avanti, ovviamente.

Insomma, bello il titolo di Occorsio perchè ci fa tornare con i piedi per terra: il passaggio dall'unopuntozero al duepuntozero non ha certo modificato il peso delle bollette. Qualcuno, a fine mese, deve comunque saldare i debiti.

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domenica, marzo 18, 2007

Non è un pesce: dal primo aprile blocco per gli 892

Non è un pesce d'aprile:
Dal 2 aprile 2007, in conformità al Decreto Ministeriale 2 marzo 2006, n. 145 “Regolamento recante la disciplina dei servizi a sovrapprezzo", verrà reso disponibile a tutta la clientela, gratuitamente e su richiesta al 187, l’“Accesso Selettivo” con PIN per le chiamate verso i numeri associati ai servizi a sovrapprezzo. Dal prossimo 2 aprile, pertanto, i clienti interessati potranno richiedere il servizio al 187, seguendo le istruzioni vocali al termine delle quali verrà comunicato loro un PIN (codice numerico). La nuova prestazione consentirà, chiamando il numero gratuito 48187 e utilizzando il proprio PIN, di riabilitare o disabilitare in modalità selettiva ed automatica le chiamate verso ciascuno dei numeri che iniziano con 144, 166, 709, 892 e 899.
Inoltre chiamando il 187 il cliente potrà associare gratuitamente la disabilitazione permanente delle chiamate verso le numerazioni internazionali e satellitari il cui prezzo è superiore a quello applicato alla Zona 6.

Questol almeno, sostiene il 187.

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venerdì, marzo 16, 2007

Cellulari, metti ICE nella rubrica

All'estero si usa da qualche tempo, in Italia ci si affida ancora alla sorte: se - facendo tutti gli scongiuri del caso - vi sentiste male quando siete fuori casa, chi dovrebbero contattare i soccorritori?

La risposta è il classico uovo di Colombo: poichè nel 99% dei casi il cellulare sarà con voi, il numero da chiamare in caso di emergenza può essere memorizzato lì. Sotto la voce ICE, In Case of Emergency: ICE1, ICE2, ICE3 ecc se i numeri sono più di uno. Certo, i soccorritori oggi sfogliano la rubrica magari chiamando "Casa", "Mamma", "Papà", "Ufficio" e così via, ma...

Secondo quanto riportato da Wikipedia e da un articolo BBC, l'idea è stata lanciata nel 2005 dal paramedico britannico Bob Brotchie, che propose l'introduzione della consuetudine di memorizzare, sul telefono cellulare, il numero di un familiare o di un amico da contattare in caso di emergenza ("in case of emergency", appunto) e qualora la persona coinvolta si trovasse impossibilitata a farlo in prima persona. [via]

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giovedì, marzo 15, 2007

Da Vodafone una finta flat dati a 'soli' 432 euro al mese

Leggete il titolo:
Vodafone continues to lead the mobile industry in reducing the cost of roaming in Europe

Poi leggete il resto:
Vodafone announces today that customers in Europe will be able to surf the internet, check e-mail and access their business network when roaming abroad for a flat rate fee...

Poi sedetevi con calma sul divano:
...of only €12...

Poi vedete voi che fare:
...for every day of use.

Solo 360 euro al mese (più Iva, ovvero 432 euro), ma non per tutti:
The tariff will be available to Vodafone customers with mobile-enabled laptops from 1 July 2007

Siete svenuti? Riprendetevi perchè:
The fixed fee covers consumption within either a 24 hour period or a calendar day, up to 50 MB of data, after which the customer’s standard per-megabyte rate applies.

Ri-svenuti? Riprendetevi perchè ce n'è ancora:
The €12 (excluding VAT) flat rate tariff is applicable when a Vodafone customer is roaming on Vodafone subsidiary networks in Europe. Should a customer roam onto another network then standard per megabyte charging will apply.

Riassumendo:
432 euro/mese per 50 MB/giorno in roaming, solo su rete Vodafone.
Eh sì, è proprio vero che "Vodafone continues to lead the mobile industry in reducing the cost of roaming in Europe".

Ps: 350 MB/settimana... e la chiamano flat? Una "flat" o qualcosa che ci assomigli è qualche GB, al limite...

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Da Beltel a Release, una nuova rivista per l'ICT

E' arrivata ieri in ufficio (per la precisione, la copia 55 sulle 100 della tiratura limitata) la brochure che presenta Release, una rivista che nasce dallo stesso gruppo della nota Beltel.

Release "non è una rivista tecnica, si occuperà di tecnologia da un punto di vista economico, di marketing, sociologico, di costume ed in definitiva politico". Insomma, uno strumento di approfondimento su ciò che accade nel mondo della tecnologia.

Il primo numero di marzo tratta di Società dell'informazione tra mito e realtà, a giugno si parlerà di Industria e innovazione, il numero 3 di settembre solcherà l'universo di Scuola, Università e Società, mentre l'ultimo numero 2007 si dedicherà ad Arte e Tecnologia.

Al progetto release partecipano alcuni esperti di tlc (Morganti, De Leo), la brava Elena Comelli, due blogger che leggo regolarmente (Luca e Lele) e molti altri. Insomma sulla carta si prannuncia una bella rivista :-)

Il sito di Release è questo, non poteva mancare il blog
(è tutto ancora in fase di test con qualche link mancante... che si siano dimenticati di aver indicato i link nell'invito? :-P)

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mercoledì, marzo 14, 2007

Blogroll tlc

Ok, ok, dovrei editare i link sulla destra per inserire i blog che leggo più o meno frequentemente. Ma sono pigro e la lista sarebbe lunghissima, per cui di tanto in tanto segnalo blog nuovi o interessanti che potrebbero incuriosire anche i lettori di Telcoeye.

Oggi è la volta di Alex con il suo Tlcworld, cui sono collegati una serie di siti/blog dedicati ai temi delle tlc.

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Second Life si, Second Life no

Anche io non ce la faccio più a leggere pezzi su Second Life. E' ovunque. Troppo, davvero. Scherzando con un amico, mi ha detto "per finire in pagina basta mettere nel titolo Second Life e il caporedattore ti passa tutto".

E allora ha ragione Layla, quando scrive: Second Life? Sì grazie ma con calma :-)
Second Life e' una delle tante possibili frontiere del Web 2.0, da esplorare, un nuovo modo per la brand per entrare in relazione con i consumatori. Ma, efficacia ed efficienza devono comunque rimanere le variabili su cui fondare le scelte di investimento di marketing e advertising.

Second Life è un fenomeno, non il fenomeno.

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Internet come l'automobile: una tassa per tutti

Spero di sbagliarmi, ma a leggere i giornali degli ultimi giorni mi è venuto un dubbio: non è che Internet sta per diventare la "nuova automobile" in tema di tasse e balzelli? Avete presente quel meccanismo per cui quando manca qualche risorsa economica, si ritoccano benzina bolli e balzelli vari che gravano sulle auto?

Leggendo l'intervista al patron Siae su LaStampa, viene fuori che una delle proposte è tassare gli abbonamenti Internet "perchè in rete circola gratuitamente materiale protetto da copyright". Oggi su Repubblica leggo che i registi italiani hanno presentato una proposta di legge per introdurre una "tassa su Internet" che finanzi il cinema italiano. Una "tassa su tutti i media che utilizzano il cinema, non solo tv quindi ma anche siti web e gestori telefonici".

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L'Italia che vende

Telecom e Fastweb ancora protagonisti oggi dopo gli annunci dei giorni scorsi.

Sul fronte Fastweb, Swisscom potrebbe essere costretta a rilanciare: i 47 euro offerti per le azioni della società fondata da Scaglie e Micheli valgono in Borsa quasi 49 euro. Il mercato, insomma, crede nel rilancio. Vodafone studia con Lehman Brothers, Mediaset studia da sola, Swisscom sta alla finestra, forse in attesa di capire cosa vogliono fare gli hedge fund presenti nel capitale Fastweb. Da segnalare la "discesa in campo" di Albertini, definito sul Sole24Ore "a buon diritto l'ideatore di Fastweb": spiega che l'offerta svizzera porterà offerta di qualità e investimenti e svela che già nel 1999 Vito Gamberale suggerì di cercare un accordo con gli elvetici. Sul fronte Telecom, quasi certamente Pirelli ha ricevuto offerte concrete (e la Borsa ci crede): Bersani e Gentiloni schierati contro la cessione agli stranieri.

Stefano (a proposito, complimenti per essere nella top30 degli imprenditori innovativi!) cerca di spiegare perchè l'Italia vende:
Non ci sono i margini. In un mercato in cui la materia prima all'ingrosso e' totalmente (salvo qualche frazione di percentuale) posseduta da Telecom che gioca anche sul mercato al dettaglio, i prezzi al dettaglio sono stabiliti da Telecom (non senza pressioni politiche, per la verita'). I prezzi all'ingrosso, e quindi i margini per i competitor, sono governati da AGCOM.
Se AGCOM opera lasciando troppo poco ai competitor, questi soffrono e dopo avere messo danaro, senza avere reali prospettive, vendono ed escono dal settore. Parlo per esperienza personale, dopo aver deciso di spostare il business della I.NET (oggi sotto OPA di BT, non della Canistracci) dalla connettivita (TLC) all'outsourcing/security (IT). Perche' AGCOM ha operato in questo modo ? Il TAR ha detto: per aiutare Telecom Italia a non perdere quote di mercato. E perche' cio' ? perche' la gestione finanziaria di Telecom richiedeva ingenti utili, superiori a quelli del settore, per pagare il debito degli azionisti che avevano scalato a debito Telecom. Questo il risultato. Un mercato asfittico, aziende e soprattutto imprenditori in fuga dal settore (io per primo), indotto sofferente, investimenti IT al lumicino, system integrator in forti difficolta'.


Una seconda riflessione arriva dal Foglio:
Perché i telefoni non riescono più a stare da soli, se non sono nelle mani di grandi operatori esteri, e perché le tv hanno bisogno delle reti per sviluppare i settori del futuro: Internet, digitale, contenuti. L'acquisto da parte di un operatore estero della società guidata da Silvio Scaglia, dopo che l'ex Omnitel è stata venduta agli inglesi di Vodafone e Wind all'egiziano Naguib Sawiris, evidenzia la difficoltà del mondo imprenditoriale italiano di vedere le aziende di tlc come una possibilità di investimento, difficolta aggravate dalle tentazioni di ingerenza nel settore da sempre coltivate dalla politica.

E poi Luca, che scrive:
Siamo in un labirinto finaziario. In pochi ci guadagnano. In molti ci perdono. Ma va bene: purché finisca questo incubo che nessuno di noi si era meritato e si cominci a lavorare. Se sarà mai possibile.

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martedì, marzo 13, 2007

Fastweb, che la battaglia abbia inizio

Riassumiamo: Swisscom va all’assalto di Fastweb. Ieri la società svizzera, controllata dal Governo di Berna, ha annunciato un’Opa cash da 3,7 mld, ovvero 47 euro per azione.

Il CdA di Fastweb ha accettato e scelto come advisor Deutsche Bank e Unicredit, il fondatore Scaglia ha fatto sapere che l'offerta di acquisto amichevole è per lui ok, "a meno di offerte migliorative" da parte di altri player.

Micheli e Scaglia, i co-fondatori della società che dal 1999 persegue il triple play in Italia, vedrebbero salire a 1,5 miliardi di euro l'incasso realizzato dal fortunato sbarco borsistico di e.Biscom del 2000 (l'azione fu collocata ad un valore quasi quadruplo rispetto al valore attuale).

E qui l’affare si complica: Fastweb non è un titolo da “cassettista” ma da sempre una “growth stock”, cioè un’azione che si rivaluta con la crescita e l'apprezzamento in Borsa. Apprezzamento che non c’è stato: quotata a 160 euro nel 2000, dopo sette anni vale attorno ai 43 euro per azione e non ha mai prodotto un solo euro di utile. Dal 2000 ad oggi ogni anno si è chiuso in perdita, con perdite che arrivano ad un miliardo (la sola rete è costata 3,6 miliardi).

Mentre il titolo di Fastweb vola in Borsa (ieri +15% a 48,34 euro), iniziano a circolare le prime voci su potenziali compratori alternativi a Swisscom, le famose "offerte migliorative" citate da Scaglia. Gli analisti scommettono infatti che a Swisccom non basteranno i 47 euro offerti per portare a casa la maggioranza di Fastweb: la società, di cui Scaglia ha il 18% circa, vede la presenza di numerosi hedge fund che tenteranno la corsa al rialzo. Già si parla di 55 euro ad azione, ma è presto per sapere cos'hanno in testa eventuali fondi di private equity interessati all'ingresso in Fastweb.

Senza dimenticare i possibili compratori "industriali", che potrebbero realizzare importanti sinergie (unire fisso e mobile, unire Tv e Tv via Web). Vodafone, da tempo accreditata come possibile compratore, non ha voluto commentare.

Murdoch, il patron di Sky, rimane alla finestra ma difficilmente sarà della partita.

Interesse invece da parte di Mediaset, che starebbe studiando il dossier Fastweb da mesi e potrebbe offrire 50 euro per azione. Confalonieri ha prima lasciato intendere che un occhio su Fastweb era puntato, poi ha corretto il tiro spiegando che nel Consiglio di Amministrazione e nell'incontro con gli analisti Fastweb non sarebbe stata all'ordine del giorno. Il che non significa che non se ne possa parlare a margine, anche perchè Fastweb rappresenta una delle possibili "leve" che ha Mediaset per crescere sul mercato nazionale (altre strade, invece, portano all'estero).

Chi invece ha rinunciato dopo qualche proclama bellicoso è la Orascom di Sawiris: il magnate egiziano dichiara di non avere sufficiente denaro per colpa della stangata sulle ricariche (che impatterà sui conti Wind per 300 milioni circa) e sulla possibile eliminazione dello scatto alla risposta.

A beneficiare della battaglia su Fastweb da un lato Scaglia, che con il miliardo di euro che porterà a casa potrà finanziare con maggior tranquillità l'avventura di Babelgum (una televisione via Internet che sfrutta il peer-to-peer).
Dall’altro Tiscali: l'ISP sardo è una delle poche prede ancora contendibili nella telefonia fissa (Wind, Albacom, Tele2, Fastweb sono le prede già assegnate) e Murdoch ci ha già messo gli occhi sopra. Tiscali ieri ha guadagnato il 6% in Borsa sulle speculazioni legate al possibile interesse del magnate australiano, sebbene gli analisti continuino a ripetere che il titolo è sopravvalutato.

Fastweb ha aperto le danze, Telecom Italia seguirà a breve (ieri il CdA di Pirelli ha dato mandato a Tronchetti Provera di esplorare tutte le possibili opzioni, compresa la vendita della quota Olimpia): il gran ballo delle tlc italiane non è che all’inizio.

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lunedì, marzo 12, 2007

Il costo della banda larga italiana

Come giustamente fa notare Alex, non è sempre vero che la banda larga italiana costi più che quella estera. Tolta la Francia (che ha più operatori con rete in fibra ottica estesa), l'Italia è allineata al resto d'Europa:

Piuttosto la battaglia va diretta altrove: la qualità reale delle Adsl nostrane fa schifo. Lentezza e cadute libere delle connessione, a causa di centrali fatiscenti, soprattutto al Sud. Non a caso Telecom sta lanciando il rinnovo della rete: si rende conto che i ticket di guasto sono una mazzata per il business.

Ecco, se consideriamo la qualità, allora l'ADSL italiana è più cara (caro è quando pago di più per avere lo stesso servizio, ma anche quando pago uguale per avere un servizio peggiore). E forse gli amici di AntiDigitalDivide avrebbero qualcosina da dire anche sulla rete, che in Piemonte è messa peggio di alcune regioni meridionali (così, almeno, dice la cartina sulla copertura ADSL italiana).

Infine, Telecom Italia: oggi una bella analisi di Stefano Carli pubblicata da Affari&Finanza de Repubblica ricorda che di Ngn non si parlerà (almeno) fino al 2009.

Non c'è stata fuga in avanti nel piano industriale di Telecom Italia presentato venerdì scorso. La Borsa ci aveva un po' sperato, facendo salire il titolo, ma dopo mezz'ora, resi noti i primi numeri, il listino è tornato indietro. Di qui al 2009 il gruppo di Guido Rossi e Riccardo Ruggiero non si lanccrà in grandi investimenti in fibra ottica. Di quelli si parlerà dopo il 2009. Fino ad allora il gruppo si concentra sull'esistente: come far crescere del 50% gli abbonati alla banda larga in Adsl, mettere sul tavolo una strategia unificata sul fronte dei contenuti multimediali, recuperare migliori standard di qualità del servizio, visto che a questo sono dedicati ben 700 milioni nel solo 2007. La linea guida è quella della ‘disciplina finanziaria', come l'ha deifinita Buora. Attenzione ai fondamentali per non guastare il rating e poche spese. Acquisizioni solo carta su carta. Intanto France Telecom denuncia un calo degli utili del 25% a causa della concorrenza sulla banda larga.

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La SIAE? Nata per incassare il più possibile. Anche tassando il Web

Qual è il ruolo della SIAE? Proteggere il copyright? Cercare di sviluppare il mercato della musica? Far emergere nuovi talenti? Niente di tutto questo.

Intervista da Bruno Ruffilli su La Stampa, il presidente della SIAE Giorgio Assumma spiega: “La nostra vocazione è incassare il più possibile. Lavoriamo per questo”.

Poi, la stoccata finale: "Stiamo studiando una tassa per gli abbonamenti al Web, basata sul presupposto che su Web c'è materiale protetto da copyright".

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Se sei a meno 33, si vede!

Mattinata di scherzi tra milanisti ed interisti. I primi 15 minuti aziendali di oggi sono dedicati agli sfottò: l'Inter ha vinto il debry ed il Milan si trova 33 punti sotto.

Nei corridoio di 3 Italia, qualche buontempone ha iniziato a far circolare prima lo slogan (da "Se hai 3 si vede" a "Se sei a meno 33 si vede"), poi questa immagine che riprende la carena della moto di Marco Melandri. 3 Italia è sponsor del campione ravennate, ma per questo lunedì calcistico il '33' diventa '-33', la scritta Honda lascia il posto al logo del Milan e il marchio Morellato si trasforma magicamente in ... Moratti.

PS: io sono del Toro :-)

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venerdì, marzo 09, 2007

Telecomania: Rossi stende Tronchetti

Ci sono volute sei ore per mettere d'accordo tutti sul piano Telecom Italia. Ha vinto Guido Rossi, che compattando il management è riuscito a mettere nell'angolo Tronchetti Provera. Insomma, come commenta il IlSole24Ore, non basta il 18% di Olimpia per controllare Telecom. Tre gli astenuti durante la votazione (Pasquale Pistorio, Carlo Puri Negri e Massimo Moratti, tutti vicini a Tronchetti Provera), Merloni è uscito prima del voto.

Il vero vincitore è dunque Rossi, che ha portato dalla sua parte anche Buora (un ex fedelissimo di Tronchetti?) e Mion, rapprersentante di Benetton.

Sul fronte della possibile alleanza spagnola, la stampa italiana sembra disorientata: c'è chi dice che Rossi non esclude un accordo, chi invece titola dando per scontato che Rossi preferisca la cordata di banche italiane. Capofila Mediobanca, che starebbe cercando un pool di investitori desiderosi di entrare in Olimpia. Pirelli starebbe però ancora cercando di convincere Telefonica ad entrare nel capitale della società che con il 18% controlla Telecom.

Sul fronte dei risultati finanziari (offuscati sui media dallo scontro Tronchetti-Rossi vinto da quest'ultimo), per Telecom Italia diminuiscono debiti (adesso a 37,3 mld) e i profitti netti (3,01 mld nel 2006, in calo del 6,3%), i margini sono in crescita ma sotto le attese, il dividendo è invariato (0,14 euro per azione) ma da Telecom hanno già fatto sapere che "in futuro si cambierà". Insomma, il ricchi dividendi potrebbero diventare solo un ricordo.

Emblematica, se confermata, la dichiarazione di Rossi (nei retroscena raccontati da Giovanni Pons su Repubblica): "Quello di Telecom Italia non è un piano di grande sviluppo, ma è quello che si può fare oggi: non possiamo imbrogliare il mercato". Se la frase è vera, la domanda è lecita: fino ad oggi, allora, cosa è stato fatto?

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Un nuovo blog sulle tlc

Dimitri è un assiduo lettore di Telcoeye: da oggi ha anche un blog tutto suo, lo trovate su http://telcomag.blogspot.com. In bocca al lupo e benvenuto :-)

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mercoledì, marzo 07, 2007

Tronchetti lo spagnolo, Rossi il realista

In attesa del CdA di oggi sul piano industriale, Guido Rossi ha svelato ieri durante la riunione del comitato strategico il piano Telecom Italia: alleanze con più gestori e controllo rigoroso del debito, anche attraverso una nuova politica dei dividendi (probabilmente meno generosa rispet