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Ci siamo, è scoppiata una nuova moda! Un sito estero infrange norme italiane? Non si persegue il sito, ma si chiede ai provider della Penisola di inibire la navigazione degli internauti italiani. Insomma si controlla il traffico e si inibisce quello ritenuto ‘scorretto’.

Tutto parte da qua:
(ASCA) – Roma, 23 ott – La Guardia di Finanza di Cuneo ha scoperto un traffico internazionale di sigarette di contrabbando sulla rete Internet, attraverso la quale, mediante sofisticate strutture informatiche, transitavano le ordinazioni dei tabacchi ed i relativi pagamenti. In questo modo i prezzi delle sigarette erano notevolmente inferiori rispetto al costo di acquisto presso i tabaccai. Per contrabbando continuato sono stati denunciati un migliaio di acquirenti italiani dei tabacchi e arrestate 3 persone. E’ stato inoltre spiccato un mandato di cattura internazionale.

La magistratura ha però chiesto – come già era successo in questa occasione per The Pirate Bay- ai provider italiani di ‘oscurare’ il sito. Nel caso di TPB, il tribunale di Bergamo aveva poi ordinato il dissequestro, ma evidentemenmte il precedente non ha scoraggiato nuovi ‘exploit’.

Immediata la reazione dell’AIIP:
Numerosi operatori di accesso associati ad AIIP hanno depositato, presso il tribunale del riesame di Milano, la richiesta di annullamento del sequestro preventivo tramite “oscuramento” di sue siti internet localizzati all’estero disposto dal Giudice delle indagini preliminari del capoluogo lombardo. L’accusa rivolta ai gestori dei siti è quella di vendere sigarette online illegalmente anche in Italia, in violazione della normativa sui monopoli. In questo ambito, il giudice per le indagini preliminari di Milano, invece di rivolgersi agli indagati, ha ordinato agli operatori di accesso italiani di sequestrare i siti in questione tramite il loro “oscuramento”. Il che si traduce, in pratica, in una vera e propria interruzione delle comunicazioni via internet attraverso una ispezione preventiva della navigazione di tutti i cittadini italiani. AIIP denuncia la pericolosa deriva culturale che porta a trasformare gli operatori di accesso in “sceriffi della rete” e sottolinea ancora una volta che il problema del controllo dei contenuti troverá una soluzione solamente il giorno in cui si comprenderá che le uniche azioni efficaci sono quelle mirate direttamente agli estremi: chi immette i contenuti, e chi ne fruisce.

Per chi volesse contribuire, Daniele ha spiegato come fare sul blog per chiedere il dissequestro (so che è tardi, ma è stato un weekend intenso): ovviamente si tratta di una questione di principio, perchè non capiti mai più che si cerchi di fermare un illecito colpendo i navigatori, usando i provider, anziche’ perseguire chi l’illecito lo commette.