La privatizzazione Telecom Italia
[gestori]
Troppa fretta e nessuna Autorità
Quella di Telecom Italia, realizzata nel luglio 1997 e chiamata la «madre di tutte le privatizzazioni», è stata anche la madre di errori clamorosi, i cui effetti si prolungano fino ad oggi. Uno è stato la fretta. Ernesto Pascale, allora amministratore delegato della Stet - che controllava Telecom Italia e Tim ed era quotata in Borsa con il 48% del capitale - venne accusato da alcuni di remare contro. In realtà, più probabilmente, il manager si rendeva conto che il momento della privatizzazione era arrivato. «Contrariamente alle intenzioni del governo - scrive Franco Sircana, allora capo ufficio studi della Stet, in una ricostruzione - Pascale voleva però un processo più graduale. Dopo tutto, non s’era mai vista in Europa la privatizzazione integrale in un’unica soluzione di una grande utility . Persino la Thatcher, leader super-liberista di un Paese con solidissima cultura di mercato - aveva graduato la privatizzazione di British Telecom in tre fasi e in sette anni, dal 1984 al 1991». Per di più la vendita viene portata a termine prima che entri in funzione l’Authority delle comunicazioni. Diversamente, anche qui, dal caso britannico, dove l’istituzione dell’authority Oftel, poi Ofcom - un vero e proprio cane da guardia indipendente anche oggi attivissimo - contribuirà in modo decisivo al passaggio della telefonia dal monopolio al mercato. «Il governo di allora - scrive Sircana - sceglie un ticket di vertice (Rossi e Tommasi, ndr ) senza verificarne il livello di intesa, non vaglia seriamente il progetto industriale e ne affida i destini all’establishment , cioè a soggetti notoriamente ignoranti di telecomunicazioni. I quali, al meglio, erano distratti dai loro core business e, al peggio, erano attratti da Telecom come fonte di affari creditizi e assicurativi, con tutti i conseguenti conflitti di interesse)». Il resto - la traballante governance del nocciolino duro con il 6,6% del capitale sociale, l’avvicendarsi dei capitani sul ponte di comando, la caduta del titolo sotto la gestione Rossignolo (condizione che oggettivamente favorirà l’Opa di Colaninno) - è cosa nota.
EDOARDO SEGANTINI


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