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Finalmente! E’ scaduto il 20 gennaio scorso l’ultimatum uno dei tanti ultimatum che da anni il ministero delle Comunicazioni va lanciando per risolvere il nodo Ipse2000.

Ipse, per chi non lo sapesse, è un gestore che ha vinto la licenza UMTS ma non ha mai installato le antenne. In compenso ha licenziato centinaia di dipendenti (qui la loro storia) ed ha aperto un contenzioso con lo Stato, che ovviamente vuole avere i soldi sia della licenza 3G sia delle frequenze aggiuntive (5 MHz) destinate ai nuovi entranti.

Da mesi ministero e gestori (TIM, Vodafone, Wind e 3) cercano una soluzione. L’idea era di dividere le frequenze di Ipse tra TIM, Vodafone e Wind e di ricompensare economicamente 3, che di frequenze ne ha a sufficienza (i famosi 5 MHz dei nuovi entranti). Idea che più volte data per realizzata ma che, almeno fino a ieri, non si è mai concretizzata.

L’ultimatum del ministero scadeva ieri e Landolfi a fine giornata dichiarava a Radiocor: “Non ci resta che la revoca, a questo punto non c’e’ un’altra strada”. Le frequenze potrebbero essere vendute all’asta, anche se al momento è poco più che un’idea.

Di tutta la vicenda, c’è una curiosità che è sfuggita ai più. A rivelare il retroscena è il Corriere in un trafiletto intitolato “Ipse ed il salvagente (bucato) di Pittelli“. Giancarlo Pittelli, deputato di Forza Italia, ha letteralmente infilato nel decreto relativo alla Pubblica Amministrazione un emendamento che prevedeva la restituzione delle frequenze (da parte di Ipse) e l’abbuono dei 600 milioni di euro che ancora mancano all’Erario.

Curioso no? Lo Stato può togliere le frequenze quando vuole, perchè Ipse non ha mai lanciato i servizi come invece previsto nella licenza. E può anche pretendere i soldi che mancano, tra l’altro garantiti da una fidejussione di Mediocredito. E allora cosa c’è sotto l’emendamento di Pittelli?

In attesa di scoprirlo, due riflessioni: Mediocredito è la banca d’affari di Capitalia, presente nella compagine societaria di Ipse2000.

Tra i soci, oltre alla spagnola Telefonica, anche una società estera “fallita nella quale aveva interessi la famiglia Letizia Moratti” (come riporta il Corriere). Candidata sindaco di Milano per il centro-destra (Forza Italia).

Fortunatamente, l’emendamento di Pittelli è satto giudicato inammissibile dalla Commissione Affari Costituzionali. La palla passa ora a Landolfi. Sarà la volta buona?