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Finalmente un punto di vista diverso. Non necessariamente corretto, ma almeno diverso dalla miriade di voci che incensano a tutto spiano l’IPTV. Da mesi cercano di convincerci che la televisione via Web sia la televisione del futuro.

Tommaso Tessarolo su Punto Informatico:
La IPTV come viene classicamente concepita ha una serie di vincoli e sovrastrutture che la rendono possibile solo in un contesto chiuso. La IPTV non si può fare via Internet. C’è bisogno di un network dedicato, che offra altissime prestazioni. Ecco allora che solo pochi, pochissimi, soggetti possono fornire IPTV.

Chi cerca di convincerci che il fututo è dell’IPTV? In primis le telco fisse, che detenendo il ‘tubo’ su cui passeranno i contenuti televisivi riusciranno a mantenere il vantaggio competitivo accumulato in questi anni di boom telefonico.

A me piacderebbe sapere se chi scrive (bene) di IPTV pensa davvero quella che oggi c’è sul mercato sia una tecnologia vincente. Parlando più terra terra, quando leggo di Home TV via ADSL mi vengono i brividi.

La qualità e la diffusione della banda larga in Italia è quella che è: proprio oggi sul Sole24Ore un pezzo di Carmine Fotina fotografa la deludente situazione della Penisola in termini di capillarità. I numeri generici possono anche farci stare tranquilli: quasi il 90% della popolazione è raggiunto da banda larga. Però serve un’analisi critica: banda larga intesa come ADSL a 640 Kbps teorici, che quando arrivano a 200 Kbps reali l’utente è già contento?

E allora non possiamo pensare che la televisione possa passare su un tubino da 1 o 2 Mbps (per altro non reali) sul cavetto di rame, perchè già sulla fibra ottica di Fastweb l’IPTV mostra i suoi limiti. Dimentichiamoci l’IPTV su ADSL, dimentichiamocela su ADSL2+ perchè la televisione ha bisogno di raggiungere il 100% o quasi della popolazione, non il 30% di persone che hanno la fortuna di abitare a meno di 1 Km delle centraline installate nelle grandi città.

Il futuro della televisione non è generalista, e questo mi trova d’accordo: palinsesto personalizzato e “confezionato” dall’utente, il vecchio broadcast unico non può andare bene alla vecchietta 90enne e al tagazzino 14enne.

Le strade per raggiungere l’obiettivo del palinsesto personalizzato sono però diverse: l’IPTV è una (ma per perseguirla serve prima creare una rete dedicata o a vera banda larga), la moltipilicazione dei canali grazie al miglior uso delle frequenze è un’altra. Perchè oggi Sky ha successo? Perchè propone centinaia di canali, io telespettatore scelgo cosa guardare.

In futuro, sceglierò anche di memorizzare i contenuti che più mi piacciono, per poi guardarli con calma. Il palinsesto è personalizzato comunque, pur non essendo IPTV né Tv on demand nel senso classico del termine.

Allora altro che IPTV, moltiplichiamo l’offerta di canali (con il DTT, con il satellite, con una tecnologia xx o yy poco importa), miglioriamo la qualità dei contenuti, abbassiamo i prezzi di accesso e diamo la possibilità di registrare i contenuti su hard disk: dell’IPTV, in fondo, non se ne sentirà più bisogno…