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[Disclaimer: lavoro per FCA, concorrente di Volkswagen; non ho accesso a particolari informazioni sulla vicenda per cui esprimo pareri personali da ‘osservatore’… privilegiato ma pur sempre osservatore]

Immagino tutti sappiano che il gruppo Volkswagen è stato colto con le mani nel sacco: Audi, Volkswagen e altri marchi hanno usato un software per camuffare le vere emissioni e dichiarare i propri motori diesel più “puliti” rispetto a quello che effettivamente sono (e rispetto a quelli della concorrenza). Lo scandalo ha comportato un crollo in borsa, le dimissioni del CEO, il blocco delle vendite e un danno d’immagine enorme per l’azienda e probabilmente per l’intera industria.

C’è chi analizza l’accaduto dal punto di vista politico, chi da quello tecnico, chi della comunicazione e della gestione della crisi, chi dagli aspetti legali con potenziali class action, e così via. Sono moltissime le sfaccettature che uno scandalo di queste dimensioni ha avuto e ancora avrà.

Chi conosce un minimo l’industria dell’auto, però, sa che c’è un aspetto ancora poco sviscerato. Il ciclo di progettazione di un’auto dura qualche anno – in genere tra i due e i tre  – e ogni singolo componente viene realizzato su dettagliate specifiche che il costruttore fornisce al fornitore del pezzo, che a sua volta a cascata può coinvolgere subfornitori in una catena molto lunga e articolata.

La prima osservazione è, quindi, che “io non sapevo” è una risposta molto debole. Ci sono centinaia di persone che lavorano alla progettazione della centralina, e in un modello piramidale l’input arriva dall’alto e si propaga verso il basso fino ad arrivare a chi materialmente scrive il codice. Nel caso della centralina elettronica, ci sono addirittura più business unit coinvolte: non solo quella che si occupa di elettronica, ma anche quella che segue i motori, quella che segue le omologazioni, chi si occupa di crediti per la CO2 (e, di riflesso, chi segue le relazioni istituzionali e la sostenibilità ambientale), le prestazioni motore, i legali e così via. Quindi, torno a ripetere, “io non sapevo” è molto molto debole.

Il secondo aspetto che ancora non è emerso, è che il software di una centralina non viene scritto dal produttore. La centralina viene progettata da un fornitore esterno, su specifiche del produttore. Il che vuol dire che se anche un singolo individuo in Volkswagen ha preso la decisione di “manipolare” il software per abbassare le emissioni (cosa a cui non credo per quanto visto sopra sulla catena di progettazione di quel componente) difficilmente può averlo fatto davvero da solo. Lo deve come minimo aver specificato al fornitore, che a sua volta ha scritto il software o ha fatto scrivere ad un subfornitore. Il che allarga le maglie della responsabilità anche ai fornitori delle centraline: ci sono due grosse aziende tedesche leader di settore… non è che per caso sono fornitori del pezzo incriminato? Il tema, volendo, è etico: se il committente ti chiede di scrivere software per taroccare i risultati, tu fornitore dovresti dire di no? O devi seguire la specifica senza farti domande? Sei quindi corresponsabile di quello che è successo?

L’indagine su Volkswagen (e, ipotizzo, sull’intera industria) farà il suo corso, ma sono certo che si inseriranno nuovi attori, come i fornitori dei componenti: colpevoli di aver detto sì oppure innocenti perché lavorano conto terzi?