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Da un mio post dei mesi passati:
Più volte su Telcoeye ho affrontato il tema del Wi-Fi gratuito, non ultimo quando ho parlato di X-Series. Rimango dell’idea che ad oggi pochi siano propensi ad usare il WiFi (li incasello nella categoria ‘smanettoni’), ancor meno a pagare per avere la connessione wireless.

Leggo quindi con piacere l’analisi che Alex fa oggi su Nòva in un pezzo dal titolo emblematico: Le prime delusioni per il Wi-Fi.

“…il motivo per cui in altre città americane il progetto è stato interrotto: i provider, tra cui Earthlinlc e MetroFi, si erano impegnati a prendersi carico per intero dei costi ma poi hanno stimato che il gioco non valesse la candela. Hanno quindi chiesto che le città affittassero la rete pagando un canone minimo garantito. Una mezza dozzina di municipalità americane ha rifiutato, stracciando i contratti. Al contrario Minneapolis e Portland hanno accettato la condizione dall’inizio e lì i piani stanno procedendo”.

Bene, si arriva al dunque: chi paga? Ho sempre scritto che o pagano gli utenti o paga la Pubblica Amministrazione, altrimenti il Wi-Fi (inteso come “rete libera e gratuita”) non sta in piedi. Gli utenti sembrano poco propensi a pagare, le Pubbliche Amministrazioni anche.

Conunenta quindi Tom Rebbeck, analista di Analysys: «Condizione necessaria perché questo business sia sostenibile è che provider e municipalità si dividano i costi e che le entrate siano diversificate, arrivando sia dai canoni sia dagli sponsor pubblicitari. Ma comunque — aggiunge — in genere va visto come mi investimento per il futuro, poco profittevole nell’immediato». Per dare profitti subito devono essere servizi adottati dalla massa, il che può avvenire solo in particolari città: «Quelle con scarsa copertura e diffusione della banda larga fissa e mobile, molti studenti, pochi cellulari; tanti dipendenti pubblici che lavorano con terminali mobili e che quindi si avvantaggerebbero del Wi-Fi».

Analisi tutto sommato condivisibile, per l’Italia la domanda è: qualcuno vede una città “con scarsa copertura e diffusione della banda larga fissa e mobile, molti studenti, pochi cellulari; tanti dipendenti pubblici che lavorano con terminali mobili”? Io, sinceramente, no.